Il Commento di Xavier Léon-Dufour al Vangelo di Giovanni: Introduzione e Analisi

Quest'opera rappresenta un contributo significativo alla comprensione del Vangelo di Giovanni, offrendo un approccio unico che mira a guidare il lettore attraverso le profondità del testo giovanneo. Sebbene non si tratti di un commento classico, inteso come mera fonte di informazioni e chiarimenti, essa invita a una lettura fresca e approfondita, volta a cogliere il senso complessivo dello scritto.

L'Approccio Metodologico di Léon-Dufour

L'autore, Xavier Léon-Dufour, propone un metodo simile all'esplorazione di una foresta: prima si acquisisce una visuale d'insieme (come da una mappa o in elicottero), poi ci si inoltra nei singoli sentieri. Questo approccio permette di comprendere non solo la specificità di ogni passaggio, ma anche il suo rapporto con l'intera opera. La preparazione di quest'opera ha richiesto un impegno considerevole, con trent'anni di studio del Vangelo di Giovanni seguiti da quindici anni di redazione della sua "Lettura attenta del testo".

Il lettore è invitato a procedere con calma, dedicando tempi sufficientemente lunghi, magari durante ritiri spirituali, specialmente per pagine di grande intensità come il Discorso dell'Addio (capitoli 13-17), in cui Gesù rivela la piena consapevolezza degli eventi imminenti: la sua morte, la glorificazione e l'avvenire dei discepoli. Ogni parola in questi testi merita un'attenta ponderazione.

Léon-Dufour non si limita a spiegare i versetti uno per uno, ma cerca di far emergere il senso complessivo del testo, evidenziando le connessioni tra i suoi diversi elementi. Egli segue una struttura che divide il Vangelo in due libri principali: il Libro primo (capitoli 1-12), comprendente il Prologo, la Parte prima e la Parte seconda; e il Libro secondo (capitoli 13-21), con la Parte terza, la Parte quarta e l'Epilogo. La sua lettura procede per unità letterarie, spesso non coincidenti con i capitoli tradizionali, che in questa edizione sono numerate progressivamente da 1 a 25, mantenendo i titoli e sottotitoli originali.

infografica: schema della struttura del Vangelo di Giovanni secondo Léon-Dufour

Superare le Difficoltà e le "Aperture" alla Comprensione

Alcuni sviluppi critici, come la giustificazione delle scelte per stabilire le unità letterarie, potrebbero apparire complessi. Tuttavia, il lettore può liberamente saltare i passaggi più ostici e concentrarsi sulle prospettive sintetizzanti, presenti in ogni capitolo. Per esempio, nell'accostarsi al Prologo, è consigliabile iniziare dall'Apertura posta alla fine del commento al medesimo (pag. 139). Queste "Aperture", per definizione soggettive, hanno lo scopo di invitare il lettore ad attualizzare il testo ispirato, percependo il messaggio per sé stesso, nel proprio tempo.

Un altro suggerimento per iniziare la lettura è l'episodio delle nozze di Cana (Gv 2,1-11). Ciò potrebbe sorprendere il lettore rispetto alla sua comprensione abituale della pericope, fornendo scorci di profondo interesse sul rapporto tra i due Testamenti, che in realtà sono "uno". Vengono inoltre confermate le annotazioni fatte nelle Premesse all'opera, in particolare riguardo alla posizione predominante di Dio Padre e alla pervasiva presenza delle Scritture d'Israele nel testo giovanneo.

La Dimensione Pastorale e Scientifica

Nel libro di Léon-Dufour si percepisce una chiara preoccupazione di ordine pastorale, che l'autore stesso conferma con piacere. Nonostante ciò, l'opera non si perde in considerazioni meramente pie, ma si fonda sui migliori studi esegetici contemporanei, garantendo rigore scientifico anche quando non esplicitamente dichiarato. Il linguaggio utilizzato è piano e accessibile, evitando il tecnicismo specialistico senza compromettere la precisione.

Introduzione Critica e Analisi del Vangelo di Giovanni

Il quarto Vangelo, attribuito a Giovanni evangelista, è un testo di fondamentale importanza che ha suscitato un'ampia gamma di interpretazioni e studi nel corso dei secoli. La ricerca moderna ne evidenzia i profondi legami con il suo contesto giudaico, aspetto stimolante sia a livello esegetico che teologico.

