Il Nuovo Incarico Pastorale a Gandosso e il Rinnovamento Diocesano
È stata annunciata la nomina di Don Alfio Giorgio Signorini, di 51 anni, a nuovo parroco di Gandosso. Attualmente parroco di Comenduno, Don Alfio assumerà il nuovo incarico con il mese di settembre. La comunità parrocchiale di Comenduno vivrà momenti particolarmente sentiti per il commovente saluto a Don Alfio Signorini domenica 1° settembre.
Il Vescovo mons. Francesco Beschi, provvedendo alla cura pastorale della diocesi e alle necessità delle comunità, ha designato numerosi sacerdoti a un nuovo servizio che diventerà effettivo con il mese di settembre. I fedeli delle parrocchie interessate ne hanno avuto notizia, perché - a differenza che nel passato - l’annuncio viene dato in domeniche diverse a seconda delle esigenze.

Principali Nomine e Incarichi
- Don Alessandro Angioletti, di 44 anni, attualmente parroco di Ponte Nossa e di Ponte Selva, sarà parroco di Comenduno.
- Don Matteo Bartoli, di 40 anni, attualmente vicario interparrocchiale della Cattedrale, di Borgo Canale, di Castagneta e di Sant’Andrea, sarà parroco di Solto, di Esmate, di Fonteno, di Riva di Solto e di Zorzino.
- Don Patrizio Carminati, di 43 anni, attualmente vicario parrocchiale di Pedrengo, sarà parroco di Lallio.
- Don Denis Castelli, di 49 anni, attualmente parroco di Piazzatorre, di Piazzolo, di Olmo, di Ornica e di Valtorta, sarà parroco di Ponte Nossa, di Ponte Selva e di Premolo.
- Don Antonio Gamba, di 66 anni, attualmente parroco di Semonte, sarà parroco di Fontana.
- Don Michele Lievore, di 47 anni, attualmente parroco di Berbenno, di Blello e di Selino, sarà anche parroco di Ponte Giurino, nell’Unità Pastorale di San Piro.
- Don Massimo Maffioletti, di 61 anni, attualmente parroco di Longuelo, sarà parroco di Colognola, in città.
- Don Luigi Manenti, di 66 anni, attualmente parroco di Monterosso, sarà parroco di Longuelo.
- Don Cristiano Re, di 49 anni, attualmente collaboratore pastorale di Monterosso, sarà parroco della medesima parrocchia, mantenendo anche l’incarico di Delegato Vescovile per la Vita sociale e la Mondialità.
- Don Fabrizio Rigamonti, di 54 anni, attualmente vicario interparrocchiale di Ponte San Pietro e del Villaggio Santa Maria, sarà parroco di Chiuduno.
- Don Fabio Trapletti, di 52 anni, attualmente parroco di Lallio, sarà parroco di Costa di Mezzate.
- Don Stefano Ubbiali, di 44 anni, attualmente vicario parrocchiale di Boccaleone, sarà parroco di Cerete Alto, di Cerete Basso, di Onore e di Songavazzo, nell’Unità Pastorale Rovetta.
- Don Antonio Vitali, di 60 anni, attualmente parroco di Foppenico e di Sala, sarà anche parroco di Calolzio, nell’Unità Pastorale di Calolzio, Foppenico e Sala.
Altre Nomine e Incarichi Pastorali
Le nuove nomine comunicate dal Vescovo riguardano anche altri sacerdoti seriani e nuovi ruoli di supporto:
- Don Roberto Trussardi (nativo di Clusone) sarà vice-direttore della Caritas Diocesana, rimanendo parroco di Pascolo di Calolziocorte e di Vercurago.
- Don Alessandro Baitelli (originario di Gazzaniga) è stato nominato amministratore parrocchiale di Scanzo e di Rosciate (in sostituzione del parroco attualmente convalescente).
- Don Alessandro Gipponi, arciprete di Predore e vicario locale, sarà anche amministratore parrocchiale di Vigolo e di Parzanica.
- Don Cristiano Re è stato affidato il compito di moderatore dell’Unità pastorale di Scanzorosciate.
- Tre sacerdoti sono destinati come vicari parrocchiali: Don Daniel Boscaglia dagli studi a Roma a Romano di Lombardia (Santa Maria Assunta), Don Dario Delprato da Capriate e Crespi d’Adda a Curno, Don Marco Giganti da Gandino, Cirano e Barzizza a San Tomaso in città.
- Altri sono designati come collaboratori pastorali in aiuto ad alcune comunità: Don Francesco Airoldi a Casnigo, Don Flavio Bruletti a Stezzano, Don Maurizio Chiodi a Sabbio, Don Alfonso Pontoglio a Zandobbio e a Selva, Don Stefano Siquilberti a Arcene, Don Mattia Tomasoni a Grumello del Monte.
