Evangelista della Ventura fu un incisore e stampatore senese attivo nel XVII secolo, noto anche come Falcino. La sua carriera si distinse per l'ampia produzione di illustrazioni, frontespizi e incisioni sciolte, spesso caratterizzate da un recupero di tecniche artistiche più antiche e da significative collaborazioni editoriali.
Origini e Formazione Artistica
Nacque a Siena l'8 maggio 1575, come attestato da una registrazione negli atti battesimali della Biccherna (cfr. Piazzi, 1985-86). La sua formazione artistica si svolse con ogni probabilità nella sua città natale, presso le scuole di Francesco Vanni e Ventura Salimbeni. È plausibile che Evangelista della Ventura collaborasse con l'editore e incisore Matteo Florimi, data la presenza di elementi decorativi derivati da quest'ultimo nelle sue prime incisioni.

Tecniche e Influenze Artistiche
Nelle opere di della Ventura è evidente il recupero di tecniche e procedimenti più antichi. L'artista risentì certamente dell'influenza della tecnica xilografica a chiaroscuro, ideata da Ugo da Carpi e successivamente ripresa da Domenico Beccafumi e Marco Pino. Nonostante ciò, non sono state reperite xilografie con la sua esplicita paternità, sebbene diverse fonti gli abbiano attribuito alcuni intagli a chiaroscuro. Tra queste attribuzioni figurano alcune tavole incise su tre legni, raffiguranti le Storie della vita di s. Giovanni Battista, basate sulle pitture a monocromo di Andrea del Sarto nel chiostro dello Scalzo a Firenze e disegnate da Giovanni Battista Vanni, di cui, tuttavia, non sono sinora venuti alla luce esemplari.
Vita Personale e Trasferimento a Firenze
Nel 1604, Evangelista della Ventura risultava residente a Siena, nella parrocchia di S. Antonio in Fontebranda, come documentato dal necrologio per la morte del figlio Pietro, di soli tre anni (Siena, Archivio arcivescovile, vol. 467, n. 107 [1604]). L'artista ebbe anche due figlie: Margherita, sposata il 6 febbraio 1634 con Deifebo Rulli, e Lucrezia, moglie del cancelliere Mariano Raspanti, che morì il 27 dicembre 1671 (Romagnoli, 1835, p. 27).
Sebbene manchino prove documentarie certe, è probabile che della Ventura si trasferisse a Firenze alla fine del 1604. Questa ipotesi è supportata da un motu proprio del granduca Ferdinando de' Medici, datato 28 giugno 1605, che gli accordava un privilegio di dieci anni per la stampa di incisioni e di libri (ibid., pp. 13 s.).
La Controvertibile Data di Morte
Sulla data di morte dell'artista, proposta dal Romagnoli (1835, p. 18), sono state avanzate alcune perplessità da Piazzi (1985-86), basate sull'interpretazione di un necrologio che recita: "Domenico stampatore di figure di rame, habitante in Salicotto morse...". Questa menzione potrebbe riferirsi a Evangelista della Ventura, il cui nome completo potrebbe includere Domenico, o a un omonimo.

