Il Significato Profondo di Kavod nell'Ebraico Biblico

Nella sua etimologia profonda, il termine ebraico kabôd (כָּבוֹד), spesso tradotto come «gloria», indica qualcosa di «pesante, importante, rilevante», e quindi degno di rispetto e onore. Questa radice, כ ב ד (KBD), presente sia nelle lingue semitiche che in quelle proto-semitiche, ha significati come “fegato”, “onore” e “pesante”. Il termine è presente 200 volte nell’Antico Testamento, mentre il verbo corrispondente ha 114 citazioni. Di conseguenza, quando nell’Antico Testamento si legge in italiano “la gloria di Dio”, il più delle volte c’è scritto letteralmente “il peso di Dio”. La gloria di Dio nel tabernacolo, nel tempio e ovunque, si è sempre manifestata attraverso il “peso”.

infografica della radice ebraica KBD e i suoi significati

Kavod come Manifestazione della Gloria Divina

Il kabôd viene assegnato a Dio per celebrarne il suo mistero luminoso e invalicabile al nostro sguardo, paragonabile al sole. Questo dialogo è illuminante per comprendere il valore primario del termine kabôd: esso viene identificato col volto divino, cioè con la persona stessa del Signore. Si vuole, dunque, fare riferimento al mistero di Dio che può manifestarsi con la sua parola, ma che rimane celato nella sua identità profonda, essendo di sua natura eterno, infinito, trascendente e, quindi, inesauribile da parte della visione e del pensiero umano.

La Rivelazione della Gloria a Mosè

Un episodio significativo è la scena in cui Mosè aspira a contemplare da vicino il volto di colui che l’ha chiamato ad essere guida del suo popolo. «Mosè disse a Dio: Mostrami la tua gloria (kabôd)!... Rispose: Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo!» (Esodo 33,18.20). Dio risponde che nessuno può vedere il suo volto e vivere, ma gli consente di vedere il “dorso” mentre la gloria passa, proteggendolo nella roccia (Esodo 33:18-23).

illustrazione di Mosè di fronte al roveto ardente o alla nube del Sinai

La Presenza Tangibile della Gloria

Eppure la gloria non isola Dio in un mondo dorato e inaccessibile, tant’è vero che al Sinai essa si manifesta, sia pure velata da una nube e da un fuoco intenso: «La gloria (kabôd) del Signore apparve nella nube... La gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima del monte» (Esodo 16,10; 24,17). La gloria divina si insedia anche nel tempio e da lì si irradia in tutto l’universo, come si intuisce nel racconto della vocazione del profeta Isaia (6,3) coi serafini che cantano: «Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria (kabôd)». Il profeta Isaia vede il Signore sul trono e proclama: “Tutta la terra è piena della sua gloria” (Isaia 6:1-5).

I fedeli devono raccogliere l’invito del Salmista: «Figli di Dio, date al Signore gloria (kabôd) e potenza... Nel suo tempio tutti dicono: Gloria (kabôd)!» (Salmo 29,1.9; si veda anche 96,7-8). La gloria è visibile nel culto: la Shekhinah, presenza divina dimorante, è evocata durante le liturgie ebraiche. La kavod ebraica è il “peso” reale della presenza di Dio: scuote, abita, illumina.

La Gloria di Cristo nel Nuovo Testamento

Il quarto Vangelo rappresenta la risurrezione di Cristo come un ingresso nella gloria divina: è un ritorno, perché egli - come aveva cantato san Paolo - «non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini... facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Filippesi 2,6-8). Nella Pasqua Cristo riprende la gloria propria della sua natura divina, e l’Ascensione al cielo che celebriamo è la rappresentazione quasi visiva della sua glorificazione. Gesù è la gloria del Padre fatta carne (Giovanni 1,14). «È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo... Padre è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te» (Giovanni 12,23; 17,1).

Episodio 23 - L'ascensione di Gesù - Lineage Journey - S3 - Dalla mangiatoia al Messia

Kavod come Dignità Umana

Esiste anche una gloria che è legata alla dignità della persona umana. Essa è celebrata da un inno stupendo, il Salmo 8: «Veramente hai fatto l’uomo poco meno di un dio, di gloria (kabôd) e di onore lo hai coronato» (8,6). Nell’era messianica il Signore «farà scorrere verso Sion come un fiume la pace; come un torrente in piena, la gloria (kabôd) delle genti» (Isaia 66,12). Nella città santa l’umanità intera porta la sua ricchezza spirituale e sociale, così che tutti insieme siano avvolti dalla gloria divina che si accompagna alla pace. Proprio come cantano gli angeli nella notte di Natale: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama» (Luca 2,14).

rappresentazione della creazione dell'uomo

Kavod nella Tradizione Cristiana e il Confronto con Dóxa

Nel greco classico, il termine dóxa (δόξα) significava inizialmente “opinione, reputazione” (da dokein, sembrare). Con l'influenza della Septuaginta, la traduzione greca dell'Antico Testamento, dóxa acquisì il significato di “gloria” divina, corrispondente al kabôd ebraico.

