Don Gabriele Brusco, un prete della congregazione dei Legionari di Cristo, originario di Busto Arsizio, ha dedicato il suo ministero a un profondo servizio spirituale, distinguendosi per il suo coraggio e la sua incrollabile fede in contesti di grande difficoltà. Prima di assumere nuovi incarichi in Italia, è stato assistente del parroco David Reilly a Nostra Signora di Lourdes, nel quartiere londinese di Southgate.
Il Ministero a Liverpool e il Caso Alfie Evans
La sua presenza in Inghilterra è stata segnata da un coinvolgimento significativo nel doloroso caso del piccolo Alfie Evans. Don Gabriele è arrivato a Liverpool per dare al bambino di due anni, colpito da una malattia neurodegenerativa non ancora diagnosticata, l’Unzione degli infermi quando ormai sembrava che non ci fosse più nulla da fare contro la sentenza del Tribunale che imponeva di staccare le macchine.
«Sapevo che Tom Evans e Kate James cercavano un sacerdote cattolico e ho voluto rendermi disponibile», ha affermato Don Gabriele. Ha accompagnato i genitori in quelli che ha definito «tre giorni intensissimi», nella loro "lotta impari contro lo Stato britannico per salvare il piccolo Alfie". Durante questo periodo, il sacerdote è rimasto accanto ai genitori dall’inizio, dormendo soltanto due ore per notte. Ha ascoltato le loro grida mentre cercavano di fermare i medici che volevano dare al loro piccolo le dosi letali di sedativi e ha invocato la Madonna e Gesù mentre Tom Evans e Kate James praticavano la respirazione bocca a bocca al figlio per farlo continuare a vivere senza le macchine.

Don Gabriele è stato particolarmente colpito dalla loro dedizione: «Mi ha commosso vedere il loro attaccamento al bambino. Come tutta la loro forza viene da Alfie e se lui si ferma, anche loro si fermano, mentre se lui dà segni di vita anche loro si mettono in azione». Egli ha confermato che Alfie era «vivo e vegeto e adesso sta imparando a respirare. Si muove. Apre gli occhi. Alza la manina. E risponde agli abbracci e ai baci dei genitori».
Il sacerdote ha portato ai genitori di Alfie la forza di Dio, notando come «Papà Tom è cattolico e prega accanto al corpicino del figlio, mentre mamma Kate è anglicana e non conosce molto della fede, ma sta pensando di diventare cattolica».
La "Logica di Morte" e il Contesto Britannico
Il caso Alfie Evans ha rivelato a Don Gabriele una realtà etica preoccupante: «Sono rimasto scioccato per il modo in cui lo Stato britannico li tratta. Per come li ha isolati, cercando anche di indebolirli psicologicamente, impedendo anche ai più stretti familiari di entrare nella stanza di Alfie». Il sacerdote italiano, prestato all’Inghilterra per due anni e mezzo, ha sostenuto con coraggio questi genitori eroici, nonostante la difficoltà di comprendere il difficile accento di Liverpool.
Ha espresso il suo shock alla scoperta che tanti britannici e tanti cattolici «ritengano normale che Alfie debba morire». Don Gabriele ha spiegato: «La mentalità di questo Paese è dominata dall’utilitarismo e dal pragmatismo, che ritengono morale qualunque comportamento produca felicità e piacere nel momento, per la maggior parte delle persone, senza riferimento ad altri valori. È nel migliore interesse di Alfie e del Paese intero che il bambino muoia, perché è molto malato e curarlo costa troppo al Servizio sanitario britannico».
Ha poi contrastato questa visione con la genuinità dei genitori di Alfie: «Tom e Kate non sono istruiti e questa cultura di morte, tipica delle classi medie e alte britanniche, non li ha ancora penetrati. Per loro gli affetti familiari sono il valore più importante e li difendono a tutti i costi. Sono davvero aperti alla vita. Non considererebbero mai l’aborto per esempio».

Il suo coinvolgimento ha messo in luce un "sistema di alleanza e complicità tra ospedale e diocesi intorno alla pratica dell’eutanasia (anche se qui si rifiutano di definirla tale)". Le lamentele di parte del personale ospedaliero sono arrivate alla diocesi di Liverpool, il cui vescovo, anziché difendere padre Gabriele, lo ha inquisito. Questo atteggiamento ha rivelato, a suo parere, il "disastro di una Chiesa cattolica inglese che accetta supinamente il ruolo di braccio spirituale del potere politico in un sistema che ha decisamente virato verso un nuovo totalitarismo".
Il Ritorno in Italia e Nuovi Incarichi Pastorali
A seguito di queste vicende, Padre Gabriele Brusco è stato costretto a lasciare l’Inghilterra, rientrando in Italia. La durata e i contenuti del colloquio con Monsignor Sherrington sono rimasti "top secret", ma l'esito fu la decisione di padre Gabriele di ritirare la richiesta di incardinazione nella diocesi di Westminster e di lasciare subito l’Inghilterra, non potendo così partecipare ai funerali del piccolo Alfie.
Tornato in Italia, ha ricevuto nuovi incarichi pastorali. Il vescovo di Carpi, Monsignor Erio Castellucci, ha nominato don Gabriele Brusco, già vicario al Corpus Domini e assistente spirituale del Centro di formazione professionale Nazareno, nuovo parroco di San Nicolò in Carpi. Questa nomina è stata definita nell’incontro tra il vescovo e il collegio dei consultori della Diocesi, rafforzando la volontà di mantenere la parrocchia autonoma e non accorparla.
Inoltre, Don Gabriele Brusco è stato nominato parroco delle parrocchie della Natività della Beata Vergine Maria di Fossoli e della Conversione di San Paolo Apostolo. Questi incarichi riflettono la sua continuativa dedizione alla missione sacerdotale e l'impegno della diocesi di Carpi nel garantire una guida spirituale alle sue comunità.
Alfie, don Gabriele: “Ha voglia di vivere. Per l’ospedale potrà uscire solo da morto”
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