La figura di Fantozzi, creata da Paolo Villaggio, è diventata un'icona dell'uomo comune schiacciato dalle avversità. Tra le innumerevoli gag e situazioni tragicomiche, emerge la ricorrenza del tema della "crocifissione", presentata in diverse forme e contesti, sia nel film sia in altre rappresentazioni. Questo articolo esplora le varie sfaccettature di questo motivo, analizzandone il significato satirico e, sorprendentemente, la sua rielaborazione in contesti di sacra rappresentazione religiosa.
La "Crocifissione in Sala Mensa" nell'Universo di Fantozzi
La "crocifissione in sala mensa" è una delle scene più iconiche e significative dell'universo tragicomico di Fantozzi. Questo momento, tratto da una sequenza onirica, rappresenta con tagliente ironia la condizione di alienazione e oppressione dell'uomo comune nella società moderna. Fantozzi, piccolo impiegato costantemente umiliato e schiacciato dalla gerarchia aziendale, immagina il peggiore dei suoi destini: essere simbolicamente crocifisso nella sala mensa, luogo deputato al controllo e alla disciplina corporativa.
La Scena Onirica
La "crocifissione in sala mensa" non avviene letteralmente, ma come visione surreale nella mente di Fantozzi. Temendo una punizione estrema per i suoi errori sul lavoro, il protagonista si raffigura inchiodato a una gigantesca croce appesa al muro della mensa aziendale. Questo luogo, teoricamente dedicato alla pausa e al ristoro, diventa qui simbolo del controllo totalizzante dell'azienda sulla vita degli impiegati.

Il Significato Politico e Sociale
La scena incarna una feroce critica alle dinamiche di potere nel mondo del lavoro degli anni ’70 e ’80, in piena industrializzazione. Paolo Villaggio utilizza la metafora del "crocifisso in sala mensa" per denunciare l'annullamento dell'individuo in un sistema dove il lavoratore è ridotto a ingranaggio passivo, schiacciato dalla burocrazia e dalla paura di ritorsioni.
La crocifissione diventa anche una rappresentazione della "sacralità" distorta del lavoro: i sacrifici richiesti non sono più per la collettività, ma per un'azienda impersonale e oppressiva. Il paradosso comico e grottesco amplifica il messaggio, trasformando una scena surreale in un'analisi sociopolitica potente. Fantozzi crocifisso in sala mensa è molto più di una gag: è una riflessione satirica e profondamente critica sul rapporto tra l’individuo e le istituzioni, resa universale dalla sua tragicomica disperazione.
"Crocifisso in Sala Mensa" come Metafora Educativa
L'espressione "Fantozzi crocifisso in sala mensa" ha trovato risonanza anche in contesti diversi, assumendo il ruolo di metafora per descrivere situazioni di pressione e conseguenza dovute a inadempienze. Un esempio è l'uso di questa immagine in riferimento a chi non riesce a completare i crediti formativi, come nel caso degli architetti.
La Leggenda del Politecnico di Fantozzopoli
C'era una volta una prestigiosa università, chiamata Politecnico di Fantozzopoli, dove brillanti giovani architetti e ingegneri cercavano di completare i loro crediti formativi per il triennio. In questa istituzione, regnava una sorta di leggenda che impauriva i ragazzi indisciplinati: la "Crocifissione alla Mensa". La storia narra che gli studenti che non riuscivano a ottenere abbastanza crediti formativi entro il termine stabilito venivano puniti in modo un po’ drastico. Non venivano esattamente crocifissi come Gesù, ma venivano inchiodati a un gigantesco pannello appeso nella sala mensa, proprio come il povero Fantozzi nel celebre film. Era un modo umoristico per incentivare gli studenti a impegnarsi di più nei loro studi, anche se si rivelava un po’ estremo.
