La Vita dei Sacerdoti e Diaconi Focolarini: Spiritualità, Ministero e Sfide

Il Movimento dei Focolari, noto per la sua spiritualità dell'unità, accoglie al suo interno anche sacerdoti e diaconi che scelgono di vivere e testimoniare questo carisma nel contesto del loro ministero. La loro vita è caratterizzata da una profonda comunione, formazione continua e un impegno costante nell'annuncio del Vangelo e nel servizio alla Chiesa in un mondo in continuo cambiamento.

Il Congresso Annuale dei Sacerdoti e Diaconi Focolarini

Periodicamente, preti e diaconi che aderiscono al Movimento dei Focolari si preparano al loro Congresso annuale, un evento che si svolge, alternativamente, a livello internazionale e nelle diverse nazioni. Questo congresso rappresenta un'occasione fondamentale per la riflessione e la condivisione.

Preparazione e Temi Chiave

In preparazione al Congresso dei presbiteri e diaconi aderenti al Movimento dei Focolari, è stato inviato un questionario. Lo scopo era quello di condividere la sfida di un rinnovato annuncio del Vangelo che la situazione attuale pone alle diocesi e ai presbitéri.

Tra i temi affrontati figurano:

  • Il ministero: Come affrontare la fatica (e la gioia!) del ministero con le sue stanchezze, fatiche, gioie e prospettive? Cosa delude e cosa dà gioia? Come gli inviti di papa Francesco hanno cambiato i sacerdoti?
  • Il servizio alla Chiesa: Come vivere il ministero pastorale oggi, in questa Chiesa, con questi cambiamenti, con le difficoltà nell’annuncio della fede, con il “vuoto” che si è aperto in questo periodo post-pandemico?

Struttura del Programma Congressuale

Il programma dei congressi è particolarmente articolato e presta attenzione a diverse dimensioni della formazione:

  • Mattinate: Dedicate alle dimensioni umana e spirituale della formazione, includendo preghiera comune, meditazione sulla Parola di Dio, relazioni sulla realtà della missione oggi e spazi per condividere la vita.
  • Pomeriggi: Rivolti alle dimensioni culturale e pastorale.

L’aspetto missionario e la prospettiva comunitaria si evidenziano oggi come elementi indispensabili per offrire risposte adeguate al cambiamento d’epoca che incide così fortemente sul modo di vivere ed esercitare il ministero.

Il programma offre l’occasione di ripensare il ministero alla luce delle sfide che un mondo in continuo cambiamento pone all’annuncio del Vangelo, come la cultura dell’incontro come antidoto alla cultura dello scarto. Si tratta inoltre di imparare a valorizzare lo “stile sinodale”: la prossimità come risposta al dilagante edonismo individualistico. Con il dono dello Spirito Santo, i partecipanti desiderano riscoprirsi artigiani, umili e creativi, della cultura dell’unità, esito “dall’alto” di uomini e donne che non rinunciano a vivere l’unica legge donataci dal Signore Gesù, il Comandamento nuovo: “Amatevi gli uni gli altri… da questo riconosceranno che siete miei discepoli…” (Gv 13, 34-35). Solo così si rinnova la speranza di vedere realizzata una delle promesse più sconvolgenti di Gesù: “Voi farete cose più grandi di me, perché io vado al Padre” (cf. Gv 14,12).

Foto di gruppo di sacerdoti e diaconi Focolarini durante un congresso, sorridenti e in dialogo

Le Origini e la Specificità della Vocazione Sacerdotale Focolarina

Sin dagli anni ’50, diversi sacerdoti diocesani sono stati attratti dallo spirito di unità che caratterizza il Movimento dei Focolari, imperniato sul comandamento dell’amore reciproco. Essi vi hanno trovato una risposta dello Spirito alla “corrente” di rinnovamento che stava attraversando la Chiesa e che ha trovato un punto focale nel Concilio Vaticano II.

