La Conferenza Episcopale Italiana (CEI) rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la Chiesa cattolica in Italia. La sua storia è costellata di figure di spicco che hanno guidato l'episcopato italiano attraverso epoche di grandi cambiamenti sociali, politici ed ecclesiali. Questa retrospettiva esplora i principali ex presidenti della CEI, tracciandone i percorsi e i contributi.

Le Origini e i Primi Anni della CEI
I primi conventus episcoporum ("riunioni di vescovi") di carattere non conciliare né sinodale ebbero inizio nel 1830 in Belgio, per poi essere introdotti in Germania nel 1848. In Italia, le Conferenze episcopali regionali vennero istituite nel 1889 dalla Congregazione dei Vescovi e Regolari, a parte alcuni isolati incontri dell'episcopato lombardo, napoletano e di poche altre province.
La prima riunione della Conferenza Episcopale Italiana si tenne a Firenze, in un pensionato universitario delle Suore Francescane dell'Immacolata. Da subito l'assemblea della Conferenza, all'inizio rappresentativa dei soli vescovi italiani, divenne l'organo centrale della nuova istituzione. La costituzione della Conferenza Episcopale Italiana risale al 1946, ma le prime riunioni si svolsero nel 1952 e nel 1953, con la riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali regionali a Pompei nel gennaio 1955. È dall'incontro dei vescovi italiani a Roma che nasce la CEI come la intendiamo oggi.
Un aspetto rilevante nella storia della Chiesa italiana postunitaria è stata la divaricazione tra quadro geografico e realtà ecclesiale nell'Italia unita. Per un lungo periodo, mancò per l'Italia religiosa un punto di riferimento unitario, un centro di aggregazione capace di approfondimenti, proposte, sintesi e indirizzi misurati sul contesto della situazione nazionale e fortemente caratterizzato da una vivida coscienza civile e politica. Ne è riprova l'assenza di concili nazionali, nonostante un'intensa attività sinodale a livello diocesano. Anche l'istituzione delle Conferenze episcopali regionali non si discostava dai modelli particolaristici e dagli assetti gravitazionali subnazionali.
I Presidenti della CEI: Una Successione di Figure Carismatiche
Il primo a guidare la CEI dal 1954 al 1959 fu il porporato più anziano di nomina. A lui successe l'arcivescovo di Genova Giuseppe Siri, confermato nell'incarico nel 1962. Dal 1965 fu Luigi Traglia, provicario di Roma, a presiedere la CEI, seguito nel febbraio 1966 dall'arcivescovo di Venezia Giovanni Urbani, il quale venne confermato per un secondo triennio nel febbraio 1969. Dopo la morte prematura del Cardinale Giovanni Urbani nel settembre 1969, la presidenza della Conferenza Episcopale Italiana venne assunta nell’ottobre successivo dal Cardinale Antonio Poma, arcivescovo metropolita di Bologna.
Il Cardinale Antonio Poma (1969-1979)
Il Cardinale Poma ha guidato i Vescovi italiani per quasi 10 anni, lasciando la presidenza della CEI nel maggio 1979. Durante il suo mandato, è stato confermato per un ulteriore triennio sia nel 1972 che nel 1975.
Il Cardinale Anastasio Alberto Ballestrero (1979-1985)
Al posto del Cardinale Poma, venne scelto l’Arcivescovo di Torino Anastasio Alberto Ballestrero, carmelitano scalzo, che sarebbe diventato Cardinale di Santa Romana Chiesa un mese dopo, nel primo concistoro convocato da Papa Giovanni Paolo II. Il Cardinale Ballestrero lasciò la presidenza della Conferenza Episcopale Italiana all’inizio di luglio del 1985.
Il Cardinale Ugo Poletti (1985-1991)
Il Papa scelse quale successore del Cardinale Ballestrero il suo “braccio destro” a Roma: il Cardinale Vicario Ugo Poletti.
Il Cardinale Camillo Ruini (1991-2007)
Nel marzo 1991 Giovanni Paolo II scelse per la carica di Presidente della Conferenza Episcopale Italiana il suo Pro-Vicario Generale per la Diocesi di Roma e Segretario Generale uscente, l’Arcivescovo Camillo Ruini, che nel giugno successivo sarebbe diventato Cardinale di Santa Romana Chiesa. Il Cardinale Ruini, confermato anche da Benedetto XVI, lasciò la presidenza nel marzo 2007.
