Noi conosciamo veramente Dio perché ce l'ha fatto conoscere Gesù. Il Padre parlò dal cielo aperto; il cielo immenso è opera sua. Apparve anche lo Spirito Santo, sotto forma corporea come di colomba. Dio non è nato, c'è sempre. Noi non ci chiediamo: «Come è nato mio papà?». Così Dio è il Papà che ci ha dato i fiori, le stelle, l'acqua, il mondo.
Il Nuovo Testamento è stato anch'esso conservato con cura, copiato e ricopiato in molte nazioni. I Vangeli non sono sempre stati copiati con esattezza. Tuttavia, ci sono arrivati molti "codici". Se lo chiedono anche i grandi, non soltanto i bambini. In realtà, chi ha visto gli Evangelisti scrivere non ha lasciato alcuna testimonianza scritta. Invece di cercare in giro se ci sono altre notizie storiche, proviamo a vedere quello che è scritto nei Vangeli stessi. Allora scopriamo che l'evangelista Luca ha «acquisito ogni cosa da cima a fondo con esattezza» compreso quello che avevano scritto «coloro che dall'inizio sono stati testimoni diretti (dei fatti) e incaricati ufficiali della relazione (dei fatti, scritta)» della vita pubblica di Gesù. Ancora più preciso è il Vangelo di Giovanni.
Alla fine del Vangelo di Giovanni c'è una certificazione: «Questo è il discepolo che rende testimonianza su queste cose e che le ha scritte; e sappiamo che la sua testimonianza è vera» (Gv 21,24). Almeno due persone ("sappiamo") certificano, in modo valido secondo la legge, che la testimonianza di Giovanni è vera e una certificazione vale per sempre. Questo evangelista ha scritto alcuni episodi che non sono stati fissati per iscritto dagli altri "testimoni oculari". Scriveva mentre i fatti avvenivano, anzi Gesù gli ha dettato i discorsi più importanti.
Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, è venuto nel mondo perché la vita delle persone umane avesse un valore corrispondente all'immagine divina che il Creatore ha messo in noi. Un'immagine imperfetta che deve tendere a diventare perfetta; un'immagine di Dio che prende dalle cose del mondo e lo può trasformare secondo i disegni di Dio. Ma può anche essere travolta dalle tentazioni del diavolo.
Lo Spirito Santo ci conosce molto meglio di quanto noi conosciamo noi stessi, perciò, se leggiamo le parole di Gesù e le sue azioni più precise nei Vangeli di Luca e Giovanni, lo Spirito Santo ci riferisce i suggerimenti più adatti al momento che stiamo vivendo. Il problema è come conoscere Gesù, da ragazzi, in modo efficace. Qui occorre un aiuto particolare degli adulti.
La vita cristiana è carità: avere caro Dio, il prossimo, ma anche le altre creature; è farne buon uso di ogni cosa con tutte le nostre capacità.
Il Ritrovamento di Gesù al Tempio: Domande e Riflessioni
Un episodio particolarmente interessante e che solleva molte domande è il ritrovamento di Gesù al tempio. Ho letto la risposta circa l’interrogatorio che veniva fatto ai giovani di 12 anni per farli diventare adulti.
Le Incertezze di Maria e Giuseppe
Ma Gesù, un bambino di 12 anni, vaga per tre giorni da solo in una grande città. Dove è stato? Chi lo ha ospitato, gli ha dato da mangiare e da dormire? Gesù chiede ai suoi genitori “perché mi cercavate, non sapevate che mi devo occupare delle cose del Padre mio”. Dovevano dunque già sapere che si doveva occupare delle cose del Padre suo? D’altra parte Maria sapeva che era il “Figlio dell’Altissimo”. Questo mi fa pensare ad alcuni vangeli apocrifi che parlano di un Gesù in qualche modo già manifestato, in privato ai suoi genitori, durante l’infanzia. L’enciclica Mystici Corporis afferma che Gesù da subito sapeva di essere Dio, ma i suoi genitori lo sapevano?
Il brano prosegue dicendo che “non capirono” ma “Gesù li seguì e stava loro sottomesso”. Anche se Gesù ha autocoscienza di essere Dio, è comunque un bambino che sta imparando dai genitori come vivere. Può essere che in un modo adeguato alla sua età, provi a comportarsi di conseguenza alla sua divinità? E a questo punto, incontri la “non comprensione” di Maria, attraverso la quale Gesù “impara” delle verità su come lui stesso deve manifestare la sua divinità, e le metta in pratica attraverso l’obbedienza a sua Madre? Questo sarebbe anche un grandissimo esempio dell’umiltà di Dio che accetta delle verità su se stesso, come uomo, dall’umile Maria.
