Contesto Storico e Origini del Dibattito
Inizialmente, il rapporto tra Erasmo da Rotterdam e Martin Lutero era caratterizzato da reciproco rispetto e ammirazione. I due scambiarono un'ampia corrispondenza epistolare, in cui Lutero elogiava Erasmo per il suo contributo alla cristianità. Tuttavia, Erasmo iniziò a subire pressioni da entrambi i fronti affinché definisse chiaramente la sua posizione riguardo alla Riforma. I cattolici lo guardavano con sospetto per la sua amicizia con Lutero e il suo silenzio, mentre Lutero, da parte sua, supplicava e persino esigeva che Erasmo abbandonasse il cattolicesimo e si unisse alla causa riformata.
Questa situazione influenzò Erasmo nella pubblicazione della sua opera polemica contro Lutero, consapevole che ciò avrebbe segnato la loro rottura definitiva. Così lo espresse in una lettera inviata a Enrico VIII nello stesso anno della pubblicazione dell'opera: "La sorte è tratta."
La Risposta Dilazionata di Lutero
Lutero non rispose immediatamente. Non solo era occupato nella stesura delle sue opere "Contro i profeti celesti" e "Annotazioni al Deuteronomio", ma nel 1525 scoppiò anche la guerra dei contadini, che lo spinse a pubblicare tre scritti relativi alla rivolta tra gennaio e luglio dello stesso anno.
Il Cuore della Controversia: Monergismo e Sinergismo
Il punto centrale della controversia tra Erasmo e Lutero era ancora una volta l'antica disputa tra monergismo e sinergismo. La questione era: qual è il fattore decisivo nella salvezza del peccatore, la volontà umana o la grazia di Dio? Qual è il ruolo giocato dall'una e dall'altra? Come dice Lutero: "Se ignoro le opere e il potere di Dio, ignoro Dio stesso."
La Posizione di Erasmo: Difesa del Libero Arbitrio
La disputa ebbe inizio con la redazione, da parte di Erasmo, del saggio De libero arbitrio del 1524, a cui Lutero rispose un anno più tardi attraverso la pubblicazione dello scritto De servo arbitrio.
La Definizione di Libero Arbitrio e gli Argomenti Biblici
Entrando direttamente nel tema del libero arbitrio, Erasmo partì dalla seguente definizione: "Inoltre, per libero arbitrio - scrive Erasmo nella sua Diatriba - intendiamo in questo luogo la forza della volontà umana per la quale l'uomo si può applicare a ciò che conduce alla salvezza eterna, o allontanarsene."
Uno degli argomenti di Erasmo a favore del libero arbitrio erano i comandamenti di Dio. Se non possediamo il libero arbitrio, che senso hanno i comandamenti che troviamo nelle Scritture? Qui Erasmo citò un testo dal libro apocrifo dell'Ecclesiastico (Siracide): "Egli fu chi all'inizio fece l'uomo, e lo lasciò nelle mani del suo proprio arbitrio. Se tu vuoi, osserverai i comandamenti, per rimanere fedele al suo beneplacito." Erasmo commentò nella Diatriba: "Dicendo l'Ecclesiastico 'se tu vuoi osserverai', indica che c'è una volontà nell'uomo per osservare o non osservare; altrimenti, quale sarebbe il senso di dire a chi non ha volontà: 'se sei disposto'? Non è ridicolo dire a un uomo cieco: 'se sei disposto a vedere, troverai un tesoro'? O dire a un uomo sordo: 'se sei disposto ad ascoltare, ti racconto una bella storia'?" Erasmo inferì che se Dio ci comanda di fare qualcosa, dovremmo essere in grado di farlo, altrimenti sarebbe crudele e ingiusto.
Un altro testo che Erasmo citò nella sua Diatriba fu Giovanni 1:12: "Ma a tutti quelli che lo hanno ricevuto, a coloro che credono nel suo nome, ha dato il potere di diventare figli di Dio." Questi testi riflettono la Philosophia Christi, dove Erasmo distingue tra verità rivelate (riguardanti le norme di vita) e quelle incomprensibili per la mente umana (come la Trinità).
Nel Nuovo Testamento, molti testi presentano precetti che si possono compiere, ad esempio: "Se vuoi essere perfetto, gli disse Gesù, va', vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri" (Mt 19,21) o "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Lc 9,23-24). Se fosse vero che tutto ciò che facciamo è dovuto a un determinismo assoluto, la morale crollerebbe: "Quale peccatore potrebbe sostenere una lotta costante e faticosa contro la sua carne? Quale malvagio si sforzerebbe di correggere la sua vita?"

