Don Tonino Bello: Preghiere della Sera

Le preghiere della sera di Don Tonino Bello offrono momenti di profonda riflessione e connessione spirituale al termine della giornata. Attraverso le sue parole, si manifesta una fede radicata nella vita quotidiana, nell'attesa e nella solidarietà.

La Preghiera della Sera secondo Don Tonino Bello

Nella sua "Preghiera della Sera", Don Tonino Bello invita a una riflessione sul distacco da sé e sull'amore incondizionato, ispirato dall'esempio di Gesù. Recita: “Gesù, Figlio di Dio, insegnami, al termine di questa giornata, a dimenticare un po’ me stesso, come fai Tu di fronte al Padre, con quella dimenticanza di sé per la quale non si cerca più di affermare se stessi, ma si agisce sempre e soltanto per amore. Nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.”

Prosegue con un'invocazione per la chiarezza dello sguardo nel "lungo cammino del pellegrinaggio terreno", per riconoscere la luce divina anche nella sofferenza e per una gioia perfetta, fino "al punto più profondo, più basso della Tua incarnazione". La preghiera si conclude chiedendo a Dio Padre di "tenerci per mano e donarci una notte serena e un riposo tranquillo".

Le invocazioni a Santa Maria nelle diverse ore del giorno

Don Tonino Bello rivolge a Santa Maria diverse invocazioni, scandite dalle ore del giorno, ciascuna con specifiche richieste e riflessioni.

Santa Maria, Vergine del Mattino

A Santa Maria, "Vergine del mattino", si chiede la gioia di intuire, "pur tra le tante foschie dell'aurora, le speranze del giorno nuovo". Le parole ispirate sono di coraggio, per "annunciare che verranno tempi migliori", nonostante "tante cattiverie e di tanti peccati che invecchiano il mondo". Don Tonino invoca che "il lamento non prevalga mai sullo stupore", lo "sconforto sull'operosità" e lo "scetticismo sull'entusiasmo". Un'attenzione particolare è rivolta ai giovani, chiedendo aiuto per "scommettere con più audacia" su di essi, e moltiplicare le energie per "la prevenzione delle nuove generazioni dai mali atroci che oggi rendono corto il respiro della terra". La preghiera si conclude con la richiesta di "rendici cultori delle calde utopie dalle cui feritoie sanguina la speranza sul mondo" e di infondere "la sicurezza di chi già vede l'oriente incendiarsi ai primi raggi del sole".

Santa Maria, Vergine del Meriggio

Rappresentazione di Maria

Nel meriggio, Santa Maria è invocata come "Vergine del meriggio" per ottenere "l'ebbrezza della luce". In un'epoca di "spegnersi delle nostre lanterne" e "declino delle ideologie di potenza", si sente "la nostalgia del sole meridiano". La preghiera chiede di essere "strappaci dalla desolazione dello smarrimento" e di ispirare "l'umiltà della ricerca", abbeverando "la nostra arsura di grazia nel cavo della tua mano". Un richiamo alla fede infantile è presente, con il desiderio di tornare a quella "fede che un'altra Madre, povera e buona come te, ci ha trasmesso quando eravamo bambini". Si chiede anche di "riempire le nostre anfore di olio destinato a bruciare dinanzi a Dio", poiché troppo ne è stato "fatto ardere davanti agli idoli del deserto". L'invocazione prosegue con la richiesta di "renderci capaci di abbandoni sovrumani in Lui" e di "temperare le nostre superbie carnali". È fondamentale che "la luce della fede [...] non ci renda arroganti o presuntuosi, ma ci doni il gaudio della tolleranza e della comprensione". Infine, si implora di "liberarci dalla tragedia che il nostro credere in Dio rimanga estraneo alle scelte concrete di ogni momento sia pubbliche che private, e corra il rischio di non diventare mai carne e sangue sull'altare della ferialità".

