San Giovanni Evangelista: L'Apostolo, il Teologo del Logos e il Testimone al Calvario

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San Giovanni Evangelista, il cui nome ebraico era יוחנן (Yehohanàn), che significa "YH fece grazia", traslitterato in greco come Ιωάννης (Ioànnes) e in latino come Ioànnes, è una figura centrale del Nuovo Testamento. Nato a Betsaida nel I secolo e deceduto a Efeso intorno al 104 circa, è riconosciuto dalla tradizione cristiana come apostolo ed evangelista ebreo di Gesù. A lui viene attribuito l'epiteto di evangelista per essere considerato l'autore del quarto vangelo, noto anche come "Vangelo spirituale" o Vangelo del Logos.

Icona o dipinto di San Giovanni Evangelista che scrive il Vangelo, spesso con l'aquila, simbolo iconografico

Le Origini e la Chiamata

Giovanni era originario della Galilea, di una zona sulle rive del lago di Tiberiade. Era figlio di Zebedeo e Salomè; la madre faceva parte del gruppo di donne che seguivano e assistevano Gesù, salendo fino al Calvario. Suo padre aveva una piccola impresa di pesca sul lago, anche con dipendenti, ed era benestante, con conoscenze nelle alte sfere sacerdotali. Nonostante ciò, Giovanni non era mai stato alla scuola dei rabbini, e quindi era considerato come "illetterato e popolano". Suo fratello Giacomo, detto il Maggiore, fu anch'egli un apostolo.

Il Primo Incontro con Gesù

In ordine temporale, Giovanni è da considerarsi uno dei primi apostoli conosciuti da Gesù. Egli era già discepolo di San Giovanni Battista, quando questi additò a lui e ad Andrea Gesù che passava, dicendo “Ecco l’Agnello di Dio”. I due discepoli, udito ciò, presero a seguire Gesù, il quale, accortosi di loro, domandò: “Che cercate?” e loro risposero: “Rabbi, dove abiti?”. Gesù li invitò a seguirlo fino al suo alloggio, dove si fermarono per quel giorno. Giovanni stesso specifica che “erano le quattro del pomeriggio”, a conferma della forte impressione riportata da quell’incontro.

La vocazione di Giovanni da parte di Gesù è esplicitamente narrata anche dai tre vangeli sinottici. Matteo e Marco ne forniscono un sobrio resoconto, ambientando la chiamata "presso il Mare di Galilea" mentre lui e il fratello Giacomo erano sulla barca col padre Zebedeo, intenti a riparare le reti da pesca. Questa chiamata avvenne subito dopo quella di Andrea e Pietro, in un simile contesto lavorativo.

Il Carattere di Giovanni: "Figlio del Tuono"

Gesù stesso diede a Giovanni e a suo fratello Giacomo il soprannome aramaico Boanèrghes (Βοανηργες), che significa "figli del tuono". Questo epiteto è stato collegato al temperamento focoso dei due fratelli, come evidenziato in un episodio riportato da Luca, in cui un villaggio samaritano aveva rifiutato ospitalità a Gesù e i figli di Zebedeo proposero la sua distruzione tramite un "fuoco discendente dal cielo", attirandosi il rimprovero del Maestro. Un'interpretazione diversa suggerisce che l'epiteto si riferisse alla loro missione di annunciatori della parola di Dio, poiché nell'Antico Testamento il tuono spesso indica la voce divina.

Un episodio riportato da Matteo e Marco indica anche un certo carattere ambizioso dei due fratelli, che probabilmente avevano una visione terrena del Regno predicato da Gesù e si aspettavano un ruolo privilegiato. Alla loro richiesta, Gesù rispose evasivamente con l'assicurazione che "berranno il suo calice", associandoli alla sofferenza e al martirio, come avvenne per Giacomo, decapitato attorno al 44 da Erode Agrippa I.

Rappresentazione di Gesù che chiama Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni dalla barca

Il Discepolo Prediletto e Testimone

Da allora, Giovanni ebbe un posto speciale nel collegio apostolico. Era il più giovane, ma nell’elenco è sempre nominato fra i primi quattro. Fu prediletto da Pietro, ma soprattutto da Gesù, al punto che Giovanni nel suo Vangelo chiama se stesso "il discepolo che Gesù amava" (Gv 13,23). La tradizione cristiana ha identificato con sicurezza questo anonimo discepolo, indicato anche genericamente come "l'altro discepolo" (Gv 18,15), con lo stesso Giovanni.

Momenti Chiave nel Ministero di Gesù

Fra i discepoli di Gesù, Giovanni fu tra gli intimi con Pietro e il fratello Giacomo, accompagnando il Maestro nelle occasioni più importanti. Fu testimone della Trasfigurazione sul Monte Tabor (ricordata in Pd. XXXII, 73-81), della risurrezione della figlia di Giairo e dell’agonia nel Getsemani.

