Introduzione al Dibattito sulla Comunione in Mano
Il dibattito sulle modalità di ricezione della Comunione eucaristica, in particolare tra la Comunione sulla mano e quella sulla lingua, è un tema ricorrente nella vita della Chiesa. Molti argomenti, pur in buona fede, a sostegno della Comunione sulla mano non reggono alla prova della storia e della dottrina, dove la Comunione sulla lingua è la naturale erede della forma antica.
Chi sostiene la “bontà” della Comunione sulla mano lo fa avvalendosi, spesso in buona fede, di argomenti che non reggono né alla prova della storia né a quella della dottrina della fede. Tra le principali obiezioni sollevate e le relative considerazioni, spiccano questioni legate all'uso antico, alla partecipazione attiva dei fedeli, al sacerdozio battesimale e alla natura adorante dell'Eucaristia, oltre a considerazioni di tipo igienico.
Le Argomentazioni Contraria alla Comunione in Mano e le Loro Repliche
Il Presunto Recupero dell'Uso Antico
Un argomento classico a favore della Comunione in mano è la pretesa di aver recuperato l’uso di una non meglio precisata “Chiesa antica”, uso andato perduto per varie ragioni presunte e non comprovabili. La realtà è però ben diversa: l’attuale modalità di distribuzione della Comunione sulla mano differisce dall’antica su dettagli di grande importanza, la cui mancanza espone la forma vigente a tutta una serie di problemi che i Padri esortavano a scongiurare o persino vietavano espressamente. In particolare, la forma antica non prevedeva di portare da sé l’Eucaristia alla bocca con le dita della mano destra, ma di inchinarsi verso la mano sinistra, sostenuta dalla destra, e assumere direttamente l‘Ostia consacrata.
La Fedeltà alla Tradizione e l'Eucaristia sulla Lingua
A questo presunto recupero della forma antica, quale maggiore fedeltà alla Tradizione, è sottesa una concezione errata di quest’ultima. Si è visto come in realtà sia proprio la Comunione sulla lingua ad essere l’erede coerente della forma antica, inverando in sé le giuste preoccupazioni dei Padri ed esprimendo in modo migliore gli atteggiamenti del fedele di fronte al mistero dell’Eucaristia.
Partecipazione Attiva e Passività Primaria
Vi è poi chi sostiene che la Comunione sulla mano sia frutto di una migliore comprensione della partecipazione attiva dei fedeli alla liturgia della Chiesa. Ricevere la Comunione direttamente sulla lingua sarebbe un atteggiamento passivo, retaggio di una concezione che considera il laicato come infantile, muto spettatore, ai margini di una liturgia intesa come “faccenda del prete”.
A ben vedere, una primaria passività è la realtà di ogni creatura; l’atto creativo procede dal Creatore, mentre la creatura riceve il proprio essere dalle Sue mani, senza alcuna propria attività previa. Anche il respiro e il nutrimento sono realtà primariamente passive: l’uomo trasforma attivamente ciò che riceve. Nella vita spirituale questa passività primaria (ma non esclusiva) è ancora più forte, come esprime efficacemente san Paolo: «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come non l'avessi ricevuto?» (1Cor 4, 7). Dunque, sia la vita creaturale che quella cristiana sono marcate da una primaria ricezione, da una sorta di passività che è la condizione per la nostra attività.
È questo uno dei sensi più profondi della via dell’infanzia spirituale: più il cristiano progredisce nella santità e più si diletta di ricevere tutto dal Padre; più cresce la vita di Dio in lui e più egli ricerca questa passività fondamentale. Nessun “infantilismo”, nessun quietismo, ma semplicemente la presa di coscienza che la condizione di una santa attività, di un autentico portare frutto sta nel rimanere uniti a Cristo, per ricevere da Lui, istante dopo istante, tutta la linfa della sua vita divina. Senza questa prospettiva, la vita del cristiano diventa una grande agitazione, una mania di protagonismo, fino al delirio di ricercare una “santità adulta” emancipandosi da Dio e dai mezzi della grazia.