Titoli e Attributi dell'Evangelista Giovanni

  • "Vangelo Spirituale": Clemente Alessandrino († 215) definì il quarto vangelo con questa espressione (Ἰωάννην πνευματικὸν ποιῆσαι εὐαγγέλιον), sottolineando la sua profondità teologica.
  • "Il Teologo": Questo titolo onorifico deriva principalmente dal Prologo, dove viene proclamata la divinità di Cristo, e dalla sua riflessione sulla Trinità. Un graffito del pellegrino Nicolao nella basilica di S. Giovanni ad Ayasoluk (Efeso, IV secolo) invoca "O Signore, Dio e Salvatore nostro, e tu Giovanni, o santo suo Evangelista e 'Teologo', vieni in soccorso di me, tuo servo peccatore".
  • "Ἐπιστήθιος" (colui che riposa sul petto): I Padri greci diedero a Giovanni questo titolo in riferimento al gesto all'Ultima Cena (Gv 13,25). Da qui si sviluppò una tradizione mistica che vede Giovanni attingere la dottrina del suo Vangelo dal petto (στήθος) del Maestro. Sant'Agostino, nel sermone 124 sul quarto Vangelo, descrive Giovanni che attinge "come ad una fonte, al petto del Signore, per esporla a noi, la verità sublime del Verbo che in principio era presso Dio, e le altre verità sulla divinità del Cristo".
  • "Figlio di tre madri": Questo titolo, meno comune, si riferisce a Giovanni come figlio di Salome, moglie di Zebedeo, ma anche in senso spirituale attraverso altre figure materne simboliche, come attestato in alcuni codici minuscoli e sinassari armeni.
illustrazione: Giovanni Evangelista che scrive il Vangelo ispirato

La Diffusione e la Ricezione Antica del Quarto Vangelo

L'idea che il quarto Vangelo sia stato recepito dalla Grande Chiesa solo a partire dalla fine del II secolo è errata. In realtà, la sua diffusione fu molto più antica e capillare:

  • Ignazio di Antiochia (martire dopo il 110 d.C.) sembra conoscerlo, usando il termine σάρξ (carne) per l'Eucaristia, in contrasto con il σῶμα (corpo) dei Sinottici.
  • Giustino Martire (150 d.C.) si basa sul concetto del Λόγος, pur senza citare esplicitamente Giovanni, per rivendicare la razionalità della fede cristiana.
  • Melitone di Sardi (fine II secolo) allude a Gv 19,36 parlando dell'Agnello le cui ossa non furono spezzate.
  • Catacombe Romane: Già intorno al 150 d.C., episodi giovannei come la Samaritana al pozzo, il paralitico, Lazzaro e le nozze di Cana sono raffigurati nelle catacombe. Gli affreschi della Samaritana, di Lazzaro e del paralitico nel cimitero di Callisto risalgono alla seconda metà del II secolo, mentre quelli nel cimitero di Pretestato potrebbero essere ancora più antichi.
  • Papiri Antichi: I papiri P52 (120-130 d.C.), P66 e P75 (II e III secolo) contengono testi frammentari del Vangelo di Giovanni, documentandone l'antichissima diffusione in Egitto.
  • Uso Gnostico: Gli gnostici, in particolare i valentiniani come Eracleone (probabilmente il primo a scrivere un commentario completo a Giovanni), utilizzarono il Vangelo di Giovanni su larga scala per fondare le loro concezioni cosmologiche e antropologiche. Origene, un secolo dopo, polemizzerà contro di lui.
  • Recupero da parte della Grande Chiesa: Dopo che Taziano (metà del II secolo) pose Giovanni come testo-base del suo Diatessaron, fu soprattutto Ireneo di Lione (180 d.C.) a rivendicare e recuperare questo Vangelo alla Grande Chiesa contro l'uso gnostico.