La Filosofia di Fantozzi
La Storia di Paolo e i Crediti Formativi
Un giovane architetto, di nome Paolo, amava passare il tempo a giocare con il suo smartphone invece di studiare diligentemente. Il tempo volava, e quando si rese conto che il termine per completare i crediti formativi si stava avvicinando, si trovò in grande difficoltà. Un giorno, mentre era intento a scrollare il suo feed di social media in mensa, sentì un rumore insolito provenire dalla stanza accanto. Decise di indagare e, aprendo la porta, si trovò di fronte a un pannello con una serie di studenti "crocifissi" in posizioni assurde. C’era persino un ragazzo che sembrava un clone di Fantozzi, inchiodato con un’espressione di sconcerto sul viso.
Paolo rimase senza parole, ma l’immagine surreale lo fece scattare in modalità di studio intensivo. Si rese conto che se non avesse completato i suoi crediti formativi, avrebbe rischiato la stessa sorte. Decise di mettersi al lavoro immediatamente, abbandonando gli svaghi virtuali e concentrando tutte le sue energie sui libri e sui progetti. I giorni si trasformarono in notti senza fine. Paolo si rinchiudeva nella sua stanza, divorando testi e disegnando progetti come un pazzo. I suoi coinquilini lo sentivano mormorare formule e teorie di ingegneria mentre cercava disperatamente di recuperare il tempo perduto. La tensione era palpabile mentre si avvicinava la data fatidica.
Paolo si svegliò la mattina dell’ultimo giorno con gli occhi arrossati e il cervello affaticato. Aveva studiato così intensamente che temeva di diventare un libro di testo ambulante. Senza nemmeno prendersi il tempo di fare colazione, Paolo si precipitò all’università. La sala esami era gremita di studenti ansiosi, molti dei quali con occhiaie profonde come lui. Mentre si siedeva alla sua scrivania, Paolo provò una miscela di terrore e determinazione. Non voleva essere inchiodato a nessun pannello. Quando l’orologio segnò l’inizio dell’esame, Paolo rispose alle domande con una sicurezza sorprendente. Aveva assimilato tutto il materiale durante le sue lunghe notti di studio. Le formule danzavano nella sua mente come ballerine coordinate. Alla fine dell’esame, Paolo si sentiva esausto ma soddisfatto. Aveva dato il massimo, e adesso era nelle mani del destino. Teneva il respiro mentre apriva il messaggio. Ma a sua grande gioia, scoprì che aveva superato l’esame con una brillantezza sorprendente. Aveva ottenuto abbastanza crediti per completare il triennio!
Paolo esultò di gioia e si rese conto di aver scongiurato la "Crocifissione alla Mensa". Era riuscito a superare l’ostacolo e a dimostrare a se stesso e a tutti gli altri che il suo impegno poteva essere premiato. Da quel giorno, Paolo decise di non prendere più alla leggera i suoi studi. Non voleva rischiare di diventare l’eroe involontario di un altro pannello "crocifisso". Sapeva che l’architettura e l’ingegneria richiedevano dedizione e impegno costanti, e avrebbe fatto del suo meglio per essere un professionista di successo. E così, la storia della "Crocifissione alla Mensa" divenne solo un ricordo lontano, un aneddoto divertente da raccontare ai nuovi studenti.
La "Crocifissione" di Fantozzi nei Film
Nei film di Fantozzi, il tema della crocifissione appare anche in contesti diversi dalla sala mensa, spesso come esito tragicomico di vicende surreali e disgraziate.