Con Pietro, si recò a preparare la cena pasquale. In questa Ultima Cena a Gerusalemme, ebbe un posto d’onore alla destra di Gesù e, dietro richiesta di Pietro, Giovanni appoggiò con gesto di consolazione e affetto la testa sul petto di Gesù, chiedendogli il nome del traditore fra loro.

Rappresentazione di Giovanni Evangelista appoggiato al petto di Gesù durante l'Ultima Cena

Ai Piedi della Croce e la Cura di Maria

Nonostante fosse scappato con tutti gli altri apostoli quando Gesù fu catturato nel Getsemani, Giovanni lo seguì con Pietro durante il processo. Unico tra gli Apostoli, si trovò ai piedi della croce accanto a Maria, la madre di Gesù. Qui assistette all'agonia di Gesù che gli affidò la madre Maria con le parole: “Ecco tuo figlio” ed “Ecco tua madre” (Gv 19,26-27). Da allora in poi, Giovanni prese Maria con sé come “la cosa più cara”, e il punto di unione tra i due fu la purezza e la vita verginale che entrambi conducevano.

La Testimonianza della Resurrezione

Giovanni fu, insieme a Pietro, il primo a ricevere l’annuncio del sepolcro vuoto da parte di Maria Maddalena. Con Pietro corse al sepolcro, giungendovi per primo perché più giovane. Per rispetto a Pietro, non entrò subito, fermandosi all’ingresso. Entrato dopo di lui, poté vedere per terra i panni in cui era avvolto Gesù; la vista di ciò gli illuminò la mente e credette nella Resurrezione forse anche prima di Pietro, che se ne tornava meravigliato dell’accaduto. Giovanni fu presente alle successive apparizioni di Gesù agli apostoli riuniti e fu il primo a riconoscerlo quando avvenne la pesca miracolosa sul lago di Tiberiade; assistette al conferimento del primato a Pietro e, insieme ad altri apostoli, ricevette da Gesù la solenne missione apostolica e la promessa dello Spirito Santo, che ricevette nella Pentecoste insieme agli altri e Maria.

Illustrazione di Giovanni Evangelista e Maria ai piedi della Croce

L'Apostolato e gli Ultimi Anni

Giovanni seguì quasi sempre Pietro nel suo apostolato. Gli Atti degli Apostoli narrano che fu inviato assieme a Pietro in Samaria a consolidare la fede già diffusa da Filippo. San Paolo, verso l’anno 53, lo qualificò insieme a Pietro e Giacomo il Maggiore come "colonne" della nascente Chiesa.

La Predicazione in Asia Minore e l'Esilio a Patmos

Secondo antiche tradizioni, dopo aver lasciato definitivamente Gerusalemme (nel 57 non era più lì), Giovanni prese a diffondere il cristianesimo nell’Asia Minore, reggendo la Chiesa di Efeso e altre comunità della regione. Qui la sua figura avrebbe lasciato una netta impronta alle chiese asiatiche.

Dovette patire la persecuzione di Domiziano (51-96), la seconda contro i cristiani. Negli ultimi anni del suo impero (circa 95), conosciuta la fama dell’apostolo, l'imperatore lo convocò a Roma e, dopo averlo fatto rasare i capelli in segno di scherno, lo fece immergere in una caldaia di olio bollente davanti alla porta Latina; ma Giovanni ne uscì incolume, secondo la tradizione. Fu poi esiliato nell’isola di Patmos a causa della sua predicazione e della testimonianza di Gesù. Lì ebbe la rivelazione dell'Apocalisse.

Con l'avvento di Nerva (96-98), che abolì gli esili forzati imposti dal predecessore, Giovanni ritornò a Efeso. Morì ultracentenario, intorno al 104 circa, finendo qui i suoi giorni. Data la tarda età, ordinò come suo successore Policarpo.

Mappa dell'isola di Patmos o illustrazione di Giovanni Evangelista in esilio e la visione dell'Apocalisse

Gli Scritti Attribuiti a Giovanni

La tradizione cristiana attribuisce a Giovanni cinque testi biblici: il Quarto Vangelo, tre lettere (o epistole) e l’Apocalisse. La moderna critica testuale, pur riconoscendo l'importanza della figura di Giovanni, preferisce parlare di scritti redatti all'interno di una "scuola giovannea".

