Estella sul Cammino di Santiago: Guida e Informazioni

Estella, conosciuta nel XV secolo come "Estella la Bella", continua oggi a meritare questo nome. È una città piccola ma elegante, caratterizzata da strade strette e tortuose, grandi case in pietra, palazzi, conventi e innumerevoli chiese. Nata intorno alla metà del 1200, deve la sua fondazione ai pellegrini che transitavano da queste parti per raggiungere Santiago de Compostela, consolidando così il suo ruolo cruciale lungo il Cammino di Santiago.

Mappa del Cammino di Santiago nella regione di Estella

Estella: Crogiolo di Storia e Architettura

Estella vanta un ricco patrimonio storico-artistico, testimonianza del suo passato come parte importante del Regno di Navarra nel Medioevo, quando era protetta da castelli, mura e chiese fortificate. Un percorso storico che ogni pellegrino dovrebbe esplorare.

Principali Punti di Interesse a Estella

  • Iglesia de San Pedro de la Rúa: È la più antica chiesa parrocchiale medievale di Estella. Per visitarla è necessario salire una lunga scalinata che conduce al suo imponente portale romanico a dieci archi, arricchito da influenze arabe. L'interno è composto da tre navate e presenta un grandioso retablo in stile rococò. Nel suo chiostro, tra le colonne accoppiate, spicca una delle rare colonne contorte presenti sul Cammino.
  • Palazzo dei Re di Navarra: L'unico edificio civile in stile romanico conservato non solo a Estella, ma in tutta la Navarra. Dichiarato monumento nazionale nel 1931, risale alla fine del XII secolo. La sua armoniosa facciata si apre sulla piazza con gallerie e finestre ad arco. Su una delle colonne è scolpito lo scontro tra Rolando e il gigante Ferragut. Oggi ospita il Museo Gustavo de Maeztu e mostre di pittura.
  • Puente de la Prisión: Un ponte medievale con un solo arco e pendenze ripide, distrutto nel 1873 durante le guerre carliste e successivamente ricostruito secondo il modello originale. Offre una vista panoramica mozzafiato sul fiume Ega, sulle case affollate e sulla chiesa di San Miguel.
  • Iglesia de San Miguel: Costruita alla fine del XII secolo, quando Estella iniziò la sua espansione. La sua porta nord è considerata un capolavoro dello stile romanico, con un'iconografia che funge da vera e propria "bibbia di pietra".
  • Convento di Santo Domingo: Iniziato nel 1290 sotto il regno di Teobaldo II, questo interessante convento conobbe anni di splendore prima dell'abbandono nel 1839. Attualmente se ne conservano le mura e i contrafforti, e una ricostruzione finale ne ha reso possibile la visita.
  • Castelli e Mura: Salendo su una ripida collina si raggiunge una croce che indica la posizione del mastio del Castillo Mayor, offrendo una vista interessante per turisti e visitatori.
  • Iglesia de la Asunción: Questa chiesa gotica merita una fermata per la sua bellezza.

Natura e Paesaggi: Il Parco Naturale di Urbasa

Il Parco Naturale di Urbasa, con i suoi paesaggi di grande valore e incredibili bellezze naturali, è collegato a Estella da due sentieri. Questi percorsi offrono uno dei modi migliori per esplorare il patrimonio storico della città e le meraviglie naturali del parco.

La Tappa da Estella a Los Arcos: Tra Vigne e Storia

La sesta tappa del Cammino Francese, che va da Estella a Los Arcos, si estende per circa 21 chilometri attraverso un paesaggio che alterna uliveti, boschi e ampie distese di vigneti. L'orografia è caratterizzata da continui ma lievi saliscendi, con la principale sfida rappresentata dalla salita a Villamayor de Monjardín. Questa sezione del Cammino è immersa nella "terra del vino", una cultura che si respira ovunque.

Partenza da Estella e la Via del Vino

Lasciando Estella (Km 0), il percorso si snoda lungo le vie La Rúa e San Nicolás, passando davanti al Palazzo dei Re di Navarra. Dopo aver raggiunto Calle Zalatambor e superato una rotonda e un distributore di benzina, si svolta leggermente a destra per raggiungere Ayegui (Km 2).

