La Terza Domenica di Quaresima: Conversione, Fiducia e la Sorgente dell'Amore

La Terza Domenica di Quaresima è un momento di profonda riflessione e invito alla conversione, alla luce delle letture bibliche e delle meditazioni di grandi figure della spiritualità italiana come Ermes Ronchi, don Primo Mazzolari e Carlo Carretto. Questa giornata ci spinge a riscoprire la nostra sete di Dio e la gioia dell'incontro con Lui, non solo attraverso la riflessione teologica, ma come un richiamo profondo al cambiamento e a una vita nuova.

Il Significato della Conversione e il Ruolo di Dio

Il Vangelo di Luca (Lc 13,1-9) in questa domenica ci presenta Gesù che risponde a coloro che gli riferiscono di alcuni Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici, e di diciotto persone uccise dal crollo della torre di Siloe. Gesù sfida la comune credenza che tali eventi fossero una punizione divina per peccati maggiori:

«Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

La risposta di Gesù è netta: non è Dio che fa cadere torri o aerei, non è la mano di Dio che architetta sventure. Egli allontana immediatamente la visione che il peccato sia il perno della storia, l'asse attorno al quale ruota il mondo. Ricordiamo l'episodio del “cieco nato” a cui Gesù rispose: “né lui, né i suoi genitori hanno peccato”. Dio non spreca la sua eternità e potenza in castighi; piuttosto, lotta con noi contro ogni male, è una mano viva che fa ripartire la vita.

La conversione è l'inversione di rotta della nave che, se continua così, va diritta sugli scogli. Non serve fare la conta dei buoni e dei cattivi; bisogna riconoscere che è tutto un mondo che deve cambiare direzione: nelle relazioni, nella politica, nell'economia, nell'ecologia. Mai come oggi sentiamo attuale questo appello accorato di Gesù. Tutto nel Creato è in stretta connessione: se ci sono milioni di poveri senza dignità né istruzione, sarà tutto il mondo ad essere deprivato del loro contributo; se la natura è avvelenata, muore anche l'umanità; l'estinzione di una specie equivale a una mutilazione di tutti. Convertitevi alla parola compimento della legge: “tu amerai”. Amatevi, altrimenti vi distruggerete. Il Vangelo è tutto qui.

illustrazione di una nave che cambia rotta per evitare gli scogli, metafora della conversione

La Parabola del Fico Sterile: Fiducia e Speranza

Alla gravità delle parole di Gesù fa da contrappunto la fiducia della piccola parabola del fico sterile (Lc 13,6-9). Il padrone si è stancato, pretende frutti e farà tagliare l'albero. Invece il contadino sapiente, con il cuore nel futuro, dice: “ancora un anno di cure e gusteremo il frutto”. Ancora un anno, ancora sole, pioggia e cure perché quest'albero, che sono io, è buono e darà frutto.

Dio, come un contadino chino su di noi, un ortolano fiducioso di questo piccolo orto in cui ha seminato così tanto per tirar su così poco, eppure continua a inviare germi vitali, sole, pioggia, fiducia. Lui crede in me prima ancora che io dica sì. Il suo scopo è lavorare per far fiorire la vita: il frutto dell'estate prossima vale più di tre anni di sterilità. E allora avvia processi, inizia percorsi, ci consegna un anticipo di fiducia. Non puoi sapere di quanta esposizione al sole di Dio avrà bisogno una creatura per giungere all'armonia e alla fioritura della sua vita. Perciò abbi fiducia, sii indulgente verso tutti, e anche verso te stesso. La primavera non si lascia sgomentare, né la Pasqua si arrende. La fiducia è una vela che sospinge la storia.

L'Incontro con la Samaritana: La Sete di Dio e l'Acqua Viva

Le riflessioni di Ermes Ronchi sulla meditazione della Samaritana (Gv 4) arricchiscono ulteriormente il tema della sete spirituale. Egli scrive che “Gesù non chiede sacrifici, ma sete”. L'episodio del “cieco nato” e la domanda su chi abbia peccato, lui o i suoi genitori, vengono subito allontanati da Gesù, che nega sia l'uno che l'altro. Non è il peccato il perno della storia.

Gesù al Pozzo di Sicar

In un tempo in cui Gesù giunse a Sicar, una città della Samaria, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo di Giacobbe. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Gesù le dice: «Dammi da bere». I Giudei, infatti, non hanno rapporti con i Samaritani, rendendo questa richiesta un gesto rivoluzionario.

