Don Giovanni: Nuove Nomine Parrocchiali e la Vita di Don Giovanni Maria Pasa

La Chiesa si rinnova attraverso l'assegnazione di nuovi incarichi pastorali. Recentemente, molti presbiteri hanno rinnovato le promesse sacerdotali in preparazione al loro ministero in nuove comunità. Questa riorganizzazione coinvolge diverse parrocchie, accogliendo nuovi parroci in varie località.

Nomine Parrocchiali a Roma e Dintorni

Tra le parrocchie interessate, quella del Santissimo Salvatore e Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano, nota come la basilica lateranense, accoglierà il suo nuovo parroco: don Antonio Pompili. Diversi altri sacerdoti sono stati designati per guidare nuove comunità:

  • Don Angel Luis Alba Leon diventerà parroco di San Gaudenzio a Torre Nova.
  • Don Ismark Alexandre andrà a guidare la comunità di San Massimiliano Kolbe a Via Prenestina.
  • Don Marco Ceccarelli sarà il nuovo parroco di Gesù di Nazareth, al Collatino.
  • Don Mauro Cianci, invece, assumerà l'incarico presso Santa Maria Regina dei Martiri in Via Ostiense.
  • Don Michele Ferretti sarà a Santa Maria di Loreto, a Castelverde.
  • Sempre nel settore Est, a San Luca Evangelista, nel quartiere Prenestino, il nuovo parroco sarà don Marco Gandolfo.
  • Don Romano De Angelis diventa cappellano dell’ospedale Bambino Gesù.
  • La comunità di Sant’Andrea Avellino, a Ottavia, accoglierà don Francesco Indelicato.
  • Quella di San Paolo della Croce, a Corviale, accoglierà don Fabio Laurenti.
  • Don Giacomo Pavanello sarà parroco a San Gregorio Magno.
  • Don Paolo Adolfo Pizzuti a Santa Monica, a Ostia.
  • Don Giuseppe Russo sarà alla guida della comunità di San Giuseppe da Copertino, nel quartiere Giuliano-Dalmata.
  • Don Gianfranco Salticchioli di San Giovanni Maria Vianney, a Borghesiana.
  • Don Cosmo Scardigno a San Nicola di Bari, a Ostia.
  • A San Vincenzo de’ Paoli ci sarà don Petru Strango.
  • A San Giuliano, nella zona di Tomba di Nerone, don Matteo Tosi.
  • Quanto a don Luca Trovato, sarà parroco di San Giuseppe Cottolengo e allo stesso tempo amministratore parrocchiale della vicina comunità di Sant’Ambrogio.

La Vita di Don Giovanni Maria Pasa: Un Cammino di Fede e Servizio

Tra le figure che hanno dedicato la loro vita alla Chiesa, Don Giovanni Maria Pasa rappresenta un esempio significativo di fede e instancabile servizio. La sua storia è un intreccio di impegno pastorale, accademico e congregazionale.

Origini e Formazione Giovanile

Don Giovanni Maria Pasa nacque a Fonzaso, una cittadina del bellunese vicino a Feltre, da Giuseppe e Maria Luigia Corso. Fu battezzato il giorno dopo la nascita, ricevendo i nomi di Francesco Angelo. A sette anni, Francesco Angelo ricevette la cresima e, seguendo un'usanza paesana, assunse i nomi di Giovanni Maria, con i quali si firmò sempre fino alla vestizione religiosa.

La sua famiglia era poverissima. Nel 1896, il padre Giuseppe tentò la fortuna imbarcandosi per l'Argentina, ma fece presto perdere le sue tracce e per diciassette anni non diede alcuna notizia, tanto che in paese lo credevano morto. La madre, con la sua fede e il suo eroismo, portò avanti la famiglia, sostenuta anche economicamente dal fratello, Don Pietro Corso, sacerdote di pietà e cultura, professore di matematica e fisica al Seminario di Padova e per alcuni anni rettore del Collegio-Convitto vescovile di Thiene.

