Nel contesto del Discorso della Montagna, che si apre con la proclamazione delle beatitudini, Gesù affronta il tema del suo rapporto con la Legge e i Profeti. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, egli non è venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento alla Legge, spostando l'attenzione da una mera osservanza esteriore a un'autentica adesione del cuore.

Il Compimento della Legge: Oltre la Mera Osservanza
Il versetto chiave, Matteo 5:17, recita: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.» Questo passaggio sottolinea l'inscindibilità tra Gesù e la Legge mosaica. Egli non ne propone una revisione radicale o un'abolizione, ma la porta alla sua massima espressione, svelando il suo significato più profondo e il suo scopo ultimo.
La "giustizia" a cui Gesù si riferisce non è semplicemente la conformità a precetti esterni, ma una fedeltà interiore alla volontà di Dio. Come sottolinea A. Mello, essa ha un valore soggettivo: è la coerenza della nostra obbedienza alla volontà divina espressa nella Legge.
Le Tre Leve del Compimento: Violenza, Desiderio, Sincerità
Gesù illustra questo compimento agendo su tre aree cruciali della vita umana: la violenza, il desiderio e la sincerità. Egli non si limita a riformulare i comandamenti, ma ne svela la radice e ne estende la portata, invitando a un'interiorizzazione profonda.
1. La Violenza: Dall'Ira all'Amore per il Nemico
Riguardo al comandamento "Non uccidere", Gesù va oltre l'atto fisico, puntando il dito contro l'ira e il rancore che covano nel cuore. Egli afferma: «Chiunque si adira con il proprio fratello, chi nutre rancore è potenzialmente un omicida.» L'apostolo Giovanni riprenderà questo concetto affermando che «Chi non ama suo fratello è omicida» (1 Gv 3,15). Il disamore, infatti, è un terreno fertile per la violenza.
La "Geenna", menzionata da Gesù, non è tanto un luogo di punizione eterna quanto il vallone alla periferia di Gerusalemme dove si bruciavano i rifiuti. Insultare o disprezzare il fratello significa, secondo Gesù, "fare spazzatura della propria vita", condannandola a marcire e andare in fumo.
Inoltre, Gesù radicalizza il concetto di non violenza, invitando a non opporsi al malvagio e a porgere l'altra guancia. Questo non implica passività o sottomissione, ma una scelta coraggiosa di disinnescare la spirale della vendetta, ricominciando e rammendando il tessuto lacerato dalla violenza. L'invito finale è ad amare i propri nemici, eliminando il concetto stesso di nemico e spezzando la catena infinita della violenza.

2. Il Desiderio: Oltre l'Adulterio Esterno
Sul comandamento "Non commettere adulterio", Gesù sposta l'attenzione dal gesto esteriore all'intenzione del cuore. Egli dichiara: «Se guardi una donna per desiderarla sei già adultero.» Non si condanna il desiderio in sé, ma lo sguardo predatorio, l'intenzione di possedere e violare l'altro, riducendolo a un oggetto. L'adulterio, nel suo senso originario, significa "alterare", "falsificare", "manipolare" la persona, rubandole il sogno di Dio e deturpando la sua grandezza.
Gesù sottolinea che peccare contro la persona in questo modo è un delitto contro la sua grandezza e la sua unicità, non tanto contro una morale esteriore. Lo scopo della legge morale è custodire, coltivare e far fiorire l'umanità dell'uomo.
3. La Sincerità: La Verità del Dire
Infine, riguardo al giuramento, Gesù va al divieto della menzogna. Egli afferma: «Non giurate affatto; il vostro dire sia sì, sì; no, no.» La vera sincerità consiste nel dire sempre la verità, rendendo superfluo il giuramento. Non abbiamo bisogno di apparire diversi da ciò che siamo interiormente. L'ambiguità e la doppiezza, il divario tra ciò che diciamo e ciò che facciamo, ci consegnano a una sterile espressione esteriore del culto.
La Legge come Chiave Interpretativa
L'intero Discorso della Montagna, a partire da questi versetti, si concentra sul rapporto con la Legge. Gesù non propone un'osservanza rigida e sterile, ma un vivere la Legge a partire dalla buona novella del Regno. La vera giustizia si realizza nella pienezza della relazione con il fratello.
Matteo è l'unico evangelista a collegare esplicitamente la riconciliazione con il fratello all'offerta del culto. Prima di offrire il proprio dono sull'altare, è necessario riconciliarsi con il fratello. La riconciliazione diventa così la cartina di tornasole dell'autentico significato del culto, e il cuore riconciliato con Dio è il fondamento di una vita riconciliata con i fratelli.
Essere Sale e Luce nel Mondo
Il brano si collega anche all'immagine del sale e della luce (Mt 5,13-16). Essere sale e luce significa che dalla buona riuscita della nostra avventura umana e spirituale dipende la qualità del resto del mondo. Il sale che perde il suo sapore è inutile, così come una lampada nascosta non illumina. Dobbiamo essere lampade sul candelabro, spargendo il sale che dà sapore buono alla vita, non per noi stessi, ma per gli altri.
L'invito è a compiere opere di luce, a condividere il proprio pane, ad accogliere, vestire il nudo, non distogliere lo sguardo. Quando viviamo nell'amore, diventiamo luce e sale per chi ci incontra.