La partecipazione al Movimento non li distoglie dalla vita delle loro diocesi, ma li stimola, in mezzo alle loro normali attività, a proporre e far crescere lo spirito di unità fra tutti, a partire dal presbiterio diocesano, in pieno accordo con il vescovo e aperti a un dialogo universale.

In Gesù crocifisso e abbandonato, punto-cardine della spiritualità dell’unità, essi trovano la via e la misura per vivere il loro ministero come puro servizio: dando la vita per tutti. Lui infatti è il “sacerdote” per eccellenza, colui che genera la Chiesa, facendone “la casa e la scuola della comunione”, come fermento di fraternità per l’intera umanità.

Pasquale Foresi e il "Sacerdozio Mariano"

L'Opera di Maria, fondata per mezzo di Chiara Lubich, è una realtà dal timbro tipicamente laico. Accanto a Chiara, depositaria originale del carisma, si trova Pasquale Foresi. A fine dicembre del 1949, a Trento, Foresi incontra per la prima volta Chiara Lubich.

Igino Giordani descrive così quell’incontro: “ci fu un raduno cui parteciparono Giulio Marchesi, Antonio Petrilli, Enzo Fondi, Marino Fornari da Roma e Pasquale Foresi da Pistoia con altri: in tutto 42 persone. Foresi per tre giorni non parlò. Lui era il primo a correre a lato o ai piedi di Chiara e ad ascoltarla con avidità, come assetato. Alla fine, scoppiò a piangere e corse a Roma per chiedere al padre il permesso di entrare in focolare. Due cose sono notevoli in quell’incontro: la rapidità con cui Foresi comprese Chiara; l’illuminazione con cui Chiara intravide la missione di quel ragazzo negli anni successivi”.

Nel 1950, Chiara propose a Pasquale Foresi di riprendere gli studi, intuendo che sarebbe stato lui a portare quel particolare sostegno teologico di cui lei sentiva l’esigenza. In lui avrebbe soddisfatto il desiderio di studiare teologia, ma il fatto custodisce qualcosa di più profondo e ampio. Nel 1969, ricordando l’estate del 1950, Chiara raccontò ai focolarini e alle focolarine in formazione a Loppiano, che sentiva “tutte le vocazioni”, aggiungendo particolari che solo a distanza di anni ha potuto esplicitare, dopo aver visto compiute delle realtà che nel 1950 la mente non avrebbe potuto prefigurare: “io sentivo tutte le vostre vocazioni: la vocazione ad essere volontario, la vocazione ad essere popo, la vocazione ad essere sacerdote, ma non potevo io viverle tutte. E allora io ho detto: ‘Devo studiare teologia in te’.”

Foresi stesso ricorda il momento della riscoperta della sua vocazione sacerdotale all'interno del focolare, inizialmente composto solo da laici: “Io risentii la vocazione al sacerdozio, ed era così un tale sentimento, così forte, così forte, che ero disturbato e temevo che se lo avessi detto, mi avrebbero mandato di nuovo in seminario e mi avrebbero portato via dal focolare - cosa che per me sarebbe stata una mezza tragedia. E dissi a Chiara: ‘Io vorrei dirti delle cose ma non te le dico, aspetto che me le dica tu.’ E Chiara mi rispose: ‘Anche io ho da dirti delle cose e aspetto che tu me le dica.’ Dopo un po’ di giorni di questi due discorsetti, Chiara dice: ‘Guarda, devi dirmi quello che pensi.’ Allora io titubante dissi: ‘Chiara io sento la vocazione al sacerdozio.’ […] E Chiara mi disse: ‘Anch’io ho capito che tu devi diventare sacerdote’.”

Vi sono focolarini (che hanno l’attitudine e che si rendono disponibili), ordinati nel ministero sacerdotale a servizio dell’Opera di Maria e delle sue finalità. Il loro sacerdozio è veramente mariano perché è puro servizio. Non sono chiamati né assistenti né direttori spirituali né cappellani. Sono focolarini come gli altri. Celebrano la liturgia, dirigono le anime perché fanno i colloqui più importanti, assistono perché, dal lato teologico e morale, loro servono. In loro veramente è scomparso ogni potere. Hanno, sì, i poteri che Dio dà al sacerdote, ma non hanno il potere, non hanno nessun seggiolone dietro le spalle. Sono a terra, come tutti gli altri.