Ayegui: Tra Storia e Fontane

Ayegui, un'ex signoria ecclesiastica, si estende su una superficie di 10 chilometri quadrati e ospita circa 2.400 persone. Tra gli edifici più importanti vi sono la Fontana del Vino, il Monastero di Irache e la chiesa di San Martín, che risale al XVIII secolo e presenta una navata unica rettangolare con due cappelle laterali in stile neoclassico. Ad Ayegui si può trovare un bar per la colazione, un'ottima opportunità prima di proseguire verso le famose fontane.

Foto della Fuente del Vino a Irache

La celebre Fuente del Vino e il Monastero di Irache

La Fontana del Vino, o Fontana Irache, costruita nel 1991 dalla Bodegas Irache, è un'attrazione imperdibile. Erano in realtà due fontane: una eroga vino, l'altra acqua dolce. Dei cartelli invitano a bere un sorso di vino senza riempire bottiglie o borracce, un gesto di rispetto per la generosità del Cammino. Sulla fontana si leggono testi come: "A beber sin abusar te invitamos con agradado. Per portare il vino bisogna comprarlo" e "Pellegrino se vuoi arrivare a Santiago con la forza e la vitalità di questo grande vino bevi un sorso e brinda alla felicità". La fontana è dotata di una telecamera che riprende i pellegrini che vengono a rinfrescarsi, un'ottima trovata pubblicitaria che offre vino in orari d'ufficio, rendendola un buon modo per iniziare la giornata.

Il Monastero di Irache, uno dei complessi architettonici più importanti della Navarra, risale all'XI secolo, eretto sul sito di un tempio precedente dell'VIII secolo. È un esempio di stile eclettico, risultato di varie costruzioni aggiunte nel corso della storia. Fu uno dei più antichi ospedali per pellegrini del Cammino Francese, antecedente a quello di Roncisvalle di un secolo. Nel corso della storia, le sue mura hanno ospitato un centro ospitale durante gli scontri carlisti e la prima università della Navarra, prima di diventare disabitato dal 1885. La sua struttura a croce latina termina con tre absidi semicircolari, con quella centrale decorata con un cornicione di animali. Dispone di tre porte di accesso: due romaniche (San Pietro e la principale) e una più piccola, detta "Preciosa", con le immagini del Salvatore e di Maria. Gli orari di apertura sono da mercoledì a domenica (dalle 10:00 alle 13:15 e dalle 16:00 alle 19:00), con chiusura il lunedì, il martedì e i giorni festivi.

Percorsi Alternativi e Punti di Interesse Intermedi

Da Irache, i pellegrini hanno due opzioni di percorso:

  • Percorso Tradizionale: Si gira a destra, passando per Ázqueta e Villamayor de Monjardín. Questa è la via originale e la più seguita. Si attraversa la strada N-111 e un'area di servizio tra un campeggio e un complesso residenziale (Km 4). Un condotto sotterraneo conduce a un sentiero tra i campi fino alla strada di Igúzquiza, da attraversare con cautela per proseguire verso Ázqueta.
  • Percorso Alternativo: Si prosegue dritto, attraversando una zona boschiva meno trafficata ma ben segnalata, che costeggia le pendici del Montejurra e passa per Luquin. Questa opzione è una scorciatoia che consente di risparmiare poco meno di un chilometro, ma non passa per il monastero di Irache, quindi è consigliata solo a chi conosce già il luogo.

Entrambi i percorsi convergono prima di raggiungere Los Arcos, la meta finale della tappa.

Ázqueta e "Pablito el de las Varas"

Ázqueta, un piccolo comune con poco più di 50 abitanti, offre la possibilità di visitare la chiesa parrocchiale di San Pedro, dove spicca la pala d'altare. È qui che si incontra il leggendario Pablo Sanz Zudaire, noto come "Pablito el de las Varas". Dal 1986, Pablito offre bastoni da passeggio ai pellegrini che visitano la sua casa, fornendoli su misura in legno di nocciolo e, per chi è fortunato, insegnando anche la perfetta andatura in sincrono passo/bastone. È considerato uno dei primi ad aver percorso il Cammino in bicicletta negli anni '60.

La Fuente de los Moros

Poco prima di raggiungere la vetta di Villamayor de Monjardín, si trova la Fuente de los Moros, una cisterna gotica costruita nel XII secolo dai musulmani, da cui prende il nome. Conquistata dai cristiani e restaurata nel 1991, ha una pianta rettangolare e una facciata con due archi, da cui parte una scalinata che scende alla fontana. La sua volta a botte a sesto acuto e la frescura interna la rendono un luogo ideale per riposare. La leggenda locale narra di battaglie tra le armate di Carlo Magno e i Saraceni in questo luogo. È importante rifornirsi d'acqua qui, poiché è una delle ultime fonti prima di un lungo tratto senza servizi.