Produzione Artistica: Incisioni e Collaborazioni
Evangelista della Ventura fu un incisore prolifico, lavorando assiduamente per la realizzazione di illustrazioni, frontespizi e scudi per tesi. Spesso non si limitò all'esecuzione delle tavole, talvolta di sua invenzione, ma curò direttamente anche la stampa.
Incisioni Sciolte
Tra le sue incisioni sciolte di rilievo si annoverano:
- La Sentenza dei farisei e dei pontefici, opera di grande formato realizzata con tre rami.
- Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre, datata 1606, tratta da un disegno di Giovanni Battista Paggi.
- Una serie di 16 stampe intitolate Il Sacro Santo Senato di Giesù Cristo, incise al bulino in collaborazione con Luca Ciamberlano e Cesare Bassano. Si tratta di incisioni molto rare in folio che riproducono i busti degli Apostoli, degli Evangelisti, di Maria Vergine e di Gesù Cristo. Per il frontespizio, segnato dal monogramma di Luca Ciamberlano, la paternità è chiara, ma per le altre stampe della serie è arduo riconoscere la grafia di ciascun incisore a causa dell'assenza di cifre. La dedica specifica che S. Pietro e S. Paolo furono ideati, incisi e stampati da della Ventura; inoltre, il S. Giovanni, che porta la sua firma, presenta il monogramma "I.".
Evangelista della Ventura fu anche editore e probabilmente autore di vari fogli, tra cui:
- Una Deposizione, riproducente il dipinto di F. Barocci nel duomo di Perugia e tratta dall'incisione di F. Villamena, considerata la sua opera più pregevole.
- Una S. Caterina della Ruota, su disegno di Stefano Volpi.
- Un S. Bernardino con quattordici storie intorno.
- Un S. Isidoro, il cui tratto sommario suggerisce sia un'opera giovanile.
- Un S. Francesco che riceve le stimmate dalla pala del Barocci a Urbino.
- Una S. Caterina da Siena che beve il sangue di Cristo, stilisticamente vicina ai modi di Ventura Salimbeni.
- Un S. Antonio abate.
È inoltre degna di nota una lastra in rame, riutilizzata e firmata, raffigurante uno stemma circondato da quattro figure allegoriche (conservata a Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi). Quest'opera presenta evidenti analogie con un disegno del Cavalier d'Arpino (Il Cavalier d'Arpino [catal.], a cura di H. Röttgen, Roma 1973, p. 176) e può essere catalogata come uno scudo per tesi, un genere che della Ventura aveva trattato più volte. Alle incisioni già catalogate da Piazzi (1985-86) si aggiungono una Maddalena penitente, conservata a Parma (Biblioteca Palatina), e un foglio raffigurante Episodi della vita di s. Christiana di Santacroce, su disegno di Scipione Stradano (Firenze, Biblioteca Marucelliana).

Collaborazioni a Libri Illustrati
Le collaborazioni di Evangelista della Ventura a libri illustrati includono:
- La serie di 34 tavole con esempi di calligrafia e il frontespizio per l'opera Il cancelliere di Ludovico Curione (Siena 1609), in collaborazione con Villamena.
- Un frontespizio con armi e trofei e un ritratto per il libro di Imperiale Cinuzzi La vera militar disciplina (Siena 1604; della Ventura appose la propria cifra anche nell'edizione del 1620 [Siena], che presenta lievi varianti iconografiche).
- Il frontespizio architettonico per un'opera musicale di Andrea Salvadori, La regina s. Orsola, riutilizzato per il melodramma La precedenza delle dame dallo stesso editore fiorentino P. Cecconcelli nel 1625.
- Un ritratto, su disegno di Francesco Corradi, e probabilmente anche il frontespizio, per l'Historia del beato Filippo Benizzi del padre Arcangelo Giani. Questi vennero ripubblicati, identici, per un'altra Vita del santo, scritta da Pandolfo Ricasoli e stampata dal Cecconcelli nel 1626.
Attribuzioni Controverse e Omonimie
La questione relativa al contributo di Evangelista della Ventura all'opera che illustra dettagliatamente i luoghi sacri francescani intorno al monte della Verna è ancora controversa. L'opera si compone di 22 tavole più il frontespizio: 7 di queste sono contrassegnate dal monogramma di Raffaello Schiaminossi, mentre le rimanenti, prive di firma, sono tradizionalmente attribuite a della Ventura (Prosperi Valenti Rodinò, 1982). Entrambi gli artisti si avvalsero dei disegni di Iacopo Ligozzi, che aveva ritratto dal vero i Luoghi Santi su desiderio dell'autore del libro. Bartsch (1870) propende ad attribuire a della Ventura solamente il frontespizio, realizzato a bulino, il cui tratto testimonia la sua grande maestria.
Tra le opere segnalate dalla critica e oggi smarrite si ricorda l'Ultima Cena, tratta dal dipinto di Andrea del Sarto nel refettorio del convento vallombrosano di S. Salvi.
LEZIONI DI STORIA - IL SEICENTO, Parte I
L'Omonimo Incisore Monaco Vallombrosano
È importante distinguere Evangelista della Ventura da un omonimo incisore, un monaco vallombrosano, attivo all'incirca nello stesso periodo (Sala, 1929). A quest'ultimo si attribuiscono un'Immagine di s. Giovanni Gualberto con alcuni miracoli, datata 1605, che nella dedica menziona il monaco D. Domenico Falcini (ibid.), e un frontespizio con la Vergine in gloria (Firenze, Biblioteca Marucelliana) per l'opera di Ignazio Guiducci, Vita di s. Umiltà, badessa fondatrice dell'Ordine vallombrosano, del 1632.
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