Il Progetto del Nuovo Polo Pediatrico Bambino Gesù all'Ex Forlanini
L'Accordo Preliminare e il Doppio Passaggio di Proprietà
L'ex ospedale romano Forlanini potrebbe finire in mano alla Santa Sede e diventare la nuova sede dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. L'operazione, che muove asset per miliardi di euro, si fonda su un doppio passaggio di proprietà tra Stato e Regione Lazio. Il primo step prevede che la proprietà dell'intero complesso del Policlinico Umberto I, oggi in capo al Demanio dello Stato, venga trasferita in via definitiva alla Regione Lazio, con un "vincolo perpetuo di destinazione a servizio ospedaliero pubblico". A fronte di questa cessione, la Regione Lazio cederà a sua volta la proprietà dell'area dell'ex ospedale Forlanini allo Stato.
Solo una volta che l'area del Forlanini sarà in capo al Demanio statale, potrà essere formalizzata la sua consegna alla Santa Sede, proprietaria dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, per realizzare il nuovo maxi-polo pediatrico. Lo scambio immobiliare rappresenta il necessario correttivo legislativo per far procedere un'operazione che rientrava nell'intesa di febbraio 2024 tra Stato italiano e Santa Sede.

Giovedì 8 febbraio è stato firmato l'accordo tra il segretario di Stato del Vaticano, cardinale Pietro Parolin, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano per il trasferimento dell’ospedale Bambino Gesù nei locali dell'ex nosocomio Carlo Forlanini, chiuso e abbandonato dal 2015. Questa dichiarazione di intenti ufficializza quanto per circa un anno è stato oggetto di studio tra le parti. Un primo passo ufficiale nella cessione dell'ospedale «Forlanini» di Roma al Vaticano è stato inserito nel decreto «Anticipi» attualmente in discussione alla Camera, dove i relatori del provvedimento hanno inserito un emendamento che prevede uno scambio. L'ex-ospedale «Forlanini», attualmente di proprietà regionale e chiuso dal 2015, passerà al Demanio, cioè nelle disponibilità del governo. La decisione permetterà allo Stato italiano di contrattare la successiva cessione dell'area del Forlanini alla Santa Sede, che intende realizzarvi la nuova sede dell'ospedale pediatrico «Bambino Gesù». Si mette dunque in moto l'iter previsto dall'intesa siglata nel febbraio 2024 tra il segretario di stato vaticano Pietro Parolin e il sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano.
A febbraio del 2024, una nota stampa rilasciata dalla Santa Sede riportava la notizia della firma di una Lettera d’intenti tra Stato italiano e Santa Sede per la compravendita del Forlanini. Alla cerimonia erano presenti anche il governatore del Lazio, Francesco Rocca, e il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, l'amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco, il commissario straordinario dell'Inail Fabrizio D'Ascenzo, il presidente dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù, Tiziano Onesti, e il ministro della Salute Orazio Schillaci. Come ricorda anche l'ufficio stampa del Bambino Gesù in una nota inviata a IrpiMedia, quella dell'ex Forlanini è un'ipotesi intorno alle quale si ragiona da molti anni e che è stata appoggiata da diverse amministrazioni locali e da vari governi nel corso degli anni.
Il Complesso Iter Legislativo e Finanziario
Né dal governo né dalla Santa Sede erano filtrate informazioni sull'avanzamento dei lavori il cui iter è piuttosto complesso. L'intesa infatti prevede «l'acquisto - per un prezzo da stabilirsi - da parte della Santa Sede dell'area e dell'immobile», «la concessione da parte della Santa Sede a INAIL del diritto di superficie, per un periodo e un valore da concordarsi tra le parti», «la realizzazione da parte di Inail del nuovo ospedale», «l'affitto da parte di INAIL del nuovo plesso dell'Ospedale» e infine «la stipula di un accordo tra Santa Sede e Italia per il trasferimento delle immunità (…) alla nuova sede del Bambino Gesù». Sui contenuti dell'intesa preliminare tra Stato e Santa Sede, al momento, si sa molto poco. Quello che si scopre leggendo la nota stampa della Santa Sede è che quest'ultima acquisterà il Forlanini e il suo terreno, ne cederà il diritto di superficie all'Inail, a cui spetta il compito di ricostruire l'ospedale per poi ricevere in cambio dalla Santa Sede un affitto che remuneri l'investimento dell'ente statale.