Nella tradizione cristiana, questa comprensione si approfondisce: «Noi tutti, a viso scoperto, riflettiamo la gloria del Signore» e veniamo trasformati (2 Cor 3:18). Cristo presenta la Chiesa a sé stesso, «gloriosa» (Ef 5:25-27). Nella tradizione cristiana orientale, la dóxa permea la liturgia: la Divina Liturgia è partecipazione alla gloria celeste. Le dossologie («Gloria al Padre…») sigillano ogni preghiera.

Critiche all'Interpretazione di Mauro Biglino sul Termine Kavod

Un dibattito significativo sull'interpretazione di kavod riguarda le tesi dello scrittore torinese Mauro Biglino. Biglino sostiene che il termine ebraico kavod, tradotto come “gloria” o “onore”, si riferisse originariamente a un “oggetto volante” pilotato da Yahweh, o a una “potente arma”. Questa tesi è stata esposta, per esempio, nel suo libro “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia” del 2010.

Punti di Critica all'Approccio di Biglino

  • Arbitrarietà Interpretativa: La sua interpretazione viene criticata in quanto arbitraria e non supportata dalle fonti linguistiche e dal pensiero mistico-religioso degli antichi, trasformando il “simbolo” in “segno”. Biglino afferma di voler interpretare l'Antico Testamento in chiave letterale, ma le sue conclusioni sono spesso considerate illogiche quando applicate ai testi.
  • Errore Grammaticale: Biglino commette un errore nell'utilizzo del termine “gloria” nella forma costruita “kevod” anziché nella forma assoluta “kavod”, dimostrando una presunta mancanza di conoscenza dell’ebraico o, peggio, un travisamento intenzionale. È cruciale notare la differenza tra lo stato costrutto kevòd e lo stato assoluto kavòd.
  • Mancanza di Supporto Linguistico: La scelta di Biglino di interpretare la radice KBD unicamente come “pesante” è considerata arbitraria e non supportata dalle fonti linguistiche complete, che includono anche i significati di “fegato” e “onore”. La Bibbia non parla mai da nessuna parte di aeromobili risalenti al III° millennio a.C. Sostituire i termini “gloria” e “onore” con “pesante” rende spesso il significato dei versetti sconclusionato, come in Genesi 45,13: «Riferite a mio padre tutta la gloria (kavòd) che io ho in Egitto e quanto avete visto» (Giuseppe che parla ai fratelli).
  • Fonte delle Tesi: La tesi di Biglino non è neanche originale, poiché già nel 1990 George T. Sassoon in “The Glory of the Lord, in «Ancient Skies»”, N. 17, scriveva: “Il termine ebraico tradotto in “gloria” è kabod. Proviene dalla radice KBD che significa “essere pesante”. Si riferisce senza dubbio al veicolo volante di Yahweh.” Critici sottolineano che sia Sassoon, sia Biglino, ignorano che un “essere” non è un “oggetto” e che “il peso di un essere nell’esistenza definisce la sua importanza, il rispetto che ispira, la sua gloria” (Dizionario di Teologia Biblica Marietti di p. Xavier Leon-Dufour, 1984, pag. 535).
  • Contesto e Vocalizzazione: È evidente che Biglino giochi sull’equivoco, poiché l’ebraico biblico in origine era scritto senza le vocali, che venivano inserite dal lettore secondo il contesto. Il significato deve essere tratto dai dizionari, come il “Brown-Driver-Briggs, Hebrew and English Lexicon” a pagina 458, che traduce kavod con “onore” e “gloria” e indica chiaramente “gloria di Dio” riferendosi a Esodo 33,18.
  • La Traduzione dei LXX: I dotti ebrei che hanno tradotto la Septuaginta (versione greca dell'Antico Testamento del III secolo a.C.) hanno scelto di rendere kavod con dóxa, dimostrando una comprensione teologica e linguistica che contrasta con le interpretazioni letterali moderne di "oggetto volante". Biglino stesso ha affermato l’importanza di conoscere il greco per una continua comparazione tra testo ebraico e versione greca dei LXX.
illustrazione di un antico manoscritto ebraico o rotolo della Torah

Altre Espressioni di Gloria nell'Ebraico Biblico

Oltre a כָּבוֹד (Cavòd), che traduce il senso di “gloria” e “onore”, l'ebraico biblico possiede altri termini per esprimere concetti simili, ciascuno con sfumature proprie:

  • תְּהִלָּה (Tehillàh): Generalmente tradotto come “lode”.
  • פְּאֵר (Peèr): Indica “bellezza, splendore”.
  • הוֹד (Hod) e הָדָר (Hadàr): Sinonimi che significano “sontuosità, magnificenza”.

Questi termini arricchiscono la comprensione della ricchezza semantica legata al concetto di “gloria” e “onore” nella tradizione biblica ebraica.

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