Gottfried Wilhelm Leibniz: Filosofo, Teologo e Diplomatico Luterano

Tra i massimi esponenti del pensiero occidentale e figura di "genio universale", Gottfried Wilhelm Leibniz si distinse per l'applicazione intellettuale a pressoché tutte le discipline del sapere. La sua opera vastissima è studiata ancor oggi trasversalmente, fornendo una coerenza fondamentale che unifica la molteplicità delle sue imprese e interessi. Nel XVII secolo, un'epoca in cui le attuali barriere disciplinari erano ancora in formazione, il pensatore tedesco giocò un ruolo centrale nel panorama intellettuale europeo, contribuendo in modo eccezionalmente vario e originale al fecondo dialogo tra i diversi ambiti del sapere, i diversi credi religiosi e le diverse nazioni. L'ampiezza del suo respiro intellettuale si riflette nella grandissima varietà di interessi, nella molteplicità di campi in cui raggiunse risultati innovativi e nella vastissima rete di contatti, rappresentata da oltre mille corrispondenti sparsi da Madrid a Mosca, da Oxford a Pechino.

Ritratto di Gottfried Wilhelm Leibniz

Cenni Biografici

Formazione e Primi Incarichi

Nato a Lipsia, Leibniz fu educato dal 1653 al 1661 alla Nikolai-Schule. Tra gli otto e i dodici anni, con l'aiuto della biblioteca paterna, apprese da autodidatta le lingue latina e greca. Nel 1661 si iscrisse all'Università di Lipsia, intraprendendo gli studi filosofici e seguendo i corsi del teologo Johann Adam Schertzer e del filosofo teoretico Jakob Thomasius. Durante il semestre estivo del 1663, studiò all'Università di Jena, dove approfondì le sue conoscenze matematiche sotto la guida del neopitagorico Erhard Weigel. Qui, l'anno seguente, ottenne il dottorato in legge.

Declinata l'offerta di una cattedra, Leibniz si spostò a Norimberga, dove trovò impiego come segretario di una società di alchimisti, un interesse che lo spinse, nell'autunno del 1667, a mettersi in viaggio per l'Olanda. Il suo itinerario fu però interrotto da un'epidemia di peste a Magonza. Questo forzato cambiamento di programma segnò una svolta nella sua vita: entrò in contatto con il barone Johann Christian von Boineburg, personaggio prominente alla corte dell'Elettore di Magonza, Johann Philipp von Schönborn. Boineburg, colpito dalla sua erudizione e intelligenza, lo prese sotto la sua protezione, introducendolo nel circolo dell'Elettore con incarichi giuridici. L'influenza di Boineburg, convertitosi dal luteranesimo al cattolicesimo nel 1653, e la frequentazione della corte cattolica di Magonza, giocarono un ruolo fondamentale nella maturazione dell'attitudine ecumenica del giovane luterano, gettando i semi di quell'instancabile lavoro per la riunificazione delle chiese cristiane che segnerà l'intera vita di Leibniz.

Fino al 1672, Leibniz fu al servizio dell'arcivescovo di Magonza. Durante il periodo trascorso a Magonza, visse a Boyneburger Hof, la residenza del maresciallo dell'Elettorato, e riuscì a procurargli un posto di collaboratore del consigliere di corte Hermann Andreas Lasser. Insieme a Lasser, lavorò a una riforma del diritto romano (Corpus juris reconcinnatum), un compito affidatogli dal principe elettore. Nel 1670, Leibniz, nonostante la sua fede luterana, salì al grado di consigliere presso il tribunale supremo di appello. Il lavoro a fianco di Boineburg lo introdusse inoltre nei complessi meandri della diplomazia e della politica dei frammentati stati tedeschi.

Periodo Parigino e Viaggi

Proprio la diplomazia e la politica lo portarono a Parigi nel 1672, con un piano concepito di concerto con Boineburg e volto a convincere Luigi XIV a spostare le mire espansionistiche francesi dal Nord Europa all'Egitto. Se, da una parte, la missione diplomatica si risolse in un completo fallimento, dall'altra il periodo parigino (1672-1676), coronato da due visite a Londra (1673 e 1676) e una in Olanda (1676), segnò un altro momento chiave nella formazione di Leibniz. Il giovane tedesco ebbe modo di entrare in contatto con i più prestigiosi e avanzati circoli filosofici, scientifici e matematici europei. Sotto la guida in particolare di Christiaan Huygens, fece enormi progressi in matematica e fisica.

