La parrocchia di San Giuseppe a Busto Arsizio è guidata da don Giuseppe Tedesco, un giovane sacerdote di origini calabresi. In questi giorni, don Giuseppe è salito alla ribalta nazionale e internazionale per il suo straordinario impegno contro la violenza della guerra in Ucraina, mettendo in mostra una "Chiesa di Francesco" attiva e vicina ai bisognosi.
La Missione Umanitaria per i Bambini Ucraini
Il Contesto e la Partenza
Quando la guerra in Ucraina iniziava a intensificarsi, don Giuseppe ha sentito un forte richiamo all'azione. Qualche giorno prima di partire, aveva espresso sul suo profilo Facebook il dolore della comunità di Busto Arsizio per gli orrori della guerra, scrivendo: «Ogni guerra, tutte le guerre sono sempre una tragedia. In questa guerra però, oltre che per il fatto che sia in Europa, per me e tante famiglie e tanti ragazzi anche del nostro Oratorio che mi hanno scritto questa mattina, è anche un immenso dolore personale perché in quella terra ucraina invasa questa notte c’è un pezzo del mio e nostro cuore: i bambini e le bambine di Chernobyl che abbiamo ospitato in estate e ancora durante queste vacanze di Natale con famiglie amiche di Busto, Samarate e Castano, e parecchi di questi bambini hanno giocato nel nostro Oratorio.»
L'impulso a fare di più della sola preghiera lo ha spinto a un'impresa audace. Dopo aver ricevuto la benedizione e il benestare di suo padre, don Giuseppe si è messo alla guida di un pulmino e, insieme ad alcuni volontari, ha percorso 3 mila chilometri in tre giorni. Aveva ricevuto un messaggio alle 9:24 di venerdì, il secondo giorno dall'invasione russa, che diceva: «noi stiamo partendo, perché sentiamo le bombe». Seguirono altri messaggi: «siamo partiti» e «Noi siamo partiti. Tu sei partito?». Di fronte all'urgenza e al fatto che «non potevo lasciarli là», non ha fatto valutazioni né atteso la burocrazia.
Il Viaggio e il Salvataggio
Don Giuseppe e i volontari hanno attraversato mezza Europa per raggiungere i confini della Polonia, con l'obiettivo di portare in salvo in Italia sei bambini e una mamma con una neonata di 18 giorni. L'impresa è stata complicatissima e pericolosa, ma, come ha dichiarato don Giuseppe: «non potevo fare altrimenti». Il viaggio di quasi tremila chilometri tra andata e ritorno è stato faticoso e lungo. «Quando abbiamo saputo che stavano scappando e stavano attraversando la frontiera senza un posto in cui rifugiarsi, ci siamo chiesti: ‘Cosa facciamo?’. Così siamo andati a prenderli a Varsavia. Ci siamo organizzati con i permessi in tempo record e siamo andati.»
Nonostante il successo del salvataggio, don Giuseppe ha espresso il suo rammarico: «Quello che più mi ferisce però è che siamo riusciti a portare a casa solo quattro degli undici bambini che sono stati qui durante l’estate. Ce ne sono ancora sette rimasti lì, sotto le bombe.» Ha sottolineato che nulla sarebbe stato possibile senza il sostegno di chi li ha aiutati, poiché «venti ore alla guida da solo sarebbero state troppe.»

Il Ritorno e l'Accoglienza a Busto Arsizio
Il sacerdote è tornato sano e salvo a Busto Arsizio nel cuore della notte, martedì, con i profughi ucraini. Ad aspettare il pulmino c'era anche il sindaco Emanuele Antonelli con la fascia tricolore. «Il Signore ci ha aiutati - ha detto don Giuseppe in un video che circola sui social - altrimenti 20 ore sul pulmino non ci stai.»
L'accoglienza è stata immediata e organizzata. L'amministrazione comunale di Busto Arsizio si è attivata per coordinare gli aiuti, con il sindaco Antonelli e l'assessora all’Inclusione sociale Paola Reguzzoni che hanno richiesto all'ASST Valle Olona la disponibilità della Casa Don Lolo, una struttura in viale Stelvio, da utilizzare come punto di accoglienza per le persone e le famiglie in arrivo. Alcuni dei profughi «saranno ospitati in parrocchia e altri li portiamo alle famiglie», ha spiegato il parroco.
