Le scelte di fede possono condurre le persone su percorsi inaspettati, portandole a riconsiderare convinzioni profondamente radicate. Quella che segue è la toccante testimonianza di due sorelle, Felisa e Araceli, cresciute in una famiglia cattolica molto devota in Spagna, e del loro sorprendente cammino dalla vita conventuale alla fede dei Testimoni di Geova.
Le Radici Cattoliche e l'Infanzia Difficile in Spagna
Araceli ricorda con dolore le parole che le rivolse sua sorella minore anni fa: “SMETTILA!”, mi gridò Araceli, mia sorella minore. “Non voglio saperne nulla della tua religione. Solo a sentirne parlare mi si rivolta lo stomaco. Ti odio!” Ancora oggi, a 91 anni, ricordo quanto mi fecero male quelle parole.
Felisa racconta la loro origine familiare: “Vengo da una famiglia molto devota. Tredici dei nostri parenti erano preti o membri di qualche ordine religioso cattolico. Un cugino di mia madre, un prete che insegnava in una scuola cattolica, venne addirittura beatificato da papa Giovanni Paolo II.” Nonostante la profonda religiosità, la loro era una famiglia umile: “Mio padre era un fabbro e mia madre lavorava nei campi.”

La Spagna dell'epoca era segnata da grandi difficoltà: “Quando avevo 12 anni, scoppiò la guerra civile spagnola. Dopo la guerra mio padre venne imprigionato. Il regime dittatoriale non vedeva di buon occhio le sue idee liberali.” La situazione economica era critica: “Mia madre riusciva a stento a mantenere la famiglia, così una sua amica le suggerì di mandare le mie tre sorelle minori - Araceli, Lauri e Ramoni - in un convento di Bilbao, in Spagna.”
La Vita nel Convento: Aspirazioni e Prime Delusioni
Araceli, a quel tempo, aveva solo 14 anni, Lauri 12 e Ramoni 10. “Fu molto difficile separarci dalla nostra famiglia. A Bilbao facevamo lavori di pulizia. Due anni dopo le suore ci trasferirono a Saragozza, in un convento più grande in cui ci si prendeva cura delle persone anziane.”
Anche Felisa fu inviata in convento: “Quando le mie sorelle andarono a Saragozza, mia madre e mio zio, che era prete, decisero che anch’io sarei andata a lavorare in quel convento. Pensavano che questo spostamento mi avrebbe tenuto lontana da un ragazzo che era interessato a me. Dato che ero molto religiosa, l’idea di trascorrere un periodo in convento non mi dispiaceva affatto.” Tuttavia, le aspettative di Felisa si scontrarono con la realtà: “Le suore non fecero niente per alimentare il mio desiderio di servire Dio all’estero, e la vita in convento mi faceva sentire in prigione. Così un anno dopo decisi di tornare a casa per prendermi cura di mio zio, il prete. Oltre a sbrigare le faccende di casa, tutte le sere recitavo con lui il rosario.”
L'esperienza di Araceli e l'abbandono del velo
Araceli, invece, proseguì nella vita religiosa: “Nel frattempo la situazione in convento per me e le mie sorelle cambiò. Dopo che ebbi preso i primi voti, le suore decisero di separarci. Ramoni rimase a Saragozza, Lauri andò a Valencia e io venni mandata a Madrid, dove confermai i voti.” Nonostante l'impegno, la vita conventuale non rispondeva alle sue attese: “Francamente pensavo che la vita di una suora sarebbe stata più gratificante. Avrei tanto desiderato leggere e capire la Bibbia. Nessuno, però, parlava di Dio e Gesù, e non leggevamo affatto la Bibbia. Ci limitavamo a imparare un po’ di latino, a studiare le vite dei ‘santi’ e a venerare la Madonna.”

