L'Eucaristia: Significato Profondo e Rivelazione nel Vangelo

L'Eucaristia è il sacramento centrale della fede cattolica, definito dal Catechismo della Chiesa Cattolica come «fonte e culmine della vita cristiana» (CCC 1324). In essa, i credenti incontrano Gesù Cristo in modo tangibile, ricevendo il suo Corpo e il suo Sangue sotto le specie del pane e del vino. Il termine Eucaristia deriva dal greco εὐχαριστία (eucharistia), che significa “rendimento di grazie”. Questo vocabolo riflette l’essenza del sacramento: un atto di gratitudine a Dio per il dono della salvezza, realizzato attraverso la morte e risurrezione di Gesù.

L'Istituzione dell'Eucaristia: L'Ultima Cena e la Nuova Alleanza

L’Eucaristia fu istituita da Gesù Cristo durante l’Ultima Cena, il banchetto pasquale che precedette la sua passione. Con questo gesto, Gesù trasformò la Pasqua ebraica - memoriale della liberazione dall’Egitto - in una Nuova Alleanza, sigillata con il suo sacrificio sulla croce. Il nome Eucaristia proviene dai racconti neotestamentari dell’Ultima Cena nei Vangeli sinottici e in Paolo. Il IV Vangelo, quello di Giovanni, non ha il racconto della cena eucaristica, ma presenta il discorso sul Pane di Vita.

Durante l’Ultima Cena, Gesù ha dato un grande segno del Suo Amore. Ha voluto rimanere sempre con noi e per questo ha istituito la Santa Messa. Si prende l’impegno di rinnovare l’Alleanza di Dio con gli uomini per sempre, donando il Suo testamento prima della Sua partenza, prima di scendere agli inferi e liberarci dalla morte. Ci chiede di condividere il pane, di farci pane spezzato servendo, come Lui in quella sera ha lavato i piedi.

Simbolismo del Pane e del Vino

Gesù siede a tavola (probabilmente si sdraia come era usanza) e usa del cibo che è essenziale alla vita. Il cibo scelto come "segno" di una realtà più grande è pane e vino, non un cibo elaborato, ma il più semplice. Il pane azzimo ricorda l’uscita dall’Egitto, mentre il vino rappresenta ciò che richiede pazienza ed è il vino della festa, come alle nozze di Cana. Sono elementi simbolici della storia e della civiltà del Mediterraneo, che richiamano il gusto, la fragranza, il sapore, la conquista e hanno a che fare con i sensi, anzi, con il Senso, con il Significato per cui si vive. Pane e vino sono la materia del Sacramento.

L'Eucaristia come Memoriale, Nutrimento e Segno di Unità

L’Eucaristia non è un simbolo del passato, ma un incontro vivo con il Cristo risorto. Come scriveva san Giovanni Paolo II, «la Chiesa vive dell’Eucaristia» (Ecclesia de Eucharistia). In un mondo assetato di significato, questo sacramento rimane fonte di speranza: in ogni ostia consacrata, Dio si fa prossimo, trasformando il quotidiano in un’opportunità di santità.