Gli Anni di Formazione e il "Ruinismo"
Nell’autunno 1978, Karol Wojtyla ricevette, insieme al pallio pontificale, anche la primazia sulla Chiesa italiana, in una congiuntura tra le più difficili della storia repubblicana. La DC, il partito a cui la Chiesa aveva affidato la tutela dei propri interessi, stava conoscendo una crisi di credito senza precedenti, manifestata dalla legge 194/1978 che introduceva l’aborto e dalle dimissioni del Presidente della Repubblica Leone.
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Le riflessioni di Aldo Moro, redatte durante la prigionia, mettevano in luce una mutazione nei rapporti tra la Chiesa italiana e la DC, evidenziando un «indubbio poderoso cambiamento di personale dirigente a diversi livelli» e un «legame con la Chiesa afflosciato». Moro preconizzava la nascita di una «terza» o «quarta» DC, in cui sarebbe tramontata l'ispirazione religiosa.
Il dibattito sulla DC e sul suo ruolo in una società secolarizzata era stato accelerato dal referendum sul divorzio del 1974. Un momento di confronto significativo su questo tema si ebbe con il primo Convegno ecclesiale nazionale dedicato a Evangelizzazione e promozione umana del 1976. È in questa sede che don Camillo Ruini si ritagliò per la prima volta uno spazio di visibilità a livello nazionale, intervenendo nella commissione di studio sull'impegno politico dei cattolici. L'approccio di Ruini manteneva come asse l’imprescindibilità della DC, ritenendo la sua laicizzazione un fatto positivo, ma la Chiesa doveva continuare a sostenere il partito con una «indicazione non vincolante» a suo favore.
Camillo Ruini nacque a Sassuolo nel 1931. La sua formazione si svolse inizialmente all'interno della diocesi di Reggio Emilia, in un ambito fortemente plasmato dalla preponderanza del Partito comunista italiano. A diciassette anni maturò la sua vocazione sacerdotale e tra il 1949 e il 1957 proseguì gli studi a Roma, risiedendo presso il prestigioso Collegio Capranica e frequentando l'Università Gregoriana, dove conseguì la licenza in Filosofia e il dottorato in Teologia. Alla Gregoriana stabilì rapporti intensi con Juan Alfaro, Ludwig Naber e Ludwig Hertling.
Ordinato sacerdote nel 1954, dopo il rientro a Reggio Emilia iniziò una lunga attività di docenza e affiancò altre mansioni, come l’incarico di assistente diocesano dei Laureati cattolici e delegato vescovile per l’Azione cattolica. Ruini partecipò attivamente all'ambito politico, proponendosi come formatore di una nuova leva di quadri, coinvolgendo i giovani cattolici reggiani in un fitto calendario di incontri e campi di studio, culminati nell'autunno 1974 con l'esperienza degli Studenti democratici. L’organizzazione nacque per contrastare la forza delle liste di sinistra nelle scuole superiori e l'egemonia di Comunione e Liberazione a Reggio Emilia, verso la quale don Ruini palesò una strutturale avversione.
La nomina a vescovo ausiliare e co-vicario di Reggio Emilia-Guastalla il 16 maggio 1983 segnò il fisiologico sigillo al suo brillante percorso. La crescita d’autorità di Ruini andò di pari passo con un’azione rivolta a porre un freno alle punte più avanzate del cattolicesimo postconciliare operanti nella diocesi, in coerenza con quanto avvenuto durante i pontificati di Paolo VI e Giovanni Paolo II. Questo posizionamento, unito a un interventismo crescente nelle vicende della DC, che lo vide sempre più solidale con gli orientamenti della corrente forlaniana, fu evidente durante il sinodo diocesano del 1984.

Il Cardinale Angelo Bagnasco (2007-2017)
Il Cardinale Ruini lasciò la presidenza nel marzo 2007 all’Arcivescovo metropolita di Genova, Monsignor Angelo Bagnasco, che ricevette la porpora nel novembre successivo da Benedetto XVI. Il Cardinale Bagnasco ha guidato la CEI per due mandati quinquennali ed è stato confermato da Papa Francesco nel 2013.