Fantozzi e la Storia: Un Cammino di Umiliazioni
In una delle sue epiche cavalcate attraverso la storia, Fantozzi subisce ogni genere di angherie e vessazioni. Dopo aver inventato una serie di strumenti ed utensili (tra cui la ruota) che non saranno compresi dai suoi simili del periodo, Fantozzi si ritrova in varie epoche storiche. Arrivato alle mura di Atene, cozzandoci contro, non si ricorderà se la battaglia di Maratona è stata vinta o perduta, ed è costretto a tornare indietro per informarsi, per poi ritornare ancora ad Atene. In un altro momento, è l'attendente del leggendario Barone Manfred Albrecht von Richthofen, meglio conosciuto come "Barone Rosso". Alla fine, Fantozzi finirà crocefisso sul Golgota, essendo scambiato dai romani per un ladrone, nel mentre della consegna di una croce fatta da Filini. Ciò lo porta a una fine simbolicamente dolorosa, un'ennesima umiliazione nella sua sfortunata esistenza.

Sacre Rappresentazioni e Crocifissione di Gesù
Al di fuori dell'universo di Fantozzi, il tema della crocifissione rivive in contesti religiosi, come le tradizionali Via Crucis che spesso cercano di attualizzare il messaggio evangelico.
La Via Crucis Attualizzata di Arcole
Il protagonista di una di queste scene è stato il parroco di Arcole, don Diego Castagna, che sabato sera, vigilia della domenica delle Palme, si è prestato a rappresentare Gesù Cristo, come già aveva fatto lo scorso anno. Lo hanno percosso, incatenato, flagellato, gli hanno posto sul capo una corona di spine e lo hanno crocifisso.
La seconda Via Crucis attualizzata si è avviata dall’oratorio, dov’è avvenuta la chiamata dei discepoli e la sequela dei primi apostoli, con i presenti che portavano in mano una candela accesa. Sono seguite quattro scene con altrettanti incontri tra Cristo e altri protagonisti dei vangeli, interpretati dai giovanissimi. Nello spazio dietro al campanile si è iniziato dall’incontro tra Gesù e il lebbroso, scena sull’emarginazione sociale. In corte Mancassola si è assistito all’incontro tra Gesù e l’adultera, con gli uomini pronti a lapidarla, la scena che ha richiamato la violenza contro le donne. Dentro corte Coeli, a un pozzo vero, Gesù ha dialogato con la Samaritana che ha offerto l’acqua, ma non sapeva da quale dei suoi cinque mariti tornare, scena su chi giudica troppo facilmente l’altro e sul perdono, unica via di salvezza e di cambiamento sociale. Quindi dentro corte Ferroli c’è stato l’incontro tra Gesù e Nicodemo che ha interrogato Cristo di notte, la scena sul tema amato da Maffeo del riconoscersi inferiori a Dio, a non sentirsi onnipotenti.
All’ingresso della casa di riposo, Gesù è stato giudicato da Pilato: di seguito lo hanno vestito con un mantello porpora, gli hanno messo in mano una canna ed è stato incoronato con la corona di spine. L’ultimo atto si è svolto sul sagrato della chiesa, diventato il Golgota. Qui c’è stata la crocifissione del sacerdote, spogliato delle vesti; la croce di legno è stata issata con delle funi. Davanti a questa scena c’erano le pie donne in lacrime. È suonata anche la campana da morto.
Ma la sacra rappresentazione di Maffeo non è finita qui. È intervenuto in scena Giuseppe D’Arimatea che, senza timore di essere giudicato seguace di Gesù, ha fatto deporre dalla croce il parroco, lo ha avvolto in un lenzuolo bianco e di peso, insieme ad alcuni aiutanti, l’ha portato lungo la scalinata e quindi deposto nel sepolcro, rappresentato dalla chiesa. Al posto del macigno, Giuseppe D’Arimatea ha chiuso la porta della chiesa, dove si vivranno le liturgie della settimana santa.
