Santa Rita da Cascia: Storia, Significato e Simbolismo degli Epitaffi

Santa Rita da Cascia è una figura di santità universalmente riconosciuta, la cui basilica in Umbria attira ogni anno oltre un milione di pellegrini. Nonostante la sua immensa popolarità e la vasta diffusione di libri sulla sua vita, la documentazione storica diretta e coeva è sorprendentemente scarsa.

Le Fonti Storiche su Santa Rita

Le prime biografie di Santa Rita risalgono a secoli dopo la sua morte, basate principalmente sulla tradizione orale e su poche fonti iconografiche, come il testo dell'agostiniano padre Agostino Cavallucci del 1610. Tra le pochissime fonti più o meno coeve alla sua vita si annoverano l'iscrizione e le immagini sulla "cassa solenne" del 1457, il "Codex miraculorum" dello stesso anno e una tela con episodi della sua vita risalente al 1480 circa.

Nascita e Vero Nome

Il luogo di nascita di Santa Rita è sicuramente Roccaporena, una frazione montagnosa a circa cinque chilometri da Cascia, in provincia di Perugia. All'epoca, Roccaporena era uno dei castelli ghibellini del contado di Cascia. La data esatta della sua nascita rimane ignota a causa del silenzio delle fonti storiche, ma si colloca tra il 1371 e il 1381. Il suo vero nome era probabilmente Margherita Lotti, figlia di Antonio Lotti e Amata Ferri, abbreviato in Rita. Secondo padre Agostino Cavallucci, il nome Margherita fu scelto perché la madre, in età avanzata e a rischio durante il parto, si rivolse ai santi protettori del parto, tra cui Santa Margherita.

Antonio e Amata, i genitori di Rita, pur non essendo aristocratici, godevano di un certo prestigio sociale ed economico come "pacieri" in un clima di fragile calma. Rita fu battezzata nella chiesa agostiniana di San Giovanni Battista in cima al colle di Cascia.

Il Matrimonio e la Vita Familiare

Intorno al 1395, all'età di circa 15 anni, Rita si sposò con Paolo di Ferdinando Mancini (o di Mancino). Sebbene molte biografie lo descrivano come un uomo bruto e violento, è più probabile che fosse un uomo d'armi dal carattere forte e irascibile, incline alle contese e ghibellino risentito. Rita, donna di grande fede e concretezza, con la sua mitezza e pazienza, lo aiutò a vivere in modo più autenticamente cristiano, trasformando il loro amore incondizionato e reciproco in un amore illuminato dalla benedizione divina. La nascita di due figli, Giangiacomo e Paolo Maria, richiese a Paolo una condotta più responsabile e una sistemazione domestica adeguata.

Rita fu una donna di pace, instancabile nel sanare ogni divisione, sia in famiglia che nella comunità di Roccaporena.

La Tragedia Familiare e il Perdono

Paolo di Ferdinando di Mancino fu assassinato nei pressi del "Mulinaccio", dove si era trasferito con Rita e i loro figli, intorno al 1406. Chiusa nel suo dolore, Rita fu afflitta da un timore ancora più grande: che i suoi figli potessero diventare vittime o protagonisti della spirale d'odio innescata. Per questo, pregò Dio affinché non si macchiassero di simili atrocità e allontanassero da loro il desiderio di vendicare il padre. Poco dopo, anche i due figli morirono precocemente, probabilmente a causa della peste o di altre malattie. La tradizione colloca la morte dei figli tra il 1406 e il 1407.

Rimasta sola, Rita rispose all'uccisione di Paolo con amore e perdono, adoperandosi per riappacificare la famiglia del marito con gli assassini, interrompendo così la spirale d'odio.

La Vita Monastica

Dopo la morte del marito e dei figli, Rita si rifugiò nella preghiera e il suo antico desiderio di consacrarsi a Dio si fece più forte. Intorno al 1407, all'età di circa 36 anni, Rita bussò alla porta del Monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia. Inizialmente fu rifiutata per tre volte. La tradizione narra che vi entrò "a porte chiuse", miracolosamente, aiutata dai suoi tre santi protettori: Sant'Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino.

Rita visse nel monastero per circa quarant'anni, osservando scrupolosamente la regola agostiniana. La sua vita monastica fu caratterizzata da preghiera intensa, penitenze aspre, ascesi, contemplazione e azione. Durante il noviziato, la Madre Badessa, per provare la sua umiltà, le comandò di piantare e innaffiare un arido legno. Rita obbedì umilmente giorno dopo giorno, attingendo l'acqua dal pozzo tutt'oggi accanto alla vite. Questo prodigio è all'origine della vite di Santa Rita, simbolo della sua obbedienza, pazienza e fecondità spirituale.

La Stigmata della Spina

Il segno più iconico della sua unione con Cristo è il dono della spina. La tradizione narra che, dopo aver ascoltato una predica sulla Passione di Cristo, chiese di partecipare al dolore di Gesù. Intorno al 1432, mentre era assorta in preghiera, una spina della corona del Crocifisso si staccò e si conficcò nella sua fronte. Questo evento è il più documentato della sua vita. Le testimonianze parlano di una forte luce, simile a un lampo, che le perforò la fronte. Le indagini mediche hanno accertato la presenza di una piaga ossea (osteomielite) sulla fronte, a riprova dell'esistenza della stigmata. L'epitaffio sulla cassa solenne recita: "XV anni la spina patisti".