- Don Alessandro Previtali, attualmente curato di Martinengo, andrà a Roma come studente.
- Don Agostino Salvioni, di 74 anni, attualmente parroco di Azzonica, sarà amministratore parrocchiale della medesima parrocchia.
- Don Fabio Fugini sarà vicario interparrocchiale di Romano e di San Pietro di Romano, nell’Unità Pastorale di Romano di Lombardia.
- Don Corrado Signori sarà vicario interparrocchiale di Ardesio, di Bani e di Valcanale.
- Don Sergio Morandi sarà collaboratore pastorale di Ciserano.
- Don Francesco Poli sarà collaboratore pastorale di Ponte San Pietro e del Villaggio Santa Maria.
Il Percorso Sacerdotale di Don Alfio Signorini
Nato nel 1972 e cresciuto ad Almè, Don Alfio Signorini ha compiuto i suoi studi presso il seminario vescovile di Bergamo. È stato ordinato prete nel 1997 e per i successivi dieci anni ha svolto il ministero sacerdotale come curato dell’oratorio a Torre Boldone. Dal 2007 al 2017 ha guidato come parroco le comunità dell'Alta Valle Brembana, servendo nelle parrocchie di Branzi, Trabuchello e Fondra.
Nel 2017, è stata ufficializzata la sua nomina a nuovo parroco di Comenduno di Albino, succedendo a Don Diego Berzi, 63 anni, il quale era stato indicato sin dallo scorso maggio dal Vescovo mons. Francesco Beschi quale nuovo parroco a Brembo di Dalmine. Don Berzi, nativo di Chiuduno, era stato a Comenduno dal 2005.
Don Alfio a Comenduno: Un Ministero Radicato nella Comunità
Don Alfio Signorini è stato parroco di Comenduno dall’ottobre 2017. Durante il suo ministero, ha saputo instaurare un legame profondo con la comunità.
L'Identità di Comenduno: Fede, Volontariato e Accoglienza
Comenduno è una realtà che possiede una propria identità di paese, non è una zona di passaggio, ma un luogo dove si percepisce una rete di relazioni familiari molto strette, ben annodate. Questa fitta rete dà forma a una comunità che trova nell’oratorio una vera e propria casa e si impegna attivamente in esso come luogo di crescita.
«Fin da subito ho sentito l’affetto per don Diego che andava, ma allo stesso tempo ho trovato anche affetto nei miei confronti e ho intuito che era legato al fatto che ero il loro parroco. Il tuo ruolo di prete per loro è importante e, se vogliamo, è anche nella storia di Comenduno che nasce staccandosi da Desenzano, chiedendo con forza di avere un suo parroco. Forse, nelle radici profonde di questa comunità c’è l’idea che “il nostro prete è il nostro prete” al di là che ti chiami don Diego, don Guglielmo, don Alfio: si vuole bene al prete del paese.» Lo dimostrano anche le storie dei sacerdoti originari di Comenduno, come quella recente del vescovo don Lino Belotti, piuttosto che quella più lontana di mons. [manca nome]
La comunità di Comenduno si distingue per la sua generosità, sia nell'impegno nel volontariato e nel tempo dedicato ai bisogni, sia a livello economico per le necessità della parrocchia, dall’aiuto alle situazioni di bisogno alla manutenzione e ristrutturazione degli edifici.
«È comunità accogliente. La nostra comunità, già oltre trent’anni fa, si fece disponibile a dare una mano quando ci fu bisogno di dare risposta ai primi significativi fenomeni migratori, parlo degli albanesi e dei bosniaci che venivano in Italia. Successivamente, dentro il fenomeno migratorio sulle rotte africane e poi afghane e da ultimo quelle ucraine, l’appartamento dell’ex curato venne messo a disposizione della Caritas diocesana affinché fosse strumento per dare risposta a questo fenomeno così complesso. Attualmente, da un anno, accogliamo una famiglia ucraina, seconda fase dell’accoglienza ucraina dopo quella dell’emergenza dove furono tre le famiglie accolte.»
Il volontariato è una colonna portante: «Nei giorni della recente festa dell’oratorio, almeno un centinaio di loro si sono impegnati in una serie di servizi: dalla cucina alle pulizie, fino all’animazione. Sono una cifra indicativa di un volontariato sotterraneo che a volte non valorizziamo che è quello casalingo di chi va a trovare i malati, di chi si prende cura degli anziani piuttosto che di chi accudisce i più piccoli o aiuta a fare i compiti. A Comenduno c’è una mentalità di servizio, nel tempo libero, nel bisogno.»