Gesù prosegue: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». L'acqua che Gesù offre non è come quella del pozzo, che disseta solo temporaneamente. «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna».

rappresentazione artistica dell'incontro tra Gesù e la Samaritana al pozzo

Il Corteggiamento di Dio e la Verità Interiore

La domanda che il Maestro rivolge non è mai: "Da dove vieni, o: Che cosa hai fatto?", ma sempre: "Verso dove sei diretto?". Non il passato è la terra di Dio, ma il futuro. Gesù siede stanco al pozzo, attende qualcuno, attende ognuno di noi, come una donna senza nome e dalla vita fragile. Ha sete, ma non di acqua. Dio ha sete di essere amato.

Questo rapporto sponsale, la trama nuziale tra Dio e l'umanità, è la chiave di volta della Bibbia. Dal momento che ti mette in vita, Dio ti invita alle nozze con lui. Gesù inizia il suo corteggiamento non rimproverando, ma offrendo: "se tu sapessi il dono...". Il dono di Dio è Dio stesso che si dona, con la finalità precisa che torniamo tutti ad amarlo da innamorati, non da servi. Gesù, quando parla con le donne, va diritto al centro, al pozzo del cuore; il suo è il loro stesso linguaggio, quello dei sentimenti, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere. Solo fra le donne Gesù non ha avuto nemici.

Il suo sguardo creatore cerca il positivo di quella donna, lo trova e lo mette in luce per due volte: "hai detto bene"; e alla fine della frase: "in questo hai detto il vero". Trova verità e bene, il buono e il vero anche in quella vita accidentata, tra storie andate in frantumi. Vede la sincerità di un cuore vivo ed è su questo frammento d'oro che si appoggia il resto del dialogo. Non ci sono rimproveri, non giudizi, non consigli, Gesù invece fa di quella donna un tempio. Alla sua domanda su dove adorare Dio, sul nostro monte o a Gerusalemme, la risposta è capovolgente: non su un monte, non nel tempio, ma dentro. E dovunque. "Sei tu il Tempio, dove vive Dio."

La Donna Samaritana come Esempio di Testimonianza

E la donna, lasciata la sua anfora - segno che ha trovato l'acqua vera -, corre in città con energia e speranza: "C'è uno che mi ha detto tutto di me…". Il suo passato, che era la sua debolezza, diventa adesso la sua forza, le ferite di ieri sono feritoie di energia e speranza. Proprio sopra la fragilità costruisce la sua testimonianza. Un messaggio per ciascuno di noi: non temere le tue debolezze, ma costruiscici sopra. Non nasconderle, sono la tua verità. La donna non porta gli ascoltatori a se stessa, li indirizza verso Gesù. Infatti i samaritani credono “non più per le parole di lei, ma perché abbiamo udito noi stessi”. Segno evidente di una fede che cresce (cf. Gv 4,42).

La Purificazione del Tempio: Non un Mercato, ma Casa del Padre

L'episodio della cacciata dei mercanti dal tempio, riportato da tutti i Vangeli (Gv 2,13-25), risuona carico di profezia per la Terza Domenica di Quaresima. Gesù entra nel tempio, il centro del tempo e dello spazio, e compie un gesto di capitale importanza, che riguarda Dio stesso. "Non fate della casa del Padre mio un mercato…". Questa è una condanna del "dio denaro", l'idolo mammona innalzato su tutto, insediato nel tempio come un re sul trono, l'eterno vitello d'oro.

Mi domando qual è la vera casa del padre. Una casa di pietre? «Casa di Dio siamo noi se custodiamo libertà e speranza» (Eb 3,6). La parola di Gesù raggiunge noi: non fate mercato della persona! Non comprate e non vendete la vita, nessuna vita, voi che comprate i poveri, i migranti, per un paio di sandali, o un operaio per pochi euro. Se togli libertà, se lasci morire speranze, tu dissacri e profani il più vero tabernacolo di Dio.

Tutti abbiamo piazzato ben saldo nell'anima un tavolino di cambiamonete con Dio: "io ti do preghiere, sacrifici e offerte, tu in cambio mi assicuri salute e benessere, per me e per i miei". Fede da bottegai, che adoperano con Dio la legge scadente, decadente del baratto, quasi che quello di Dio fosse un amore mercenario. Ma l'amore, se è vero, non si compra, non si mendica, non si finge.

Gesù scaccia i mercanti dal tempio - Bibbia per bambini

Dio ha viscere di madre: una madre non la puoi comprare, non la devi pagare, da lei sei ripartorito ogni giorno di nuovo. Un padre non si deve placare con offerte o sacrifici, ci si nutre di ogni suo gesto e parola come forza di vita. L'amore non si compra, non si mendica, non si impone, non si finge. Quando i profeti parlavano di prostituzione nel tempio, intendevano questo culto, tanto pio quanto offensivo di Dio, quando il fedele vuole gestire Dio: "io ti do preghiere e sacrifici, tu mi dai sicurezza e salute".

Il gesto di Gesù, pur non avendo conseguenze immediate sul ripristino dei mercanti, è profezia in azione. Il profeta ama la parola di Dio più ancora dei suoi risultati, è il custode che veglia sulla feritoia per la quale entrano nel cuore speranza e libertà.