Santa Maria, Vergine della Sera

Al calar della sera, Santa Maria è la "Vergine della sera, Madre dell'ora in cui si fa ritorno a casa". A lei si chiede "il regalo della comunione" per la Chiesa, la città, le famiglie e per tutti. Per la Chiesa, si chiede di superare "le lusinghe della frammentazione, del parrocchialismo, e della chiusura nei perimetri segnati dall'ombra del campanile". Per la città, si chiede che "lo spirito di parte" non la riduca a "terra contesa". Per le famiglie, che "il dialogo, l'amore crocifisso, e la fruizione serena degli affetti domestici, le rendano luogo privilegiato di crescita cristiana e civile". Per "tutti noi", si invoca di essere "lontani dalle scomuniche dell'egoismo e dell'isolamento", e di "stare sempre dalla parte della vita". Per il "mondo intero", si chiede che "la solidarietà tra i popoli non sia vissuta più come uno dei tanti impegni morali, ma venga riscoperta come l'unico imperativo etico su cui fondare l'umana convivenza", affinché "i poveri possano assidersi, con pari dignità, alla mensa di tutti" e "la pace diventi traguardo dei nostri impegni quotidiani".

Santa Maria, Vergine della Notte

Pillole di fede -dagli scritti di Don Tonino Bello 🙏🙏🙏💖

La preghiera a Santa Maria come "Vergine della notte" è un'invocazione di vicinanza e protezione nei momenti di difficoltà: "noi t'imploriamo di starci vicino quando incombe il dolore, irrompe la prova, sibila il vento della disperazione, il freddo delle delusioni o l'ala severa della morte". Si chiede di essere liberati "dai brividi delle tenebre" e, nell'ora del "Calvario", di stendere il suo manto affinché "ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà". Con "carezze di madre" si chiede di "alleggerire la sofferenza dei malati", di "riempire di presenze amiche e discrete il tempo amaro di chi è solo". Per "i naviganti", si invoca di "spegnere i focolai di nostalgia" e offrire la spalla. Si chiede di "preservare da ogni male i nostri cari che faticano in terre lontane e conforta, col baleno struggente degli occhi, chi ha perso la fiducia nella vita". Infine, l'invocazione culmina con la richiesta di ripetere "ancora oggi la canzone del Magnificat" e di "annunciare straripamenti di giustizia a tutti gli oppressi della terra", non lasciandoci "soli nella notte a salmodiare le nostre paure", ma sussurrando "che anche tu, Vergine dell'avvento, stai aspettando la luce", così "le sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro volto. E sveglieremo insieme l'aurora. Così sia."

Le diverse dimensioni di Maria nelle riflessioni di Don Tonino Bello

Don Tonino Bello esplora la figura di Maria attraverso molteplici aspetti, ciascuno rivelatore di una profonda spiritualità e di un modello per la vita cristiana.

Maria, Vergine dell'Attesa

Invocando Santa Maria come "Vergine dell'attesa", Don Tonino Bello esprime una profonda crisi di speranza e desiderio nell'uomo contemporaneo. Chiede a Maria di "donarci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono", poiché "le riserve si sono consumate". La riflessione sottolinea come la difficoltà ad attendere sia legata alla "profonda crisi di desiderio" e alla "disseccazione delle sorgenti della speranza". La preghiera si estende al dolore delle madri per i figli perduti, sia per incidenti, che per violenza o per la seduzione di "richiami della giungla" o "turbine delle passioni". Vengono nominati esempi specifici come Antonella, che "non sa che farsene dei suoi giovani anni", e Massimo, la cui "unica attesa che ora lo lusinga è quella della morte". A Maria, "sentinella del mattino", si chiede di "ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da portare al mondo, che si sente già vecchio". Viene evidenziata la distinzione tra accogliere, che può essere "segno di rassegnazione", e attendere, che è "sempre segno di speranza", chiedendo di "renderci, perciò, ministri dell'attesa".