La Prossimità Pastorale durante l'Emergenza Sanitaria
Nei giorni dell’emergenza sanitaria, tante persone, anche non comendunesi, hanno conosciuto e apprezzato Don Alfio Signorini per la sua capacità di vivere con lo spirito positivo che lo contraddistingue e per essere riuscito con creatività a stare vicino ai suoi parrocchiani.
«Con il desiderio di essere prossimo alle famiglie della mia comunità parrocchiale, per il bisogno di vincere la solitudine e il desiderio di far sentire la presenza del parroco in questo tempo di isolamento e smarrimento. Ho incontrato molte persone attraverso frequenti contatti telefonici, accogliendo racconti di sofferenza, morte e solitudine. Mi sono impegnato a pregare per la mia comunità ogni giorno nella messa celebrata da solo in chiesina, e la domenica in casa parrocchiale trasmettendola online. Ho pregato cercando il contatto visivo con la comunità, amplificando la preghiera dal campanile e portando la benedizione dell’ulivo e di Pasqua nelle due domeniche della Settimana Santa pellegrinando nelle vie del paese, rivolgendo la benedizione alle persone che si affacciavano alle finestre o ai terrazzi.»
Riflessioni Personali sull'Emergenza e la Fede
L'esperienza della pandemia ha toccato profondamente anche Don Alfio: «Nelle prime settimane ho sperimentato smarrimento per il silenzio insolito degli ambienti di oratorio. L’esperienza di tanti morti nei primi giorni con funerali sobri e poi, benedizioni semplici al cimitero, generavano tristezza e sofferenza inespresse, non condivise e non ancora elaborate. Poi nei giorni in cui mi sono ammalato, ho avuto anche paura di peggiorare e di essere solo in casa, senza assistenza.»
Questa prova ha rafforzato la sua fede: «Ho rafforzato la mia relazione con il Signore nel cercare di decodificare le emozioni collettive, le esperienze di sofferenza familiare, i fatti sociali eclatanti. Ha fatto bene alla mia amicizia con il Signore, cercare parole che mostrassero la sua prossimità al fratello sofferente e all’umanità spaventata; raccogliere motivi per essere grati anche in un tempo tanto strano, abitato da paure e ansie, tenere alto il morale e coltivare la gioia di essere vivi e di poter vivere con gli altri. Mi ha fatto bene pregare tanto e da solo.»
Don Alfio riflette anche sul significato della morte nella società contemporanea: «Nella nostra società siamo sempre meno abituati a considerare il dolore e la morte come passaggi obbligati della vita (e sul vero suo senso), la pandemia ce li ha prepotentemente messi davanti. In questi mesi abbiamo visto la morte in faccia. Ci ha fatto visita in casa o tra gli amici. Abbiamo intuito che le persone care “non sono venute a mancare” o “se ne sono andate”. Ci siamo accorti che i nostri nonni sono MORTI. Abbiamo ripreso a chiamare con il suo nome un’esperienza della vita che ci stavamo illudendo riguardasse altri, non noi e nemmeno i nostri famigliari. La morte si è presentata con tutta la sua ferocia e ingiustizia. E ci siamo accorti di essere vulnerabili. Non siamo invincibili. E nemmeno la scienza, che sembrava prometterci l’elisir dell’immortalità ormai prossimo a essere inventato, si è rivelata fragile e impotente. Nelle parole che ho donato per condividere esperienze di dolore e sofferenza, ho spesso usato la parola gratitudine.»
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Il Saluto e i Sentimenti di Affetto
I momenti di saluto a Comenduno per la partenza di Don Alfio sono stati intrisi di affetto sincero e gratitudine. «Ho subito percepito affetto spontaneo e sincero, ho trovato una parrocchia molto vivace dal punto di vista delle associazioni, del volontariato e un territorio, Albino e la Valle Serina, molto ricco e dinamico, dall’economia al sociale.»
Le relazioni di amicizia nate all'interno dell'oratorio, nei gruppi e durante le celebrazioni liturgiche, dove la condivisione della Parola ha permesso la crescita di pensieri e confronti sul modo di essere cristiani nella società, testimoniano il profondo impatto del suo ministero. «Ho raccolto tanta sofferenza, ma anche il riconoscimento di chi cercava delle risposte dentro l’inconcepibile.»
Comenduno ha mostrato una comunità che dà forma e visibilità al suo esistere attraverso luoghi come l'oratorio, la scuola dell’infanzia, la chiesa parrocchiale e la polisportiva Marinelli.