Il Viaggio a Roma

Durante questo periodo, Rita compì l'unico viaggio della sua vita fuori dai confini del Comune di Cascia, recandosi a Roma in pellegrinaggio penitenziale a piedi. La tradizione collega questo viaggio alla canonizzazione di Nicola da Tolentino nel 1446.

Gli Ultimi Anni e la Morte

Negli ultimi anni della sua vita, gravemente malata e impossibilitata a camminare, Rita trascorse lunghi periodi nella sua cella, dedicandosi alla preghiera e alla contemplazione della Passione di Gesù. Si dedicò anche alla cura degli appestati, senza mai contrarre la malattia, motivo per cui fu venerata come protettrice dalla peste subito dopo la morte.

Nell'inverno precedente la sua scomparsa, provata dalle sofferenze, Rita espresse un desiderio profondo alla sua parente che le faceva visita da Roccaporena: chiederle di raccogliere una rosa e due fichi dal suo orto paterno. Nonostante fosse gennaio, la parente, recatasi all'orto, trovò e colse i frutti richiesti, portandoli a Rita. Questo prodigio, attestato da diverse testimonianze nel processo di beatificazione del 1626, fu il segno che le sue preghiere per le anime del marito e dei figli erano state esaudite: erano stati accolti da Dio in Paradiso.

Santa Rita da Cascia morì all'alba del 22 maggio 1447 (secondo alcune fonti, 1457), giungendo così all'incontro celeste con un fisico ormai provato dalle tante sofferenze.

La Venerazione e i Miracoli

Subito dopo la sua morte, iniziò la venerazione pubblica di Rita. Il suo corpo non fu mai sepolto a causa del forte culto che nacque immediatamente. I devoti cominciarono a portare numerosi ex voto. Per questa ragione, le monache decisero di riporre il suo corpo in una cassa.

La Cassa Solenne e l'Epitaffio

Nel 1457, Mastro Cecco Barbari si incaricò di costruire la prima bara, detta "cassa umile". Nello stesso anno, a causa di un incendio divampato nell'oratorio, la cassa e il corpo, rimasti intatti, furono riposti nella cosiddetta "cassa solenne". Questa cassa, realizzata a soli dieci anni dal trapasso di Rita, testimonia la sua fama di santità già diffusa. Mastro Cecco, storpio alle mani, fu guarito visitando il corpo della santa, come attestano testimonianze processuali del 1626.

Ricostruzione della cassa solenne di Santa Rita

La cassa solenne è il primo documento rilevante su Santa Rita e la più antica raffigurazione della santa, offrendo verosimilmente i suoi tratti somatici. Rileva inoltre la storicità della stigmata e il culto nato pochi anni dopo la sua morte. I dipinti a tempera su legno sono attribuiti a Paolo da Visso. Al centro del sarcofago è raffigurato Cristo in piedi dentro il sepolcro con la corona di spine, le ferite al costato e alle mani visibili, simboleggiando la Pasqua, il passaggio dalla morte alla vita. Questo Gesù umiliato e glorificato è il centro della spiritualità di Santa Rita.

Sulla tavola frontale, divisa in tre scomparti, sono visibili Santa Maria Maddalena, Cristo e Santa Rita, vestita da monaca agostiniana, che irradia raggi di luce dal capo. Ha sulla fronte la piaga, nella mano destra una grande spina e nella sinistra una piccola corona del rosario. Il viso, espressivo e gioioso, ispira intelligenza e forza.

Sul coperchio spiovente è raffigurata Rita distesa serenamente sul letto di morte. Accanto alla testa, si legge un epitaffio commemorativo, una lode che esalta le virtù della santa. All'interno del coperchio, l'anima di Santa Rita è dipinta mentre viene portata in cielo da due angeli.

La traduzione dell'epitaffio solenne del 1457 recita:

"O beata, quanto ci hai illuminato con la tua costanza e virtù davanti alla Croce dove hai ricevuto da Cristo Re grandi sofferenze, dopo aver abbandonato la triste vita mondana (di Roccaporena) per andare a gioire (per osannare) delle tue infermità morali e sconosciute ferite della tua anima davanti a quelle ben più atroci di Cristo! Che merito così grande ti sei guadagnata! Quale grande fede, superiore a quella di ogni altra donna, ti è stata concessa! Tanto che tu hai ricevuto da Cristo una delle sue spine, non come ricompensa terrena perché non hai mai pensato di aver altro tesoro superiore a Cristo al quale ti sei interamente donata; tuttavia non ti parve abbastanza per considerarti ben purificata, tanto che l’hai portata sulla tua fronte per quindici anni prima di salire in cielo. 1457."

Il restauro del 1925 ha permesso di leggere correttamente l'epitaffio e distinguere chiaramente le immagini, poiché secondo i giudici del 1626 la cassa era molto rovinata.

