La Solennità di Cristo Re: Approfondimento per Catechisti

La Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell'universo, conclude l'Anno Liturgico, richiamando i fedeli al compimento del loro cammino di fede e alla regalità universale di Cristo. Questa festa, istituita nel XX secolo, affonda le sue radici nella storia della Chiesa e offre profonde riflessioni sulla natura del Regno di Dio.

Origini e significato storico della festa

Le radici della divinità di Cristo

Nel 325, il primo Concilio ecumenico, tenutosi nella città di Nicea in Asia Minore, fu un momento cruciale per la Chiesa. In questa circostanza, venne definita la divinità di Cristo contro le eresie di Ario, affermando che "Cristo è Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero".

Raffigurazione del Concilio di Nicea con i Padri della Chiesa

L'istituzione della Solennità da parte di Pio XI

Sedici secoli più tardi, nel 1925, Papa Pio XI proclamò la Solennità di Cristo Re. La sua intenzione era che il riconoscimento della regalità di Cristo fosse il modo migliore per vincere le ingiustizie sociali. Come egli stesso scrisse nell'enciclica Quas primas dell'11 dicembre 1925: "Poiché le feste hanno una efficacia maggiore di qualsiasi documento del magistero ecclesiastico, esse infatti istruiscono tutti i fedeli e non una sola volta ma annualmente, e raggiungono non solo lo spirito ma i cuori".

La festa fu introdotta da Papa Pio XI a coronamento del Giubileo che si celebrava in quell'anno. Non appena elevato al soglio pontificio, nel 1922, Pio XI aveva condannato esplicitamente il liberalismo "cattolico" nella sua enciclica Ubi arcano Dei. Il Pontefice comprese che il miglior modo di istruire il popolo cristiano fosse attraverso la liturgia. Di qui l'origine della Quas primas, nella quale egli dimostrava che la regalità di Cristo implicava il dovere per i cattolici di fare quanto in loro potere per tendere verso l'ideale dello Stato cattolico: "Accelerare e affrettare questo ritorno [alla regalità sociale di Cristo] coll’azione e coll’opera loro, sarebbe dovere dei cattolici". Dichiarò, quindi, di istituire la festa di Cristo Re, spiegando la sua intenzione di opporre così "un rimedio efficacissimo a quella peste, che pervade l'umana società".

Lo spostamento nel calendario liturgico

La data originaria della festa era l'ultima domenica di ottobre, cioè la domenica precedente la festa di tutti i Santi (cfr. Enciclica Quas Primas). Tuttavia, con la nuova riforma liturgica del 1969, la Solennità è stata spostata all’ultima domenica dell’Anno Liturgico, rendendo chiaro che Gesù Cristo, il Re, è la meta del nostro pellegrinaggio terreno. Oggi celebriamo l’ultima domenica dell’Anno liturgico, chiamata solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, re dell'universo. Questa meta ci era stata indicata nella prima domenica di Avvento e oggi vi giungiamo.

La regalità di Cristo nel Vangelo

Il giudizio universale: il criterio dell'amore

Il Vangelo di Matteo (Mt 25, 31-46) ci presenta la potente immagine del giudizio finale: "Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre". Il Re pronuncerà la sua sentenza basandosi sulla carità: "ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi siete venuti a trovare, ero in carcere e siete venuti a trovarmi". La cosa che oggi colpisce dai testi ascoltati è che l’esame ultimo verte sull’amore, sulla concretezza della vita, a partire dai suoi gesti più semplici e ordinari. Non si tratta di gesti eroici o eclatanti, ma della cura verso gli "più piccoli".

Sulla Tua Parola - Mt 25,31-46

La benedizione e la maledizione non sono decisioni arbitrarie del Re, ma una rivelazione di ciò che ciascuno è stato e ha fatto, di quanto ci si è presi cura del fratello.

Le venute di Gesù: passato, presente e futuro

L’anno liturgico rappresenta la nostra vita in miniatura, ricordandoci che siamo in cammino verso l’incontro con Gesù, Sposo, quando Egli verrà quale Re e Signore della vita e della storia. Stiamo parlando della sua seconda venuta, nella gloria, alla fine della storia. La prima venuta fu nell’umiltà di un Bimbo deposto in una mangiatoia (Lc 2,7).