A Londra, già in occasione della prima visita nel 1673, fu eletto fellow della Royal Society sulla base dei suoi lavori in fisica e della presentazione di un innovativo calcolatore. Il successo londinese non fu però seguito dall'avverarsi della speranza leibniziana di essere chiamato a succedere al matematico Gilles Personne de Roberval presso la parigina Académie royale des sciences. Sfumate le prospettive di un posto di ricerca legato all'accademia, Leibniz si trovò costretto ad accettare il posto di consigliere di corte e bibliotecario offertogli dal duca di Hannover.

Lasciò Parigi nell'ottobre del 1676, tornando però alla terra natale per una via tutt'altro che diretta. Passò infatti per Londra e per l'Olanda, dove incontrò, tra gli altri, Baruch Spinoza e Antonie van Leeuwenhoek, autore di pionieristici studi con il microscopio. Di ritorno in Germania, portò con sé un immenso bagaglio di nuove conoscenze e contatti con i personaggi più prominenti del mondo scientifico e filosofico europeo.

Al Servizio dei Braunschweig e Ultimi Anni

Nel dicembre del 1676, ebbe inizio il suo lavoro alla corte del duca di Hannover, Johann Friedrich von Braunschweig-Lüneburg. Al servizio dei vari rami della famiglia Braunschweig, presso le corti di Hannover, Wolfenbüttel, Braunschweig, Celle e Berlino, Leibniz rimase per i restanti quarant'anni della sua vita. Ricoprì vari incarichi tra i quali quello di consigliere di corte in materie legali, diplomatiche e politiche, di direttore di due importanti biblioteche (la biblioteca ducale di Hannover e, a partire dal 1690, la Bibliotheca Augusta di Wolfenbüttel), di supervisore dei lavori di drenaggio dell'acqua dalle miniere dello Harz e, dal 1686, di storico della stirpe dei Guelfi, di cui era parte il casato Braunschweig.

Sulle tracce dei Guelfi, Leibniz intraprese un lungo viaggio che lo portò nel sud della Germania, in Austria e in Italia (1687-1690). Per lunghi periodi soggiornò a Vienna, stringendo rapporti con la corte imperiale, e a Roma, dove ebbe modo di essere introdotto alla corte papale. Di ritorno in Germania, lavorò attivamente alla creazione di una rete di accademie delle scienze, divenendo presidente di quelle di Berlino (1700), Dresda (1704) e Vienna (1713).

Tra il 1711 e il 1716, ebbe intensi contatti con lo zar di Russia, Pietro il Grande, al quale propose, tra l'altro, la creazione di un'accademia delle scienze a San Pietroburgo. Se l'accademia vide la luce solo dopo la morte di Leibniz, egli ottenne però, presso la corte dello zar, l'incarico ufficiale di consigliere in materie matematiche e scientifiche. Dopo quasi due anni trascorsi alla corte imperiale viennese (dicembre 1712-settembre 1714), venne richiamato a Hannover dalla notizia della successione al trono inglese del suo principale patrono, l'Elettore di Hannover Georg Ludwig.

Partito con la speranza di poter seguire il nuovo re d'Inghilterra, all'arrivo a Hannover scoprì che la corte aveva lasciato la città tre giorni prima. Trascorse gli ultimi due anni di vita in solitudine a Hannover, dove morì il 14 novembre 1716, all'età di 70 anni. La sua salma venne inumata nella chiesa luterana di San Giovanni.

Mappa dei luoghi visitati da Leibniz in Europa

Gli Interessi e i Contributi di Leibniz

La vita di Leibniz esemplifica una notevolissima varietà di interessi e attività, ma ancora più eccezionali sono l'originalità che egli manifesta in una serie di campi del sapere e la sua incomparabile capacità di assorbire le mille voci della tradizione, rielaborandole in una potente e innovativa sintesi.

