Fondiaria SAI e la Storia di Roma: Uno Sguardo ai Contesti Storici e Archeologici

Le informazioni relative a "Fondiaria SAI Via Bartolo Longo Ponticelli" non trovano un riscontro diretto o specifico all'interno dei documenti forniti, i quali si concentrano prevalentemente su argomenti di storia, archeologia e istituzioni ecclesiastiche e civili di Roma, spesso attraverso la lente dell'“Archivio della Società Romana di Storia Patria”. Nonostante ciò, è possibile contestualizzare alcuni degli argomenti trattati che potrebbero indirettamente toccare temi legati alla presenza di istituzioni e strutture urbane nel corso della storia, come le diaconie romane o le chiese antiche, che in epoche più recenti potrebbero essere state oggetto di indagini o interventi.

Il Problema delle Diaconie Romane

Il problema delle diaconie romane, intese nel senso specifico di particolari istituti sorti a Roma con il compito di provvedere alle opere caritative e assistenziali in soccorso dei poveri, è un argomento maturo per essere trattato sotto i suoi vari aspetti, con buone speranze di risultati e conclusioni quasi definitive. Gli studi di L. Duchesne, come "Les titres JnesbitrJroux et les diaconies" (1887) e l'indagine sulle diaconie suburbane nelle sue "Notes sur la topographie de Rome au Moyen Age" (1914), hanno delineato nitidamente i caratteri essenziali delle diaconie romane sotto l'aspetto ecclesiastico e caritativo, topografico, archeologico e cronologico.

Mappa storica di Roma con le posizioni delle antiche diaconie e chiese

Già in queste ricerche, seppur accennato, emerge il tema dei loro rapporti con i servizi per i soccorsi alimentari gestiti dallo Stato nell'età imperiale. Questo tema fu largamente sviluppato da J. Lestocquoy in "Administration de Rome et diaconies du VII au IX siècle" (1930), che, attraverso un metodico esame delle fonti romane, ha posto in rilievo la parte avuta da eminenti personaggi dell'alto laicato romano nel funzionamento delle diaconie e i loro sviluppi nel campo degli approvvigionamenti cittadini. Meno ampia, ma di notevole valore, è la trattazione del problema come elemento spirituale e monastico della trasformazione, dovuta ad A. Kalsbach in "Die Umwandlung des heidnischen in das christliche römische Stadtbild", riguardo all'adattamento di edifici pagani a finalità religiose, che mutò gradatamente il volto di Roma da pagano a cristiano.

Trasformazione del Paesaggio Urbano di Roma e Luoghi di Culto

La Chiesa di S. Nicola de Calcarario e Altri Edifici di Culto

Le rovine della Forica, rilevate nel "Bullettino della Commiss. Archeol. Comunale di Roma", vol. 81, insieme al rinvenimento di un deposito di sacre reliquie nel suo altare, offrono spunti per la datazione della chiesa "de Calcarario". Il singolare tipo di questo cippo altare, rinvenuto racchiuso nell'altare maggiore posteriore della chiesa di S. Nicola ai Cesarini (ricostruita nel XVII secolo su quella del Calcarario e riscoperto quasi per caso), metteva in dubbio l'origine della chiesa alla metà del XII secolo, facendola presumere assai anteriore. La datazione tarda era smentita dal culto stesso di S. Nicola, di notoria origine orientale bizantina, in relazione ad altri luoghi di culto del santo a Roma:

  • La chiesa di S. Nicola in Carcere Tulliano, di epoca bizantina.
  • Quella di S. Ciriaco e Nicola in Via Lata (la futura e ancora esistente S. Maria), già ricordata nel X secolo nei documenti della famiglia di Alberico.
  • Quella di S. Nicola de Columna, la cui prima menzione, giunta a noi, si riporta all'inizio del XI secolo, in esito ai rinvenimenti archeologici sotto la base della Colonna Traiana.

Secondo le osservazioni del Cecchelli, tali rinvenimenti ci riporterebbero a un tempo assai anteriore, ovvero all'epoca della dominazione bizantina nel VII secolo, come per chiese precedenti già ricordate e in special modo per quella di S. Nicola in Carcere, data la sua allusione al carcere bizantino "ad Elephantem". Questi confronti sono di guida per una più esatta datazione della chiesa "de Calcarario".

10 Chiese di Roma che Nascondono Segreti

Proseguendo lo scavo del tempio, venivano chiaramente in luce tutte le sue fasi, e il dubbio poteva tramutarsi in certezza attraverso l'esame dei principali suoi elementi: le fondazioni, la struttura dell'abside maggiore, la cripta. Tutto ciò oltre la scoperta di una grande quantità di elementi decorativi pre-romanici, riferentisi, presumibilmente, almeno taluni, a questa chiesa, in quanto pressoché unico o almeno principale luogo di culto cristiano introdotto in area pagana.

Ricostruzione grafica della chiesa di S. Nicola de Calcarario nel Medioevo

Un'altra chiesa, per antichità di culto, poteva fare concorrenza a S. Nicola nello stesso luogo: quella di S. Salvatore de Calcarario, detta anche "de Gallia", egregiamente illustrata da Pio Spezi e da lui quasi esattamente precisata nel suo luogo, assai vicino a S. Nicola. P. Spezi trattò "S. Salvatore de Gallia" nel "Bullettino cit." del 1905 e "Il Calcarario" I. c. Cfr. "Il Calcarario" o. c. pag. 440. P. Toesca, nella "Storia dell'Arte nel Medio Evo", vol. I, pag. 362 e seg., cita, relativamente a tale epoca, la chiesa di S. Prassede, riedificata da Pasquale I (817-24), in cui si ebbe il presbiterio elevato per costituire la cripta destinata alla custodia delle sante reliquie. Più tipico ancora è l'esempio della cripta di S. Marco in Pallacinis a Roma (oggi S. Marco nel Palazzo di Venezia), rifatto da Gregorio IV (827-43), e quella dei SS. Quattro Coronati, riedificata da Leone IV (847-55), formate da una breve cella sotto l'altare e di uno stretto ambulacro semicircolare in corrispondenza del giro dell'abside, precisamente del tipo della cripta scoperta in S. Nicola de Calcarario.

