Elena Emilia Aiello, conosciuta anche come la "Monaca Santa", è stata una figura spirituale di profonda fede e carità, fondatrice dell'Istituto delle Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. La sua vita fu caratterizzata da un'intensa unione con la Passione di Cristo, manifestata anche attraverso fenomeni mistici, e da una dedizione instancabile agli ultimi e ai bisognosi. La Chiesa che è in Italia gioisce per l’elevazione alla gloria degli altari di un’anima eminentemente eucaristica.

Infanzia e Prime Manifestazioni Vocazionali
Elena Emilia Aiello nacque a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza (Calabria, Italia), il 10 aprile 1895, mercoledì della Settimana Santa. Era la terzogenita degli otto figli di Pasquale Aiello, uno tra i migliori sarti della zona, e Teresa Paglilla. Fu battezzata il 15 aprile 1895, lunedì dopo Pasqua, nella chiesa di San Domenico di Montalto Uffugo, ricevendo anche i nomi di Emilia e Santa. Crebbe in un ambiente familiare esemplarmente cristiano, nel quale si respirava un clima di grande armonia, calore umano e profonda fede religiosa.
Fin da piccolissima, Elena mostrò un’attenzione particolare per il messaggio evangelico. Già a quattro anni era capace di ripetere a memoria le formule del Catechismo. Frequentò l'Istituto delle Suore Figlie della Carità del Preziosissimo Sangue (Istituto Marigliano), dove apprese con gioia la Parola di Dio, tanto che a otto anni le Suore la facevano insegnare la Dottrina ai più piccoli. Nonostante la sua scarsissima cultura formale, la sua crescita spirituale fu edificante ed esemplare, elevata al punto da manifestarsi quotidianamente con chiarezza e proprietà di linguaggio nelle conversazioni, pur ricorrendo all'occorrenza a espressioni dialettali.
All'età di 13 anni, in seguito alla guarigione ottenuta dalla Madonna di Pompei per un grave disturbo alla trachea durato nove mesi, Elena fece voto di farsi religiosa del suo Santuario. Rimasta orfana di madre nel 1905, Elena si adoperò per aiutare il padre in sartoria e compiere i lavori domestici; inoltre, si prendeva cura di poveri e ammalati. Durante la Prima Guerra Mondiale e l'epidemia di "spagnola", Elena passava le sue giornate assistendo gli infermi e occupandosi persino della confezione di rozze casse di legno per seppellire "cristianamente - come lei stessa affermava - le infelici vittime dell’epidemia".
La Vita Religiosa, la Malattia e la Guarigione Miracolosa
Finita la tempesta del dopoguerra, il padre le diede il permesso di farsi suora. Desiderosa di diventare religiosa e di amare Dio nella sofferenza, Elena fece il suo ingresso, il 18 agosto 1920, nell'Istituto delle Suore del Preziosissimo Sangue a Nocera dei Pagani, in provincia di Salerno, rimanendovi fino al 3 maggio 1921. Sopraggiunsero, però, gravi malanni fisici, tra i quali un tumore allo stomaco e diversi interventi chirurgici, sopportati con fede eroica e senza anestesia. Ritenuta ormai in fin di vita, fu espulsa dalla congregazione e rimandata a casa il 2 maggio del 1921 per morire. Il suo stato di salute impressionò tutti, le conseguenze della terribile malattia l'avevano quasi deformata, peggiorando con il passare del tempo.
Tornata a Montalto Uffugo, Elena Aiello rivolse una fervida preghiera a Santa Rita da Cascia, domandando la guarigione. Nella notte, la Santa le apparve e le parlò, chiedendole di istituire il suo culto a Montalto per ravvivare la fede di quella gente e di fare un triduo in suo onore. Il giorno dopo, Elena iniziò il triduo e, alla fine di esso, la visione si rinnovò: la Santa le disse che, una volta compiuto il triduo per la seconda volta, sarebbe stata guarita dal grave male allo stomaco. Elena Aiello fu così miracolata e Gesù le rivelò che sarebbe guarita, ma che ogni Venerdì Santo avrebbe rivissuto le sofferenze della croce. In quel periodo, Elena scrisse nei suoi appunti di aver ricevuto dal Signore un invito alla rassegnazione, ad accettare quanto avrebbe disposto su di lei, e un invito ad abbracciare la croce che le stava preparando.