  • Memoria viva di Cristo: «Fate questo in memoria di me» (cf Luca 22,19). Il memoriale è uno scritto o nota esplicativa di circostanze e di fatti degni di essere ricordati; è un insieme di memorie riguardanti la vita e l’attività di un personaggio famoso. Nella preghiera liturgica diventa l’attualizzazione di un avvenimento importante della storia della salvezza: il fatto ricordato (l’Ultima Cena, la morte e la risurrezione di Cristo) è reso presente, e i suoi frutti resi disponibili per i partecipanti al rito. Questa memoria ci rimanda all’Ultima Cena, a quel banchetto vissuto da Gesù in occasione della Pasqua e ai segni che Gesù ha utilizzato in quella sera.
  • Nutrimento spirituale: Gesù si definisce «pane della vita» (cf Giovanni 6,35). È il più grande regalo che Gesù ci ha fatto. Per fare un esempio, è la stazione di rifornimento (dove troviamo il carburante), ma nello stesso tempo è il traguardo, la meta a cui arrivare. Non c’è atto più grande a cui un uomo può partecipare per dissetare la propria sete di felicità e per avere la forza di tagliare il traguardo della sua vita verso Dio.
  • Segno di unità: Come insegnava sant’Agostino, «siamo ciò che riceviamo: un solo corpo». Sant’Ignazio di Antiochia afferma: “Abbiate cura di prendere parte all’unica Eucarestia. Una è la carne del Signore nostro Gesù Cristo; uno il calice per essere uniti nel sangue di Lui; uno l’altare, come uno solo è il Vescovo con il collegio dei presbiteri e con i diaconi, miei conservi. Affinché, qualunque cosa facciate, la compiate secondo Dio”. E dice “Sono frumento di Dio e macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo. Vi riunite spezzando un solo pane, che è farmaco di immortalità, antidoto per non morire ma vivere in Gesù Cristo per sempre”.
Gesù istituisce l'Eucaristia durante l'Ultima Cena, con pane e vino

La Presenza Reale: Transustanziazione e il Sacrificio

Noi oggi pensiamo che gioia e sacrificio siano in antitesi, in realtà sono le facce della stessa medaglia. Non apprezzo niente, se non me lo sono conquistato. Il Catechismo richiama questo ai numeri 1356-1372, dove si dice che sacrificio vuol dire rendere sacro ovvero “dedicato”. È il sacrificio ripresentato sulla croce, che rende presente l’uomo al più grande atto d’amore.

Nel corso dei secoli, la Chiesa ha individuato il concetto di Transustanziazione per esprimere la realtà profonda nascosta dentro il pane consacrato. Questa parola ci dice che c’è una presenza reale di Gesù, non solo simbolica. Le specie non cambiano, ma cambia la sostanza. La formulazione di questa parola la dobbiamo a San Tommaso d’Aquino. Gesù non è contenuto nell’ostia come un recipiente. Egli non ha detto: “questo significa il mio Corpo” e nemmeno “il mio Corpo è in questo pane”. Ma «questo è il mio Corpo»! Ovvero si è offerto per una vera relazione con noi, un’unione matrimoniale, l’alleanza eterna. René Laurentin scrive: “mediante l’Eucaristia, il Cristo è realmente presente, e la comunità cristiana è realmente presente al Cristo. Non è tanto il Cristo che scende in mezzo a noi, quanto noi che siamo resi presenti al Cristo. Non è tanto il Cristo che gravita attorno alla nostra comunità, quanto la comunità che gravita intorno al Cristo.”

Una Testimonianza Mistica sulla Presenza Reale

Vi è una testimonianza della mistica Catalina Rivas, donna boliviana che nel 1994 ha ricevuto le stigmate e ha fatto un’esperienza di visione soprannaturale durante la celebrazione di una Santa Messa. Scrive Catalina:

“Il celebrante pronunciò le parole della “Consacrazione”. Era una persona di statura normale, ma all’improvviso cominciò a crescere, a riempirsi di luce, di una luce soprannaturale, tra il bianco e il dorato che lo avvolgeva, e diventava fortissima nella parte del volto, tanto che non si potevano più vedere i suoi lineamenti. Quando sollevò l’Ostia, vidi che le sue mani avevano sul dorso dei segni, dai quali usciva molta luce. Era Gesù!… Era Lui che con il Suo Corpo avvolgeva quello del celebrante. Istintivamente abbassai la testa e Nostra Signora disse: “Non distogliere lo sguardo, alza gli occhi, contemplalo, incrocia il tuo sguardo con il Suo e ripeti la preghiera di Fatima: «Gesù mio, io credo, adoro spero e Ti amo. Ti chiedo perdono per tutti quelli che non credono, non adorano, non sperano e non ti amano». Perdono e Misericordia… Adesso digli quanto lo ami, rendi il tuo omaggio al Re dei Re”.