Il "Consilium Urbis" del XII Secolo

La questione storica dell'esistenza e delle attribuzioni di un "Consilium Urbis" per la città di Roma durante il XII secolo, a nostro avviso, non può essere adeguatamente risolta se non si tiene conto della natura del tutto singolare della costituzione comunale di Roma per il XII secolo. È al riguardo, infatti, di somma importanza osservare come l'ordinamento del Comune di Roma nel XII secolo si accentra quasi completamente nel Senato ("sacer senatus"), costituente un'assemblea di parecchi membri ("concistorium" o "consistorium") variante per numero, in epoca accertata, da cinquanta a sessanta membri, che esercita tutti i poteri politici e si vale, per le deliberazioni di maggior momento, del concorso del "parlamentum". Solo alla fine del XII secolo, e precisamente nell'ultimo decennio, si interrompe l'esistenza del senato-assemblea per dar luogo all'esperimento di un senatorato unico o binario. Ma tale esperimento, ridotto, della magistratura senatoria, che si inizia nel 1192 con Benedictus Carushomo, "summus senator", cede agli inizi del secolo successivo ancora all'assemblea più vasta del Senato, sul modello dell'originaria. Data questa centralità e assoluta preminenza dell'organo del Senato-assemblea nella struttura costituzionale del Comune di Roma per il XII secolo (per la letteratura storica sull'argomento si vedano, soprattutto, L. Halphen).

La "Società Romana di Storia Patria" e le sue Attività

L'“Archivio della Società Romana di Storia Patria” ha pubblicato volumi e ricerche fondamentali per la comprensione della storia di Roma. Ad esempio, il volume 70 del 1947 presenta studi sulle diaconie romane. Il volume 96 del 1973 fa riferimento al più celebre dei codici liberiani, quello della "Regula Pastoralis" di S. Gregorio Magno (BVSMM 43), con uno studio del Federici. Originali del verbale di trasferta con inventario sommario sono conservati sia nella Biblioteca Vaticana sia nell'archivio capitolare.

Il volume 100 del 1977 documenta la seduta inaugurale nella Sala degli Orazi e Curiazi, l'Udienza al Quirinale con indirizzo di omaggio al Presidente della Repubblica e l'incontro con un gruppo di soci. Una seduta del Convegno si tenne nella sede della Società alla Biblioteca Vallicelliana. Nel 1935, a seguito della "riforma De Vecchi", la Società divenne Sezione della R. Deputazione Romana di Storia Patria ed ebbe propri Deputati e Corrispondenti. Di essa fu nominato Commissario il prof. Vincenzo Pacifici. Dopo le rovine della guerra, la Società ha ripreso nel 1945 la sua autonomia e la sua originaria denominazione.

10 Chiese di Roma che Nascondono Segreti

Il volume 91 del 1968 presenta una bibliografia delle pubblicazioni di Emilio Re, che ha presentato problemi di non facile soluzione a causa del gran numero di pubblicazioni di genere diversissimo. Molti aspetti della produzione di Re non sono compiutamente rappresentati nel lavoro, in particolare gli articoli sui quotidiani, di cui si è rintracciata solo una parte. Per lungo tempo Re collaborò a numerosi giornali di varie città (Roma, Milano, Ancona, Trieste, Gorizia) usando sovente pseudonimi (ad es. Testis, Basileus) e, talvolta, non firmando nemmeno gli articoli. Lo spoglio delle riviste ha presentato difficoltà diverse: più agevole per le pubblicazioni di carattere scientifico, resta il dubbio di aver omesso la menzione di articoli e recensioni che, anche in questo caso, Re frequentemente non usava firmare.

Foto d'archivio di Emilio Re

Non è compito dell'estensore di questa bibliografia illustrare e commentare l'opera di Emilio Re nei suoi aspetti diversi eppure convergenti di erudito, archivista, organizzatore dell'Archivio di Stato di Roma nell'attuale sede della Sapienza, di Presidente della Società Romana di Storia Patria, di conoscitore, per generale consenso ritenuto quasi insuperato, della storia e della vita di Roma dal medioevo ai giorni nostri. Sembra però opportuno accennare a quella che riteniamo la caratteristica principale delle pubblicazioni di Re: lo stile. Colpisce in questi scritti la vivezza della prosa che vuol quasi nascondere, sotto il colore della frase, la lunga pazienza della ricerca erudita. Anche nelle pubblicazioni che, per loro stessa natura, sembrano essere articoli di informazione varia o curiosa, l'autore sa dissimulare, con mano leggera, le "carte" consultate o scoperte, al fine di raggiungere un effetto coloristico che, senza escludere la rigorosa base documentaria, armonizza l'esigenza artistica con lo scopo scientifico. È questo un risultato al quale raramente giungono gli studiosi, costretti quasi sempre ad una prosa linearmente uniforme, ma che Re seppe superare forse in virtù di quei giovanili studi di letteratura che, pur presto abbandonati, non cessarono d'influenzare la sua forma espressiva.

Il volume 84 del 1961 documenta un lavoro discusso alla Facoltà di Storia Ecclesiastica della Pontificia Università Gregoriana come tesi di laurea nel dicembre 1960. L'autore ringrazia cordialmente il professore e moderatore Rev. P. Friedrich Kempf S.

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