Le Stigmate e i Fenomeni Mistici
Nel novembre del 1921, comparvero i fenomeni mistici che l'avrebbero accompagnata sino alla morte. A partire dal 2 marzo 1923, Elena ricevette le stigmate, che le venivano donate ogni Venerdì Santo, per scomparire il Sabato Santo. Questo fenomeno l'accompagnò per tutta la sua vita, insieme alla sudorazione di sangue tutti i venerdì di Quaresima. Elena riviveva la Passione di Nostro Signore con sofferenze, sudore di sangue, visioni, rivelazioni e profezie, partecipando per ben 38 anni ai dolori di Cristo.
Era molto contraria a manifestare pubblicamente ciò che le accadeva e faceva di tutto per sottrarsi alla curiosità della gente e agli sguardi indiscreti. A causa di questi fenomeni straordinari, fra la gente era conosciuta come la "Monaca Santa", ma lei, nella sua grande modestia e umiltà, non voleva assolutamente che le attribuissero tale nome. Elena Aiello si era votata volontariamente alla sofferenza per diventare vittima per i peccati degli uomini e per ottenere la pace. Non poteva sopportare i peccati, ma aveva grande compassione per i peccatori.
Beata Suor Elena Aiello
Rivelazioni e Profezie
Madre Elena Aiello ricevette da Gesù e dalla Madonna molte rivelazioni, tra cui alcune profezie sui destini futuri della Chiesa e del mondo. Il tema ricorrente di queste visioni era l’annuncio di un castigo divino sull’umanità immersa nel peccato. Gesù le disse: «Figlia mia, ammira come soffro! Ho versato tutto il mio sangue per il mondo ed ora va tutto in rovina; nessuno si avvede delle scelleraggini di cui è ricoperto. Innumerevoli scandali portano le anime alla rovina, specialmente le anime della gioventù. Il cattivo esempio dei genitori produce nelle famiglie scandali e infedeltà anziché la pratica della virtù e della preghiera. La casa, fonte di fede e santità, viene macchiata e distrutta. La caparbietà degli uomini non cambia ed essi testardamente vanno avanti nei loro peccati. Il mondo non merita più perdono ma fuoco, distruzione e morte. Deve esserci molta penitenza e preghiera da parte dei fedeli per mitigare il meritato castigo che ora viene trattenuto dall’intervento della Mia cara Madre che è Madre di tutti gli uomini. È prossimo il flagello che purificherà la terra dal male. La Giustizia Divina grida soddisfazione per le molte offese e i mali che coprono la terra. Nient’altro sarà tollerato. Le persone non si sottomettono alla Chiesa e disprezzano i sacerdoti perché fra di loro ce ne sono tanti che sono motivo di scandalo. La Russia marcerà su tutte le nazioni d’Europa, particolarmente sull’Italia, e innalzerà la sua bandiera sulla cupola di San Pietro!… Manifesterò la Mia predilezione per l’Italia, che sarà preservata dal fuoco; ma il cielo si coprirà di densa tenebra e la terra sarà scossa da spaventosi terremoti che apriranno profondi abissi, e verranno distrutte città e province; e tutti grideranno che è la fine del mondo! Anche Roma sarà punita secondo giustizia per i suoi molti e gravi peccati, perché lo scandalo è arrivato al colmo. I buoni però che soffrono e i perseguitati per la giustizia e le anime giuste non debbono temere, perché saranno separati dagli empi e dai peccatori ostinati, e saranno salvati!»
