Il Bacio di Oggetti Sacri: Fede, Tradizione e Interpretazioni Contemporanee

Il gesto di baciare oggetti sacri, come il rosario o il crocifisso, è profondamente radicato nella tradizione cattolica e ortodossa, esprimendo venerazione, affetto e gratitudine. Tuttavia, nel contesto contemporaneo, l'uso di tali simboli ha talvolta suscitato dibattiti e polemiche, specialmente quando percepito come strumentalizzazione politica o "feticismo". Questa dualità di significato - tra devozione sincera e potenziale abuso - merita un'analisi approfondita.

icona di rosario e croce

Il Bacio nella Liturgia e nella Devozione Cattolica

Nella pratica cattolica, il bacio non è un gesto casuale, ma è intriso di significati spirituali profondi, che vanno oltre la semplice superstizione.

Il Bacio dell'Altare

Il primo gesto che il celebrante compie, giungendo all’altare, è di baciarlo. Questo gesto semplice racchiude in sé molteplici significati. L'altare viene visto come lo spazio nuovo della resurrezione, uno spazio aperto al Signore che viene. Pensando alle parole di Paolo che dice che «quella roccia era Cristo» (1Cor 10,4), baciare l’altare significa baciare Cristo stesso ed è un bacio di venerazione, di amore, di riconoscenza e di gratitudine per il dono della salvezza. Tutta la vita liturgica ruota intorno all’altare, amato come “mensa del Signore” dove si attualizza il mistero pasquale. Questo bacio non è accompagnato da nessuna preghiera specifica, ma racchiude in un gesto la fede affettuosa di tutta l’assemblea.

Il Bacio dell'Evangeliario e del Vangelo

Analogamente, anche l’evangeliario viene accolto con grande reverenza: viene incensato e baciato. Questo avviene perché è Cristo stesso che parla quando viene proclamato il Vangelo, e lo Spirito Santo attualizza la sua parola nel cuore dei fedeli che l'ascoltano e la accolgono nella fede (cfr. Sacrosanctum Concilium 7).

Il Bacio di Oggetti Devozionali: Rosari, Crocifissi e Statuette

Al di fuori della liturgia formale, il bacio di oggetti devozionali è una pratica comune nella quotidianità dei fedeli. In contesti di forte tradizione cattolica, non è insolito vedere persone posare le labbra su vari oggetti. Ad esempio, se qualcuno faceva cadere una statuetta di San Giuda, o il rosario, o un piccolo crocifisso, era consuetudine raccoglierlo e baciarlo prima di rimetterlo al sicuro. Questo gesto esprime rispetto, amore e un desiderio di benedizione.

Significato del Bacio nella Tradizione

Il Nuovo Testamento stesso conosce il “bacio santo”: «salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo» (2Cor 13,12). Anche lo Spirito Santo viene chiamato “bacio del Padre e del Figlio”. La comunione eucaristica, inoltre, è vissuta come la gioia di baciare Cristo. Questi gesti, come il bacio dell'altare, non sono un disturbo, ma un gesto radicato nel giorno della resurrezione: «La sera di quello stesso giorno, il primo della settimana, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: Pace a voi» (Gv 20,19).

La Comunione dei Santi e i Simboli Religiosi

La pratica di venerare e baciare oggetti sacri è spesso legata al concetto della Comunione dei Santi. Per molti cattolici e ortodossi, i simboli e le immagini di uomini e donne santi non sono idoli, ma rappresentano un legame con coloro che ci hanno preceduto nella fede, formando una grande “nuvola di testimoni” di cui parla San Paolo. Questi oggetti sono considerati "aiuti di preghiera" che ispirano e aiutano a focalizzare l'attenzione, permettendo ai fedeli di beneficiare della saggezza di chi ha già percorso il cammino della fede.

Alessandro Campeggiani - I Gesti nella Liturgia

La Controversia sull'Uso Politico dei Simboli Religiosi

Nonostante la profonda valenza spirituale del bacio agli oggetti sacri, la loro esibizione in contesti politici ha generato dibattiti accesi, portando ad accuse di strumentalizzazione o "sovranismo feticista".

Il Caso Specifico e le Critiche

Un esempio recente di questa controversia ha coinvolto un politico che, durante comizi e dichiarazioni pubbliche, ha esibito e baciato un rosario, citando Papi e valori cristiani per sostenere la propria agenda politica. Questo ha provocato una forte reazione da parte di figure di ispirazione cattolica e progressista.

Il Concetto di "Sovranismo Feticista"

Il settimanale di ispirazione cattolica Famiglia Cristiana ha definito tali azioni come "sovranismo feticista", suggerendo che l'uso di un rosario in un contesto politico possa trasformarlo in un feticcio, qualcosa di morboso e strumentale. L'editoriale ha recitato: "È andato in scena l'ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani."

Reazioni e Contro-reazioni

La Posizione di Matteo Salvini

Matteo Salvini, l'allora ministro dell'Interno, ha risposto alle critiche dichiarando: "Sono l'ultimo dei buoni cristiani, ma sono orgoglioso di andare in giro col rosario sempre in tasca. Noi stiamo garantendo più sicurezza agli italiani e stiamo salvando vite." Ha aggiunto di essere "orgoglioso di testimoniare quella che è una civiltà accogliente, ma un conto è essere accogliente e un conto è suicidarsi", richiamando figure come Papa Benedetto, Wojtyla e Oriana Fallaci. Ha ribadito la sua fede, affermando che il suo dovere è "salvare vite e svegliare coscienze" e che il confronto con altre culture è possibile solo "riscoprendo la nostra storia e riscoprendo i nostri valori", testimoniando con "azioni concrete e con gesti simbolici" la sua volontà per un'Italia più sicura e accogliente, ma nel rispetto di limiti e regole.

Le Voci Critiche Ecclesiastiche

Numerose figure ecclesiastiche hanno espresso preoccupazione per l'uso politico dei simboli religiosi:

  • Il direttore di Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, ha richiamato il precetto "Non nominare il nome di Dio invano", spiegando che non si deve usare il nome di Dio per i propri scopi. Ha sottolineato che rosari e crocifissi sono usati come "segni dal valore politico, ma in maniera inversa rispetto al passato: se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio". Ha sostenuto che l'identitarismo nazionalista e sovranista "ha bisogno di fondarsi anche sulla religione per imporsi" e che la coscienza cristiana dovrebbe "sussultare con sdegno e umiliazione nel vedersi così mercanteggiata e blandita".
  • Il segretario di Stato vaticano, il cardinal Pietro Parolin, ha dichiarato: "Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti", aggiungendo che "invocare Dio per sé stessi è pericoloso".
  • Il priore di Bose, padre Enzo Bianchi, si è detto "profondamente turbato" dal fatto che un politico in un comizio baci il rosario e invochi i santi patroni per la vittoria del suo partito, esortando i cattolici a non tacere e a protestare.

Il Dibattito sulla "Polizia del Pensiero" Religioso

In risposta a queste critiche, alcuni osservatori hanno parlato di "brigate religiosamente corrette" o "polizia del pensiero" applicata al cattolicesimo, accusando certi prelati di voler distribuire "patenti di fede" e di applicare un "doppiopesismo". Si è notato come alcuni, che non si erano fatti scrupoli nel vedere sacerdoti a bordo di navi migranti, si siano invece scatenati di fronte all'uso dei simboli religiosi da parte di un politico con posizioni diverse, configurando, secondo i critici, una censura selettiva sull'espressione della fede in pubblico.

illustrazione di un politico che bacia il rosario in pubblico

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