Maria, Donna Innamorata

La figura di Maria, "donna innamorata", viene presentata attraverso l'episodio del fidanzamento con Giuseppe, dove si manifesta un amore puro, lontano dalle "piccole scintille" terrene che spesso rendono "torbide" le relazioni umane. Don Tonino Bello chiede perdono per aver limitato la comprensione dell'umanità di Maria, ritenendola "capace solo di fiamme che si alzano verso il cielo". Invece, Maria è "maestra anche di come si amano le creature", perché "l'amore è sempre santo". A lei si chiede di insegnare l'arte difficile di amare: "decentrarsi. Uscire da sé. Dare senza chiedere. Essere discreti al limite del silenzio. Soffrire per far cadere le squame dell'egoismo. Togliersi di mezzo quando si rischia di compromettere la pace di una casa. Desiderare la felicità dell'altro. Rispettare il suo destino." Solo Maria può far cogliere "la santità che soggiace a quegli arcani trasalimenti dello spirito", percependo che "le salmodie notturne delle claustrali e i balletti delle danzatrici del Bolscjoi hanno la medesima sorgente di carità".

Maria, Donna del Piano Superiore

Come "donna del piano superiore", Maria è la "splendida icona della Chiesa" che ha già vissuto la sua Pentecoste. A lei si chiede di donare alla Chiesa "l'ebbrezza delle alture, la misura dei tempi lunghi, la logica dei giudizi complessivi", preservandola dal "soffocare nei cortili della cronaca" e dall'impantanarsi "negli angusti perimetri del quotidiano". L'invocazione prosegue chiedendo aiuto ai "pastori della Chiesa a farsi inquilini di quelle regioni alte dello spirito da cui riesce più facile il perdono delle umane debolezze, più indulgente il giudizio sui capricci del cuore". A Maria si chiede di far contemplare "i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi della vita: la gioia, la vittoria, la salute, la malattia, il dolore, la morte", affinché "il vento fresco dello Spirito con il tripudio dei suoi sette doni" possa cogliere più facilmente.

Maria, Donna del Sabato Santo

Maria ai piedi della croce

Maria, come "donna del Sabato santo", è "estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di tutta la Chiesa". Si chiede di "stabilizzare nel nostro spirito la dolcezza fugace delle memorie", per ritrovare "la parte migliore di noi stessi". La preghiera invita a comprendere che "tutta la vita [...] si rassomiglia tanto a quel giorno", sottolineando che "non c'è croce che non abbia le sue deposizioni", "non c'è amarezza umana che non si stemperi in sorriso", e "non c'è peccato che non trovi redenzione". Don Tonino Bello invita a immaginare come Maria si sia preparata all'incontro con il Figlio Risorto, chiedendo a lei, "Madre dolcissima", di preparare anche noi "all'appuntamento con lui".

Maria, Donna del Terzo Giorno

Nella figura di "Maria, donna del terzo giorno", si invoca di essere destati "dal sonno della roccia", non aspettando "i chiarori dell'alba", ma di essere trovati già desti. Si chiede a Maria di donare la certezza che "la morte non avrà più presa su di noi", che "le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati", e che "le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli". La preghiera culmina con la richiesta di "un po' di pace" e di essere liberati "dal bacio della vigliaccheria".

Maria, Donna Coraggiosa

Maria è presentata come "donna coraggiosa" che "non si è rassegnata a subire l'esistenza", ma ha "combattuto" e "affrontato gli ostacoli a viso aperto". Ella non è la "donna tutta casa e chiesa che certe immagini devozionali vorrebbero farci passare". A Maria si chiede di prestare "un po' della tua fortezza" per "alimenta i moti di ribellione di chi si vede calpestato nella sua dignità", di "alleggerire le pene di tutte le vittime dei soprusi" e di ispirare "la protesta delle madri lacerate negli affetti". Si invoca la sua guida per le "madri-coraggio" e il suo conforto per coloro che piangono i figli "desaparecidos". Infine, si chiede aiuto a "portare il fardello delle tribolazioni quotidiane, non con l'anima dei disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo della mano di Dio".