La Dignità Umana e la Responsabilità
Per Erasmo, la grazia è la causa primaria della salvezza umana, ma anche le opere aiutano l'uomo a meritarla. La responsabilità personale è necessaria affinché l'uomo non diventi un essere negligente e empio. Nella sua opera, Erasmo difese la dignità umana, che si manifesta nella sua libertà e nella sua capacità di avvicinarsi a Dio. L'essere umano è libero di scegliere e decidere, ed è responsabile delle sue opere, con le quali si avvicina o si allontana da Dio. Egli non accettava gli eccessi del pelagianesimo, che concedevano troppo al libero arbitrio, né l'opinione contraria di Agostino e dei suoi discepoli, che "tendono a esagerare l'azione della grazia".
Per Erasmo, "esistono opere buone, anche se imperfette, e delle quali l'uomo non può servirsi senza farne un titolo per la sua superbia; esiste anche qualche merito, ma bisogna riconoscere che, se è stato raggiunto, si deve a Dio." Questo si radica in una visione di Dio che non è isolato nella sua maestà, ma desidera entrare in relazione con l'essere umano, accettato con tutte le sue fragilità. Pretendere che le facoltà più notevoli della natura umana siano state corrotte al punto che nessuno possa fare altro che peccare, significa attribuire un'importanza esagerata al peccato originale.
L'Approccio Metodologico e lo Scetticismo Misurato
Erasmo, dando inizio al proprio saggio, asserì di attenersi a un modo di procedere ipotetico e argomentativo. Egli sostenne che vi fossero nelle Scritture ebraico-cristiane espressioni e passaggi che non risultano di immediata comprensione, preferendo una lettura interpretativa. "È possibile che io cambi d’opinione: infatti desidero condurmi in questa faccenda […] da critico e non da dogmatico, pronto a ricevere da chiunque qualunque cosa si riveli più esatta perché meglio argomentata." Erasmo confessò di non essere un teologo e di avere poca propensione per le affermazioni dogmaticamente categoriche, inclinando per posizioni scettiche purché la Sacra Scrittura o le decisioni della Chiesa lo permettessero, a cui sottometteva il suo parere, comprendendo o meno.
Al di sotto di questo atteggiamento scettico, Erasmo difese una pietà cristiana semplice e basilare, estranea alle controversie teologiche, poiché un affanno di certezza in questioni così complesse può solo tradursi in fazioni contrapposte. Per lui, il centro dell'esperienza di fede consisteva nel suo contenuto etico, proponendo un Cristianesimo dai contenuti eminentemente umani, espressi e messi in pratica da un Gesù interpretato in primo luogo come maestro di una via da praticare.
La Risposta di Lutero: La Servitù della Volontà
La risposta di Lutero, De servo arbitrio, pubblicata alla fine del 1525, fu un fulmine contro l'umanista. Mentre Erasmo era stato equilibrato e misurato, Lutero rispose in modo violento e furioso, ma anche con lampi di genialità.
La Critica di Lutero alla Concezione Erasmiana
Lutero ribatté che Erasmo non solo non aveva detto nulla di nuovo sull'argomento, ma aveva persino detto di meno, attribuendo al libero arbitrio più di quanto avessero fatto i sofisti. Per Lutero, la definizione di libero arbitrio di Erasmo - "la forza della volontà umana per la quale l'uomo si può applicare a ciò che conduce alla salvezza eterna, o allontanarsene" - contraddiceva passaggi biblici come 1 Corinzi 2:9: "Prima ancora, come sta scritto: Cose che occhio non vide, né orecchio udì, né sono salite in cuore d'uomo, sono quelle che Dio ha preparato per coloro che lo amano." Lutero spiegò che, se lo Spirito non avesse rivelato queste cose, nessun cuore umano ne avrebbe saputo o pensato nulla, tanto il libero arbitrio è lontano dal potervisi applicare o desiderarle.
Riguardo all'argomento dei comandamenti, Lutero rispose che Erasmo confonde un'inferenza possibile con una necessaria e perde di vista che il suo argomento si ritorceva contro di lui. Se quei testi provassero ciò che Erasmo intendeva estrarne, si dovrebbe concludere che Pelagio aveva ragione, e che l'uomo è capace di osservare perfettamente la legge di Dio, una compagnia in cui Erasmo non voleva trovarsi. Per Lutero, Dio dà la sua legge per condurre l'uomo alla conoscenza della propria impotenza, come insegna Paolo in Romani 3:20. L'uomo è per natura cieco, ignorante delle proprie forze e, nella sua arroganza, si immagina di sapere e potere tutto.
Anche Giovanni 1:12 ("Ma a tutti quelli che lo hanno ricevuto, a coloro che credono nel suo nome, ha dato il potere di diventare figli di Dio") fu interpretato da Lutero come un "colpo di martello contro il libero arbitrio". Giovanni non parla di alcuna opera fatta dall'uomo, ma di quella innovazione e trasformazione dell'uomo vecchio, figlio del diavolo, nel nuovo uomo, figlio di Dio. Qui l'uomo svolge un ruolo strettamente passivo, non fa nulla, ma "è fatto" nella sua totalità.