Villamayor de Monjardín: Tra Leggende e Panorami

Seguendo i segnali, si raggiunge Villamayor de Monjardín (Km 9,2), un piccolo comune medievale della Navarra con poco più di 100 abitanti. Nel 1908, per distinguerlo da altre località omonime, fu aggiunto il nome della vicina montagna, Monjardín. Il nome della montagna deriva dalla leggenda che vuole il re Sancho Garcés sepolto sotto il castello di San Esteban de Deyo, situato in cima. Il nome potrebbe derivare da “Mons Garcini” (Monte Garcés) o semplicemente dalla combinazione di montagna e giardino. Conosciuta anche come la "città delle quattro bugie" ("non è un villaggio, non è una grande città e non ha né suore né un giardino"), questa località offre molto da scoprire.

Patrimonio Storico di Villamayor

  • Castello di San Esteban de Deyo: Sulla cima di Monjardín si ergono le rovine di questo castello. Originariamente in mano alla dinastia araba dei Banu Qasi, fu conquistato da Sancho Garcés I nel 905. All'interno si conservano una cisterna, un eremo successivo e i resti della torre. Il suo declino iniziò nel 1512 con l'annessione della Navarra alla Castiglia.
  • Iglesia de San Andrés: Situata a Villamayor de Monjardín, questa chiesa romanica del XII secolo ha subito modifiche nel corso della storia, inclusa l'aggiunta di una torre barocca nel XVIII secolo e un lungo restauro conclusosi nel 1984. Spiccano il portale romanico e la porta con ferri medievali. La vera reliquia, conservata fino al XX secolo nel castello e poi trasferita in chiesa, è la croce d'argento, che si dice abbia una replica nella cattedrale polacca di Torun. Il suo portale romanico con capitelli ricorda la battaglia tra Carlo Magno e un principe Navarro.
  • Ermita di San Esteban de Deyo o Santa Cruz de Monjardín: Un altro luogo di culto da visitare nel paese.
Veduta panoramica della campagna navarrese dal Cammino

Il Tratto Finale Verso Los Arcos

Dopo aver lasciato Villamayor de Monjardín, si affronta un tratto di oltre 10 chilometri con pochi servizi, rendendo essenziale rifornirsi adeguatamente di cibo e acqua, soprattutto nei mesi estivi, quando l'assenza di ombra e il sole di mezzogiorno possono rendere il percorso difficile. Questo tratto può apparire monotono, ma è in discesa, tra campi coltivati a grano e vigneti, offrendo un idillio bucolico. Dopo circa due ore di cammino, o un'ora e mezza di discesa, si accede a Los Arcos.

Nel 1873, in prossimità del percorso giacobino, il generale liberale Domingo Moriones e il suo esercito caddero sotto le truppe carliste, come ricordano alcuni testi su un pannello lungo il sentiero (Km 13,3).

Los Arcos: Fascino Medievale e Ricchezza Architettonica

Los Arcos è un comune di 58 chilometri quadrati che ospita poco più di 1.100 persone. Il suo centro è in stile medievale, con lunghe strade che testimoniano la sua antica protezione da una cinta muraria. Oggi, le porte Estanco e Castilla rimangono a testimonianza di quella fortezza.

Storia e Sviluppo

Sotto il dominio musulmano fino alla riconquista da parte del re Sancho Garcés nel X secolo, Los Arcos ricevette il suo statuto nel 1175 per mano del re Sancho VI il Saggio. Questo periodo segnò l'inizio della sua prosperità e la costruzione di edifici come la chiesa di Santa María. Il Cammino di Santiago qui entra pienamente nella terra del vino, e la cultura enologica si respira ovunque.

