Le Figlie della Croce o Suore di Sant'Andrea: Storia e Missione

Le Figlie della Croce, o Suore di Sant'Andrea, sono una congregazione religiosa fondata da Giovanna Elisabetta Bichier des Âges e Sant'Andrea Fournet. Pio XI definì Giovanna Elisabetta Bichier des Âges "un capolavoro della natura e della grazia".

Ritratto dei fondatori Sant'Andrea Fournet e Giovanna Elisabetta Bichier des Âges

I Fondatori

Sant'Andrea Fournet

Sant'Andrea Fournet successe a un altro zio nella parrocchia di S. Conduceva una vita virtuosa, ma comoda, con la madre e la sorella. Durante la Rivoluzione Francese, avendo rifiutato coraggiosamente il giuramento scismatico, fu parecchie volte sul punto di essere messo a morte. Privato del beneficio parrocchiale e cacciato dal suolo francese, si rifugiò in Spagna. Mentre la persecuzione infieriva ancora nella sua patria, egli ritornò segretamente e si tenne nascosto, celebrando i Santi Misteri e, sempre in segreto, amministrando i Sacramenti ai fedeli. Ridata la pace alla Chiesa, ritornò nella sua parrocchia, in cui era tutto da rifare, e là, con gli esempi mirabili della sua santità, si acquistò il titolo di "Buon Padre". La fortificò mediante sagge regole, molto atte a favorire ogni virtù nelle sue figlie spirituali, lasciando in retaggio al suo istituto, così benemerito per l’educazione cristiana delle giovani, lo spirito del suo zelo apostolico.

Giovanna Elisabetta Bichier des Âges

Giovanna Elisabetta Bichier des Âges nacque il 5 luglio 1773 nel Château des Ages de Blanc, nel Berry, in Francia. Il buon esempio dei genitori sviluppò presto nel suo cuore una irresistibile attrattiva per i poveri e i sofferenti. Dopo quattro anni trascorsi nel collegio delle Suore Ospitaliere di Poitiers, si sentì incline a farsi trappistina per l'amore alla penitenza; ma la Rivoluzione Francese le impedì di effettuare il suo sogno. A 19 anni, l'immatura morte del padre la costrinse ad assumere la difesa del patrimonio familiare, insidiato dalle leggi eversive della rivoluzione. Elisabetta, verso la fine del 1797, si trasferì a La Guimetière, nel paese di Béthines.

In quegli anni conobbe Sant'Andrea Fournet, che per quattro anni era stato costretto a vivere esule nella Navarra perché non aveva voluto giurare la costituzione civile del clero. Elisabetta incontrò la prima volta il santo nel fienile di Marsillys. Appena lo aveva sentito spiegare il Vangelo, si era detta: "Ecco il prete che io cercavo". Dopo aver atteso per cinque ore il suo turno, fece a lui la sua confessione.

Le Origini e la Diffusione in Francia

Nel 1801, il concordato tra Pio VII e Napoleone ridiede ufficialità al culto cattolico in Francia: le chiese furono riaperte e i sacerdoti poterono svolgere liberamente il loro ministero. Don Fournet, nel 1804, consentì a Elisabetta che si associasse alcune giovani volenterose e che per un anno si formasse alla vita religiosa in un convento di Poitiers. Il primo nucleo delle Figlie della Croce, stabilito nella stessa casa di Elisabetta, si trasferì nel 1806 nel castello di Molante, rimanendo così più vicina alla residenza del Fournet, così da consentirgli la cura più assidua della nascente comunità. Nonostante la loro estrema povertà e il rigore della regola, che prescriveva tre giorni di digiuno alla settimana, l'istituzione si propagò celermente.

Suor Elisabetta aveva il talento dell'organizzazione e sapeva animare le dubbiose con l'esempio e la parola. Nel 1815, Suor Elisabetta fu costretta a recarsi a Parigi per una operazione resasi necessaria: in seguito a un urto violento, la croce di metallo che portava al collo le aveva provocato una contusione al petto con allarmanti complicazioni.