Ma c’è anche una venuta intermedia, quella che stiamo vivendo oggi, in cui Gesù si presenta a noi nella Grazia dei suoi Sacramenti e nel volto di ogni "piccolo" del Vangelo (cfr. Mt 18,2: "Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli..."). In questo tempo, siamo invitati a riconoscere Gesù nel volto dei fratelli e delle sorelle, a trafficare i talenti ricevuti e ad assumerci ogni giorno le nostre responsabilità.

Gesù, "Dio con noi" e "Dio in noi"

All’inizio del Vangelo, al capitolo 1,23, l’evangelista Matteo scrive: "Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa “Dio con noi”". A conclusione del Vangelo, Gesù promette: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). È dentro questa cornice che va letto e compreso il "giudizio universale" che la liturgia oggi ci fa contemplare. Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi, è veramente "con noi" fino alla fine del mondo. Per trovarlo, è necessario seguire i suoi passi, coltivare i suoi sentimenti, ricordando che siamo nel mondo, ma non del mondo (cfr Gv 17,14).

La cosa bella che emerge dal Vangelo è che Gesù non solo è il Dio con noi fino alla fine del mondo, ma arriva ad essere il Dio in noi, a cominciare dai più piccoli. Egli si identifica con quanti sono nel bisogno, con ogni "piccolo" del Vangelo, con ogni perseguitato (cfr At 9,4: "Saulo Saulo perché mi perseguiti?"). Ogni gesto d’amore è un gesto fatto "con Gesù", "come Gesù" e "a Gesù".

I "gesti laici" della carità

Una cosa sorprende: nei "sei" gesti ricordati da Gesù (dare da mangiare, da bere, accogliere, vestire, visitare malati e carcerati), non c’è nessun gesto religioso o sacro nel senso tradizionale. Essi appaiono come "gesti laici", compiuti per strada, in casa, dove c’è bisogno. In realtà, "non c’è più nulla di pro-fanum, che stia davanti o fuori del tempio, perché tutta la realtà è il grande tempio di Dio: nulla è profano e tutto è “sacro”, perché tutto è in funzione di Gesù" (L. Giussani). Questo è il culto bello reso a Dio, come si coglie anche in Matteo: "Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono, e va prima a riconciliarti con tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono" (Mt 5,23-24).

La natura del Regno di Cristo

Un Re di servizio, non di dominio

Cristo è Re perché, insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, "con la sua morte e risurrezione è diventato Signore dell’universo e della storia" (CCC 668-671). La regalità di Cristo non è finalizzata a dominare, ma a portare pace ad un mondo lacerato e diviso. Egli è Re perché tutto ciò che esiste è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui (cf. Col 1,16). È Re perché con la croce e la resurrezione ha vinto il peccato e annientato il potere della morte.

Il Regno di cui parla Gesù nel Vangelo non ha la sua provenienza nel mondo degli uomini, ma in Dio solo. Cristo ha in mente un regno imposto non con la forza delle armi, ma tramite la forza della Verità e dell'Amore. Gli uomini vi entrano preparandosi con la penitenza, per la fede e per il battesimo, che produce un’autentica rigenerazione interiore.

Il Re crocifisso e risorto

Il Vangelo della santa Messa ci porta sul Calvario. Cristo è inchiodato sulla Croce e la gente lo deride: "Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto". Anche i soldati lo deridevano, dicendo: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso". Queste parole esprimono la logica del mondo: un re deve mostrare forza, imporsi, dominare. Ma Gesù non scende dalla croce.

Eppure è questo il Re che il Padre ha voluto che vedessimo. È il Re che ci ha salvati, che ha riconciliato il cielo con la terra. Gesù risorge, e noi possiamo contemplare un Re crocifisso e risorto, sul cui corpo sono rimaste tracce eterne di dolore e morte. Egli è il Re di cui il mondo ha davvero bisogno: non perché onnipotente, ma perché prossimo; non perché eterno, ma perché segnato dall’umanità; non perché invincibile, ma perché segnato dalla morte; non perché intoccabile, ma perché sempre con noi.