Maria, Donna del Riposo

Come "donna del riposo", Maria è invocata per "accorciare le nostre notti quando non riusciamo a dormire", per "sorvegliare il riposo di chi vive solo" e per "allungare nei vecchi i sipari del sonno". La preghiera si estende a chi è in ospedale o a chi si "rigira nel letto sotto un pianto di rimorsi". Don Tonino Bello prega anche per "coloro che annunciano il Vangelo", affinché non trascurino la propria persona, richiamandoli al "dovere del riposo" e allontanandoli "dalla frenesia dell'azione". Viene sottolineata l'importanza del riposo con la citazione del Salmo 126, ricordando che "ai suoi amici il Signore dà il pane nel sonno". Infine, si chiede a Maria di donare "il gusto della domenica", di frenare "le nostre sfibranti tabelle di marcia" e di persuadere che "fermarci sotto la tenda, per ripensare la rotta, vale molto di più che coprire logoranti percorsi senza traguardo". La pace interiore, si conclude, si trova nel "saper perdere tempo con Dio".

Maria, Donna Accogliente

Maria, "donna accogliente", è colei che ha "accolto nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio". A lei si chiede aiuto per "accogliere la Parola nell'intimo del cuore", comprendendo "le irruzioni di Dio nella nostra vita". Viene affrontata la paura del nuovo che "ci rende spesso inospitali nei confronti del Signore che viene", e la tendenza a nascondersi "dietro la siepe, come Adamo tra gli alberi dell'Eden". La preghiera sottolinea che Dio "se ci guasta i progetti, non ci rovina la festa; se disturba i nostri sonni, non ci toglie la pace". A Maria si chiede di renderci "capaci di gesti ospitali verso i fratelli", disperdendo le "diffidenze" in "tempi difficili" e abbattendo "le nostre frontiere: le frontiere culturali, prima di quelle geografiche". Infine, Maria è invocata come "ostensorio del corpo di Gesù deposto dalla croce", chiedendo di accoglierci "sulle tue ginocchia quando avremo reso lo spirito anche noi", donando alla nostra morte "la quiete fiduciosa di chi poggia il capo sulla spalla della madre".

Maria, Donna del Primo Passo

Come "donna del primo passo", Maria è "ministra dolcissima della grazia preveniente di Dio". Le si chiede di "alzarsi" in fretta e venire in aiuto "prima che sia troppo tardi", anticipando "ogni nostro gemito di pietà" e non aspettando "il nostro pentimento" quando "il peccato ci travolge". La preghiera sottolinea la sua prontezza nel perdono e nel conforto, ricordando l'episodio di Pietro e il tentativo di distogliere Giuda dal suicidio. A Maria si chiede la forza di "partire per primi ogni volta che c'è da dare il perdono", di bruciare "le nostre indecisioni" e di liberarci "dalla tristezza del nostro estenuante attendismo".

Maria, Donna Missionaria

Icona di Maria in stile moderno

Maria è anche "donna missionaria", che qualificò il Figlio come "l'apostolo del Padre". Alla Chiesa si chiede, per intercessione di Maria, il "gaudio di riscoprire [...] le radici della sua primordiale vocazione". Viene invocata affinché la Chiesa non si attardi "all'interno delle sue tende dove non giunge il grido dei poveri", ma abbia il coraggio di "uscire dagli accampamenti". A Maria si chiede di "metterle nel cuore una grande passione per l'uomo", di "additarle la geografia della sofferenza" e di riempirla "di tenerezza verso tutti i bisognosi". L'invocazione prosegue chiedendo che i gesti con cui i missionari si "curvano sulle piaghe dei poveri" abbiano "i tratti della tua verginale tenerezza", e che "la speranza con cui promuovono la giustizia terrena non prevarichi sulle attese sovrumane di cieli nuovi e terre nuove". Si chiede di tonificare la vita cristiana con l'"ardore che spinse te, portatrice di luce, sulle strade della Palestina", e di "spalancarci gli occhi perché sappiamo scorgere le afflizioni del mondo". Infine, si invoca l'audacia dei profeti, affinché "le parole di speranza non suonino menzognere" e si possa "pagare con letizia il prezzo della nostra fedeltà al Signore".