Matematica e Informatica

Leibniz non aveva ancora trent'anni quando, nel 1675, inventò, indipendentemente da Isaac Newton, il calcolo infinitesimale, destinato ad avere un enorme impatto in matematica e in fisica. Sebbene Newton arrivasse alla determinazione del calcolo in epoca appena precedente, è Leibniz che pubblicò per primo la scoperta con un articolo apparso nel 1684 sulla rivista Acta Eruditorum. Prescindendo dalla successiva aspra polemica circa la priorità dell'invenzione, è certamente Leibniz a introdurre la chiara notazione algebrica e la terminologia tuttora in uso, inclusi il segno di integrale (), che rappresenta una "s lunga" (dal latino summa), e la "d" usata per i differenziali (dal latino differentia). Leibniz pensava che i simboli fossero molto importanti per la comprensione delle cose.

Il calcolo non è però il solo insigne contributo di Leibniz alle scienze matematiche: sempre durante il periodo parigino, egli fu uno dei primissimi a concepire un'aritmetica binaria. Questa anticipò l'era dei computer tramite una prima, seppur molto rudimentale, applicazione della sua scoperta alla macchina calcolatrice. Nel 1679, in risposta alla geometria analitica cartesiana, propose un nuovo tipo di topografia, battezzata analysis situs. Come spesso accade con le invenzioni leibniziane, si trattò però di una scoperta troppo avanzata per essere compresa, che verrà ripresa solo nel XIX secolo per diventare una teoria di centrale importanza per la geometria non euclidea.

Nel 1673, Leibniz presentò alla Royal Society di Londra il progetto della prima calcolatrice meccanica in grado di eseguire moltiplicazioni e divisioni. L'innovazione principale rispetto alla pascalina e alla calcolatrice di Schickard fu l'introduzione del traspositore, che permetteva di "memorizzare" un numero per sommarlo ripetutamente. L'invenzione gli fruttò l'ammissione alla Royal Society, ma non ebbe immediata applicazione per le difficoltà costruttive, all'epoca insormontabili. Un'altra grande intuizione di Leibniz fu alla base del primo tentativo di costruire una calcolatrice che utilizzava il sistema numerico binario, peraltro già introdotto da Juan Caramuel. La macchina funzionava con delle biglie, dove la presenza o meno di una biglia in una posizione determinava il valore 1 o 0. Anche questa idea non ebbe un seguito immediato e si dovette attendere George Boole e lo sviluppo dei calcolatori elettronici perché venisse ripresa e sviluppata.

Diagramma della calcolatrice di Leibniz

Fisica

Le stesse eccezionali capacità di anticipazione dei tempi e di innovazione si riscontrano nell'apporto leibniziano alla fisica. In polemica ancora una volta con Cartesio, egli contribuì al chiarimento del fondamentale concetto di forza. Tale nozione, sosteneva Leibniz, non va identificata (come proposto da Cartesio) con la quantità di moto data dal prodotto di massa e velocità (mv). La forza è invece, secondo Leibniz, proporzionale al prodotto tra la massa e il quadrato della velocità, mv2. È quest'ultima quantità, denominata da Leibniz vis viva (forza viva), a essere conservata in natura, e non, come voleva Cartesio, la quantità di moto. Solo più tardi si comprese che la forza newtoniana non si può identificare né con la quantità di moto, né con la "forza viva", che oggi, proprio per evitare equivoci, si preferisce ormai universalmente denominare "energia cinetica".

Anche la meccanica newtoniana lo lasciava insoddisfatto. Ancora anticipando i futuri sviluppi della fisica, Leibniz sosteneva che la cinematica (ovvero lo studio del moto) elaborata da Newton dovesse essere affiancata dallo studio delle forze (dinamica). A questo studio egli stesso si applicò attivamente, lasciando ai posteri diversi abbozzi della sua dinamica. Arrivò così alla conclusione che la materia va ridotta a un complesso di forze, precorrendo i risultati della moderna teoria dei campi in cui le particelle materiali vengono considerate come campi di forza concentrati. Ulteriore anticipazione della fisica moderna è la convinzione della relazionalità di spazio e tempo, tenacemente difesa nel 1715-1716 contro il portavoce di Newton, Samuel Clarke.

Altri Contributi Scientifici e Tecnologici

Il contributo di Leibniz alla scienza e alla tecnologia non si ferma qui, ma si estende a una varietà di altri aspetti. Oltre a lavorare per tutta la vita al miglioramento della sua macchina calcolatrice, egli fu tra i primi a comprendere la correlazione tra tempo e pressione atmosferica, inventò il primo barometro aneroide, disegnò un prototipo della moderna pompa rotante, studiò la formazione di fossili e minerali, intuì la possibilità di sfruttare la forza del vento e dell'acqua e raccolse dati in vista della determinazione del grado di latitudine attraverso l'inclinazione dell'ago magnetico.