Le cifre delle diverse operazioni non sono state rese note, ma si possono fare alcuni calcoli sulla base di precedenti stime. Nel 2014 il Demanio aveva considerato il valore dell'intero complesso 278 milioni di euro, ma già un anno dopo la dismissione il prezzo era sceso a 70 milioni. In un'intervista al Corriere della sera, il presidente della Fondazione Bambino Gesù, Tiziano Onesti, parlava di circa 450 milioni di euro di investimenti necessari.
L'iter tratteggiato nella nota stampa è alquanto contorto e soprattutto si scontra con diversi limiti imposti dalla legge. Prima di tutto il terreno su cui sorge il Forlanini rientra nei beni indisponibili della Regione Lazio, come riconosciuto nuovamente ad aprile del 2023 dal TAR del Lazio, espressosi contro la delibera 766 del 2016 usata dalla giunta Zingaretti per trasformare in disponibile - e quindi in un bene che può essere venduto - l'ex ospedale. Veniva infatti cambiata la natura giuridica del Forlanini da bene indisponibile - che quindi non poteva essere venduto - a bene disponibile per poter procedere alla vendita. L'Istituto non ha voluto rilasciare commenti, ma il piano di investimenti triennale dell'Inail datato 14 novembre 2023 - basato sul decreto ministeriale del 14 settembre 2022, che delinea il «programma di investimento per iniziative urgenti di elevata utilità sociale nel campo dell'edilizia sanitaria» - riporta che l'Ente sanitario interessato deve disporre «di un'area idonea all'edificazione da vendere a Inail». Nel paragrafo successivo si parla però di «acquisto del terreno/immobile», per cui non è chiaro quale proprietà debba passare a Inail.
Gli oneri di custodia e vigilanza del compendio immobiliare denominato ex Ospedale Carlo Forlanini restano a carico della Regione Lazio, a valere sul bilancio della medesima, fino alla sua cantierizzazione funzionale alla riqualificazione dell'immobile o alla sua cessione, e comunque non oltre il 31 dicembre 2030.
Lo Stato di Abbandono dell'Ex Ospedale Forlanini
Storia e Chiusura
L'ex Forlanini di Roma, la struttura ospedaliera fondata nel 1920 per trattare i malati di tubercolosi che si estende su un'area di 280.000 mq nel quartiere romano di Monteverde, è stata chiusa nel 2015. La chiusura del Forlanini è stata decisa dall'allora presidente della Regione Nicola Zingaretti nell'ambito dei tagli alla sanità iniziati con le giunte precedenti guidate da Piero Marrazzo prima e da Renata Polverini poi. Era già stata prevista per il 2010, ma tra il 2007 e il 2008 sono state raccolte 50 mila firme per bloccare l'operazione.
Il Degrado della Struttura
Accedere all'ex ospedale, chiuso nel 2015, non è infatti possibile per il pubblico. Gli ultimi ad aver ottenuto il permesso di visitare il complesso, a fine maggio 2024, sono stati i membri dei coordinamenti e delle associazioni che da anni lottano per la riapertura dell'ospedale romano. La sua vista è a dir poco desolante: cancelli arrugginiti, intonaco scrostato, vetri rotti e pericolanti, balconi sotto i quali è meglio non passare, immondizia diventata tutt'uno con i cespugli e le erbacce cresciute senza controllo. Lo stato in cui versano gli interni non è migliore: macchinari rotti, letti e barelle rovesciate per terra, cavi dell'elettricità a vista, macchie di umido e altra spazzatura lasciata da chi ha occupato negli anni il Forlanini, approfittando del suo stato di abbandono.