Il Sacerdozio Battesimale e Ministeriale
Un ulteriore argomento adducibile è che la Comunione sulla mano metterebbe maggiormente in risalto il sacerdozio battesimale di tutti i fedeli. Tuttavia, non si deve dimenticare che è solo il sacerdozio ministeriale che conferisce il potere sopra il Corpo e il Sangue di Cristo. Per questa ragione, prendere con le mani il divino Sacramento spetta solo a chi riceve l’unzione delle proprie mani e il potere di consacrare mediante il sacramento dell’Ordine. Poiché la Chiesa insegna che sacerdozio battesimale e sacerdozio ministeriale differiscono «essenzialmente e non solo di grado» (Lumen Gentium, 10; Congregazione per la Dottrina della Fede, Sacerdotium ministeriale, 1), anche i segni esterni devono esprimere questa diversità, specie in riferimento all’Eucaristia.
Per questa ragione la Chiesa non ha mai ammesso che i fedeli potessero autocomunicarsi, ossia prendere da sé la sacra Particola e portarla alla bocca. La nuova modalità della Comunione sulla mano favorisce invece una forma ibrida, che stabilisce dapprima una ricezione dell’Ostia dal sacerdote, ma poi prevede che sia lo stesso fedele ad afferrarla con le dita e portarla alla bocca. Sotto questo aspetto, nella Comunione sulla mano, il sacerdozio dei fedeli non è maggiormente sottolineato, ma frainteso.
Eucaristia come Cibo o come Oggetto di Adorazione?
Un quinto argomento critica la Comunione sulla lingua e in ginocchio come esito di uno spostamento dall’Eucaristia intesa e vissuta come convivio all’Eucaristia come oggetto di adorazione. L’Eucaristia, si sostiene, è stata voluta dal Signore come nutrimento, non come oggetto di adorazione.
Nel suo Discorso alla Curia romana del 22 dicembre 2005, Benedetto XVI mostrava come l’aut-aut tra Eucaristia come cibo ed Eucaristia da adorare fosse una falsa alternativa: «Nell’esperienza di preghiera della Chiesa - diceva - si è ormai manifestata la mancanza di senso di una tale contrapposizione. Già Agostino aveva detto: “…nemo autem illam carnem mandúcat, nisi prius adoráverit;… peccémus non adorándo - Nessuno mangia questa carne senza prima adorarla; … peccheremmo se non la adorassimo” (cfr Enarr. in Ps 98,9 CCL XXXIX 1385)».
E la ragione appare con evidenza non appena si abbandona il “che cosa” è l’Eucaristia e si pone mente a Chi è: «Di fatto, non è che nell’Eucaristia riceviamo semplicemente una qualche cosa. Essa è l’incontro e l’unificazione di persone; la persona, però, che ci viene incontro e desidera unirsi a noi è il Figlio di Dio. Una tale unificazione può soltanto realizzarsi secondo le modalità dell’adorazione. Ricevere l’Eucaristia significa adorare Colui che riceviamo». La ricezione della Comunione in ginocchio e sulla lingua esprime in modo eminente questa adorazione. La Comunione sul palmo la prevedeva proprio nell’inchino profondo che il fedele era “costretto” a compiere, per portare l’Ostia consacrata direttamente dal palmo della mano sinistra alla bocca.
La Questione Igienica
Un’ultima ragione, spesso discussa, è quella igienica. È bene ribadire che la liturgia non ragiona per presunti criteri igienici, ma per la convenienza dei segni. Ad ogni modo, è importante ricordare che il tocco della lingua del fedele da parte delle dita del sacerdote sta diventando tanto più frequente quanto meno viene praticata la Comunione sulla lingua. Non è un paradosso, ma una conseguenza del fatto che i sacerdoti non sono quasi più capaci di dare la Comunione sulla lingua e i fedeli non sanno più riceverla; perché l’Ostia non dev’essere messa in bocca al fedele, ma appoggiata sulla lingua adeguatamente esposta. Seguendo queste indicazioni la possibilità di un accidentale contatto diventa molto più rara.