Gesù in croce con il buon ladrone

L'esempio del buon ladrone

Accanto a Gesù sulla croce, c’è il cosiddetto buon ladrone. Egli, dopo aver riconosciuto il proprio peccato e l’innocenza di Gesù, Gli rivolge una preghiera semplice ma piena di fiducia: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Riconosce in quel volto sfigurato dalla sofferenza il suo Re. E Gesù gli risponde con parole che attraversano i secoli: "Oggi sarai con me nel Paradiso". Questo episodio ci racconta che il modo di regnare di Cristo è unico. Egli non estende il suo Regno conquistando territori, ma raggiungendo i cuori. Il buon ladrone ci ricorda che non è mai troppo tardi per aprire il cuore a Cristo.

Un Regno che non diminuisce l'autonomia terrena

Pio XI nella citata enciclica ci ricorda che "il regno di Cristo si estende anche a tutto il genere umano" e che la sua autorità "non diminuisce, ma nobilita" l’autonomia delle realtà terrene. Accettare la regalità di Cristo non significa, quindi, confondere la fede con il potere politico, né trasformare il Vangelo in un sistema di governo. Affermare che Cristo è Re vuol dire anche ricordare che nessun potere terreno può considerarsi assoluto, perché sopra ogni autorità c’è una Verità più grande, una Giustizia più alta, una legge d’amore che illumina la storia, la guida e la giudica.

Critica al laicismo: un mondo senza Dio

La Quas Primas proclama la festa della "realtà sociale permanente e universale di Gesù Cristo" contro lo Stato ateo e secolarizzato, "peste del nostro tempo". La preoccupazione del Papa era di chiarire che i mali del mondo venivano dall’aver allontanato sempre più Cristo e la sua santa legge dalla pratica della loro vita, dalla famiglia e dalla società. Pio XI analizzava un mondo moderno che decideva volontariamente di fare a meno di Dio: "Ora, se comandiamo che Cristo Re venga venerato da tutti i cattolici del mondo, con ciò Noi provvederemo alle necessità dei tempi presenti, apportando un rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l’umana società. La peste della età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi". Questo laicismo aveva negato l'impero di Cristo su tutte le genti e il diritto della Chiesa di ammaestrare, far leggi e governare i popoli per condurli alla felicità eterna, equiparando la religione cristiana ad altre religioni false e sottomettendola al potere civile. Alcuni Stati avevano persino creduto di poter fare a meno di Dio, riponendo la loro religione nell'irreligione e nel disprezzo di Dio stesso.

La fede e il cammino dell'Anno Liturgico

La fede come luce e scelta

La fede è determinazione, scelta, orientamento, atteggiamento. È luce proprio perché dà luce, la offre, la dona senza riserve. La fede non è anonima, perché viene da Dio. È atto libero e incondizionato di chi si sta consegnando, si sta offrendo, si sta dando senza pretese, di chi si sta fidando mettendosi in gioco. La fede "va" verso qualcuno: l'uomo. È proposta di relazione, di dono, di vita, di fiducia, di accoglienza, di risposta libera e totale. È atto libero dell’uomo che sceglie e dice sì. La fede diventa dono: da persona a persona, verso Dio. E in questo, la fede, luminosa strada di vita, non può che diventare testimonianza, capacità di attuare scelte coerenti, trasparenza di ciò in cui si crede. La fede dà un colore alla vita, la rende unica, riconoscibile, individuabile.

Metafora della fede come luce che guida il cammino

Il significato della chiusura dell'Anno Liturgico

La Solennità di Cristo Re dell’universo ci ricorda che un anno di grazia ricevuta sta per chiudersi e un nuovo anno sta per aprirsi. L’Anno Liturgico è il simbolo del cammino della nostra vita: ha un suo inizio e ha un suo termine, nell’incontro con il Signore Gesù, Re e Signore, nel regno dei Cieli, quando vi entreremo attraverso la porta stretta di "sorella morte" (san Francesco).

All’inizio dell’anno liturgico (la I domenica di Avvento), ci è stata mostrata in anticipo la meta verso cui avremmo mosso i nostri passi. Come se, in vista di un esame, ci fossero state date, un anno prima, le risposte alle domande! Nella liturgia, invece, questo è un dono di Gesù, Maestro, perché ci permette di sapere quale strada intraprendere (Gesù, Via), quale pensiero seguire (Gesù, Verità), da quale speranza lasciarci animare (Gesù, Vita, cfr Gv 14,6).