Ritratto di Pasquale Foresi e Chiara Lubich in un contesto storico del Movimento dei Focolari

La Vita e la Formazione: L'Esperienza di Loppiano

L'esperienza di formazione per i sacerdoti diocesani nel Movimento dei Focolari è arricchente e integrale. Un sacerdote racconta la sua esperienza di quattro mesi nella cittadella di Loppiano, nel Centro di formazione per sacerdoti diocesani. Qui, si è trovato con una ventina di sacerdoti e seminaristi venuti da tante parti del mondo per vivere un’esperienza evangelica di comunione, nella linea della spiritualità dell’unità.

Nonostante le barriere linguistiche iniziali, la comunicazione si è svolta con grande fraternità. In questa “scuola di vita” tutto si fa in concordia: pregare, meditare insieme, lezioni ricche di approfondimento teologico, biblico, pastorale nei più diversi ambiti; ma anche lavorare in giardino, in cucina, lavare i pavimenti, tradurre in varie lingue, insegnare l’italiano, giocare a calcio.

Il fatto di non limitarsi alle attività tipiche del prete, ma di fare anche tanti lavori manuali, come ha fatto per trent’anni Gesù a Nazareth, fa di questo corso una vera scuola integrale. Servire la domenica alla mensa, assieme a religiosi e laici che condividono questa esperienza, accogliere con un bel pranzo i numerosi visitatori di Loppiano, apparecchiare e poi lavare le pentole, i piatti, ecc… una mole di cose che, solo insieme agli altri, si riesce a fare: anche con gusto. Questo era un aspetto nuovo e un bell’insegnamento.

Il lavoro nella falegnameria, ad esempio, ha fatto apprezzare il sabato e la domenica in un modo diverso, come fa la gente comune in parrocchia. Lavorare nell’artigianato (verniciatura, lisciatura, lavorazione del legno) ha richiesto di imparare a usare bene la vista, l’udito e il tatto; e a dosare la forza muscolare, altrimenti si rischia di rovinare i pezzi o i macchinari. L’artigianato è una scuola di attenzione e delicatezza, caratteristiche fondamentali nella vita, specialmente nella vita di un prete.

Anche la Messa quotidiana ha acquistato un sapore diverso. Offrire il lavoro al momento dell’offertorio è una cosa molto più concreta quando fa male la schiena perché si è passata la mattinata chinati a zappare la terra o a levigare un legno. Inoltre, sbrigare i lavori di casa tutti insieme ha aiutato a superare il pressapochismo. Certe cose le aveva sempre fatte, ma confrontandosi con gli altri, ha scoperto che c’è un modo migliore di farle. Non basta fare il bene, bisogna farlo bene! Il sacerdote si è sentito molto arricchito da questi pochi mesi vissuti in una “scuola integrale” di vita. Il lavoro manuale gli ha fatto capire di più la vita della sua gente, e che cosa significhi testimoniare la fede sul luogo di lavoro. Ed ha riscoperto il sacerdozio regale di ogni cristiano che deve essere alla base del suo sacerdozio ministeriale.

Immagine di sacerdoti e laici che lavorano insieme in un ambiente di comunità, esempio di vita a Loppiano

Le Diverse Forme di Impegno Sacerdotale nel Movimento dei Focolari

Il primo focolare di “sacerdoti e diaconi focolarini” nasce a Roma, nel 1964. Oggi sono oltre 200 nel mondo, composti da sacerdoti diocesani e diaconi permanenti, che si impegnano a vivere l’unità chiesta da Gesù al Padre (cf Gv 17), in spirito di povertà, castità e obbedienza. Dove la situazione lo permette, fanno vita comune. In ogni caso realizzano tra loro un’intensa fraternità che testimoniano nel loro ministero.