Se si guardasse ad Oriente, si resterebbe stupiti dalla straordinaria manualità dei sacerdoti di Rito bizantino nel porre nella bocca del fedele la piccola porzione di Pane consacrato insieme al Sangue di Cristo con un piccolo cucchiaio; e anche dalla semplice abilità dei fedeli di porsi in modo da agevolare il sacerdote. Con un pochino di buona volontà e di consuetudine, tutto può essere superato.
Prospettive Storiche e Teologiche a Favore della Comunione in Mano
La Pratica della Chiesa Antica
Diversi Padri della Chiesa testimoniano chiaramente la pratica della Comunione in mano nei primi secoli.
Così scrisse SAN CIRILLO DI GERUSALEMME nel IV secolo: «Nell’avvicinarti, non procedere con le palme delle mani distese e neppure con le dita disgiunte, ma ponendo la sinistra come trono della destra che deve ricevere il Re. Con la mano concava ricevi il Corpo di Cristo e rispondi: amen. Dopo che con ogni cautela avrai santificato i tuoi occhi con il contatto del santo Corpo, allora consumalo e bada che non una particella ne vada a male. E se una minima quantità tu permettessi che andasse perduta, pensa che sia come troncata dalle tue proprie membra. Dimmi di grazia, se uno ti desse della polvere d’oro, non la costudiresti con estrema diligenza, stando attento di nulla perderne per non subire danno? E forse che non avrai cura di ciò che è di gran lunga più prezioso dell’oro e delle pietre più rare?» (Catech. Mistag. 5,21).
Così scrisse SAN GIOVANNI DAMASCENO nel VII secolo: «Avviciniamoci dunque con timore, con la coscienza pura e con grande fede: ci sarà dato così come crediamo, senza esitare. Avviciniamoci a Lui con desiderio ardente e, poste le mani a forma di croce, riceviamo il corpo del crocifisso».
Inoltre, un graffito del IV secolo trovato in Africa celebra: «Tutta la gente cristiana, cantando canti sacri, si rallegra di porgere le mani per ricevere il sacramento».

L'Evoluzione Storica delle Modalità di Comunione
È vero che fino alla riforma del Vaticano II il fedele riceveva la Comunione in bocca restando muto mentre il sacerdote, facendo un segno di croce con la particola sul fedele, pronunciava (in latino) questa formula: “Il corpo del Signore Nostro Gesù Cristo custodisca la tua anima per la vita eterna. Amen”. Tuttavia, questa formula era stata adottata nel corso del primo millennio per la Comunione data in bocca ai bambini che non erano ancora in grado di parlare e compiere gesti consapevoli (solo nel XIII secolo fu stabilito di non dare la Comunione prima dei dodici anni).
Solo verso la fine del primo millennio questa formula fu assunta anche per gli adulti ai quali fra il IX e X secolo fu progressivamente proibito di prendere in mano il pane consacrato (Missarum Solemnia, 286-287), in un contesto di progressiva clericalizzazione del culto. Il continuo allontanamento dei fedeli dalla partecipazione alla mensa eucaristica condusse poi il Concilio Lateranense IV (1215) a porre come norma minima la Comunione almeno una volta all’anno, a Pasqua.
Dal 1967 le norme offrono ai fedeli la possibilità di ricevere la Comunione secondo la tradizione più antica, in piedi e nella mano, senza escludere la modalità invalsa nel tardo Medioevo (cfr. OGMR, 160). Non però secondo il proprio arbitrio, ma “secondo le norme stabilite dalla Conferenza Episcopale, tenendo presenti le varie contingenze, soprattutto la disposizione dell’ambiente e il numero dei comunicandi” (EM, 34).
Il Simbolismo della Cena del Signore
Nella riflessione sulla Comunione, sorge la domanda: come ha fatto Gesù nell’ultima cena? Salvo casi particolari, è certamente più vicino al simbolismo della cena il ricevere il pane consacrato in mano, a meno che non si sia davanti a lattanti o infermi. Inoltre, nel linguaggio comune che cosa significa il verbo prendere? Non significa imboccare. Qualcuno direbbe che in questo caso si può prescindere dal significato, ma perché in liturgia le parole debbono cambiare il significato che hanno nella vita quotidiana?