Simboli di Salvezza e Illuminazione
In ciascuna delle otto stazioni, una ragazza ha preso dal luogo dove ci si trovava un’ancora e un ragazzo una lanterna. Le otto ancore e le otto lanterne sono state poste alla fine ai piedi del crocifisso. Spiega Maffeo Burati: «Le ancore sono simboli di salvezza, lanciate all’uomo per redimersi. Quelle ancore che gettano in mare dai piroscafi, dai gommoni e dai barconi di immigrati in cerca di un porto dove attraccare, pronto ad accoglierli. «A illuminare gli uomini c’è il faro, rappresentato dalla lanterna», aggiunge Maffeo, «che illumina i cuori e rischiara le tenebre che offuscano le menti dai mali di oggi, dall’odio e dalle paure».

L'Eredità di Fantozzi e l'Interpretazione di Gianni Fantoni
Cinquant'anni fa, il 27 marzo 1975, usciva nelle sale italiane il film "Fantozzi" con la regia di Luciano Salce, primo di una saga di dieci pellicole. Gianni Fantoni è l’erede designato, per vocazione, di Paolo Villaggio. È l’attore che con tutta la propria forza, in un percorso durato anni, è riuscito a tradurre l’epopea del ragionier Ugo Fantozzi in uno spettacolo teatrale che ha riscosso un successo importante, con una cinquantina di repliche solo nella prima stagione; altre date presto seguiranno.
Il Rapporto con Paolo Villaggio
Fantoni ha pubblicato nel 2023 il libro “Operazione Fantozzi”, edito da Sagoma, un titolo che racchiude non solo il viaggio difficilissimo verso lo spettacolo teatrale “Fantozzi, una tragedia” ma anche la nascita del rapporto personale fra l’attore ferrarese e Villaggio. “Lei mi domanda se ho mai avuto timore di affrontare un personaggio come Fantozzi? Le rispondo che mi sono tremati i polsi a lungo, pensavo che sarei stato crocifisso in sala mensa. Invece sono rimasto piacevolmente sorpreso dalle critiche positive, unanimi, per uno spettacolo drammatico che fa ridere. Come era Fantozzi nei libri di Paolo Villaggio, una maschera talmente drammatica da far ridere”.
L’incontro con Fantoni avviene nella sua città, nella Factory Grisù, un polo culturale di 4.000 metri quadrati nato dalla riqualificazione della vecchia caserma dei vigili del fuoco, oggi luogo destinato a ospitare chi lavora nel campo della creatività e chi in questo mondo prova a entrarci. Indossa una felpa con l’illustrazione di Marco Lodola per il libro. “Non è in commercio - ti spiega - è un mio regalo per la compagnia dello spettacolo”.
La Sfida di Interpretare Fantozzi
Come si legge nel libro, Fantoni ha avuto con Paolo Villaggio un rapporto che si è protratto nel tempo, attraverso incontri casuali e altri fortemente voluti. Ha capito di essere il suo erede nel ruolo di Fantozzi quando ha firmato il contratto per la cessione dei diritti teatrali, il 16 marzo del 2016. Con lui non si era mai sicuri di nulla, anche i suoi punti fermi in realtà erano mobili. Nel libro racconta delle difficoltà immense affrontate nel produrre lo spettacolo, ma calarsi nel ruolo per diventare Fantozzi non è stato difficile: in realtà gli è bastato interpretare quello che aveva scritto Villaggio, avendolo "dentro da anni". È stato più difficile lavorare sulla parte drammatica, convincendosi di essere capace di fare il drammatico, perché quello di Fantozzi è un ruolo realmente drammatico. Il rischio di buttare tutto in caciara era alto.
Villaggio era una persona difficile da affrontare. Fantoni lo apprezzava per la sua cattiveria, spudorata e quindi innocua. Certo però che durante alcune telefonate Fantoni si è domandato come si era andato a ficcare in una situazione del genere. Come quando Villaggio gli aveva chiesto di chiamarlo tutti i giorni per ricordargli il loro appuntamento, e il giorno fissato non si era fatto trovare. Fantoni si è ridotto ad aspettarlo sotto casa come un Pacciani qualsiasi nascosto in un cespuglio. Villaggio è comparso con una borsa di latticini in mano, ha fatto finta di non sapere chi fosse e ha detto: ‘Vabbè, sei qui, sali’. La loro intesa è stata il frutto di un momento azzeccato: se con il progetto teatrale si fossero incrociati 5 minuti prima o 5 minuti dopo non gli avrebbe dato retta. Invece in quel preciso istante si erano create le condizioni.

