I dolori sono la triste eredità di tutta l’umanità. Il ricco e il povero, il giovane e il vecchio, grandi e umili, tutti dovranno sottomettersi al giogo della dura legge della sofferenza. Soffrire è la condizione della nostra esistenza in questo mondo; è lo stato in cui sono passati i nostri antenati, quello in cui soffriremo noi e quello in cui vivranno i nostri figli, senza che ci sia nessun potere che possa esimerci da questa legge. Dal momento che l’umanità è stata ferita nella sua natura dal peccato originale, la vita non è altro che una lunga sequenza di dolori - intrecciata con momenti di gioia - che possono essere più o meno mitigati, ma mai estinti.
Come abbiamo ben visto negli ultimi due anni vissuti in una pandemia, che ci piaccia o no, soffriamo.

Due Modi di Affrontare la Sofferenza: San Disma e Gesta
Esistono persone che patiscono come San Disma, il buon ladrone, e altre, come Gesta, o Gesma, il cattivo. Entrambi erano crocifissi accanto a Nostro Signore Gesù Cristo e soffrivano in modo simile. Tuttavia, le loro reazioni al dolore furono diametralmente opposte.
San Disma seppe rendere meritevoli le sue sofferenze, accettandole in spirito di riparazione per i suoi errori e i suoi peccati, al punto da pentirsi e chiedere: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel Tuo regno". Ricevette così la bella promessa del Divino Salvatore: "Oggi sarai con me in paradiso" (Lc 23, 43).
L’altro, al contrario, gridò imprecazioni e bestemmie, e spirò in mezzo a una terribile disperazione. L'esempio di San Disma ci mostra come la sofferenza possa diventare strumento di grazia e salvezza se accettata con fede e pentimento.

Soffrire Abbracciati alla Croce di Cristo
Di fronte al dolore, abbiamo mai immaginato quanto siamo fortunati noi cattolici? Siamo stati battezzati, conosciamo Dio, amiamo la sua bontà infinita e sentiamo costantemente la potenza della sua divina misericordia. Ma ci sono persone che soffrono come noi e non hanno la stessa consolazione e la stessa speranza.
Oggi, la maggior parte degli uomini ha voltato le spalle alla sofferenza e alcuni vivono ancora più tormentati dalla paura di soffrire un giorno. E più scappano dalle loro croci, più esse li inseguono, li colpiscono e li schiacciano. Molti di noi soffriamo con cuore arrabbiato e risentito perché non amiamo Dio, non comprendendo il valore redentivo del dolore.
"La sofferenza? Dalla ferita alla grazia". Don Luigi Maria Epicoco
L'Esempio dei Santi e la Forza della Fede
Se prestiamo attenzione alla vita dei Santi, ci renderemo conto che tutti hanno sofferto con pazienza, fede e perseveranza. Tuttavia, poiché amavano Dio, accettavano i dolori e le contrarietà, unendosi al sacrificio supremo di Nostro Signore Gesù Cristo, che fu inchiodato e ucciso in Croce per amore di ognuno di noi. Questa unione con la passione di Cristo trasforma il significato della sofferenza, rendendola un percorso verso la santità e la redenzione.
Prepararsi ad Abbracciare la Propria Croce
Un aspetto da considerare, e che accade molto spesso, è che chi è preparato ad abbracciare la sua croce può forse imbattersi in essa in qualche periodo della sua vita, ma chiede alla Madonna di ottenere dal Suo Divino Figlio la forza per caricarla sulle spalle. La porta con coraggio, prega di più e purifica il suo cuore, trasformando il peso della croce in un'opportunità di crescita spirituale e di unione con Dio.