Dal III secolo in poi, la catechesi battesimale a Roma si appoggiò su letture giovannee, e il Prologo esercitò un'influenza dominante sulla formulazione della fede cristologica prima e dopo il Concilio di Nicea.

mappa: percorsi di diffusione del Vangelo di Giovanni nell'antichità

I Commentatori Antichi

Dal III al XIX secolo, il quarto Vangelo fu pacifico e fecondo possesso della Chiesa, che ne fece ampio uso nella catechesi e nella liturgia. Tra i numerosi commentatori antichi si annoverano:

  • In lingua greca: Origene di Alessandria, Cirillo Alessandrino, Giovanni Crisostomo, Teodoro di Mopsuestia, Nonno di Panopoli (parafrasi in versi), Ammonio di Alessandria, Teofilatto di Ocrida, Eutimio Zigabeno.
  • In lingua siriaca: Efrem di Nisibi, Gregorio Barebreo.
  • In lingua latina: Agostino di Tagaste, Gregorio Magno, Beda il Venerabile, Walafrido Strabone, Bruno di Asti, Alcuino, Tommaso d’Aquino, San Bonaventura.

La Questione Giovannea e la Critica Moderna

La tradizione cristiana, fino al 1800, ritenne unanimemente il quarto Vangelo opera di Giovanni di Zebedeo, apostolo e testimone oculare. Tuttavia, il XIX secolo vide l'emergere della critica storica:

  • Karl T. Bretschneider (1820) mise in dubbio l'autenticità giovannea, notando la diversità dei discorsi di Gesù rispetto ai Sinottici.
  • F.C. Baur suggerì una tarda composizione a causa della teologia avanzata del Vangelo.
  • E. Schwartz (1907) e J. Wellhausen (1908) iniziarono a evidenziare fratture e aporie nel testo, ipotizzando una Grundschrift rovinata da aggiunte successive.
  • M. Dibelius e R. Bultmann negarono valore storico a racconti e discorsi, interpretando il Vangelo come una creazione teologica della comunità giovannea.
  • La scuola comparatista fece derivare il Vangelo di Giovanni dall'ellenismo e dalla gnosi egizia.

Nel secondo dopoguerra, grazie ai ritrovamenti archeologici e papirologici, emerse un "nuovo modo di vedere" (new look, espressione coniata da J.A.T. Robinson), che rivalutò il Vangelo di Giovanni nel suo contesto giudaico e ne riconobbe una maggiore storicità e antichità.

Aspetti Letterari e Stilistici

  • Stile: Lo stile di Giovanni è definito da tutti come monotono e solenne, meno vivace di Marco o elegante di Luca. Gesù nel Vangelo di Giovanni parla in modo astratto, dottrinale e uniforme, e i dialoghi spesso si trasformano in monologhi, rendendo incerto chi sia l'autore del discorso (esemplare il dialogo con Nicodemo in Gv 3). Nonostante ciò, lo stile è inconfondibile e molto personale.
  • Sviluppo del Pensiero: Il pensiero giovanneo è statico e dinamico al tempo stesso, paragonabile a una spirale o alle onde della marea: i pensieri ruotano, tornano e progrediscono verso l'alto, rivelando sempre più la luce del Verbo.
  • Vocabolario: I termini tematici più ricorrenti sottolineano la verità (ἀλήθεια, ἀληθής, ἀληθινός - 46 volte contro le 2 di Mt), la vita (ζωή, ζῳοποιέω, ζῶν - 56 volte contro le 7 di Mc), e la testimonianza (μαρτυρέω, μαρτυρία, μαρτύριον - 47 volte).

Manoscritti e Varianti Testuali

Il quarto Vangelo è presente nelle Bibbie del IV secolo (Codice Vaticano e Sinaitico) ed è attestato in papiri del II secolo. Il papiro più antico è il P52 (Rylands 457), datato 120-130 d.C., contenente Gv 18,31-33 (recto) e Gv 18,37-38 (verso).

Le principali varianti testuali includono:

  1. Il racconto dell'adultera (Gv 7,53-8,11): Presente in alcuni codici (come il Codex Bezae) e padri latini (Agostino, Girolamo), ma assente in papiri antichi (P66, P75) e padri greci (Origene, Crisostomo). È considerato da molti un testo aggiunto nel III secolo, o, secondo alcuni, rimosso nel II secolo per la sua "indulgenza" verso l'adulterio.
  2. Gv 5,3-4: Versetti che descrivono un angelo che scendeva a muovere le acque guaritrici di Betesda/Betzaetà. Mancano nei papiri P66, P75 e sono spesso considerati una glossa esplicativa successiva.
  3. Gv 1,13: Il verbo "generare" è al plurale (ἐγεννήθησαν, "sono stati generati", riferito ai credenti) nella maggior parte dei manoscritti greci, inclusi P75, o al singolare (natus est, "è nato", riferito al Verbo) in alcune tradizioni latine (che implicherebbe una concezione verginale anche in Giovanni).