Il Monergismo e la Grazia Esclusiva
Per Lutero, il tema del libero arbitrio metteva in gioco la potenza assoluta di Dio, pertanto lo trattò non dal piano psicologico e morale, ma da quello teologico, rafforzando la distanza infinita tra Dio e l'uomo. L'onnipotenza divina e la sua onniscienza sono la base della teologia, perché il Signore "conosce tutto e ha prescienza di tutto, e non può né sbagliarsi né ingannarsi". La volontà umana può fare molte cose inferiori, ma nulla per la sua salvezza fuori dalla grazia, perché la sua volontà è posseduta o dallo Spirito di Dio o dal diavolo. Se posseduta da Dio, agisce necessariamente, ma non è in alcun modo libera. Essa "è situata nel mezzo, come una bestia da soma. Se la monta Dio, vuole e va dove Dio vuole... Se, invece, la monta Satana, vuole e va dove Satana vuole."
Lutero non solo negò l'esistenza della libertà come causa della corruzione della natura umana per il peccato originale, ma rafforzò questa negazione in ragione del fatto che l'uomo è una creatura e che la sua libertà è incompatibile con l'onnipotenza divina. Pertanto, in Lutero, la negazione del libero arbitrio sfocia nella giustificazione per sola fede, senza che produca opere.
La Chiarezza delle Scritture e la Certezza della Fede
Lutero oppose a Erasmo la chiarezza della Sacra Scrittura, proprio perché Parola divina. L'esegesi biblica è, perciò, ascolto fedele della Parola che proviene dall'onnipotenza di Dio e contraddice la saggezza umana e il peccato del mondo. Se alcuni passaggi sembrano oscuri, ciò è dovuto "alla nostra ignoranza dei vocaboli e della grammatica, il che non impedisce la loro comprensione." Cristo è il centro e il principio interpretativo della Scrittura.
A differenza di Erasmo, che esprimeva scetticismo verso le "ferme dichiarazioni", Lutero affermò che ciò non è da cristiani. "Che cosa c’è, infatti, di più miserevole dell’incertezza?" Per lui, un cristiano deve "aderire a qualcosa invariabilmente, affermarlo, confessarlo, difenderlo, e perseverare in esso senza cedere." Se si fanno scomparire le asserzioni, si fa scomparire il cristianesimo. Il suo pensiero religioso era radicalmente immanentista, ponendo la soggettività come chiave ermeneutica dell'interpretazione della parola di Dio, rifiutando l'autorità della Chiesa.
Lutero riteneva che la credenza nel libero arbitrio portasse a una negazione della predestinazione, della verità che la fede salvifica è un dono di Dio e che Cristo morì solo per il Suo popolo. Per lui, la volontà dell'uomo è soggetta al peccato e non solo non può fare il bene, ma non può nemmeno volerlo. Il Vangelo è "potenza di Dio per la salvezza" (Romani 1:16), il modo in cui Dio dona la fede e il pentimento a tutti coloro che Egli ha scelto dall'eternità e redento in Cristo.
Erasmo vs Lutero
Punti Cruciali di Divergenza Teologica e Antropologica
Qual è, in definitiva, la questione dibattuta in questa disputa? Fondamentalmente, quella relativa al ruolo della volontà e della responsabilità umane in ordine alla relazione con Dio e con la storia. La disputa è interamente imperniata sulle affermazioni contenute nei testi biblici, ed è destinata a rimanere senza soluzione definitiva, poiché in ambito biblico è possibile reperire testi a favore di entrambe le tesi: quella della bontà della libera azione umana, così come quella della totale dipendenza dell'essere umano dalla grazia divina.
Grazia e Opere: Il Fattore Decisivo nella Salvezza
La questione fondamentale era se fossero le opere o la grazia a salvare l'uomo. Per Erasmo, sebbene la grazia sia la prima causa della salvezza umana, anche le opere aiutano l'uomo a meritarla. Per Lutero, invece, l'uomo è un essere segnato dal peccato e dalla malvagità, e deve a Dio tutto ciò che di buono c'è in lui. L'essere umano non è libero, ma al contrario. Tutto il suo comportamento e le sue opere sono determinati dal peccato. La salvezza si poteva acquisire solo attraverso la fede in Gesù Cristo e non richiedeva l'assistenza alla Chiesa (il sacerdozio e i sacramenti). Lutero, infatti, rifiutò la teologia scolastica e adottò come principio della Riforma la dottrina della giustificazione per sola fede, secondo cui le opere umane sono prive di valore meritorio.