Attività di Bibliotecario, Archivista e Storiografo

In qualità di bibliotecario, archivista e storiografo, Leibniz migliorò i metodi di catalogazione, stese comprensive bibliografie di opere essenziali per la creazione di una biblioteca universale, propose di stabilire un archivio centrale di stato, pubblicò voluminose documentazioni pertinenti la stirpe dei Guelfi, accompagnando il lavoro con preziosi commenti sulla teoria e metodo della storiografia e sull'edizione delle fonti. Ancora più notevoli sono i numerosi studi linguistici, comprendenti pionieristiche ricerche etimologiche e saggi sull'origine e sulla struttura di un ventaglio di idiomi che va dal cinese alle lingue slave.

Attività Politica, Diplomatica e Giuridica

A tutto questo si affianca un'intensa attività politica, diplomatica e giuridica. Fin dal periodo di Magonza, il problema della divisione tra le chiese cristiane gli stava particolarmente a cuore. Leibniz si adoperò instancabilmente nell'opera di riunificazione, partecipando in prima persona a una serie di trattative e lavorando alacremente alla formulazione di un originale sistema teologico che potesse essere accettato dalle maggiori confessioni cristiane, grazie al raggiungimento del difficile equilibrio tra il bisogno di una precisa dogmatica e la necessità di trovare punti di incontro sulle materie controverse.

Il lavoro politico e diplomatico si allargò però anche a una serie di materie più mondane, quali, ad esempio, la proposta di un sistema sanitario pubblico, l'introduzione di una banca di stato, di un servizio antincendio, di assicurazioni sulla vita, di una pubblica illuminazione delle strade e così via. La sua educazione giuridica lo rese, per i suoi patroni, un preziosissimo consigliere in materie complesse e delicate quali la ricodificazione delle leggi germaniche o la questione del grado di sovranità degli stati tedeschi nel contesto del Sacro Romano Impero. Una volta di più, Leibniz produsse in questi ambiti idee anticipatrici di una serie di sviluppi futuri.

Filosofia e Metafisica

Il suo contributo filosofico alla metafisica è basato sulla Monadologia, che introduce le Monadi come "forme sostanziali dell'essere". Le Monadi sono delle specie di atomi spirituali, eterne, non scomponibili, individuali, seguono delle leggi proprie, non interagiscono, e ognuna di esse riflette l'intero universo in un'armonia prestabilita. Il concetto di monade risolve il problema dell'interazione tra mente e materia che sorge nel sistema di Cartesio, così come l'individuazione all'apparenza problematica nel sistema di Spinoza, che rappresenta le creature individuali come modificazioni accidentali di un'unica sostanza.

La Theodicée (Teodicea) tenta di giustificare le imperfezioni apparenti del mondo sostenendo che esso è il migliore tra i mondi possibili. Il mondo deve essere il migliore e il più equilibrato dei mondi, perché è stato creato da un Dio perfetto. In questo modo il problema del male è risolto a priori; non a posteriori, con un premio ultraterreno per i giusti. Questa "soluzione a priori" è una verità di ragione, cui è tenuto il filosofo. Leibniz ha scoperto la matematica dei limiti e il principio degli indiscernibili, utilizzato nelle scienze, secondo il quale due cose che appaiono uguali sono in realtà la stessa cosa, poiché due cose identiche non possono esistere. Da questo principio deduce il principio di ragion sufficiente per il quale ogni cosa che è, ha una causa. Il principio di ragion sufficiente lo obbligava a trovare una giustificazione alla presenza del male nel mondo, senza negarne l'esistenza a differenza della posizione di Sant'Agostino.

La frase "Viviamo nel migliore dei mondi possibili", molto spesso decontestualizzata, fu guardata con scherno e malignità da alcuni suoi contemporanei, soprattutto Voltaire, che parodiò Leibniz nella sua novella Candide, dove il filosofo tedesco appare sotto le spoglie di un certo "Dottor Pangloss". Secondo alcuni critici, tuttavia, Pangloss non rappresenterebbe una maligna e superficiale caricatura di Leibniz, ma di Maupertuis, celebre scienziato e presidente dell'Accademia delle Scienze di Berlino, nei riguardi del quale Voltaire nutriva una pubblica inimicizia. La critica di Voltaire all'ottimismo metafisico leibniziano è di carattere emotivo ed empirico e per poter avere valore bisognerebbe pensare che Leibniz credesse che non ci siano mai stati disastri naturali, il che è assurdo.