Ritratto di Don Giovanni Maria Pasa da giovane

A sei anni, il piccolo Francesco Angelo entrò nelle scuole elementari del paese. Terminate le elementari, lo zio Don Pietro lo portò con sé a Thiene nel Convitto-Collegio, assumendosi le spese della retta. Notando il desiderio del nipote di farsi prete, lo presentò al rettore del Seminario di Padova il 26 ottobre 1898, assumendone non solo l'onere della retta, ma anche la responsabilità di tutore, data l'assenza del padre. Il Seminario di Padova viveva allora uno dei suoi momenti più floridi, contando oltre trecento alunni tra chierici e seminaristi. I maestri erano insigni per la dottrina, ma soprattutto per la pietà e le virtù sacerdotali.

Percorso Sacerdotale e Impegno nell'Insegnamento

Terminato il Liceo, Don Giovanni Maria Pasa entrò nel primo anno di teologia, che concluse con la media del 10 in tutte le materie. All'inizio del secondo anno, però, dovette lasciare il Seminario. Nonostante ciò, non trascurò la più seria preparazione al sacerdozio, sotto la guida dello zio. In una lettera all'epoca, scrisse: "Credimi, sorella; quando penso che da qui a tre anni sarò ministro del Signore, salirò l'altare per celebrarvi il divino Sacrificio, mi confondo e parmi un sogno che non si debba mai realizzare ... Però qual corredo di virtù, quale santità, quale spirito di sacrificio, di distacco da questa terra e quale unione con Dio domanda questo stato!"

All'inizio del quarto anno teologico, tornò in Seminario per la preparazione immediata al sacerdozio. Ma alla fine del primo trimestre fu inviato urgentemente al Collegio di Thiene per sostituire nell'insegnamento il professor Giobatta Girardi, poi vescovo di Pavia, ammalatosi gravemente. Vi rimase fino alla conclusione dell'anno scolastico. Sebbene sia rimasto tre anni fuori del Seminario, mai gli furono procrastinate le tappe delle Sacre ordinazioni.

La sua profonda spiritualità si rifletteva nelle sue pratiche quotidiane, come attestato dai suoi propositi personali: "Impiegherò un'ora intera per la preparazione, celebrazione e ringraziamento della S. Messa. Ogni giorno: Breviario, Meditazione, Visita al SS.mo, Lettura spirituale, Rosario, Esami di coscienza (..) Io Don Giovanni Maria Pasa ho fatto voto al Signore di fare ogni giorno almeno mezzora di meditazione, non tenendomi per iscusato da questa obbligazione se non per assoluta necessità, alla stessa maniera del Divino Ufficio, e ciò intanto per sei anni..." A queste pratiche si aggiungevano settimanali confessioni, ore di adorazione e Via Crucis, e ritiri spirituali mensili.

Stile di vita dei sacerdoti - Il Video del Papa - Giugno 2019

I suoi superiori, nell'ottobre del 1905, lo designarono insegnante di italiano, latino e matematica al Collegio vescovile di Thiene, affidandogli anche il compito di padre spirituale degli alunni interni. Il giovane professore sentiva l'esigenza di offrire ai ragazzi una formazione completa a livello religioso, culturale, civile e fisico, adatta a prepararli serenamente al mondo degli adulti. Nell'ottobre 1907, il nuovo vescovo, Mons. Luigi Pellizzo, lo volle insegnante di Religione e di Matematica nelle cinque classi ginnasiali del Seminario di Padova, con l'obbligo di frequentare anche la regia Università. Il tempo libero di Don Giovanni Maria era dedicato a un discreto apostolato nelle parrocchie della città e della periferia, mantenendo il tenore di vita spirituale che si era imposto all'inizio del suo sacerdozio.