Coerenza e Incoerenze nella Composizione

Fatta eccezione per il Prologo (che contiene termini teologici come Λόγος, χάρις, πλήρωμα che non ricompaiono più nel Vangelo) e, in misura minore, del capitolo 21, il quarto Vangelo si presenta omogeneo per vocabolario, stile e teologia. Tuttavia, si riscontrano alcune incoerenze e fratture:

  • I versetti 1,6-8 e 1,15 nel Prologo interrompono la fluidità del testo.
  • In 2,11 è segnalato un "primo segno", in 2,23 si parla di "altri segni", e in 4,54 del "secondo" segno, creando una numerazione discontinua.
  • L'inversione dei capitoli 5 e 6 migliorerebbe la cronologia (la Pasqua imminente di 6,4 potrebbe essere la festa di 5,1) e la successione geografica (Gesù a Cana in 4, mare di Galilea in 6, Gerusalemme in 5).
  • In Gv 7,3-5 i "fratelli" di Gesù parlano come se egli non avesse mai operato miracoli in Giudea.
  • Il capitolo 21 appare come un'aggiunta posteriore, poiché il finale del Vangelo sembra chiaramente posto in 20,30-31, che enuncia la finalità e la conclusione dell'opera.
  • La frase "Levatevi, partiamo di qui" (Gv 14,31) alla fine del discorso dell'addio in 14,31 crea una difficoltà, poiché l'azione effettiva di partire non avviene prima di Gv 18,1.

Panoramica: Giovanni 1-12

I Dialoghi con i Giudei (DG) nel Vangelo di Giovanni

L'indagine sui profondi legami del Vangelo di Giovanni con il suo ambiente giudaico è uno dei sentieri più stimolanti della ricerca esegetica contemporanea. In questo contesto, l'interesse costante per la relazione tra Gesù e il "gruppo" particolare di interlocutori che l'evangelista chiama οἱ Ἰουδαῖοι, "i Giudei", è rappresentativo. Questa insistenza caratterizza il racconto giovanneo del ministero pubblico di Gesù e lo distingue in modo significativo da quello sinottico.

La Relazione con i Giudei come Filo Conduttore

I Giudei sono i primi "personaggi" introdotti nella narrazione (1,19), in relazione al Battista. Accompagnano Gesù nei suoi pellegrinaggi festivi a Gerusalemme (capp. 2,13-3,21; 5; 7,10-10,39) e rimangono presenti nella vita dei discepoli anche dopo la sua morte, in pieno contesto pasquale (20,19).

Le parole che Gesù rivolge loro alla prima Pasqua a Gerusalemme (2,13-22) diventano un catalizzatore per i discepoli. Nei capitoli 5-12, i lunghi discorsi a Gerusalemme, dove i Giudei sono destinatari e protagonisti (5,16-47; 7,14-24; 7,33-36; 8,21-59; 10,22-39, da ora DG), assumono il ruolo di un vero e proprio filo conduttore narrativo, catalizzando l'attenzione del lettore. La rappresentazione della relazione difficile e pericolosa che Gesù intesse con loro sembra essere la fonte principale da cui attingere per comprendere la sua storia.

Le affermazioni più audaci di Gesù su sé stesso e sul suo ruolo salvifico, sulla sua identità filiale in rapporto a Dio Padre, sulla conformità del suo insegnamento alle Scritture, sul potere di azione e di giudizio conferitogli, l'uso assoluto della formula ἐγὼ εἰμί ("Io sono"), e in generale le parole e azioni che lo condurranno alla morte per "essersi fatto figlio di Dio" (cf. 19,7), sono messe a tema in questa sezione centrale del Vangelo e, in modo esplicito, nei DG.