La Canonizzazione e il Culto

Il cammino di ascesa agli altari di Rita fu meno rapido della venerazione tra i suoi concittadini. Tra i principali sostenitori della causa di beatificazione vi furono la famiglia Barberini e il Cardinale Fausto Poli. Il processo si svolse a Cascia con meticolosa attenzione.

  • 2 ottobre 1627: Papa Urbano VIII concede alla diocesi di Spoleto e agli agostiniani la facoltà di celebrare la messa in onore della beata Rita.
  • 4 febbraio 1628: Si dispone che tale messa possa essere celebrata anche dal clero secolare nelle chiese agostiniane.
  • 25 febbraio 1896: Viene redatto il decreto sulle virtù eroiche.
  • 24 maggio 1900: Papa Leone XIII proclama Santa Margherita di Cascia.

Nel Grande Giubileo del 2000, il 20 maggio, Papa Giovanni Paolo II concesse un'udienza generale a una pellegrina speciale e ai suoi fratelli, con il corpo di Rita giunto a Roma, scortato dalla polizia di stato, dall'arcivescovo diocesano Mons. Riccardo Fontana e da alcuni padri agostiniani.

Dal 18 maggio 1947, il corpo di Rita riposa nella Basilica di Santa Rita a Cascia, all'interno dell'urna d'argento e cristallo realizzata nel 1930. Le testimonianze dei miracoli avvenuti per sua intercessione sono talmente numerose che è stata proclamata dal popolo di fedeli "santa dei casi impossibili" (o santa degli impossibili), poiché, come Rita ha insegnato, affidandosi a Dio, tutto può accadere.

La cella dove Santa Rita riposava e pregava è stata trasformata in cappella nel 1745, con il soffitto, la porta e l'altare in legno dipinti da Giuseppe Congionti. In alcuni cassetti sopra l'altare, sono conservate reliquie come la tonaca, il velo, le fasce usate per detergere la piaga sulla fronte e un cuscino, sigillate nel 1745.

Simbologia Legata a Santa Rita

Santa Rita da Cascia è associata a diverse simbologie che ne arricchiscono la figura spirituale e ne comunicano il messaggio. Le più significative sono la rosa, le api, la vite e la spina.

La Rosa

Rosa rossa simbolo di Santa Rita

La rosa è il simbolo ritiano per eccellenza, legato al miracolo avvenuto nell'inverno precedente la sua morte, quando Rita chiese una rosa e due fichi dal suo orto paterno a Roccaporena, e la sua cugina li trovò fioriti nonostante il freddo e la neve. Come la rosa, Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori.

Le Api

Secondo una credenza popolare, il quinto giorno dopo la sua nascita, delle api entrarono e uscirono dalla sua bocca mentre riposava nella culla nel giardino della casa paterna, senza pungerla. Questo episodio è carico di simbologia: la scelta delle api è legata alla necessità di comunicare l'importanza della figura di Rita fin da piccolissima. Il miele ha radici antiche di sacralità, e la Chiesa medievale usava le api per rappresentare l'operosità, la laboriosità e l'efficienza sociale.

La Vite

La rigogliosa vite che si può ammirare all'interno del monastero, che produce uva bianca ogni anno, è diventata il simbolo dell'obbedienza di Santa Rita e della sua fecondità spirituale. La tradizione narra che, durante il noviziato, la superiora le chiese di innaffiare una pianta secca nel giardino per obbedienza. Rita lo fece umilmente giorno dopo giorno, e la pianta rinverdì. Nel 1700 si affermò che la pianta secca rinverdita era una vite.

La Spina

La spina è il simbolo della stigmata che Santa Rita ricevette sulla fronte, in segno della sua partecipazione alle sofferenze di Cristo. L'epitaffio sulla cassa solenne recita: "XV anni la spina patisti", riferendosi ai quindici anni in cui Rita portò la piaga sulla fronte prima di salire al cielo.

Santa Rita: Esempio di Vita Cristiana

La strada suggerita da Santa Rita è fatta di umiltà, sacrificio, ascolto dell'altro e ricerca del dialogo. È l'unica strada che avvicina a Dio e rende tutto realizzabile.

  • Come donna, Santa Rita è esempio di libertà: essere se stesse, difendere la propria dignità e quella dei più deboli, ricercare l'interiorità contro le seduzioni materiali.
  • Come sposa, Santa Rita è esempio di fedeltà: nulla turbi la concordia, la casa sia prospera, regni la carità e l'amore che unisce i cuori e le anime.
  • Come madre, Santa Rita è esempio di apertura: mantenere la coerenza per educare con l'esempio, dare fiducia ai figli, evitando paure egoistiche.
  • Come figlia, Santa Rita è esempio di generosità: superare l'odio e la violenza, coltivare la fiducia nel futuro, sapendo che Dio ama e non abbandona.
  • Come stigmatizzata, Santa Rita è esempio di forza: avvicinarsi a Dio crocifisso, portare la propria croce insieme a Gesù, trovando la salvezza nella sofferenza.
  • Come consacrata, Santa Rita è esempio di comunione: vivere nella gioia di donare tutto a Gesù, tendendo a Cristo e abbattendo le divisioni.

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