Le Controversie e le Preoccupazioni Locali
L'Opposizione dei Comitati Cittadini
Il passo in avanti sulla cessione dell'ospedale pubblico al Vaticano solleverà di nuovo l'attenzione dei numerosi comitati cittadini che in questi anni hanno proposto di rimettere a disposizione della sanità pubblica il «Forlanini». «Il Forlanini non si vende» e «Forlanini proprietà pubblica» sono alcuni degli slogan che ricorrono nelle loro manifestazioni e in cui si sottolinea la necessità di preservare il carattere pubblico della sanità. I comitati non avevano ricevuto ascolto né dall'amministrazione di Nicola Zingaretti né durante quella di Francesco Rocca. La regione ha sempre contrapposto altri progetti esistenti per l'area - come la fantomatica «cittadella delle Ong» - che non sono mai stati realizzati.
Nel mentre non sono mancate le proposte di progetti di riqualifica e piani di finanziamento per mantenere pubblico il Forlanini. In prima fila c'è da sempre anche il dottor Massimo Martelli, primario di Chirurgia toracica del Forlanini ed ex Commissario straordinario della struttura ospedaliera. «Nel 2010 ho presentato un progetto per la riqualificazione che prevedeva la realizzazione di 320 posti di Rsa pubblica per anziani in due padiglioni, il trasferimento di sei poliambulatori per cui la Asl pagava almeno tre milioni di euro d'affitto in altri due. Prevedevo anche il trasferimento della stazione dei carabinieri di Monteverde, che è poi avvenuto. Erano stati trovati anche i fondi», ha dichiarato Martelli. L'interlocuzione con la Regione, che ne detiene tuttora la proprietà, si è interrotta e il progetto di Martelli è stato archiviato senza comunicazioni ufficiali.
L'Impatto sul Sistema Sanitario Pubblico
Salvatore Costa, del gruppo Forlanini Bene Comune, spiega a IrpiMedia che lo spostamento del Bambino Gesù dal Gianicolo a Monteverde rischia di danneggiare il vicino San Camillo, ospedale pubblico che ha al suo interno anche un reparto di pediatria e che deve già affrontare le conseguenze dei tagli alla sanità e della mancanza di personale che interessa generalmente il comparto ospedaliero italiano. «Cosa succederà alla pediatria pubblica? Verrà chiusa? Già la Regione ha cercato di sopprimere il reparto di oncoematologia pediatrica del Policlinico Umberto I», si domanda Costa. La chiusura definitiva di quest'ultimo è stata scongiurata grazie all'impegno delle associazioni interne al reparto “Io Domani”, “Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica” e “Mary Poppins”, con il sostegno del Comitato La Fenice e LISA.
Secondo Costa però la minaccia al San Camillo non si limita a un solo reparto. Una volta trasferitosi al Forlanini, il Bambino Gesù passerebbe dagli attuali 620 posti letto a più di duemila, per cui potrebbe trasformarsi con il tempo in un ospedale generico. A quel punto - secondo le ricostruzioni delle associazioni - per la Regione non avrebbe senso pagare due ospedali situati nello stesso quartiere e che offrono gli stessi servizi. Su questo punto, l'ufficio stampa dell'ospedale smentisce categoricamente, affermando che non ci sarà nessun aumento dei posti letto disponibili e nessun ampliamento dell'offerta oltre la pediatria. Il timore di Costa però è confermato anche da Riccardo Fatarella, ex direttore generale del Policlinico Umberto I e parte dei comitati in difesa del Forlanini, il quale condivide i timori di un allargamento dei servizi. Un allargamento, commenta Fatarella, che giustificherebbe a quel punto l'acquisto proprio di un complesso delle dimensioni dell'ex sanatorio romano.
Il Futuro del Gattile Azalea
Il trasloco dell'Ospedale Bambino Gesù all'ex Forlanini, nel municipio XII, preoccupa i volontari del gattile Azalea, gestito dall'omonima associazione e che si trova all'interno del parco della struttura. Quale sarà il futuro dei circa 260 gatti che vivono nell'area dell'ex ospedale? "In questi ultimi 28 anni, il Comune di Roma, la Regione Lazio, il Ministero della Salute hanno contribuito economicamente all'organizzazione di Azalea - spiega Novi. Si tratta dell'unica struttura che ha ben due spazi attrezzati con pavimenti levigati e area all'aperto per la gestione dei gatti neurologici, in modo da garantire un adeguato benessere a questi gatti sfortunati, attraverso personale dedicato. Anche molti veterinari Asl sono preoccupati perché senza Azalea il sistema di accoglienza pubblico e privato convenzionato per gli animali randagi e abbandonati perderebbe un elemento fondamentale per il suo funzionamento. Quello che chiediamo tutti è che non solo non venga messa in discussione l'esistenza dell'oasi felina Azalea ma che si possa aprire un varco nelle mura perimetrali dell'ospedale in modo da rendere la struttura totalmente indipendente.