La delusione di Araceli crebbe fino a diventare irrequietezza: “Iniziai a essere irrequieta e ne parlai con la madre superiora. Le dissi che dal mio punto di vista non aveva senso lavorare duramente per riempire le tasche degli altri mentre la mia famiglia aveva bisogno di aiuto.” La reazione fu drastica: “Per tre volte le suore mi rimisero ‘in libertà’ per vedere se fossi ancora decisa ad andarmene. Vedendo quanto fossi determinata, mi dissero di dichiarare per iscritto: ‘Vado via perché preferisco servire Satana anziché Dio’.” Araceli fu scioccata da tale richiesta: “Quella richiesta fu uno shock e, nonostante fossi disposta a tutto pur di lasciare il convento, non avrei mai potuto scrivere quelle parole.”
Alla fine, riuscì a ottenere un'opportunità di cambiamento: “Infine chiesi di parlare con un confessore e gli raccontai ciò che era accaduto. Lui dispose che la diocesi mi trasferisse di nuovo al convento di Saragozza da cui provenivo. Vi trascorsi alcuni mesi, poi mi fu permesso di andar via.”
La Ricerca della Verità e l'Incontro con i Testimoni di Geova
La Conversione di Felisa
Dopo aver lasciato il convento, Felisa si sposò e si trasferì in Cantabria, continuando a praticare la religione cattolica: “In seguito mi sposai e mi trasferii in Cantabria. Andavo ancora a messa regolarmente e una domenica ascoltai un annuncio dal pulpito che mi colse di sorpresa. Io non ne avevo una copia, ma ne volevo subito una.” Quella copia le fu offerta da due Testimoni di Geova. “Guarda caso, qualche giorno dopo due Testimoni bussarono alla mia porta e mi offrirono il libro ‘proibito’. La verità toccò subito il mio cuore.”

Fu una svolta profonda per lei: “La devozione che avevo per la mia religione si trasformò in profondo amore per Geova e zelo per il ministero. Mi battezzai nel 1973. Sebbene le opportunità di parlare della verità con la mia famiglia fossero poche, cercai di farlo il più possibile.”
Il Cammino di Araceli verso la Nuova Fede
Le esperienze negative nel convento avevano lasciato Araceli amareggiata. “Continuavo comunque ad andare a messa la domenica e a recitare ogni giorno il rosario. Avevo ancora il forte desiderio di capire la Bibbia, e chiedevo a Dio di aiutarmi.” Tuttavia, inizialmente era scettica riguardo alla nuova fede della sorella: “Ciò nonostante, quando mia sorella Felisa mi parlava delle sue nuove convinzioni, lo faceva con un tale trasporto da sembrarmi una fanatica.”
Con il tempo, le sue convinzioni cambiarono: “Dopo qualche anno tornai a Madrid per lavoro e mi sposai. Col tempo diventai molto scettica. Mi resi conto che le persone che andavano regolarmente a messa non mettevano in pratica gli insegnamenti dei Vangeli. Così smisi di andare in chiesa. Non credevo più nei ‘santi’, nella confessione e nell’inferno. Mi sbarazzai anche di tutte le immagini religiose che avevo. Non sapevo se stavo facendo la cosa giusta. Mi sentivo delusa, eppure continuavo a chiedere a Dio: ‘Io voglio conoscerti. Aiutami!’”
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Nonostante la sua apertura, Araceli inizialmente resistette ai Testimoni: “I Testimoni di Geova avevano bussato alla mia porta tante volte, ma io non avevo mai aperto.” Il cambiamento avvenne anche grazie alle sue altre sorelle: “All’inizio degli anni ’80 anche mia sorella Lauri, che viveva in Francia, e mia sorella Ramoni iniziarono a studiare la Bibbia con i Testimoni. Pensai che fossero state raggirate, proprio come Felisa.” Infine, un'amicizia la spinse a studiare: “Poi conobbi una mia vicina, Angelines, che divenne una mia cara amica. Anche lei era Testimone di Geova. In tante occasioni Angelines e suo marito mi proposero di studiare la Bibbia: si rendevano conto che il mio scetticismo era solo una facciata e che avevo una grande sete di conoscenza della Bibbia. Alla fine dissi loro: ‘Va bene. Ma accetterò di studiare con voi solo se mi permetterete di usare la mia Bibbia’.”