La Visione di Dio e dell'Uomo
La disputa mette in gioco, insieme e forse prima ancora della visione di Dio, la visione dell'essere umano: capace di orientarsi al bene e di operarlo, a giudizio di Erasmo; incapace di ogni azione buona e relegato nella condizione di peccato, secondo Lutero. Da un lato, Erasmo proponeva un Cristianesimo dai contenuti eminentemente umani; dall'altro, Lutero insisteva su una visione più marcatamente religiosa, nella quale l'azione umana non possiede alcuna rilevanza, poiché l'unico atteggiamento fecondo è quello della fede incondizionata da riporre nella grazia che Dio dispensa.
L'Eredità del Dibattito
Con il Concilio di Trento, il cattolicesimo romano stabilì chiaramente il suo rifiuto del pelagianesimo, ma rifiutò anche l'agostinismo, collocandosi in tal modo dalla parte dei semipelagiani. Il Concilio e l'apporto dei teologi della Controriforma comportarono una revisione di tutti questi postulati, definendo non solo la dottrina sul libero arbitrio, il valore delle opere e la loro relazione con la grazia, il concetto di giustificazione e altre questioni fondamentali, ma costruendo anche un intero corpo filosofico e teologico che aiutò ad approfondire la concezione cristiana dell'uomo.
La Controversia "De Auxiliis" e il suo Impatto
La relazione tra la libertà dell'uomo e la grazia di Dio, soprattutto dopo Trento, è intrisa nel suo impianto e contenuto dalla tematica religiosa e, in concreto, dal conflitto o spiegazione sulla relazione libertà-grazia, tema che ricevette il nome proprio di "De Auxiliis". Questa problematica, già presente agli albori del cristianesimo con Sant'Agostino, divampò nel XVI e XVII secolo. I termini della questione (la controversia nasce intorno al 1582 all'Università di Salamanca) possono essere sintetizzati così: Dio prevede infallibilmente tutti gli atti dell'uomo e concorre come causa prima in tutti i suoi atti. Domingo Báñez (domenicano) affermò: "L'azione divina è previa e determinante fisicamente ad unum dell'atto della volontà umana." Luis de Molinos (gesuita) difese: "L'azione divina è simultanea con l'atto umano e indifferente rispetto alla propria determinazione di questo stesso atto."
L'Influenza sulla Letteratura del Siglo de Oro
La concezione antropologica che sottende molte delle opere spagnole dei secoli XVI e XVII è debitrice della controversia suscitata da Lutero riguardo alla negazione della libertà dell'uomo e alla reazione che comportò la dottrina della Controriforma. Culturalmente, buona parte della produzione letteraria del Siglo de Oro è debitrice dell'influenza esercitata da Erasmo.
In questo contesto, la letteratura si pose al servizio dell'ortodossia cattolica e i letterati spagnoli, attraverso le loro opere, contribuirono alla formazione dottrinale del popolo.
- Il tema del picaro, personaggio dei bassifondi che usa inganno e astuzia, la cui libertà è il suo grande bene, riflette questa preoccupazione.
- Per San Giovanni della Croce, la libertà, in quanto espressione della personalità, è una realtà creata in dipendenza da Dio.
- Cervantes mostrò nella sua opera una chiara posizione in difesa della libertà, plasmazione letteraria della filosofia cattolica e della dottrina teologica della Controriforma. Indubbiamente conosceva e si posizionò a favore della tesi teologica difesa nel Concilio di Trento a favore del libero arbitrio.
- Nelle opere di Lope de Vega si espone il conflitto eterno tra il desiderio di libertà e i legami imposti dal destino.
- Tutta l'opera di Calderón de la Barca è impregnata di una concezione antropologica dove il libero arbitrio fonda la dignità della persona.
Riflessioni sull'Attualità del Tema
La controversia relativa al libero arbitrio tra Erasmo e Lutero non è una questione datata, ma si rivela di estrema attualità, poiché ha a che vedere con tematiche che, per loro stessa natura, non possono considerarsi risolte. La rivalutazione che Erasmo propone dell'essere umano e della sua capacità di rendere ragione della propria fede, rappresenta l'unica via che consenta di porsi al riparo da letture fondamentaliste della religione e dalle loro pericolose derive.
In questo differiscono le sensibilità di Erasmo e di Lutero: mentre quest'ultimo, infatti, insiste sull'assolutizzazione delle Scritture, Erasmo si apre all'apporto che una visione più ampia, che beneficia degli strumenti provenienti anzitutto dalla filologia e dalla filosofia, può fornire. Assegnare alle donne e agli uomini un ruolo attivo e positivo nella relazione con Dio, con se stessi e con il prossimo, appartiene alla sfida di tornare a comprendere e ad annunciare l'Evangelo nei suoi contenuti pienamente umani, evitando di fare di Dio una figura autoritaria, distante e dispotica.