Lo Status Speciale dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
Accordi Finanziari e Agevolazioni
Nelle ultime settimane c'erano stati altri segnali dell'attenzione del governo per le sorti del Bambino Gesù. La legge di bilancio da approvare entro la fine dell'anno prevede una nuova linea di finanziamento pubblico a favore dell'ospedale pediatrico: oltre alla remunerazione per le prestazioni sanitarie, il «Bambino Gesù» riceverà dal governo italiano altri 120 milioni di euro l'anno (circa un terzo del bilancio dell'ospedale) come premio per i servizi di eccellenza svolti.
La nota stampa sulla Lettera d'intenti riporta anche un altro dettaglio interessante e che ricorda quanto degli accordi ormai storici influenzano tutt'oggi la vita della Repubblica. Grazie a questo accordo storico, il Bambino Gesù, nelle sue sedi romane e laziali, non paga l'Iva sulle merci acquistate, non è soggetta alle tasse sugli immobili e il personale medico e paramedico non deve versare l'Irpef allo Stato italiano. Il tutto a fronte di ingenti finanziamenti da parte dallo Stato. L'ospedale pediatrico vaticano, infatti, è convenzionato con la sanità pubblica ma oltre al rimborso per le prestazioni effettuate ai cittadini italiani riceve dallo Stato un finanziamento forfettario di 49 milioni di euro all'anno. Come si legge nel bilancio del 2022, i 413 milioni di euro di ricavi provengono per lo più dai fondi pubblici dato che 294 milioni corrispondono ai rimborsi per le prestazioni sanitarie accreditate e altri 16,25 milioni dai trapianti pediatrici, oltre ad altri otto milioni derivanti dal 5×1000 e dalle donazioni.
Dall'Ospedale Bambino Gesù la storia di Arturo e Maria Rosaria
Trasparenza e Controlli
Non sono mancati gli scandali, come quello rivelato nel libro Avarizia di Emiliano Fittipaldi relativo ai lavori di ristrutturazione dell'attico del cardinale Tarcisio Bertone, pagati proprio con i soldi del Bambino Gesù. Ma il problema della trasparenza riguarda anche le prestazioni offerte dall'ospedale cattolico. Sempre in virtù dell'extraterritorialità, il Bambino Gesù non è sottoposto agli stessi controlli delle strutture ospedaliere delle Regioni né dei servizi dei privati che lavorano con il pubblico.
Interrogato su questo punto, l'ufficio stampa del Bambino Gesù ci tiene a ricordare che «l'ospedale è parte integrante del Sistema Sanitario Nazionale, non persegue finalità di lucro, poggia la propria sostenibilità sui finanziamenti provenienti da soggetti pubblici e privati a sostegno della propria attività di ricerca scientifica e di assistenza. La sua vocazione di cura, ricerca e assistenza è rivolta a tutti, sia in Italia che all'estero, in particolare nei Paesi in via di sviluppo». Il Codice etico sottoscritto dal Bambino Gesù spiega in effetti che non vengono mai perseguite le logiche di profitto, ma come già detto l'ospedale non è tenuto al pagamento delle tasse pur venendo sovvenzionato dallo Stato, non c'è controllo sull'utilizzo che viene fatto dei ricavi e gli scandali in passato non sono mancati.
La Posizione della Regione Lazio e le Prospettive Future
L'Opportunità per la Regione
Per la Regione Lazio l'interesse della Santa Sede è un'opportunità. Come spiega a IrpiMedia il portavoce della Regione, i soldi della vendita del Forlanini andranno nelle casse dell'amministrazione regionale, che si troverà nel proprio territorio un nuovo ospedale senza bisogno di investire denaro. Per la Regione, poi, lo spostamento del Bambino Gesù al Forlanini non rappresenta un problema per il vicino San Camillo data la vocazione pediatrica dell'ospedale vaticano.