La "storia di Gesù" secondo Giovanni acquista la sua forma peculiare come "storia dei rapporti con i Giudei", un'espressione utilizzata da J. Ashton. Questa storia di relazione è presentata come uno spazio privilegiato di rivelazione e salvezza.

Rivelazione, Fallimento e Fede

I legami complessi tra questa relazione, la rivelazione di Dio in Gesù e l'opera divina della salvezza raramente sono oggetto esplicito del "discorso" giovanneo. Sembrano piuttosto suggeriti dalla profondità dello sguardo di fede dell'evangelista, attraverso la scelta del materiale, la costruzione della trama, le focalizzazioni e i commenti. Singolare è il commento in Gv 8,27, dove l'evangelista esplicita il senso delle parole di Gesù che sfugge ai Giudei: "non capirono (οὐκ ἔγνωσαν) che diceva loro il Padre".

Da questa mancata comprensione sembra dipendere il fallimento della loro relazione. Tuttavia, proprio in questo fallimento si sprigiona la novità della rivelazione salvifica dell'identità paterna di Dio e dell'identità filiale di Gesù, una rivelazione che le parole da sole non bastano a veicolare: "quando avrete innalzato il Figlio dell'Uomo, allora capirete (τότε γνώσεσθε) che «io sono»..." (Gv 8,28). Questi legami tra relazione, rivelazione e salvezza chiedono di essere scoperti e sono rilevati raramente nel dibattito sui DG, spesso considerati più una miniera per la cristologia giovannea che una parte vitale della storia di Gesù.

Il confronto che si attua nei DG, costruito su azioni, interpretazioni, spiegazioni, proposte di intelligenza, reazioni, esprime lo sforzo di creare una relazione, attuabile solo attraverso un atto di "fede" prolungato (cf. Gv 8,30ss), che puntualmente sembra mancare. Questo tentativo di relazione, con Gesù e i Giudei come protagonisti attivi, non è raccontato semplicemente come un fatto del passato; è contestualizzato storicamente dall'evangelista con riferimenti spaziali e cronologici, ma appare presente e ancora in atto. La dichiarazione ricorrente del suo fallimento non solo non allenta la tensione del lettore, ma la accende, chiamandolo a superare le radici di questo fallimento e a rispondere personalmente alla domanda di relazione che fu mancata.

Il fine del Vangelo, chiaramente espresso nel suo primo epilogo (Gv 20,30-31), è proprio quello di rendere sempre e nuovamente possibile nel presente dei destinatari quella storia di relazione che, fallita nel passato, "resta", attestata dal Discepolo amato, come segno di vittoria di Cristo, tempo-spazio ancora disponibile di rivelazione e di fede, cammino di salvezza fino al suo ritorno (cf. Gv 21,22-24).

La Sfida all'Esegesi Contemporanea

R. Bultmann affermava che il presupposto di ogni interpretazione comprendente è il "rapporto vitale preesistente con la cosa che nel testo direttamente o indirettamente si esprime". Questa relazione cercata e sofferta, in cui la "limpidezza" del linguaggio di Gesù "dissolve gli oggetti e lascia in preda alle persone", costituisce la "cosa" al centro della storia dei rapporti con i Giudei in Gv 5-12. L'interesse verso di essa guida l'interpretazione di Dufour e altri studiosi che sfidano la tendenza a sostituire questa relazione con la storia dei conflitti dottrinali della comunità giovannea o con la relazione tra autore e lettore, negandole il valore di azione nella trama del racconto.

Il rischio è quello di dimenticare che si è di fronte a una scrittura evangelica, non a una narrazione tematicamente organizzata, e di dirigersi rapidamente verso una comprensione sistematica della concentrazione teologica. Tuttavia, "Gesù non è un tema", e il Vangelo è una narrazione della "vita" di Gesù. In particolare, "Giovanni 1-12 è la vita di Gesù necessaria per comprendere la morte di Gesù", e i DG servono a radicare e anticipare l'esito della passione in un ministero condotto sotto il segno di un intenso desiderio di incontro. Fare oggetto di indagine i DG significa assumersi rischi e rilanciare interrogativi su questioni letterarie, storiche e teologiche ancora dibattute, sulla referenzialità del testo e sui metodi di analisi (sincronica, narrativa, elementi drammatici).

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