Cristo, senso della vita e Alfa e Omega

Chiamare Gesù il Signore, Re dell’universo significa riconoscerlo come il senso più profondo di tutto ciò che viviamo, che accade ogni giorno, che ci scuote e meraviglia. Credere che Lui sia l’Alfa e l’Omega è dire con tutto il cuore e con passione: "Signore, tu sei il senso di tutta la mia vita e di tutta la storia. Padre, nel tuo figlio Gesù ci hai rivelato la grandezza del tuo amore. Egli è venuto a noi nella povertà e nella debolezza e ha offerto tutto se stesso."

L'Atto di Consacrazione a Cristo Re

Nei tre giorni precedenti la Solennità di Cristo Re, i devoti recitano uno specifico Triduo. Le invocazioni domandano in particolare che il Cuore di Gesù trionfi su tutti gli ostacoli al regno del suo amore. Mediante l’intervento della Madonna, si auspica che tutti i popoli - disuniti dalla ferita del peccato - si sottomettano all’amore di Cristo.

Papa Leone XIII, l’11 giugno 1899, consacrò la Chiesa, il mondo e tutto il genere umano a Cristo. La formula dell’orazione, se recitata pubblicamente nella solennità di Gesù Cristo Re dell’universo, fa acquisire l'indulgenza plenaria. L’atto di consacrazione è ricco di richiami all’amore di Cristo per l’intera umanità, un amore che si è reso visibile nella totale donazione di sé sulla croce. La preghiera è anche una richiesta di perdono collettivo e recita fra l’altro: "Molti, purtroppo, non ti conobbero mai; molti, disprezzando i tuoi comandamenti, ti ripudiarono. O benignissimo Gesù, abbi misericordia e degli uni e degli altri e tutti quanti attira al tuo sacratissimo Cuore."

Riflessioni per la Catechesi sulla Regalità di Cristo

Il significato dell'INRI

Riguardo al contenuto della catechesi, il tema della Signoria di Cristo ha bisogno di una seria riflessione, sia per superare eventuali ostacoli di una falsa interpretazione celebrativa, sia per sfuggire ai pericoli di una lettura culturale opposta al suo vero significato. La prima riflessione parte dalla comprensione dello svelamento "teologico" di quella sigla che i Vangeli indicano posta sulla croce di Cristo: l’INRI (Jesus Nazarenus Rex Iudeorum) fa comprendere sia il significato semantico del termine, sia l’affermazione di un principio di regalità in una visione del tutto diversa da quella a cui ci si riferisce nel linguaggio corrente: un "Signore" che ha accettato la croce per una "signoria" di dominio sul male e sulla morte.

Il potere regale come servizio

L’uomo Gesù, come un re proclamato dagli altri, risulta "perdente" perché innalzato su un trono (la croce) che cristianamente va interpretato come una "cattedra" dalla quale proclama la sua "Regalità". Ciò significa che la solennità conclude il ciclo liturgico nella precisa indicazione di un servizio che si fa amore, giustizia, fraternità, pace, perdono. Questi valori non possono venire all’uomo se non da quel trono e da quella cattedra "regale".

Coinvolgimento di ragazzi e giovani

È fondamentale chiedersi in che misura ragazzi e giovani siano sensibili a questa "categoria interpretativa". Da quali fonti vitali è alimentata la loro fede? In che cosa aderiscono al potere di quella "regalità" di cui la cultura oggi riempie cronache di giornali e trasmissioni mondane?

L'omelia e la carità fraterna

La proclamazione del testo di Matteo durante la celebrazione della solennità di Cristo Re metterà in evidenza il giudizio, che diventa fonte di quell’attuazione che dovrà essere realizzata dal credente per saldare nella celebrazione la fede professata e celebrata, con quella vissuta e testimoniata. L’omelia rivela che il senso di ogni istante della vita del credente è il riaffermare il principio della regalità come servizio dell’amore fraterno: il segreto di questo amore celebrato ha la forza di convertire "l’io per sé" "all’io per l’altro".