Edifici e Monumenti di Los Arcos

  • Iglesia Monumentale di Santa María: Situata al centro della piazza, la sua costruzione iniziò alla fine del XII secolo e si protrasse fino al XIX, rendendola un tempio di enorme valore architettonico. L'edificio incorpora una moltitudine di stili: romanico, gotico, plateresco, barocco e neoclassico. La sua struttura ha una pianta a croce latina e un'unica navata. Spiccano la torre a quattro corpi e la facciata plateresca, entrambe del XVI secolo. All'interno si trova una pala d'altare principale con un'immagine gotica del XVII secolo di Santa María de los Arcos, caratterizzata dall'essere nera con gli occhi azzurri. Degno di nota è anche il chiostro tardo gotico del XVI secolo. La chiesa è aperta tutti i giorni.
  • Municipio: Risalente al 1764, ricorda un palazzo signorile. La facciata presenta ostentati stemmi, tra cui un enorme stemma in pietra sopra l'apertura centrale, che rappresenta le armi della località. L'edificio a tre piani è realizzato in muratura a bugnato al primo piano e in mattoni con corsi di bugnato al secondo.
  • Ermita di San Blas: A breve distanza dal centro di Los Arcos, questa ermita in stile romanico era originariamente consacrata a San Lázaro. Si narra che Teobaldo II, re di Navarra, abbia donato dieci ducati alla chiesa, che fungeva anche da ospedale per i pellegrini.
  • Fuente Cerrada: Costruita nel 1596 ma scoperta solo di recente, si trova sotto il livello del suolo. La sua struttura in muratura è visibile intatta di fronte alla Casa de la Cultura del villaggio, sebbene sia stata riparata più volte a causa delle inondazioni del fiume Odrón.
  • Porta di Castiglia: Parte delle antiche mura medievali, fu ricostruita nel 1739. Presenta un arco semicircolare nella parte inferiore e tre enormi stemmi in quella superiore, sormontata da tre frontoni.
  • Portal del Estanco: Situato a nord-ovest del comune e risalente al XIII secolo, faceva anch'esso parte delle antiche mura medievali. È costruito in conci e mattoni e presenta un arco semicircolare.

A Los Arcos si trovano tutti i servizi necessari per riprendersi dal viaggio. Si consiglia di visitare alcune delle cantine locali per degustare i vini della regione. Alcuni pellegrini preferiscono prolungare la tappa fino a Torres del Río, nove chilometri più avanti, sebbene Los Arcos offra più servizi e sia un luogo incantevole dove trascorrere il pomeriggio. Qui non mancano le opzioni per il "menù del pellegrino", che spesso include zuppe di ceci, carne con patate e frutta.

Verso Torres del Río

Dopo aver attraversato il Portal de Castilla e il fiume Odrón, una pista parallela alla N-111 conduce a Torres del Río. Tra le sue strade medievali si trova la Chiesa del Santo Sepolcro, con la sua torre ottagonale che evoca la presenza dei Templari. Questa era una loro mansio per pellegrini, dotata di un fuoco acceso in cima alla torre di notte per guidare i viandanti in ritardo, e si ritiene che fungesse da faro per i pellegrini fin dal XII secolo.

Consigli Pratici per la Tappa

  • Preparazione: La tappa da Estella a Los Arcos, sebbene semplice, presenta la salita a Villamayor de Monjardín come sfida maggiore. Calibrate bene le forze, soprattutto per i primi 90 metri di dislivello in 3 km.
  • Acqua e Cibo: Tra Villamayor de Monjardín e Los Arcos, i servizi sono quasi assenti per oltre 10 chilometri. È fondamentale rifornirsi di cibo e acqua a sufficienza, specialmente in estate per evitare la disidratazione. Fate attenzione all'ultima fonte all'incrocio con la strada dell'Urbiola.
  • Ombra: Nelle giornate di sole, il tratto può essere duro nelle ore di mezzogiorno, poiché non c'è ombra lungo il percorso.
  • Bastoni da Passeggio: Non perdete l'occasione di visitare Pablo Sanz Zudaire ad Ázqueta per procurarvi un bastone da pellegrino fatto su misura e imparare l'uso corretto.
  • Vino Locale: Non dimenticate di degustare i vini della Cantina Irache, una vera e propria icona del Cammino.
  • Ritiro e Riflessione: La Fuente de los Moros è un buon posto per sedersi e meditare prima di continuare il percorso.
  • Alloggio a Los Arcos: Gli ostelli a Los Arcos potrebbero non essere sempre i migliori. Si suggerisce di valutare opzioni come "La Casa della Nonna" (Casa de Abuela, in Plaza de la Fruta, 8) o, se la stanchezza lo permette, di considerare la possibilità di proseguire fino a Torres del Río per trovare alternative.
  • Curiosità: Il saluto storico tra pellegrini era "Ultreya" (vado avanti) e la replica "Suseya!" (sii su, sali).

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