Ricevere l'Eucaristia in mano assume un profondo significato teologico: Gesù si mette nelle nostre mani, e noi diventiamo responsabili di lui. Per i tanti incidenti che avvengono sulle strade nessuno ha pensato di proibire le auto. Così per evitare eventuali abusi eucaristici di qualcuno, non si dovrebbe impoverire il gesto comunionale naturale della cena del Signore.
Ricevere la Comunione in mano non è una concessione, ma è l’atteggiamento più naturale; semmai è una concessione, un adattarsi alla situazione, il riceverla in bocca. Ricevere la Comunione in bocca è il gesto del viatico o nel battesimo dei bambini. Certo chi riceve la Comunione deve mangiarla subito dopo averla ricevuta, mettendosi a fianco dei comunicandi. È vero che qualcuno potrebbe profanare l’Eucaristia usandola per altri scopi, ma questo può avvenire anche ricevendo la Comunione direttamente in bocca.
La Comunione Eucaristica: Un Atto Ecclesiale e le Indicazioni Pratiche
La Dimensione Ecclesiale della Comunione
La Comunione eucaristica durante la Messa NON È UN ATTO DI DEVOZIONE PRIVATA, MA ECCLESIALE, come manifesta il gesto processionale (cfr. OGMR, 86). L’atteggiamento per ricevere la Comunione non deve essere semplicemente una scelta individuale e tanto meno una decisione presa per gusti personali o, peggio, per ragioni ideologiche e polemiche. La vera devozione nella liturgia si manifesta nel “FARE COMUNIONE” anche nei gesti e negli atteggiamenti (cfr. OGMR, 42).
Il cammino processionale termina davanti al sacerdote, o a un altro ministro (il diacono, l’accolito o il ministro straordinario), il quale dispensa, nel nome del Signore e per mandato della Chiesa, il pane eucaristico. Il fedele alla Comunione non compie gesti specifici, come la genuflessione o il segno di croce, ma, stando in piedi, si dispone a ricevere il pane eucaristico, segnalando con la sua gestualità in qual modo egli intenda comunicarsi: se ricevendo la particola sulla mano o direttamente sulla lingua.
Occorre ribadire la centralità della celebrazione liturgica nella vita ecclesiale, la quale deve essere adorante, verticale e non soltanto orizzontale, ma che ha il suo segno fondamentale (la sua “forma”) nella cena del Signore o frazione del pane, che Gesù ci ha lasciato in sua memoria: «fate questo in memoria di me». Non si può fare la festa di Natale dimenticando colui che celebriamo, diceva qualcuno; così non si può fare la festa del banchetto dimenticando chi mangiamo e beviamo. Questi dibattiti sono comunque utili per comprendere meglio la Chiesa e la sua preghiera. Non dobbiamo essere persone che si fissano su una idea sola, che hanno letto un solo libro, quando la realtà è più complessa.
Come Ricevere la Comunione sulla Mano: Dettagli e Significato
La Comunione sulla mano, attestata fin dai primi secoli della Chiesa, mette maggiormente in rilievo la responsabilità personale del fedele che si accosta alla Comunione e si svolge nel modo seguente: il fedele protende verso il ministro entrambe le mani a palme aperte, una sull’altra (la sinistra sopra la destra). Il ministro presenta la particola consacrata dicendo «Il Corpo di Cristo» e subito la depone sulla mano (sinistra). Il fedele, facendo un gesto di riverenza (un leggero inchino) verso il pane eucaristico che gli viene posto sulla mano (sinistra), risponde «Amen».
Quindi, rimanendo davanti al ministro o spostandosi un poco di lato per consentire al fedele che segue di avanzare, con la mano destra prende la particola consacrata, la porta alla bocca e se ne ciba.