A Fabriano: Un Incarico di Rilievo

Nel 1910, Mons. Pietro Zanolini, professore di morale e collega del Pasa in Seminario, fu eletto vescovo delle due diocesi riunite di Fabriano e di Matelica. Impressionato dall'infiltrazione modernistica nel suo clero, Mons. Zanolini pensò a Don Giovanni Maria Pasa, che lo aveva favorevolmente colpito a Padova per la sua linearità di vita, la fermezza di principi, la chiarezza di idee e la bella intelligenza.

D'accordo con il vescovo Mons. Pellizzo, Zanolini insistette presso il segretario della Sacra Congregazione Concistoriale, il cardinale Gaetano De Lai, veneto e conoscente di Don Giovanni Maria, affinché lo persuadesse a seguirlo a Fabriano. Pasa, convinto di non essere all'altezza del compito, continuò per due anni a rifiutare. Ma per l'insistenza del cardinale e del vescovo dovette accettare, giungendo a Fabriano la mattina del 30 novembre 1912.

A Fabriano, riuscì in poco tempo a riunire un corpo insegnante composto dai migliori sacerdoti delle due diocesi, che in unità di intenti con lui, operò fruttuosamente nella formazione culturale e vocazionale dei seminaristi. La sua residenza divenne presto un punto d'incontro per il più dotto laicato cattolico cittadino. Appena un anno dopo il suo arrivo, il vescovo Zanolini, trasferito a Lodi e nominato Amministratore Apostolico delle diocesi che lasciava, designò Pasa, a soli trentadue anni, suo Delegato.

La Vocazione Canossiana

Il 15 febbraio 1921, il Vescovo di Padova lo richiamò in Diocesi con l'incarico di Amministratore della Curia. Nel marzo 1923, il vescovo Mons. Pellizzo fu preposto alla Fabbrica di San Pietro in Vaticano e poco dopo lasciò Padova.

Il desiderio di diventare canossiano era nato a Fonzaso, accanto allo zio Don Pietro, che nel 1876 aveva fondato una casa delle Canossiane per l'educazione cristiana della gioventù femminile e aveva escogitato iniziative per avviare un'analoga opera dei Canossiani per la gioventù maschile. I tentativi dello zio non ebbero successo, ma il nipote coltivò e maturò questa vocazione, favorita anche dall'ingresso nell'Istituto canossiano di ben tre sorelle. Come espresse più volte, anche prima di andare a Fabriano, pensava di entrare fra i Canossiani a San Giobbe-Venezia, la loro unica casa per un secolo.

Prima di decidere, si consultò con il suo confessore, il cappuccino Padre Leopoldo Mandić, che lo confortò nella sua scelta. La domenica 14 ottobre 1923, rotti gli indugi, si recò a Venezia dai Canossiani e si incontrò con il servo di Dio Fra Giovanni Zuccolo, superiore, che lo incoraggiò con le parole: "Io le proporrei che venisse presto tra noi ... Quanto bene potrà fare a tanti ragazzi e giovani, che il Signore ci ha affidato! Venga e troverà in noi fratelli e figliuoli affezionatissimi. Saremo tanti corpi in uno spirito solo, desiderosi solo della nostra santificazione e di portare tanti cuori innocenti a Gesù. Io credo che il Signore l'abbia destinata, Rev."

Immagine del Convento di San Giobbe a Venezia o dei Canossiani

Dopo questa profetica stimolazione seguirono altre lettere e incontri di chiarificazione, proposte, sollecitazioni, richieste all'autorità e ritardi burocratici. Nel 1924, Don Giovanni Maria confidò per la prima volta al nuovo Vescovo di Padova, Mons. Elia Dalla Costa, la sua aspirazione alla vita religiosa. Il presule non pose seri ostacoli; chiese solo di aspettare che trovasse un sostituto per l'Amministrazione. Nel pomeriggio del 31 ottobre 1925, Don Giovanni Maria Pasa entrò a San Giobbe all'età di 44 anni. Si adeguò subito agli altri fratelli laici che componevano la comunità. Tolto il servizio di cucina, che non gli fu permesso, e l'assolvimento dei suoi obblighi sacerdotali, il probando Pasa ogni mattina, scopa in mano, aveva i suoi locali da pulire. Al pomeriggio assisteva i ragazzi in cortile e teneva lezioni di catechismo. A sera, fino a notte inoltrata, apriva la sala-giochi ai giovani, riuniva i confratelli dell'Addolorata e partecipava alle prove dei teatranti.