Memorabile e storica resta la previsione che fece, nel 1939, dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Per scongiurare tale evento, suor Elena consegnò una lettera il 23 aprile 1940 a donna Edvige Mussolini, sorella del Duce, contenente un messaggio che affermava provenire dal Cristo. Nella lettera, la suora riferiva che Gesù le aveva detto: "Il mio Regno è regno di pace, il mondo invece è tutto in guerra." Nonostante l'avvertimento, Mussolini dichiarò guerra il 10 giugno 1940. Tra le sue visioni, vi fu anche una di una "grande rivoluzione a Roma", durante la quale vide "Stanno entrando in Vaticano. Il Papa è da solo, sta pregando. Stanno tenendo il Papa. Lo prendono con la forza. Lo picchiano fino a farlo cadere. Lo stanno legando. Oh Dio! Oh Dio! Gli stanno dando dei calci. Che scena orribile! E’ terribile!…Nostra Signora si sta avvicinando. Quegli uomini malvagi cadono a terra come cadaveri! Nostra Signora aiuta il Papa ad alzarsi prendendolo per il braccio, lo copre con il Suo manto e gli dice: - Non temere!".
La Fondazione delle Suore Minime della Passione di N. S. Gesù Cristo
Nel 1928, all'età di 33 anni, Elena si trasferì a Cosenza insieme a un'amica, Luigia Mazza, detta Gigia, anch'essa desiderosa di farsi religiosa. Insieme, fondarono l'Istituto delle Suore Minime della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Suor Elena scelse per sé e le sue figlie spirituali come modello di vita la Passione di Gesù e il primato della carità testimoniato da San Francesco di Paola, il santo taumaturgo calabrese nato a pochi chilometri dal suo paesino natale. Umiltà, carità e sacrificio furono le basi su cui Madre Elena edificò la sua famiglia religiosa, che si inserì nella missione della Chiesa per risanare il tessuto sociale del suo tempo e soccorrere i fratelli più deboli e disagiati.
L'Opera, benedetta da Dio e incoraggiata dalle Autorità ecclesiastiche, ottenne il plauso di tutta la città di Cosenza. Il 2 gennaio 1948, vent'anni dopo la fondazione, la congregazione ottenne l'approvazione ecclesiastica per Bolla di Pio XII. Incontrando Papa Pio XII durante il Giubileo del 1950, suor Elena gli chiese se ritenesse che questa opera fosse secondo il cuore della Chiesa. Il Sommo Pontefice le rispose: «La sua opera non finirà perché è fondata sulla Provvidenza».
Il Carisma e le Opere di Carità
L'attenzione maggiore dell'Istituto fu volta all'infanzia bisognosa e ai bambini abbandonati. Madre Elena istituì numerosi istituti per orfani (a Cosenza, San Fili, Bucita, Montalto Uffugo, Marano Marchesato e Cerchiara) e aprì asili infantili (a Rovito, Castrolibero, Spezzano Piccolo, Carolei, Orsomarso, San Lucido, Lauropoli e Roma). Inoltre, aprì un Istituto Magistrale per garantire un futuro alle ragazze più grandi che dovevano ormai lasciare l'orfanotrofio, fornendo loro un'istruzione e preparazione per la prima Comunione.
Madre Elena mise al centro della sua attenzione anche gli anziani soli e abbandonati, problematica molto rilevante allora come oggi. Gestì la fragilità fisica e psicologica degli anziani con amore e rispetto, considerandoli una preziosa risorsa di esperienza, saggezza e trasmissione dei veri valori della vita. La congregazione si espanse dalla Calabria in tutta Italia e in alcuni paesi esteri, come l'America Latina (Brasile, Colombia, fino ad arrivare alla regione dell’Huilia), al seguito degli emigrati nelle zone povere. Il carisma dell'Istituto è quello di vivere e testimoniare la fede in Gesù Cristo, la comunione fraterna a livello comunitario e la fedeltà al carisma, camminando sulla "via minima" del Vangelo. Ancora oggi, la gente si reca presso l'Istituto non solo per bisogni reali e concreti, ma soprattutto per devozione alla Beata, per deporre davanti alla Sua urna il pesante bagaglio di dolore, sofferenze e afflizioni.