La concezione di Leibniz era contrapposta alla tesi di Newton di un universo costituito da un moto casuale di particelle che interagiscono secondo la sola legge di gravità. Tale legge, secondo Leibniz, era insufficiente a spiegare l'ordine, la presenza di strutture organizzate e della vita nell'universo e più razionale del continuo intervento dell'"Orologiaio" creatore dell'universo ipotizzato da Newton.

Leibniz fu il primo a far conoscere in Europa l'antico testo cinese, I Ching con la sua pubblicazione del 1697 Novissima sinica (Ultime notizie dalla Cina). Leibniz vide in quel simbolismo (linea spezzata=0; linea unita=1) un perfetto esempio di numerazione binaria come illustrò nel suo saggio del 1705, Spiegazione dell'aritmetica binaria.

LEIBNIZ [2/3]: La Monadologia

Logica

Un ultimo esempio della capacità di Leibniz di precorrere i tempi è la fondamentale importanza assunta dalla logica nel suo sistema. Leibniz non condivise mai il disprezzo di F. Bacone, Cartesio e Locke per l'aristotelismo e la scolastica. Al contrario, nel 1669 scrisse al maestro Jakob Thomasius di aver trovato più verità nella Fisica di Aristotele che nelle Meditazioni di Cartesio. Già da ragazzo trascorse ore riflettendo su come migliorare le categorie aristoteliche e ricordava di aver provato grande piacere nello studio di autori aristotelici e scolastici quali Giacomo Zabarella, Pedro Fonseca e Francisco Suarez. Sulla scia di questa tradizione, vide, ben al di là di altri grandi pensatori del Sei-Settecento, l'importanza degli strumenti volti a garantire la validità e la correttezza del ragionamento, come testimoniano il suo apprezzamento per la logica classica e gli innumerevoli studi volti all'elaborazione e al perfezionamento di una logica combinatoria e di una logica della possibilità.

La logica sta però alla base del sistema leibniziano anche nel senso più ampio di una moderna teoria sulla natura delle proposizioni e della verità. Proprio l'originalità e la fecondità della logica leibniziana è probabilmente la principale ragione all'origine della forte rinascita dell'interesse per il pensiero di Leibniz registratosi nel XX secolo. Le questioni, discusse da Leibniz, riguardanti possibilità, necessità, contingenza, identità, libertà e mondi possibili, stimolano infatti l'interesse e provvedono ispirazione per rappresentanti di punta della logica moderna quali Gottlob Frege, Bertrand Russell e Saul Kripke. La logica è per Leibniz "specchio" della realtà, nel senso che i princìpi che provvedono la fondazione della logica sono anche i princìpi della realtà.

La Disputa sul Calcolo Infinitesimale

La disputa sulle priorità nell'invenzione del calcolo infinitesimale non fu promossa direttamente da Newton e Leibniz, ma da personaggi di secondo piano. Ad esempio, nel 1699 Leibniz osservò che nell'opera di John Wallis erano state riprodotte lettere sue e di Newton, spiegando che Wallis gli aveva chiesto il permesso di pubblicazione e che lo aveva lasciato libero di intervenire sui testi, ma che, per mancanza di tempo, egli gli aveva detto di fare come meglio credesse. Fatio de Duillier attaccò Leibniz apertamente in un suo lavoro, chiamandolo secondo scopritore del calcolo e suggerendo senza mezzi termini che avesse copiato da Newton. A rendere la situazione ancor più sgradevole, ci fu il fatto che il testo di de Duillier venne edito con l'imprimatur della Royal Society.

Eredità e Opere

La collezione dei manoscritti di Leibniz, custodita presso la Gottfried Wilhelm Leibniz Bibliothek di Hannover, comprende circa 50.000 testi, pari a 100.000 pagine, che includono circa 20.000 lettere indirizzate a circa 1300 corrispondenti, testimoniando la vastità e la profondità del suo lavoro.

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