Maria, donna dei nostri giorni

Don Tonino Bello, nell'ultima parte delle sue riflessioni su Maria, la invoca come "donna dei nostri giorni", chiedendole di "venire ad abitare in mezzo a noi". Egli desidera che Maria non sia percepita come una figura distante, ma come "vicina ai nostri problemi", non solo con la "potenza della sua grazia" ma attraverso l'esempio di valori come "la modestia, l'umiltà, la purezza", che sono "frutti di tutte le stagioni della storia". Maria è vista come "contemporanea di tutti", una "donna vera, perché senza trucchi spirituali", e "donna di poche parole". Si chiede a lei, "donna senza retorica", di pregare per noi "peccatori, sulle cui labbra la parola si sfarina in un turbine di suoni senza costrutto".

La "Salutare Inquietudine" e la ricerca di pace

Don Tonino Bello, in un suo scritto, riflette sulla "salutare inquietudine" rivolta a coloro che si sono allontanati da Dio, "per colpa propria o per gli scandali altrui". Egli si rivolge a figure come Giampiero e Maria, che hanno perso la fede a causa delle delusioni o delle ingiustizie percepite nella Chiesa. Don Tonino riconosce le "tante inquietudini" già presenti in queste persone, ma assicura che la sua preghiera è per la loro pace, affinché "ritornino a te e rimangano sempre nel tuo amore".

Per coloro che, pur non essendosi mai allontanati da Dio, non riescono a trovare riposo nella vita, Don Tonino offre un "piccolo segreto di pace". Si rivolge a chi "non sa accettarsi", "si crogiola nelle fantasie di un vivere diverso", "ripercorre il passato" o "ha il corpo qui, ma l'anima ce l'avete altrove". A tutti costoro, egli ripete: "non abbiate paura. La sorgente di quella pace, che state inseguendo da una vita, mormora freschissima dietro la siepe delle rimembranze presso cui vi siete seduti." E suggerisce: "se solo siete capaci di indicare agli altri la fontana, avrete dato alla vostra vita il contrassegno della riuscita più piena."

Insegnami a invecchiare e i doni della vita

Al di là delle preghiere specifiche, Don Tonino Bello propone una riflessione più ampia sulla vita, invitando a chiedere al Signore: "Insegnami a invecchiare!". Questo è accompagnato da un ringraziamento per i "doni che il Signore ci fa", anche i più piccoli, che "formano una vita, bella o cupa, secondo il modo in cui uno se ne serve". Egli sottolinea l'importanza di essere riconoscenti e fiduciosi, poiché "ogni giorno rinnova i suoi doni".

La lezione dei "biscotti bruciati"

Pillole di fede -dagli scritti di Don Tonino Bello 🙏🙏🙏💖

Un'altra toccante riflessione riguarda la storia dei "biscotti bruciati", che simboleggia l'accettazione delle imperfezioni altrui. Il padre, nonostante i biscotti bruciati dalla madre stanca, li mangia senza lamentarsi e con un sorriso. Successivamente spiega al figlio: "Tua mamma ha passato una dura giornata di lavoro oggi ed è davvero stanca. E poi un biscotto bruciato non ha mai fatto male a nessuno!" Questa storia diventa una metafora per la vita: "La vita è piena di cose imperfette e persone imperfette." La chiave per una relazione sana e duratura è "imparare ad accettare i reciproci difetti e scegliere di celebrare le reciproche differenze".

Preghiera in tempo di pandemia

In un contesto più attuale, viene presentata una "Preghiera per questi giorni di pandemia", ispirata anche da Massimo Recalcati. Si chiede al Signore di farci capire che "la nostra libertà non è sorta di proprietà, un attributo della nostra individualità", ma che "la libertà scissa dalla solidarietà è puro e dannoso arbitrio". La pandemia insegna "il valore della solidarietà", ricordandoci che "nessuno infatti, come in questi momenti, si salva da solo". Si invoca la comprensione di essere "creature che non possono vivere senza relazioni in cui la fiducia è fondamentale", e di riappropriarsi della realtà di essere "figli di un Dio-Amore che ci vuole tutti fratelli e sorelle". La preghiera si conclude con la richiesta di non dimenticare mai di "riflettere e pensare alle conseguenze delle nostre decisioni e dei semplici gesti quotidiani", assumendo "la responsabilità dei nostri atti", specialmente in un momento di "grave pericolo" per il mondo intero.

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