Le relazioni di autorità e di sudditanza tra il semplice fratello superiore fra Giovanni e il qualificato sacerdote scorrevano in un affiatamento responsabile, che edificava la comunità e gli allievi dell'Oratorio. Don Giovanni Maria fece la vestizione fra i Canossiani la domenica 6 dicembre 1925 e, come era consuetudine, assunse il nome di Angelo.

Impegno e Crescita nell'Istituto Canossiano

Padre Angelo, su invito di Fra Giovanni, compilò il primo Regolamento interno dell'Oratorio. Fu un lavoro non facile, che gli richiese lungo esercizio di pazienza per la comprensione di usi, metodi e persone. Estremamente utile fu il suo impegno di ricerca e di documentazione della storia dell'Istituto. Fra Giovanni era una miniera inesauribile di riferimenti, avendo appreso da chi era vissuto con i "fondatori" molte notizie e particolari. Tuttavia, rimaneva un vuoto di documenti che urgeva coprire. Padre Angelo sentì forte questa esigenza e nel tempo che riusciva a ritagliare dall'orario che lo legava all'Oratorio cominciò a frequentare gli archivi delle Canossiane e della Curia Patriarcale e della parrocchia di San Geremia a Venezia.

Ebbe una grossa fortuna perché, soprattutto nell'archivio delle Canossiane di S. Alvise a Venezia, trovò importantissimi documenti, come il "Piano di fondazione dei Figli della Carità", scritto di pugno dalla Fondatrice, e alcune sue lettere dirette a Don Francesco Luzzo, il sacerdote veneziano che, dietro suo invito, aprì l'Oratorio di Santa Lucia il 23 maggio 1831. Scoprì pure importanti scritti dei due primi religiosi canossiani, Carsana e Belloni, delle Madri Cristina Pilotti e Angela Bragato, succedute nel governo dell'Istituto femminile alla Canossa, del Patriarca Monico, dei Monsignori Antonio Traversi e Wiel, responsabili ecclesiastici degli Istituti canossiani.

Il 31 ottobre 1927, i Canossiani aprirono la prima casa filiale a Conselve, grosso centro agricolo nella provincia e diocesi di Padova, e Padre Angelo ne fu nominato direttore. L'anno successivo diede avvio, sempre a Conselve, al Collegino Aspiranti Canossiani. Era una specie di idea fissa che lo perseguitava: per lo sviluppo dell'Istituto era necessario preparare giovanetti aspiranti al sacerdozio.

Superamento delle Difficoltà e Riconoscimento

Improvvisa, però, si profilò una grossa difficoltà. All'insaputa dei diretti interessati, era stata presentata alla Sacra Congregazione dei Religiosi a Roma un quesito circa la natura laicale o clericale dell'Istituto. In quell'occasione si toccò con mano quanto era stata provvidenziale la ricerca d'archivio di Padre Angelo. Recatosi a Roma con Fra Giovanni e una carpetta di documenti, non gli fu difficile provare nella Congregazione dei Religiosi la conferma della natura clericale dell'Istituto.

A Conselve, ben presto l'edificio si mostrò insufficiente ad accogliere gli aspiranti e si prospettò anche la difficoltà della scuola. Nei primi due anni Padre Angelo, con l'aiuto di qualche confratello, era riuscito a far superare agli aspiranti le prime due classi ginnasiali. Ora le classi erano tre e diventava impossibile che uno solo potesse insegnare tutte le materie. Ancora una volta la Provvidenza venne incontro. L'arciprete del Duomo di Feltre, sapendo che i Canossiani avevano per missione speciale l'educazione dei ragazzi soprattutto mediante l'opera dell'Oratorio quotidiano, pensò di offrire loro la direzione del Patronato cittadino. Il 31 ottobre Padre Angelo accompagnò i primi religiosi a Feltre e attese gli aspiranti che giunsero il 5 novembre: il vescovo Giosuè Cattarossi aveva offerto loro la scuola gratuita nel Seminario diocesano. E per ben dodici anni Padre Angelo rimase a Feltre a guida del Collegino.