Un’altra forma di impegno sono i “sacerdoti e diaconi volontari” che si incontrano regolarmente in “nuclei” e si adoperano ad animare con lo spirito dell’unità le differenti articolazioni della Chiesa e i vari campi della pastorale: dall’evangelizzazione alla testimonianza della carità, dalla liturgia ai mondi della famiglia e dei giovani.

Nel 1968, Chiara Lubich lancia per i seminaristi il Movimento gens (generazione nuova sacerdotale) presente attualmente in circa 400 seminari dei cinque continenti. L’impegno di mettere Dio al primo posto salva molte vocazioni e ne suscita altre. L’amore vicendevole fa scoprire in una luce nuova il celibato: vivere come Gesù per fare dell’umanità una famiglia.

Attorno ai sacerdoti e ai gens prende vita il Movimento sacerdotale, che raggiunge circa 20.000 sacerdoti e coinvolge pure ministri di diverse Chiese cristiane che vogliono condividere lo spirito e la vita del Movimento. Esso offre incontri, momenti di scambio, di comunione e di formazione con altri sacerdoti, diaconi e seminaristi: insieme con essi si desidera irradiare la “luce” dell’amore evangelico in ogni espressione della vita ecclesiale. Sorgono così comunità che cercano di riflettere lo stile delle prime comunità cristiane.

Don Enrico Pepe: Una Figura Carismatica

La vita di figure significative come Don Enrico Pepe testimonia la profondità e l'impatto della spiritualità focolarina nel sacerdozio. “Penso che don Pepe, dopo don Silvano Cola, sia stato il sacerdote focolarino più carismatico che io abbia conosciuto”, così un sacerdote dell’Italia alla notizia della morte di don Enrico Pepe avvenuta il 2 marzo 2025 nel focolare sacerdotale a Grottaferrata (Roma). “Era una persona di sguardo puro. Vedeva le persone nella verità e anche nella misericordia”, così un altro dagli USA.

Biografia e Ministero

Enrico nasce il 15 novembre 1932 a Cortino (Teramo, Italia), come primo di nove fratelli e sorelle. Pur fra le ombre della guerra, vive un’infanzia felice. Alle scuole medie, Enrico sente la vocazione al sacerdozio ed entra in seminario. Viene ordinato sacerdote nel 1956 e nel 1958 il vescovo lo manda a Cerchiara, un paese sotto il Gran Sasso, diviso in due fazioni politiche che toccano anche la parrocchia.

Nel 1963 conosce il Movimento dei Focolari. Con don Annibale Ferrari si reca ogni quindici giorni da Teramo a Roma da don Silvano Cola nel primo focolare sacerdotale. Un anno dopo gli viene proposto di trasferirsi a Palmares nel Nord Est del Brasile, da dove il vescovo Dom Acacio Rodrigues si è rivolto ai Focolari, per via della grave penuria di preti. Nel 1965 don Pepe diventa parroco a Ribeirão, in una zona di monocultura della canna da zucchero con brucianti problemi sociali e morali. Vi risponde con una pastorale illuminata dal Concilio Vaticano II e dal suo buon senso.

Dopo alcuni mesi in patria, nel 1969 parte nuovamente per il Brasile, questa volta per dedicarsi interamente al Movimento e portare avanti lo spirito dell’unità tra i sacerdoti. Nel 1972 si trasferisce a questo scopo alla Mariapoli Araceli, la cittadella dei Focolari nei pressi di San Paolo. “La Chiesa in Brasile - scriverà don Pepe anni dopo a papa Francesco - attraversava allora una crisi tremenda soprattutto nel clero. Insieme ai focolarini e alle focolarine ho iniziato a offrire ai sacerdoti e ai seminaristi diocesani e religiosi la spiritualità dell’unità. Si è così risvegliata una vita nuova e gioiosa in tante diocesi e congregazioni religiose”.