Il paradosso del giudizio anonimo

La realtà misteriosa più paradossale da evidenziare nella celebrazione è il fatto anonimo della giustificazione dopo la sentenza di salvezza o di condanna: sia i salvati che i condannati sono anonimi e si giustificano allo stesso modo per aver fatto o non aver fatto quello che è ricordato nell’elenco delle opere "da fare". Simbolicamente la liturgia di questa domenica dovrebbe poter quasi "sceneggiare" questa immagine plastica del giudizio (che è appunto la conseguenza del potere regale di Cristo), ma alla luce dei suoi insegnamenti e soprattutto delle sue attenzioni alle persone durante tutta la sua vita!

Non stonerebbe una visualizzazione di immagini di situazioni umane di bisogno che scorrono sullo sfondo, mentre l’attualizzazione dell’omelia ne fa il riferimento alla fonte (il Vangelo) e l’applicazione alla vita (esperienze). Non sarebbe neppure fuori posto il richiamo simbolico al gesto commemorativo della lavanda dei piedi con le indicazioni del servizio di una Chiesa che si veste del "grembiule del servizio", da rievocare in un congruo tempo, prima della benedizione finale, come verifica di una personale regalità battesimale, per riaffermare l’impegno davanti alla comunità.

Verifica dell'anno liturgico e bilancio della carità

Non dovrebbe essere eccessivamente difficile inventare un momento di verifica di tutto l’anno liturgico, proprio in relazione alla categoria simbolica che lo chiude: "la signoria del servizio" nelle attualizzazioni della carità, sia comunitariamente (richiamare scelte fatte in ordine ai bisogni materiali, morali e spirituali degli uomini), sia personalmente per i singoli credenti. Ciascuno sia invitato a mettersi davanti alla propria coscienza, in ordine a questa "regalità di servizio", per individuare i momenti dove è stato affermato egoisticamente l’io (peccati di egoismo e di prevaricazione) e dove ha prevalso il senso del tu, come applicazione delle opere della carità verso gli altri. Il tempo dei bilanci (conclusivi) dovrebbe predisporre anche alla condivisione di un bilancio preventivo.

Risorse e Proposte per Catechisti

Di seguito, alcune proposte e sussidi utili per la catechesi sulla Solennità di Cristo Re e l'Anno Liturgico:

  • Vangelo della Solennità di Cristo Re dell'universo dell'anno C (Lc 23, 35-43) tradotto in Comunicazione Aumentativa Alternativa per bambini e ragazzi con bisogni comunicativi complessi.
  • Proposta di attività per un pomeriggio in oratorio durante il tempo di Natale.
  • "Ecco il vostro Re": un nuovo "Messalino GAM per fanciulli", che accompagna i bambini nel Tempo forte della Quaresima. Ideato per i piccoli, questo cammino li educherà ad ascoltare la Parola e a rispondere. È una vera e propria Lectio divina, facilitata per divenire accessibile al bambino.
  • "La Domenica per i Bambini": libretto con nuova grafica e nuovi contenuti. Oltre alle schede da colorare, il testo del Vangelo domenicale e la preghiera dei fedeli da far inventare ai ragazzi, i nuovi contenuti propongono la lettura del salmo e il Vangelo a fumetti da colorare (gentilmente concesso dal sito vangeloafumetti).
  • Piccolo fascicolo adatto a bambini dei primi anni di catechismo per illustrare brevemente tre feste del tempo di Natale: Natale, Epifania e Battesimo di Gesù.
  • Scheda per la catechesi su Cristo Re.
  • Scheda sintetica su Cristo Re e l'anno liturgico.
  • Semplice schema per la presentazione dei cresimandi alla comunità parrocchiale, nella domenica di Cristo Re (anno B).
  • Proposta per un campo estivo di una settimana seguendo le parabole di Gesù come mezzo per diventare re in terra.
  • Sussidio formativo per educatori e ragazzi per un camposcuola che trae spunto da “Le Cronache di Narnia”. Lo scrittore e teologo irlandese Clive Staples Lewis utilizzò il leone per rappresentare Cristo ne "Le Cronache di Narnia", il ciclo di sette racconti che lo ha reso famoso nel mondo.
  • Una novena di Natale per ragazzi con i profeti come protagonisti. Ogni giorno è scandito dal canto delle profezie e dalla costruzione del poster.
  • Presentazione ai genitori di un'esperienza durata un anno di catechismo con i bambini di quarta elementare, attraverso laboratori di canto, danza, recitazione, seguendo il "Progetto Emmaus" vol.2.

tags: #dossier #catechista #solennita #di #cristo #re