La Spiritualità di Elena Aiello
L'anima di Elena Aiello era eminentemente eucaristica. Soleva dire: «L’Eucarestia è l’alimento essenziale della mia vita, il respiro profondo della mia anima, il Sacramento che dà senso alla mia vita, a tutte le azioni della giornata». Parlava di Gesù e della Madonna come di Persone di famiglia, con uno spirito di fede vivissimo. Nutriva profonda devozione per la Santissima Eucaristia, per la Passione di Gesù e per la Vergine Santissima. La corona del Santo Rosario l’aveva costantemente avvolta al polso a portata di mano, e la sgranava in tutti i momenti liberi. Amò profondamente il Santo Padre e la Chiesa e ripeteva spesso alle sue suore che il loro dovere era «sentire cum ecclesia».
La partecipazione al dolore di Cristo e l’amore per gli ultimi, rafforzati dalla continua preghiera e dalla fervente devozione a Gesù Sacramentato, furono i due punti di forza sia della Fondatrice sia della nascente Congregazione.
Morte e Percorso di Beatificazione
Il 12 giugno 1961, Madre Elena fu ricoverata all’ospedale San Giovanni in Roma. Concluse la sua vita terrena il 19 giugno 1961, entrando nel Regno del Padre. Le sue spoglie sono custodite nella Cappella della Casa Madre in via dei Martiri 9 a Cosenza.
A partire dal giorno dopo la sua morte, si verificarono strepitosi miracoli e conversioni attribuiti alla sua intercessione. La sua fama di santità crebbe, portando l'Arcivescovo di Cosenza a iniziare il Processo Cognizionale sulla sua vita e le sue virtù nel 1972, terminandolo nel 1987. Il 22 gennaio 1991, a trent'anni dalla sua morte, Papa Giovanni Paolo II la dichiarò Venerabile, riconoscendo l'eroicità delle sue virtù.
Il processo per la beatificazione proseguì con l'esame di un miracolo attribuito alla sua intercessione. Si trattava della presunta guarigione miracolosa della giovane Francesca Bozzarello da trauma cranico e lesioni encefaliche diffuse con coma grave, associato a trauma toracico e frattura tibiale intra-articolare, avvenuta il 23 aprile 2002. Tale guarigione fu giudicata scientificamente inspiegabile dalla Consulta Medica il 1 febbraio 2007. Successivamente, nel Congresso Peculiare del 23 ottobre 2010, i Consultori Teologi la ritennero un miracolo, e anche i Padri Cardinali e Vescovi, riuniti in Sessione Ordinaria il 18 gennaio 2011, giudicarono tale guarigione come un vero miracolo. Il 2 aprile 2011, Papa Benedetto XVI autorizzò la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante il miracolo attribuito all'intercessione della «venerabile serva di Dio madre Elena Aiello».
Il 14 settembre 2011, nel cinquantesimo anniversario della sua dipartita e in concomitanza con la solennità dell'Esaltazione della Croce, Madre Elena Aiello fu solennemente proclamata Beata presso lo Stadio San Vito di Cosenza. La celebrazione, che vide la partecipazione di circa trentamila fedeli, fu presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e legato pontificio. Fu la prima beatificazione che si celebrò in Calabria e la prima donna calabrese dell'epoca moderna a essere elevata agli onori degli altari. L'Arcivescovo di Cosenza-Bisignano, S.E. Monsignor Salvatore Nunnari, espresse la gioia della Chiesa cosentina per una sua figlia elevata agli onori degli altari, «lei che ha saputo mostrare la fecondità della sofferenza e il senso pieno della Croce abbracciata per amore». Oggi, vie a suo nome esistono in diversi centri d'Italia, tra cui Cosenza e Bari.