Nell'ambiente mondano della capitale, la santa ebbe modo di contrarre amicizia con la Marchesa de Croisy, che la aiutò a istituire a Issy (1817) una casa centrale con il noviziato, per fare fronte alle crescenti e varie necessità dell'opera. Di molto vantaggio fu pure la fondazione della "Grande Provvidenza" per l'educazione delle orfanelle, che Suor Elisabetta predilesse. Le case si moltiplicarono anche nella Francia meridionale, specialmente nei Paesi Baschi, dove San Michele Garicoits fu un prezioso ausiliare delle Figlie della Croce. La fondatrice fu presa sia dalla "febbre" dei viaggi sia da quella delle costruzioni, senza tuttavia dimenticare il primato dello spirituale sul temporale.

Alle Figlie della Croce fu difficile trovare nella loro fondatrice una virtù preponderante, poiché le possedeva tutte in maniera armonica. Chi la conobbe dalla culla alla morte così la ricorda: "Il primo sentimento che si provava vedendola era l'impressione viva di una virtù superiore, dignitosa e piena di grazia incantevole. Una figura avvenente, uno sguardo tenero e puro, come il cuore che rivolgeva spesso al cielo, un dolce sorriso, un aspetto semplice e raccolto, si univano a un incedere grave, a un contegno distinto, a un modo di salutare benevolo e riservato."

Mappa storica della Francia con le prime sedi delle Figlie della Croce

L'Espansione in Italia: Parma

Nell’autunno del 1815, la fondatrice delle Figlie della Croce, Suor Elisabetta, si recò a Parigi per subire una dolorosa operazione al petto. Il dottor Dubois, il chirurgo di corte che la prese in cura, rimase profondamente ammirato dal suo eroico coraggio nel sopportare il terribile intervento con la sola forza del Crocifisso stretto nella mano. Turbato e commosso, ne parlò alla corte del re Luigi XVIII. Tra le benefattrici vi fu Maria Carolina di Borbone (1798-1870), che diverrà Duchessa di Berry sposando il figlio minore del futuro re Carlo X.

Nel dicembre 1847, alla morte di Maria Luigia d'Austria, vedova di Napoleone Bonaparte e Duchessa di Parma dal 1815, il Ducato tornò ai Borbone. Luisa Maria di Borbone, che aveva sposato Carlo III di Borbone erede del Ducato, ne divenne la sovrana. Sinceramente attenta ai bisogni del suo popolo, già dal 1849 chiese che le Figlie della Croce venissero nella sua nuova patria, ma la situazione politica in Italia era in fermento e dalla Francia si attendevano tempi migliori.

Antica fotografia del Palazzo Sanvitale a Parma

Arrivo a Parma e le Prime Attività

Nell’aprile del 1851, le prime sei Suore arrivarono a Parma. La casa che doveva accoglierle non era pronta e, per i primi tempi, furono ospitate dalle dame Orsoline. Nel 1854, entrarono in possesso di una casa in Via Romagnosi con l'annesso Oratorio di S. Carlo, costruito nel 1616. Da qui il nome popolare di "Suore di S. Carlo", trasmesso fino ad oggi. La Croce segnò gli inizi della fondazione: nei primi mesi dal loro arrivo a Parma, tre Suore si ammalarono e morirono.

La prima attività loro affidata fu l'educazione dei bambini del ceto popolare negli Asili infantili della Ghiaia. Questa missione offrì un contatto immediato con la popolazione di Parma. La formazione umana e cristiana dei piccoli, delle famiglie e delle maestre laiche divenne una priorità. Due anni dopo, nel 1853, cominciarono a funzionare anche la 1° e 2° classe elementare, gratuitamente per i poveri, insieme a corsi a pagamento.

Il Contesto Politico e Sociale a Parma

Il 26 marzo 1854, il Duca Carlo III venne pugnalato in Strada S. Lucia, ai piedi dei gradini della chiesa, e il giorno seguente morì. Luisa Maria divenne la reggente del Ducato al posto del figlio Roberto, di appena sei anni. Le ingerenze dell’Austria continuarono ad essere forti e l’eredità lasciata dal marito fu pesante: problemi di politica estera, dissesto finanziario, economia scarsamente competitiva, mancanza di lavoro, povertà diffusa. La Duchessa, supportata da abili collaboratori, non si perse d’animo, dimostrando una indubbia capacità politica. Dopo una prima fase di forte repressione, caratterizzata da una pressante presenza austriaca, seguì un periodo di ritrovata serenità, con positivi interventi a favore dell’economia, dell’istruzione pubblica e dell'assistenza sociale.

