Nello studio della musica vocale, la disamina approfondita del testo impiegato va considerata premessa irrinunciabile alla comprensione dell’oggetto musicale e lo è tanto più nel caso del canto gregoriano, non solo in virtù dello stretto rapporto tra parola e musica, ma innanzitutto in considerazione della sua collocazione liturgica. A dispetto dell’abitudine oggi assai diffusa di considerare gli inserti musicali della liturgia mero intermezzo, la mole di studi che ha seguito la renaissance gregoriana dei monaci benedettini di Solesmes ha messo in luce la funzione eminentemente esegetico-liturgica dei canti gregoriani.

Il progetto testuale nel repertorio gregoriano
Il repertorio gregoriano - specialmente i canti del proprium missae appartenenti al cosiddetto “fondo primitivo” - non si limita ad amplificare o adornare il testo sacro, ma mira, attraverso strategie testuali, compositive e di fraseggio, a darne interpretazione. Come ricordano Rampi e De Lillo, «la composizione testuale equivale a una sorta di predisposizione tesa a realizzare una efficace presentazione con gli strumenti propri dell’arte retorica» e «il testo biblico, considerato a partire dalla sua materialità, subisce un primo fondamentale orientamento di carattere letterario che produce ripercussioni significative in ambito compositivo».
Ogni canto andrebbe studiato non solo a partire dalla sua specifica collocazione nella messa del giorno, ma anche in considerazione del suo Tempo liturgico. A partire dalla fonte scelta (salterio, Antico o Nuovo Testamento), il progetto testuale può essere ricondotto a quattro tecniche fondamentali:
- Estrapolazione: selezione di una porzione di testo per metterne in rilievo il significato cristologico.
- Aggiunta o omissione: pratica che permette alla liturgia di «forzare» lo «sta scritto» per ottenerne una comprensione più profonda. Esempio noto è l'antifona Quinque prudentes virgines, dove l'aggiunta di Christo Domino esplicita l'interpretazione della parabola.
- Centonizzazione: termine che deriva dal latino cento (panno formato da pezzi cuciti insieme). Dal punto di vista testuale, mira a ricondurre al testo musicato tutti gli aspetti fondamentali della fonte scelta, come avviene nel communio della quinta settimana di Quaresima.
- Rielaborazione: modifica sostanziale della fonte originale per orientare il messaggio verso nuove prospettive, come nell'introito Populus Sion, trasformato da invocazione di vendetta in un messaggio di salvezza universale.

L'eredità di Fulvio Rampi
La figura di Fulvio Rampi rappresenta un punto di riferimento fondamentale nella musicologia italiana. Il suo lavoro ha indicato una strada esigente: quella di un canto che non si misura sul consenso immediato, ma sulla sua verità liturgica, musicale e testuale. Rampi ha costantemente richiamato a una verità essenziale: il canto gregoriano non è un repertorio da eseguire, ma una lingua da apprendere.
Il suo contributo, culminato in opere come Nella mente del notatore. Semiologia gregoriana a ritroso, ha lasciato una responsabilità aperta: in molti contesti ecclesiali, il gregoriano continua a essere presente più come pratica che come consapevolezza. Si canta, ma non sempre si conosce; si esegue, ma non sempre si comprende. La sua eredità è una scuola di rigore, fedeltà alle fonti e intelligenza musicale.