Il Cardinale Gualtiero Bassetti (2017-2022)
La svolta nella modalità di scelta del Presidente della CEI arrivò nel 2017, quando il Papa decise che i vescovi riuniti in Assemblea Generale avrebbero dovuto presentare al Pontefice una terna di candidati. La prima volta con il nuovo metodo, nel maggio 2017, i Vescovi italiani presentarono a Francesco i nomi del Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve; del Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo metropolita di Agrigento e del Vescovo di Novara, Monsignor Franco Giulio Brambilla. Papa Francesco scelse il Cardinale Bassetti.
Sotto la guida paterna del cardinale Gualtiero Bassetti, la Chiesa ha iniziato il cammino sinodale nell’autunno del 2021, un percorso di "camminare insieme" che riscopre la sinodalità come "chiesa in uscita, con le porte aperte".
Il Cardinale Matteo Zuppi (2022-presente)
Il Cardinale Matteo Zuppi è stato nominato dal papa presidente della Conferenza episcopale italiana. Già dalle prime mosse, il suo indirizzo pastorale sembra chiaro: sostenere i valori della Chiesa senza mai perdere di vista le richieste d'aiuto della società. Zuppi ha sottolineato l'importanza di una "Chiesa nella città non è un fortino distante dalla strada, ma è una presenza prossima, oserei dire materna". Ha anche affermato di non aver paura "di tutto ciò che è umano, non è questo il pericolo che ci minaccia, quanto piuttosto il credersi puri, perché non ci sporchiamo le mani".
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Il cardinale Zuppi sembra determinato a condurre la Chiesa italiana sulla strada della sinodalità e dell'apertura. Ne ha dato prova in uno dei suoi primi atti: la lettera che in occasione della festa della Repubblica ha rivolto a tutti i servitori dello Stato. Nella missiva, ha invitato ad amare la cosa pubblica, la politica e a valorizzare il lavoro dei servitori dello Stato, riconoscendo nelle istituzioni le sentinelle della società e nelle donne e negli uomini che lavorano nei servizi pubblici i custodi dei beni comuni. Un messaggio che evidenzia il valore della laicità e l'attenzione alle povertà e alle fragilità, radicate nella tradizione della Chiesa italiana.
Sottolinea inoltre la profonda sintonia tra Papa Francesco e il Cardinale Zuppi sul tema della pace, che si costruisce con gli strumenti della pace e non con le armi della guerra, rifiutando una visione manichea che divide i buoni dai cattivi e non cerca le cause dei conflitti.
I Segretari Generali della CEI
Sono cinque i Segretari generali che si sono alternati nel lasso di tempo che va dal 1969 al 1985:
- Il primo è Monsignor Andrea Pangrazio, che rimase in carica fino al 1972.
- Dal settembre 1972 all’inizio di marzo 1976 è stata la volta dell’Arcivescovo Enrico Bartoletti.
- Dopo la morte di Monsignor Bartoletti, venne chiamato Monsignor Luigi Maverna, fino ad allora Assistente Ecclesiastico Generale dell’Azione Cattolica Italiana. Lasciò l’incarico nel 1982.
- A lui successe Monsignor Egidio Caporello che a sua volta rimase in carica fino al 1986, quando venne nominato Vescovo di Mantova.
- Gli successe Monsignor Camillo Ruini, fino ad allora Vescovo ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla.
Dal 1991 ad oggi si sono succeduti 6 segretari generali:
- Al posto di Ruini, Giovanni Paolo II chiamò Monsignor Dionigi Tettamanzi, fino ad allora Arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo. Nominato nel 1995 Arcivescovo metropolita di Genova, Tettamanzi lasciò il posto di Segretario Generale della CEI.
- A lui successe l’Arcivescovo Ennio Antonelli, all’epoca alla guida dell’Arcidiocesi di Perugia-Città di Castello.
- Giovanni Paolo II nominò Monsignor Antonelli Arcivescovo metropolita di Firenze nel 2001 e alla CEI arrivò Monsignor Giuseppe Betori, eletto Vescovo titolare di Falerone.
- Nel 2008 Benedetto XVI promosse Monsignor Betori ad Arcivescovo metropolita di Firenze e chiamò come numero due della CEI l’allora Vescovo di Noto, Monsignor Mariano Crociata.
- Nel novembre 2013 Papa Francesco inviò Monsignor Crociata alla Diocesi di Latina e lo sostituì con il Vescovo di Cassano allo Jonio, Monsignor Nunzio Galantino.
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