Il Vangelo secondo Giovanni

Il Vangelo scritto da Giovanni è noto anche come "Vangelo spirituale" o Vangelo del Logos, grazie alla raffinatezza del linguaggio teologico e al conio del termine polisemico "logos" per indicare Gesù con i significati di "parola", "dialogo", "progetto", "verbo". Rivolto prevalentemente ai Gentili, i convertiti che provenivano dal mondo pagano, risente fortemente di questo scopo dottrinario più che documentario sui fatti della vita di Cristo. Nel suo Vangelo, ricorre 98 volte la parola "credere", sottolineando che è attraverso la fede che si raggiunge il cuore di Gesù, accogliendo la grazia.

Il Vangelo di Giovanni è anche altamente mariano, non tanto per la quantità dei riferimenti alla Vergine (Maria appare solo due volte: alle nozze di Cana e sul Calvario), quanto per la speciale grazia di Colei che più di tutti conosce il Figlio e che rende il Mistero di Cristo.

Oltre all’alto valore teologico, il Vangelo di Giovanni differisce dai sinottici anche per le sottolineature sull’umanità di Cristo, che emerge dai dettagli di alcuni racconti, come il sedersi stanco, le lacrime versate per Lazzaro o la sete manifestata sulla Croce.

Il Logos è Dio: commento al primo verso del Prologo di Giovanni

Il Prologo del Vangelo di Giovanni

Il celebre prologo del Vangelo di Giovanni (Gv 1,1-18) è un testo di fondamentale importanza teologica:

«In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta. Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.»

Le Tre Lettere e l'Apocalisse

Le tre Lettere, o Epistole, di Giovanni, scritte probabilmente a Efeso, sono testi che vertono sull’amore e sulla fede e mirano a difendere alcune fondamentali verità spirituali contro l’attacco delle dottrine gnostiche. La seconda e la terza lettera, pur attribuite a Giovanni, sono indicate nei rispettivi incipit come opera di un anonimo "presbitero", cioè "anziano", un titolo onorifico.

L’Apocalisse è l’unico libro profetico del Nuovo Testamento. Conclude le Scritture e, già dal suo nome - che significa "rivelazione" - indica il concreto messaggio di speranza che porta in sé, ponendo un punto fermo al dialogo di Dio con l’uomo. In questo senso, l’Apocalisse è anche una "profezia" sul ruolo della Chiesa nel leggere l'azione di Dio all'interno della Storia, fino al ritorno di Cristo sulla Terra alla fine dei tempi. L'autore dell'Apocalisse biblica si identifica col nome di Giovanni e si dice residente nell'isola di Patmos.

Ereditá e Riferimenti Storici

Giovanni è "quei che vide tutti i tempi gravi, / pria che morisse, de la bella sposa (la Chiesa) / che s'acquistò con la lancia e coi clavi (la lancia ed i chiodi che trafissero il corpo del Crocifisso)" (cit. da Dante). Nel cielo VIII del Paradiso, prima di raggiungere l'Empireo, Dante sostiene un esame sulle tre virtù cardinali, un'occasione per una splendida professione della propria vita spirituale, in un contesto in cui Giovanni è una figura di riferimento per la visione teologica.

Non esistono riferimenti archeologici diretti (come epigrafi) riferibili con assoluta certezza alla vita e all'operato di Giovanni, né riferimenti diretti in opere di autori antichi non cristiani. Le principali fonti storiche sono i testi del Nuovo Testamento, in particolare i quattro vangeli e gli Atti degli Apostoli, redatti in greco all'interno del I secolo, che contengono gli unici riferimenti diretti alla sua vita. Esistono anche alcuni scritti apocrifi a lui attribuiti o riferiti, come gli Atti di Giovanni, l'Apocrifo di Giovanni e l'Interrogatio Johannis, che descrivono con stile agiografico-leggendario eventi della sua vita, inclusi miracoli e il suo soggiorno a Efeso e Patmos.

Il papiro P52, scritto in greco e datato paleograficamente attorno all'anno 125, è attualmente riconosciuto con certezza come il più antico documento riguardante Gesù giunto fino a noi, evidenziando l'antichità della tradizione giovannea.

Ulteriori Nomi e Titoli

  • Epistèthios: Aggettivo neologistico plasmato dall'espressione greca ἐπὶ τὸ στῆθος (epì to stèthos, "su il petto") di Gv 13,23, riferito al gesto di Giovanni durante l'Ultima Cena.
  • Presbitero: Nelle seconde e terze lettere attribuite a Giovanni, l'autore si definisce un "presbitero" (anziano), tradizionalmente inteso come un autorevole grado onorifico.
  • Teologo/Sacerdote: Eusebio di Cesarea, citando Policrate di Efeso (fine II secolo), attribuisce a Giovanni l'indosso della placca sacerdotale (petalon), suggerendo un'appartenenza a classi sacerdotali del Tempio di Gerusalemme, sebbene il valore storico di questa affermazione sia controverso.

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