Nel 1855, una parentesi nell’attività educativa fu causata dal colera. La presenza delle Suore fece nascere nella popolazione il desiderio di aprire anche a Sala Baganza una comunità. Nel 1856, ebbe inizio il Collegio S. Andrea, che rimarrà a Sala fino al 1881 (quando si trasferirà a Parma nei Guasti di S. Cecilia, da cui prenderà nome). Già dal 1856, alcune ragazze chiesero di diventare Figlie della Croce.

Nel 1857, il 5 febbraio, le truppe austriache occuparono la città di Parma; molti volontari partirono per la guerra d’Indipendenza. Nel 1859, il 1° maggio, scoppiarono i primi seri disordini. Temendo per l'incolumità dei suoi figli, Luisa Maria decise di lasciare temporaneamente il Ducato, affidandone la cura ad una commissione di governo. Il giorno seguente fu abrogato lo stato d’assedio e la commissione di governo annunciò che le truppe austriache si erano ritirate. Sulla Cittadella fu fatto sventolare il tricolore. Il 15 settembre venne dichiarata decaduta la dinastia borbonica e Parma entrò a far parte delle province dell'Emilia, rette da Carlo Farini.

Sviluppi Successivi a Parma

  • 1881: Vengono aperti un Collegio e una Scuola femminile in Via Guasti di S. Cecilia.
  • 1896, 1902: A Parma viene aperta la casa di S. (l'informazione è incompleta nel testo originale).
  • 1932: Il completamento del Lungoparma, che doveva allacciare il piazzale della Stazione ferroviaria al Ponte Dattaro, comportò vasti lavori di demolizione in Via Romagnosi, che compresero l'Oratorio di S. Carlo. Non era facile trovare una sede adatta per accogliere tutte le attività avviate. Fu l'ultimo discendente dei Sanvitale, l'ing. Giuseppe Sanvitale, ad offrire l'uso del Palazzo Sanvitale.

Palazzo Sanvitale, uno dei più vasti e antichi della città, ricostruito nella forma attuale verso la metà del XVIII secolo ad opera dell'architetto Angelo Rasori, era stata una magnifica sede di vita principesca e di feste mondane. Le Figlie della Croce vi si trasferirono nel settembre 1932 e vi rimasero fino al 1978. Fiorirono inoltre attività ricreative, culturali e di formazione cristiana. Arrivarono gli anni della Seconda Guerra Mondiale. Il 25 aprile 1945, durante un bombardamento, sette Suore rimasero uccise sotto le macerie; un'altra morirà l'anno seguente per le ferite riportate. A partire dall’anno scolastico 1948-49, le giovani studenti accolte nel Collegio di S. Cecilia si trasferirono nel Palazzo Sanvitale.

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La Comunità di Traversetolo

Risale al 23 gennaio 1896 la prima venuta delle Figlie della Croce a Traversetolo. Esse acquistarono a nome di Clotilde Pinac, un fondo alle Case Rotte, per vendita del sig. Quinzi De Valney Dante. La casa rustica divenne la loro sede estiva; una piccola rimessa adiacente venne adibita ad oratorio. Poco dopo l’acquisto, Don Simonazzi, all’epoca parroco in Traversetolo, entusiasta di avere le Suore nella sua parrocchia e certo che si sarebbero occupate dell’educazione infantile, comunicò loro la possibilità di trasferirsi dalla campagna al centro del paese.

I fratelli Bazzini avevano infatti posto in vendita un ampio fondo ereditato dallo zio Giuseppe Pacchiani, sito lungo la via per Parma. Sul terreno, in prossimità del paese, vi era un complesso abitativo costituito da casa padronale e rustici, ideale quindi per un trasferimento delle Suore, non stagionale, ma duraturo. Grazie all’eredità di Anais Lacoste (Suor Germaine), all’impegno di Suor Catterina Elisa Murtin e di tutta la Congregazione di Parma, venne stipulato un accordo coi fratelli Bazzini il 1 maggio 1896, reso poi legale dal rogito del notaio Giovanni Rondani in data 3 giugno 1896.

Concluso l’affare, il primo luglio 1896 Suor Saint’Aimé si recò immediatamente a Traversetolo con altre quattro Suore e 20 educande. Essendo i fabbricati ad uso prettamente agricolo con esigua parte residenziale, le Suore affidarono il progetto di trasformazione dei locali al Geom. traversetolese Giacomo Dalcò. Le spese furono coperte dalla vendita di parte dei terreni appartenenti al fondo e dalla resa produttiva del fondo stesso, sul quale si costruì una casa colonica in località Torrazzo. Gli edifici in Traversetolo divennero così esclusivamente residenziali e adibiti a Collegio, che alla sua inaugurazione nel 1899 fu frequentato in prevalenza da ragazze di città sotto la guida della Madre Superiora, Suor Saint’Aimé.