COMUNIONE SULLA MANO: L'ECCEZIONE CHE SEMBRA LA REGOLA di Stefano Fontana
È da evidenziare, anzitutto, il gesto del protendere le mani a palme aperte, gesto che dice apertura senza resistenze, disponibilità ad accogliere, recettività umile e fiduciosa: «Apre le mani colui che si appresta a ricevere un dono, e questo gesto rivela il suo atteggiamento interiore… Aprire le mani è il gesto umano più alto per dire la disponibilità ad accogliere un dono. La postura di colui che sta in piedi, con le braccia tese e le mani aperte non è solo quella di chi è disposto a ricevere, ma anche quella di chi è totalmente indifeso e incapace di nuocere. Le mani aperte sono mani fiduciose… chi vuole impossessarsi non apre le mani, ma afferra per stringere» (Boselli).
Va poi sottolineato il gesto di riverenza (un leggero inchino) verso il pane eucaristico, accompagnato dall’Amen, detto in modo chiaro e intellegibile. Nella loro massima semplicità, gesto e parola aprono alla contemplazione del mistero santo dell’Eucaristia e danno corpo a un intenso, seppur breve atto di adorazione, nel quale si esprime simultaneamente la fede nella presenza sacramentale di Cristo e il riconoscimento del fine ecclesiale della Comunione, che è l’edificazione della Chiesa, Corpo di Cristo: «Se voi siete il corpo e le membra di Cristo, sulla mensa del Signore è posto il vostro mistero».
Non va infine trascurato il gesto di portare alla bocca il pane eucaristico per farne il proprio alimento spirituale. Questo gesto, nella sua dinamica attiva, accentua l’idea di un’assunzione volontaria e responsabile, con la matura consapevolezza del profondo cambiamento di vita che esso induce ad attuare (la conformazione a Cristo; il vincolo di unità nella Santa Chiesa, ecc…).
Questioni Specifiche e Ulteriori Indicazioni
Un lettore chiese qual è la corretta posizione delle mani per ricevere l’Eucaristia, citando la normativa CEI del 1989 che indica di protendere entrambe le mani con la sinistra sopra la destra. Questa indicazione, pur essendo una prassi consolidata, parte più da un fatto pratico, da un uso per cui si ritiene che la mano d’uso sia la destra, ma sappiamo però che questo non è un dato assoluto, anzi i cosiddetti «mancini» sono sempre di più. I due diversi «modi» di porre le mani non sono assolutamente in contrasto, e la Chiesa non prescrive rigidamente una posizione assoluta per tutti, pur fornendo un'indicazione generale.
La Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I., La Comunione Eucaristica n. 2. 4) fornisce le seguenti indicazioni:
- Le mani devono essere pulite e sanificate.
- Non si prende l’Ostia dalle mani del sacerdote, ma la si riceve sul palmo della mano. L’Ostia non si stringe tra le mani e non si spezza per nessun motivo prima di ingerirla.
- Non si risponde “grazie” ma “Amen”. L’”Amen” è una professione di fede, vuol dire “credo”, “è realmente così”.
- Non si porta alla bocca l’Ostia mentre si cammina. Tornando al posto si deve evitare di disturbare il sacerdote e i fedeli che sono ancora in fila. Non sono necessari segni di croce o altri gesti prima o dopo aver ricevuto la Comunione.
- Qualora sulla mano rimanessero frammenti anche piccoli di Ostia, devono essere ingeriti e non gettati a terra perché sono comunque il Corpo del Signore.
Si raccomandi a tutti, in particolare ai bambini e agli adolescenti, la pulizia delle mani e la compostezza dei gesti, anch’essi segno esterno della fede e della venerazione interiore verso l’Eucarestia.
In questi ultimi anni è notevolmente aumentato in Italia il numero di fedeli affetti da celiachia, una condizione che richiede specifiche attenzioni riguardo al pane eucaristico.
Libertà di Scelta e Rispetto Reciproco
Il modo consueto di ricevere la Comunione deponendo la particola sulla lingua rimane del tutto conveniente e i fedeli potranno scegliere tra l’uno e l’altro modo. È opportuno, periodicamente, ricordare le modalità con le quali accostarsi per ricevere la Comunione, poiché anche con i gesti, decorosi e ordinati, esprimiamo la nostra fede. Una breve presentazione di questi due modi di ricevere la Comunione aiuterà ciascun fedele a interiorizzare il significato di ciò che compie abitualmente, nel rispetto e nella stima del comportamento degli altri.
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