Il Ruolo Politico e le Relazioni Stato-Chiesa
Questa situazione sembra mal coniugarsi con quanto affermato da Papa Francesco nel discorso pronunciato a novembre del 2023, nell'udienza alla Confederazione “Federsanità” che riunisce le Aziende sanitarie locali, Ospedaliere, e gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, oltre ai rappresentanti dell'Associazione dei Comuni italiani. Come ribadito da tutte le associazioni, con il passaggio dell'ex ospedale alla Santa Sede, uno Stato estero diventerebbe il principale fornitore di servizi sanitari nel campo della pediatria (e forse non solo), mentre la sanità pubblica perderebbe pazienti, andando in deficit. «La sanità pubblica ha bisogno di sostegno oltre le tasse, infatti si pagano i ticket e i superticket nel momento in cui i soldi pubblici non bastano. Nel Lazio è stato fatto - ricorda ancora Costa -. Un privato che investe in questo settore deve guadagnare ma non è obbligato a reinvestire nella sanità».
La questione del Forlanini ha una portata più generale, toccando le dinamiche delle relazioni tra Stato e Chiesa in Italia. Come certificato dall'Istat, nel 2022 solo il 18,8% della popolazione italiana affermava di recarsi a messa almeno una volta la settimana, mentre il 31% non ha preso parte ad alcuna funzione. Negli ultimi venti anni, i praticanti sono passati dal 36 al 18,8%, con i non-praticanti quasi raddoppiati. Questa dinamica è riscontrabile anche in altri Paesi d'Europa. Come dimostra l'indagine effettuata dalla European Social Survey, tra il 2002 e il 2020 il numero di persone che affermano di non andare mai in chiesa è aumentato. Tornando al caso italiano, questa crisi spirituale ha avuto un effetto negativo non solo sul prestigio della Chiesa cattolica, ma anche sulle entrate che le derivano dall'8xmille, la quota del gettito Irpef che ogni cittadino può scegliere di destinare ad attività di rilievo sociale e culturale dello Stato o di alcune confessioni religiose. L'8xmille è la percentuale calcolata sull'Irpef che i contribuenti possono decidere di destinare allo Stato oppure ad una confessione religiosa, tra cui la Chiesa cattolica italiana. È stato introdotto dal primo Governo Craxi a seguito dell'Accordo di revisione del Concordato stipulato tra Stato e Santa Sede del 1984. Le somme derivanti dalle dichiarazioni che non contengono nessuna preferenza sono poi destinate in proporzione ai voti derivanti da chi invece ha indicato la sua preferenza. Questo meccanismo ha agevolato la Chiesa cattolica, come affermato anche nel 2015 dalla Corte dei Conti. Dietro al calo dei fedeli - e del gettito fiscale - vi sono diverse cause di tipo sociale e demografico, ma a pesare, c...
Sul tavolo resta poi un'ultima questione, che si ricollega alla gestione del patrimonio immobiliare della Santa Sede. Nel caso di spostamento del Bambino Gesù a Monteverde, non è chiaro che cosa ne sarà della sede al Gianicolo. «Pensiamo alla creazione all'interno del Forlanini di un'Università del Mediterraneo in cui giovani provenienti dall'Africa possano formarsi, svolgendo l'attività clinica nel vicino San Camillo, prima di fare ritorno in patria. Le possibilità di utilizzo presentate alla Regione, quindi, sono molteplici, ma il futuro del Forlanini è una questione più politica che di mera sanità e in questo i rapporti tra lo Stato e la Chiesa hanno un peso rilevante.
Sviluppi Recenti e Incognite
La Regione Lazio non siede più al tavolo tecnico. Sarà il 2026 l'anno della verità per l'ex ospedale Forlanini. "Questo sarà l'anno in cui dovremo capire se effettivamente ci sarà questa destinazione legata al Bambino Gesù oppure no", ha dichiarato il Governatore Rocca. Rocca ha inoltre chiarito il nuovo assetto delle trattative: a seguito della cessione del Forlanini all'Agenzia del Demanio (operazione legata al futuro dell'Umberto I), la Regione Lazio non siede più al tavolo tecnico.