Dopo la Scomparsa di Villaggio
Villaggio è morto nel 2017. La sua scomparsa ha rappresentato per Fantoni soprattutto la grande impossibilità di parlargli ancora. Stare in una stanza insieme a lui era qualcosa che avrebbe fatto ancora, anche se era difficile rapportarsi fisicamente a uno come lui. Dopo tanti ragionamenti gli dispiace che non abbia potuto vedere lo spettacolo. Gli diceva che l’avrebbe fatto tornare a vivere; per un artista è fondamentale avere sempre un progetto. Fantoni è andato alla camera ardente ed era irreale vederlo là, lui che aveva sempre scherzato sulla morte. Al funerale di Monicelli aveva parlato a lungo, facendo divertire tanto. Per fortuna ci restano tante cose di lui, alcune riuscite, altre meno.
La Realizzazione dello Spettacolo Teatrale
Alla fine, dopo un percorso infinito e il covid, per realizzare lo spettacolo è stato decisivo l’incontro con il regista Davide Livermore. È stata una reciproca intuizione. Lui si era messo in contatto con la figlia di Villaggio, Elisabetta, apprendendo che i diritti teatrali di Fantozzi erano diventati di Fantoni. Si sono intesi subito, sono coetanei con un vissuto simile. Dopo un anno e mezzo hanno cominciato a lavorare con Porcheddu e Sciaccaluga sul copione, al quale ha collaborato anche Fantoni. Lo spettacolo si è rivelato un successo, come risulta dal riscontro del pubblico. Dal debutto in poi lo hanno modificato in corsa, riducendolo a un po’ meno di due ore, e se Gesù Bambino li assiste ne faranno anche un secondo; il materiale originario è tantissimo.
Al momento della Corazzata Potemkin Fantoni coinvolge il pubblico invitandolo a gridare “è una cagata pazzesca”. E il pubblico risponde sempre. Hanno preso il materiale dai libri e nei libri la scrittura di Villaggio era talmente forte che non se ne rendeva conto nemmeno lui. E si ride ancora. Oggi invece la qualità della scrittura è in caduta libera, i film per le piattaforme sono una forma d’arte compressa, sempre stesse inquadrature per prodotti standard. Sono rimasti i francesi a fare film su storie minimali che sembrano grandi, in Italia si fanno film minimali che restano tali.
Fantozzi ha ancora una sua attualità? La maschera di Fantozzi travalica la sua esistenza fisica. Ci sono tanti Fantozzi anche adesso e stanno peggio di quelli di prima. Sono i rider, almeno Fantozzi aveva uno stipendio fisso e ci manteneva la famiglia. Oggi si è licenziato da un algoritmo. Non è cambiato nulla in meglio, solo in peggio.
Attorno a Fantozzi ci sono attori che hanno fatto la loro fortuna nei ruoli di caratteristi. Fantoni ha incrociato Milena Vukotic, una gran signora di altri tempi, anche in televisione con “Un medico in famiglia”. Plinio Fernando (che interpretava Mariangela, figlia di Fantozzi) forse lo incontrerà il 27 marzo al cinema Barberini, dove debuttò il film di cui sarà fatta una riedizione.
La prima volta che incontrò Villaggio gli fu presentato da Ricci (l’ideatore di Striscia la notizia). Disse a Villaggio che lo imitava e lui gli chiese di fargli sentire come faceva. Gli diede consigli per la voce narrante, come la usava lui nei film. Gli disse che doveva farla più nasale; alla fine erano in due, lui e Villaggio, a fare la stessa voce.
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