“Non appena Monsignore pronunciò le parole della Consacrazione del vino, insieme alle sue parole, incominciarono ad apparire dei bagliori come lampi, nel cielo e sullo sfondo. La chiesa non aveva più né tetto, né pareti, tutto era buio, vi era solamente quella luce che brillava nell’Altare. All’improvviso sospeso in aria vidi Gesù Crocifisso, dalla testa sino alla parte bassa del torace. Il tronco trasversale della croce era sostenuto da grandi e forti mani. Dal centro di quello splendore, si distaccò un piccolo lume come una colomba molto piccola e molto brillante che, fatto velocemente il giro della chiesa, si posò sulla spalla sinistra del signor Arcivescovo , che continuava ad essere Gesù, perché potevo distinguere la Sua capigliatura, le Sue piaghe luminose, il Suo grandioso corpo, ma non vedevo il Suo volto. In alto, Gesù Crocifisso, stava con il viso reclinato sulla spalla destra. Si vedevano sul volto e sulle braccia i segni dei colpi e delle ferite. Sul costato destro, all’altezza del petto, vi era una ferita da cui usciva a fiotti verso sinistra del sangue, e verso destra qualcosa che sembrava acqua, però molto brillante; ma erano piuttosto fasci di luce quelli che si dirigevano verso i fedeli, muovendosi a destra e a sinistra. In quel momento la Vergine disse: “Te l’ho già ripetuto, questo è il miracolo dei miracoli, per il Signore non esistono né tempo, né distanza e nel momento della Consacrazione, tutta l’Assemblea viene trasportata ai piedi del Calvario nell’istante della Crocifissione di Gesù”.

Dopo aver sentito questo capiamo perché l’atteggiamento di mettersi in ginocchio è importante: perché Gesù ci riconsegna la vita e ci salva! È il Mistero della fede a cui partecipiamo, nessuna parola è sufficiente a esprimere questa realtà.

Illustrazione della Transustanziazione, con pane e vino che si trasformano in corpo e sangue di Cristo

L'Eucaristia come Promessa di Gloria Futura

Etimologicamente la parola “promessa” vuol dire mettere o mandare avanti; quando parliamo dell’Eucaristia e utilizziamo la parola “Messa” ci riferiamo proprio a questo: prendere un impegno nell’oggi in vista di un futuro in cui si deve realizzare. Nella storia sacra le promesse le hanno sempre fatte i profeti, che annunciano ciò che sarà, mossi da Dio. Andiamo a Messa non solo per ricordare (memoriale), per riattualizzare (sacrificio), ma anche per attendere che una promessa si mantenga.

A tutte le Messe diciamo: «Mistero della fede! Annunciamo la Tua morte, proclamiamo la Tua resurrezione, nell’attesa della Tua venuta». L’Eucaristia è promessa di gloria futura. Questa promessa avviene attraverso la Parola di Dio e il gesto di Spezzare il Pane. È l’esperienza dei discepoli di Emmaus nella “locanda della speranza” raccontata nel Vangelo di Luca (24,13).

Attorno a quella tavola i due si ricordano delle parole di Gesù: «Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6, 48-51). Il risorto ci prepara un banchetto per anticiparci quello che sarà il paradiso. Spesso nella Bibbia il Regno di Dio è descritto come un banchetto. Il risorto tocca l’umanità e la trasforma, questo è entrare in comunione con Cristo. Questo avviene quando facciamo la Comunione (per questo è necessario essere in sintonia profonda ed esaminarsi prima di farla). Nella catena alimentare il grande mangia il piccolo. Ciò che succede è che Lui (grande) assimila noi (piccoli). Veniamo elevati al livello di Dio.