Nel 1984 don Pepe viene chiamato al Centro sacerdotale dei Focolari a Grottaferrata (Roma), per prendersi cura, insieme a don Silvano Cola, delle migliaia di sacerdoti che vivono la spiritualità dell’unità e della vita che fiorisce in parrocchie del mondo intero. Nel tempo libero, raccoglie la vita di Martiri e Santi. Nel 2001 scoppia il caso dell’arcivescovo zambiano Milingo. Quando questi si pente, la Santa Sede cerca a chi affidarlo per una ripresa e si rivolge al Movimento dei Focolari. Si assegna a don Pepe questo compito.

Ritratto di Don Enrico Pepe, sacerdote Focolarino

Prospettive Future e Impegni del Sacerdozio Focolarino

Recentemente, il Movimento dei Focolari ha condotto un bilancio sugli ultimi sei anni, guardando alle priorità per il futuro. Chiaro il riferimento agli orientamenti scaturiti dall’Assemblea generale, sintetizzati in tre parole chiave: in uscita, insieme, opportunamente preparati. Da questa prospettiva si è riflettuto sulla vita e l’operare dei sacerdoti e diaconi diocesani focolarini:

  • Esercizio del ministero pastorale;
  • Irradiazione della spiritualità di comunione nella Chiesa;
  • Rapporto con le nuove generazioni e con gli anziani e ammalati;
  • Comunione vitale con le altre componenti del Movimento dei Focolari quale “popolo” accomunato dalla spiritualità dell’unità;
  • Impegni specifici dei sacerdoti e diaconi focolarini quale garanzia di una profonda condivisione nei focolari sacerdotali anche quando, per le circostanze, non sono a vita comune;
  • Formazione spirituale, pastorale e culturale.

Un invito ad approfondire l’incarnazione pastorale, il rinnovamento delle strutture ecclesiastiche e il rinnovamento teologico, è venuto all’Assemblea in particolare dal copresidente dei Focolari, Jesús Morán. «Questi elementi», ha precisato, «fanno parte della mission dei focolari sacerdotali e hanno a che fare con l’impegno di vivere il sacerdozio ministeriale non solo alla luce del profilo petrino, ma anche del profilo mariano della Chiesa», prospettiva del sacerdozio che emerge dal carisma dell’unità, ma «che ha bisogno di essere fondata anche teologicamente». E ha aggiunto: «Il Papa dovrebbe trovare in voi quel tipo di sacerdote col quale sta pensando la Chiesa in modo nuovo».

L'Importanza della Vita come Risposta

Nel suo intervento conclusivo, la presidente Maria Voce ha focalizzato l’attenzione sulla particolare vocazione dei presenti «ad essere focolarini e quindi portatori del carisma», con la responsabilità di tenere accesa la fiamma dell’amore reciproco, alla quale quanti sono avvicinati possano attingere per diventarne a loro volta portatori. Parole che hanno la forza di una consegna: «Abbiamo guardato a tante sfide, domande, problematiche, esigenze», ma a tutto questo «la prima risposta è la vita; la soluzione non la si trova a tavolino. Puntiamo alla vita prima che alle parole, prima che alle strutture, prima che all’organizzazione: che la vita sia sempre in cima ai nostri pensieri!». La presidente ha poi concluso: «Siamo chiamati non a dare risposte ma a far sì che la nostra vita sia una risposta».

Nuova Leadership: L'Elezione di Antonio Bacelar

Le votazioni per l’elezione del delegato centrale hanno indicato un passaggio di consegne, orientando la scelta su Antonio Bacelar, sacerdote del Portogallo, che ha pronunciato il suo «accetto, con la grazia di Dio, pronto a dare la vita per ciascuno di voi». Un momento non esente da emozione.

Nato nel 1960 a Paredes de Coura (Portogallo), è cresciuto a Porto. A 15 anni conosce in seminario lo spirito dei Focolari. Ordinato sacerdote nell’86, ricopre nel tempo diversi incarichi. Attualmente è responsabile della pastorale universitaria e giovanile diocesana. Ha il baccalaureato e la licenza in teologia.

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