Il Ministero e la Riconciliazione Familiare
Felisa riflette sul suo impegno nel ministero: “Quando mi battezzai nel 1973, c’erano circa 70 Testimoni a Santander, capoluogo della Cantabria. Avevamo un vasto territorio, quindi viaggiavamo in autobus e in seguito in macchina per predicare in tutta quella provincia. Negli anni ho avuto il privilegio di studiare la Bibbia con molte persone, e 11 di queste si sono battezzate. Erano quasi tutte di religione cattolica.” Comprendendo le difficoltà degli altri, ha sviluppato pazienza: “Dato che un tempo anch’io ero stata una fervente cattolica, sapevo che dovevo avere pazienza ed essere comprensiva: per staccarsi da credenze molto radicate avevano bisogno di tempo. Perché potessero riconoscere la verità, la Bibbia e lo spirito santo di Geova dovevano toccare il loro cuore (Ebr. 4:12).”
Araceli trovò pace nella sua nuova fede: “Quando iniziai a studiare la Bibbia con i Testimoni, ero molto diffidente. Con il passare delle settimane, però, mi resi conto che i miei sentimenti di amarezza erano svaniti. Ciò che mi colpì di più dei Testimoni fu il fatto che mettevano in pratica quello che predicavano. Alla fine la fede prese il posto dello scetticismo, e mi sentii molto più felice.” Araceli espresse la sua gratitudine: “Ricordo di aver pregato dicendo: ‘Grazie, Geova, per non aver perso le speranze con me e per avermi dato così tante opportunità di trovare quello che stavo cercando, la vera conoscenza della Bibbia’.”
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Importante fu anche la riconciliazione con la sorella: “Chiesi a mia sorella Felisa di perdonarmi per le aspre parole che le avevo rivolto. I nostri litigi si trasformarono in vivaci conversazioni sulla Bibbia.”
Riflessioni e Continuo Impegno
A 91 anni, Felisa continua a riflettere sulla sua vita: “Ora, a 91 anni, sono vedova e non ho più le energie di una volta.” Per Araceli, la sua esperienza passata come suora è uno stimolo per il ministero: “Mi piace dare testimonianza a tutti i preti e le suore che incontro nel ministero, forse perché un tempo anch’io sono stata una suora. Ho dato molte pubblicazioni a queste persone e ho avuto con loro alcune conversazioni interessanti.”
Un episodio in particolare le è rimasto impresso: “Mi ricordo che una volta un prete, dopo diverse visite, mi disse: ‘Araceli, sono pienamente d’accordo con lei, ma alla mia età dove vuole che vada? Cosa direbbero i miei parrocchiani? E la mia famiglia?’ Io gli risposi: ‘E Dio, cosa dirà?’ Lui capì che avevo ragione e per questo si rattristò.”
Anche suo marito abbracciò la fede dei Testimoni di Geova: “Un momento speciale della mia vita che ricordo con molto piacere fu quando mio marito mi disse per la prima volta che voleva venire con me a un’adunanza. Anche se aveva più di 80 anni, da allora non ne ha persa una. Ha studiato la Bibbia ed è diventato un proclamatore non battezzato. Ho dei ricordi bellissimi di quando andavamo insieme in predicazione.”

Felisa conclude la sua testimonianza con una nota di gioia per l'unità ritrovata con le sue sorelle: “Una delle più grandi gioie che ho avuto nella vita è stata vedere le mie tre sorelle minori, che inizialmente mi facevano molta opposizione, diventare mie sorelle spirituali. Che bello stare insieme a parlare del nostro amato Dio, Geova, e della sua Parola!”