La Celebrazione Eucaristica e la Vita Cristiana

I Cristiani si ritrovano tutte le domeniche (o il sabato sera) per riconoscere la presenza di Gesù nella Sua Parola, nel Pane e nel Vino, in attesa della Sua venuta! Domenica vuol dire “Giorno del Signore”, perché in quel giorno Gesù è risorto! È Gesù stesso che ci riunisce per pregare insieme e ritrovarci come una grande famiglia, per ascoltare la Sua Parola e per rinnovare il Suo Sacrificio dandoci se stesso come cibo. È la FONTE e il CULMINE della vita cristiana. Non c’è momento più importante nella settimana che donare un po’ del nostro tempo a Dio che ci ha dato tutto il tempo, per poterlo vivere nel migliore dei modi, come Lui vuole.

Nell’azione liturgica della Santa Messa ciascun fedele non ha il ruolo di spettatore, ma insieme al Popolo di Dio, convocato in assemblea da Dio stesso, è chiamato a celebrare sotto la presidenza del Ministro ordinato, il Sacerdote, i Divini Misteri in comunione con tutta la Chiesa, compresi i fratelli defunti. Ne consegue l’assoluta necessità per i fedeli di una partecipazione attenta e consapevole che può realizzarsi soltanto attraverso una adeguata formazione liturgica.

Scriveva San Giovanni Paolo II nella lettera enciclica Ecclesia de Eucharistia nel 2003: “La Chiesa vive dell’Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un’esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa. Con gioia essa sperimenta in molteplici forme il continuo avverarsi della promessa: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20); ma nella sacra Eucaristia, per la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore, essa gioisce di questa presenza con un’intensità unica. Da quando, con la Pentecoste, la Chiesa, Popolo della Nuova Alleanza, ha cominciato il suo cammino pellegrinante verso la patria celeste, il Divin Sacramento ha continuato a scandire le sue giornate, riempiendole di fiduciosa speranza. Giustamente il Concilio Vaticano II ha proclamato che il Sacrificio eucaristico è «fonte e apice di tutta la vita cristiana». «Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini». Perciò lo sguardo della Chiesa è continuamente rivolto al suo Signore, presente nel Sacramento dell’Altare, nel quale essa...”.

Il Culto Eucaristico Extraliturgico

Oltre alla celebrazione eucaristica, cioè la Messa (Eucaristia come sacrificio), e alla comunione come momento specifico della Messa stessa (Eucaristia come sacramento), presentano interesse anche alcuni particolari del culto extraliturgico, in primo luogo, la conservazione e custodia delle specie consacrate. Secondo la dottrina cattolica, Gesù Cristo è presente sotto le specie del pane e del vino finché queste non siano consumate o essenzialmente alterate.

La necessità di dare il viatico ai morenti e altri usi, come quello, attestato per il 4° sec., di inviare ai presbiteri delle chiese romane il fermentum (cioè l’ostia) consacrato nella Messa papale, fecero sì che le specie consacrate fossero conservate in pissidi, custodite nel sacrario o pastoforio delle chiese. Con le controversie dell’11° sec., si ebbe un incremento della pietà eucaristica e si intensificarono le precauzioni per la custodia; caratteristiche del Medioevo furono vasi in forma di colomba, gli armadi murali e i tabernacoli, che in Italia appaiono nel 14° sec. ma sull’altare furono collocati solo nel 16° secolo. Il Concilio di Trento e la Controriforma permisero la comunione ai fedeli anche fuori della Messa, fissata nel Rituale romano del 1614; la custodia presso tutte le chiese parrocchiali; l’uso generale del tabernacolo. Il codice di diritto canonico e le istruzioni della S. Congregazione dei sacramenti, del 1938 e 1943, prescrissero la custodia in tutte le chiese che hanno cura d’anime, vietandola invece fuori delle chiese, mettendo così fine all’uso di custodirla presso privati o di portarla in viaggio.