Mappa delle località chiave nella vita di Padre Angelo (Fonzaso, Thiene, Padova, Fabriano, Venezia, Conselve, Feltre, Pellestrina)

Di questa sua creatura fu direttore, amministratore, provveditore. Per gli aspiranti si fece insegnante, ripetitore, scrittore, questuante, medico, infermiere e, all'occasione, assistente e prefetto. E intanto continuava a dare la sua non insignificante collaborazione a Fra Giovanni nella guida e nel governo dell'Istituto in pieno sviluppo. Nei primi anni '30, mentre cresceva il numero degli aspiranti nel Collegino, aumentava anche nell'istituto quello dei fratelli laici.

Preposito Generale e Anni della Guerra

Padre Angelo avvertì la necessità di una conformazione più ordinata della Congregazione nei confronti delle leggi canoniche. Suggerì a Fra Giovanni di chiedere a Roma un visitatore apostolico. La Provvidenza ancora li favorì perché la Sacra Congregazione designò come visitatore il Vicario generale dei Cappuccini, Padre Lazzaro d'Arbonne, che svolgeva lo stesso compito da qualche tempo presso le Canossiane, conoscendo quindi lo spirito e l'opera di Maddalena di Canossa. Fu una scelta felicissima.

La visita apostolica si chiuse l'8 maggio 1938. Il Card. Adeodato Piazza, Patriarca di Venezia, in una solenne celebrazione nella chiesa dell'Oratorio di San Giobbe, firmò il decreto di approvazione della Congregazione come Istituto religioso clericale di diritto diocesano, accettò la professione perpetua dei dieci Canossiani più anziani e consegnò le Costituzioni approvate. Padre Angelo attribuì con viva riconoscenza il felice percorso dell'Istituto nell'ultima decina di anni al Sacro Cuore, al quale i Canossiani si erano consacrati il 25 aprile 1926. Così scrisse: "Quella è stata la sorgente della nostra vita novella."

Per Padre Angelo si avvicendarono negli anni tristi della guerra situazioni ed episodi quanto mai dolorosi, anche all'interno della Congregazione, dovuti, in gran parte, alla distorta interpretazione della realtà da parte del Visitatore patriarcale nominato dal Patriarca, il Padre Aurelio Andreatta, Preposito Generale della Congregazione delle Scuole di Carità dei Padri Cavanis di Venezia. A Pellestrina fu maestro e padre degli orfani dei pescatori. Nei quattro anni che rimase al "Maris Stella" si dedicò interamente a loro. Erano tempi difficili, di guerra. Gli orfanelli avevano paura. Gli aerei sorvolavano spesso l'isola. Davanti all'Istituto fu bombardato e affondato un vaporetto carico di passeggeri. Era difficile procurare anche il cibo. E Padre Angelo sulla barca coi ragazzi si recava a Chioggia e a Sottomarina in cerca di vettovaglie. Organizzò nell'isola, grazie al suo tatto squisito, dei comitati di quartiere, che garantirono la sussistenza dell'Opera in quei critici momenti. Riuscì a creare nelle famiglie di Pellestrina una forte corrente di simpatia verso gli orfanelli tanto che nelle solennità andavano a gara per averli a pranzo.

Gli anni di isolamento a Pellestrina furono per Padre Angelo molto duri, di acuta sofferenza. Dal 23 al 25 settembre 1946 si tenne a Venezia il Primo Capitolo Generale della Congregazione e Padre Angelo fu eletto all'unanimità Preposito Generale. Seguirono anni di intensa attività per la Congregazione sotto la sua guida.

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