Sostituzione e Trasformazione

Questo brano è esemplare per la compresenza di due piani di lettura antitetici. Le parole e azioni di Gesù sono fortemente liberatorie e destrutturanti, mentre i presenti spesso le interpretano reincludendole nel loro orizzonte mentale di giudei osservanti. Giovanni nel suo vangelo presenta una serie di sostituzioni. Al Giordano, Gesù è salutato come l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, chiara sostituzione del Capro espiatorio. A Cana, ha adombrato la sostituzione dell'Alleanza con una Nuova. Ora, al Tempio, Gesù depone due altre antiche istituzioni: il culto sacrificale prima e il Tempio stesso dopo.

Il sacrificio animale nasce dalla paura del divino, avvertito come "tremendum" prima che "fascinosum", e dal senso di colpa della propria inadeguatezza. Ma Gesù porta altro. Fa cose nuove. È venuto a liberare il cuore innanzi tutto dalla paura di Dio, perché il suo Dio non è un'immagine distorta. Il suo Dio non è vendicativo né è il Dio fragilmente sacro, separato, che teme l'impurità dell'uomo. È il Padre, che gli ha dato la vita e vuole sempre continuare a dargliela, se solo glielo si permetta, riconoscendone il volto di misericordia.

Allora casa del Padre è il luogo della gratuità, non del commercio spirituale ma del perdono. Seconda liberazione, quella dalla paura del peccato: “davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (1Gv 3,19-20). Perciò Gesù chiama il Tempio casa del Padre mio, lo desacralizza e lo riporta ad una dimensione relazionale. Nella casa del Padre si va col cuore colmo di fiducia, sicuri di trovare accoglienza, nutrimento per la propria fame, gioia per la propria vita e tenerezza.

Gesù compie un plateale gesto liberatorio spingendo fuori dal tempio pecore e buoi con i loro venditori, condannando in blocco il sistema cultuale. Rovescia i banchi dei cambiavalute. Ma rimprovera più decisamente i venditori di colombe: non rendete la casa del Padre mio casa di commercio. Le colombe erano destinate ai sacrifici di riconciliazione con il Signore. Non è tanto la presenza dei venditori che sdegna Gesù, quanto la pretesa riconciliatrice della religione sacrificale. Gesù invita al capovolgimento delle aspettative, una sfida enigmatica, destrutturante. Non di riforma si tratta, allora, ma di totale sostituzione.

Il Santuario biblico ha esaurito il suo compito. La Presenza divina abita un'altra Tenda, la carne di debolezza in cui si è accampata la Parola (Gv 1,14). Ora dimora in lui, nel santuario del suo corpo, in attesa di dimorare presso i suoi. Quando la frase enigmatica si compirà, allora se ne svelerà il senso: in lui ogni uomo sarà tempio dello Spirito. “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3,16).

Le Letture Bibliche della Terza Domenica di Quaresima

Prima Lettura: Esodo 3,1-8a.13-15 - "Io-Sono mi ha mandato a voi"

Mosè, mentre pascolava il gregge di Ietro, suo suocero, giunse al monte di Dio, l'Oreb. L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto che ardeva senza consumarsi. Mosè, avvicinatosi per osservare, udì la voce di Dio che gli gridava: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Dio gli disse di togliersi i sandali, perché il luogo era suolo santo, e si rivelò come il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Mosè si coprì il volto, avendo paura di guardare verso Dio.

Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele». Mosè chiese a Dio il suo nome per riferirlo agli Israeliti. Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io Sono mi ha mandato a voi”». E ancora: «Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».

Salmo Responsoriale: Dal Salmo 102 - "Il Signore ha pietà del suo popolo"

Il Salmo 102 invita l'anima a benedire il Signore e a non dimenticare tutti i suoi benefici. Egli perdona tutte le colpe, guarisce le infermità, salva dalla fossa la vita, circonda di bontà e misericordia. Il Signore compie cose giuste, difende i diritti di tutti gli oppressi. Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie, le sue opere ai figli d'Israele. Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell'amore. La sua misericordia è potente su quelli che lo temono, quanto il cielo è alto sulla terra.

Seconda Lettura: 1 Corinzi 10,1-6.10-12 - "La vita del popolo con Mosè nel deserto è stata scritta per nostro ammonimento"

San Paolo ricorda ai Corinzi che i loro padri furono tutti sotto la nube, attraversarono il mare, furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, mangiarono e bevvero lo stesso cibo e bevanda spirituale, poiché bevevano da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Tuttavia, la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto. Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive. Non bisogna mormorare, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose accaddero loro come esempio e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi.

tags: #domenica #3 #di #quaresima #rocchi #ermes