Contemporaneamente, però, le Suore si aprirono al paese offrendo assistenza ai bisognosi, aprendo la scuola anche a ragazze esterne e impegnandosi nell’insegnamento del catechismo ai fanciulli. Dal 1892 al 1900, il Collegio venne ampliato e modificato nell’aspetto, anche in base alla nuova viabilità per Parma tracciata nel paese.

Fotografia storica del Collegio di Traversetolo

Il Ruolo delle Suore nell'Educazione e nella Vita Sociale

Nei primi anni del ‘900, l’Amministrazione comunale si trovò in estrema difficoltà nell’assolvimento dell’obbligatorietà scolastica elementare che la legge del Regno d’Italia aveva imposto nel 1877 (Legge Coppino). Mancavano infatti i locali per accogliere tutti i bambini e le finanze comunali non erano in grado di mantenere che due o tre insegnanti. Si ricorse così all’ospitalità delle Suore e al loro impegno come educatrici. Le classi femminili aperte nel ‘900 presso le Suore furono gratuite ed anche i locali furono offerti gratuitamente; all’Amministrazione rimase l’onere delle insegnanti. Le alunne rimasero presso la scuola mattino e pomeriggio, alternando le lezioni con attività ricreative, pratiche e di studio guidato.

Grazie ai buoni rapporti con l’Amministrazione e all’impegno di Don Simonazzi, negli anni seguenti tutti i corsi femminili elementari vennero trasferiti presso le Suore, che aprirono i loro spazi anche agli adulti per organizzare corsi professionali. Sempre presso le Suore si svolsero le lezioni di catechismo per tutti i bambini e si accolsero le fanciulle anche la domenica con l’apertura dell’Oratorio. Ma lo sforzo più impegnativo sarà quello dell’istituzione di un Asilo infantile che nel 1903 vide il sorgere di un Comitato che ne seguirà i passi faticosi ma proficui. L’asilo verrà aperto l’8 luglio 1904.

Per far fronte alle esigenze di nuovi locali per rispondere a tutte le necessità educative e ricreative di cui necessitava il paese, le Suore vendettero parte dei loro terreni per investire nell’ampliamento degli edifici. Il Collegio divenne il punto di riferimento per tutta la popolazione: Asilo, scuola, corsi per adulti, adunanze, feste… tutta la vita pubblica, specie giovanile, ruotava attorno alle Suore.

Ma in tanta armonia giunse il triste momento del primo conflitto mondiale. Le Suore dovettero lasciare il loro collegio ai militari e trasferirsi provvisoriamente nel villino Boselli in via del Torchio (oggi via D’Annunzio). L’asilo fu accolto in canonica. Finita la guerra, tutto tornò lentamente alla normalità, ma i problemi non mancarono: molti fanciulli erano rimasti orfani e avevano bisogno di tutto.

Nel 1920 si aprì, presso il Collegio, il "Lavoratorio" di cucito per le giovani del paese. La Sig.na Corinna Vignali ne fu la finanziatrice. Nel 1921 prese concretezza l’edificazione del nuovo Oratorio pubblico realizzato nella vecchia rimessa dell’edificio rustico e contemporaneamente si aprirono i lavori per il nuovo Asilo infantile, inaugurato nel 1923. Seguirono impegnativi lavori di innalzamento degli edifici esistenti con la creazione di aule nel piano sopraelevato ed edificazione di un loggiato coperto che armonizzò tutto l’insieme. Nel 1926 si completò la facciata della Cappella.

Anche l’offerta formativa non rimase trascurata: nel 1923, la Scuola Tecnica Paterna si convertì in Scuola Complementare Tecnica, una competente scuola superiore che abilitava al lavoro le giovani educande. Nel fervore di servire il paese nelle esigenze pratiche e culturali, le Suore non tralasciarono la loro missione cristiana: favorirono incontri per i giovani di Azione Cattolica, per la catechesi degli adulti e soprattutto per l’istruzione morale delle giovani. Nell’anno 1935/36, la scuola complementare tecnica continuò la sua attività.

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