La comunità si è stretta attorno ai nuovi arrivati. Don Giuseppe ha dovuto accompagnare uno dei bambini dalla pediatra, ancora non ripresosi dal freddo, e una mamma della parrocchia si è occupata di procurare nuovi accappatoi, dato che i bambini avevano dovuto lasciare i loro in Ucraina. Tuttavia, il cuore dei bambini è rimasto con i loro cari: «Ma se a questi ragazzi chiedo se vogliono tornare in Ucraina rispondono di sì; perché lì c’è il papà, lì c’è la nonna», sottolinea don Giuseppe, aggiungendo che un pope ortodosso, padre di alcuni dei ragazzi, in una lettera ha chiesto "sante preghiere", spiegando che "un prete non lascia la sua gente sotto le bombe".
L’arrivo dei bambini ucraini e don Giuseppe Tedesco dopo quasi 3000 chilometri
Le Radici Calabresi e la Comunità
La "Favola Calabrese" di Don Giuseppe
Don Giuseppe Tedesco è un sacerdote con forti radici calabresi. Ha un fratello, Alberto, anch'egli prete e sacerdote nei dintorni di Varese, un esempio di vocazione condivisa. I loro genitori sono originari di Palmi, in Calabria. Il padre, Rosario, sbarcò a Milano giovanissimo dopo la morte della madre per raggiungere il nonno di Giuseppe, che faceva il falegname. Tuttavia, il nonno insistette perché il figlio andasse all'università. Rosario si iscrisse alla Cattolica, Lettere e Filosofia, e trovò subito lavoro al comune di Milano, dove per 40 anni ha guidato l'ufficio cultura e Pubblica Istruzione. Questa posizione gli ha permesso di incontrare generazioni di insegnanti che dal sud arrivavano al nord in cerca di lavoro.
La parrocchia di San Giuseppe riflette queste origini. «Uno dei miei collaboratori più cari qui in parrocchia - dice don Giuseppe - è calabrese anche lui, di Santo Stefano d’Aspromonte, si chiama Stefano Cento, lui insieme a sua moglie, e non poteva capitarmi persona più buona e più disponibile. Ma con loro c’è anche il signor Truglio, che è di Crotone, e non ricordo abbia mai detto “sono stanco o non posso farlo”.» Anche l'amico più caro del padre di don Giuseppe, Raffaele Saffioti, è calabrese, di Palmi, e oggi scrive molto di temi legati al mondo dell'assistenza.

La Vita Parrocchiale e la Solidarietà
Don Giuseppe vede la carità cristiana come la vera missione di un sacerdote: «Aiutare chi ha bisogno, e correre là dove c’è qualcuno che soffre.» Per lui, la sua vita quotidiana è questa, e non cambierebbe nulla: "Questa è la mia vita quotidiana e guai a pensare che avrei potuto o dovuto fare altro."
Attorno all’oratorio San Giuseppe e alla Casa Don Lolo di Busto Arsizio è in corso una vera e propria gara di solidarietà che coinvolge decine di famiglie bustocche. L'associazione "Noi con Voi" da anni ospita un gruppo di ragazzi ucraini, in particolare dalla zona di Chernobyl, sia in estate che nelle vacanze di Natale, presso famiglie di Busto Arsizio, Samarate e dei comuni vicini. Il parroco stesso, con la sua famiglia, ha ospitato due fratelli. Viene chiesta, inoltre, la disponibilità ad ospitare queste mamme con bambini che dovranno rimanere in Italia per un periodo ancora lungo.
La vitalità della parrocchia è evidente: «Solo qui ho visto messe con 10-15 chierichetti», ha raccontato una mamma, il cui figlio di un altro quartiere di Busto Arsizio ha scelto di frequentare l'oratorio di San Giuseppe. Nonostante la sua straordinaria missione, don Giuseppe mantiene un legame profondo con la sua comunità e con la sua quotidianità parrocchiale. È in programma anche una festa per celebrare il suo mezzo secolo di vita in oratorio, un momento per ringraziare e stare insieme.
La "favola calabrese di Busto" potrebbe non essere finita: ci sono voci che don Giuseppe sia già pronto con zaino e sacco a pelo nel caso debba tornare per recuperare gli altri suoi piccoli amici di Chernobyl rimasti sotto le bombe.