Si è tramandato il ricordo di numerosi miracoli eucaristici, in particolare eventi preternaturali che permisero d’evitare profanazioni e rafforzarono la fede nella presenza reale: fra i più famosi è quello di Bolsena (1263), con cui si connette la costruzione del duomo di Orvieto e l’estensione a tutta la Chiesa della festa del Corpus Domini. L’Eucaristia diventò così, anche nel nome, il Santissimo Sacramento e si generalizzò tra i fedeli il desiderio di vedere l’ostia consacrata, onde incominciarono le ‘esposizioni’ del Santissimo, fin dal 14° sec., e l’uso dell’ostensorio. Tuttavia, mentre l’attenzione dei fedeli si concentrava piuttosto sull’Eucaristia come ‘cosa’, il Concilio di Trento si sforzò di farla rivolgere piuttosto alla ‘persona’ di Gesù Cristo, più comunemente Gesù sacramentato.

Il piccolo CAROL “MARTIRE DELL'EUCARISTIA” - 3 Piccoli Passi

Evoluzione Teologica e Controversie Storiche

I nomi del sacramento variano, parlandosi nelle fonti di «mensa del Signore» (mensa Domini, κυριακόν δεῖπνον), «spezzamento del pane» (fractio panis, κλάσις τοῦ ἄρτου), «calice di benedizione» e, anche più genericamente di eulogia o benedizione, oblazione, sacrificio, liturgia, sinassi; ma si può dire che dal 3° sec. quello di Eucaristia prevale, mentre la teologia si viene chiarendo e consolidando, pur nella differenza di tendenze, mantenutasi nel corso dei secoli, tanto che ad alcune divergenze di interpretazione dà luogo anche Sant'Agostino.

La discussione riprese, in Occidente, nel 9° sec., tra Pascasio Radberto, che sottolineò l’identità tra il corpo storico e il corpo eucaristico di Gesù, e Ratramno di Corbie, che insisteva invece su un’interpretazione spiritualistica dell’Eucaristia che parve ad alcuni finire nel puro simbolismo. Nella vivace polemica con Ratramno stettero, tra gli altri, Rabano Mauro e Remigio di Auxerre; con Pascasio, Aimone di Halberstadt, Incmaro di Reims, Raterio di Verona; nelle Collationes di Oddone di Cluny furono inseriti interi brani del Liber de corpore di Pascasio Radberto, a testimoniare l’adesione completa alla tesi del realismo pascaniano da parte dei Cluniacensi.

Nell’11° sec. Berengario di Tours, pur non negando la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, rifiutava la tesi della conversione di sostanza del pane e del vino nel corpo e sangue del Redentore, negando la possibilità di separare gli accidenti visibili dalla sostanza. Contro Berengario si schierarono quasi tutti i teologi dell’epoca e una serie di concili (1050, 1051, 1054, 1059, 1079), in cui egli fu costretto a ritrattare completamente le sue concezioni. Nel secolo successivo, il simbolismo eucaristico fu riaffermato da U. Speroni, e dalle varie sette ereticali, così come nel 14° secolo.

Nuove controversie si ebbero nella Riforma: Martin Lutero respinse la transustanziazione, ma affermò con vigore la presenza reale, contro A. Carlostadio, H. Zwingli e G. Ecolampadio nella «controversia sacramentaria»; Giovanni Calvino ritenne anch’egli il pane un simbolo, ammettendo che Cristo offre ai presenti «la vera manducazione del suo corpo», presente in modo che si può dire reale in quanto «virtuale» o «dinamico». La dottrina cattolica espressa dal Concilio di Trento (sessione 13ª, 1551) afferma che l’Eucaristia è un sacramento, che fu istituito da Gesù Cristo, che nelle «specie», sotto l’aspetto del pane e del vino, dopo la consacrazione egli è presente «veramente, realmente e sostanzialmente», intero, cioè in corpo, sangue, anima e divinità: modo di presenza misterioso e soprannaturale, che si attua per via della transustanziazione. Particolarità di detto sacramento è la permanenza, in quanto in esso la presenza reale di Gesù Cristo perdura.

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