Il Contesto del Racconto Evangelico
Ci troviamo nel vangelo dell’infanzia secondo Luca, capitoli 1-2. In esso Luca presenta le origini di Gesù, sottolineando come siano sotto la guida di Dio. In quel bambino, prima concepito, poi nato, poi diventato ragazzo, Dio manifesta un suo progetto di salvezza, per quanto umile e ordinaria appaia la sua vita. Di qui il paradossale tono del racconto a due livelli: agli occhi degli uomini e agli occhi di Dio. È il farsi progressivo di uno straordinario disegno di Dio, che include l'annunciazione a Maria, l'annuncio del salvatore tra il coro degli angeli, il dono dello Spirito e il Magnificat della fede, il riconoscimento messianico da parte di Simeone e Anna, e la crescita in sapienza, età e grazia, fino allo stare nella casa del Padre. L’episodio è certamente una notizia biografica, ma il suo significato va oltre la semplice narrazione.

Gesù Dodicenne e la Legge
Il racconto si riferisce a Gesù dodicenne. Viene richiamata l’usanza religiosa del pellegrinaggio che la pia famiglia ebrea faceva al Tempio di Gerusalemme in occasione della grande festa di Pasqua (Es 23,14-17; 34,23). Tale è la famiglia di Gesù. La cornice è quanto mai carica di senso. Molto probabilmente Gesù è presente perché a dodici anni (ma altri dicono a tredici) un ragazzo ebreo è “bar mitzwah, figlio del precetto”, cioè è obbligato a osservare la legge del Signore, dunque anche quella dei grandi pellegrinaggi (Pasqua, Pentecoste, Tabernacoli), cosa che Gesù puntualmente farà lungo tutta la sua vita (Gv 7,2; 12,12). In tale contesto nelle adiacenze del Tempio i maestri o scribi tenevano le loro lezioni per questi giovani iniziati alla legge, sui loro diritti e doveri nella comunità, tra cui l’onore e il compito di leggere la Torah nella sinagoga. Gesù partecipa alla discussione ascoltando e ponendo domande secondo il metodo di insegnamento in uso nelle scuole rabbiniche. La perdita di contatto di Gesù con i suoi viene motivato dall’usanza dei ragazzi, ieri come oggi, di fare il viaggio in compagnia con altri membri del proprio parentado.
La Priorità di Gesù per le Esigenze di Dio
Un terzo contenuto va considerato: le figure straordinarie del popolo di Israele ai tempi di Gesù erano considerate non solo al momento della nascita o della missione, ma anche nella loro fanciullezza, perché già segnata dalla conoscenza di Dio e dei suoi doni di saggezza. Così è per Mosè, Samuele, Daniele. Così è per Gesù. Il Vangelo dell’infanzia di Tommaso riporta tanti racconti apocrifi fantasiosi. Luca ne parla in termini sobri, e per questo più corretti, affermando che già da ragazzo Gesù dà la priorità assoluta alle esigenze di Dio nei confronti della famiglia, come farà di nuovo nel ministero (Lc 8,21). Il racconto è semplice e si articola in: un’apertura con il ritornello della crescita (v. 40), la collocazione geografica a Gerusalemme (vv. 41-42), il fatto della perdita e ricerca di Gesù (vv. 43-45), il dialogo esplicativo con la domanda dei genitori e la risposta di Gesù sulla necessità di stare con il Padre, lo stupore dei genitori (vv. 46-50), la collocazione geografica a Nazaret dove Gesù torna con i genitori cui sta sottomesso (v. 51), e una conclusione con il ritornello della crescita in “sapienza, età e grazia” (v. 52). Al centro stanno Gesù, Maria e Giuseppe; di contorno, i parenti e i dottori del tempio.
Atteggiamenti di Maria, Giuseppe e Gesù
Di Maria e Giuseppe sono evidenziati alcuni atteggiamenti:
- Una sincera fedeltà religiosa con il pellegrinaggio nel tempio.
- Un premuroso senso educativo, per cui coinvolgono il figlio Gesù e lo cercano quando l’hanno perso.
- La giusta preoccupazione per il figlio smarrito e quindi la diligente ricerca non senza trepidazione anzi angoscia che coinvolge padre e madre, ricerca che non dura qualche ora, ma ben “tre giorni” (in una nostra città un ragazzo che sta via tre giorni viene denunciato alla polizia come scappato da casa!). Quindi è più che normale una richiesta di chiarimento, dove si avverte un tacito rimprovero.
Di Gesù è posto in risalto:
- La sua giovinezza di dodicenne.
- La partecipazione al pellegrinaggio pasquale secondo la fede del suo popolo e i suoi doveri di iniziato.
- Un trattenersi deliberato a Gerusalemme per una intenzione che gli sta a cuore.
- Il dialogo con i dottori del tempio ascoltando e domandando e rispondendo con “intelligenza”.
Dei dottori del tempio si dice che facevano il loro compito di parlare (insegnare la Torah) e di ascoltare le domande degli allievi (Gesù). Vi è la novità provocata da questo discepolo singolare che è Gesù: la sorpresa per la sua intelligenza e qualità delle risposte. Non veniamo a sapere di cosa concretamente parlassero Gesù e i maestri del Tempio (si può pensare a questioni inerenti la conoscenza di Dio e la condotta di vita, secondo le Scritture e le tradizioni dei padri); di certo Luca non vuole mostrare Gesù come ragazzo prodigio, ma piuttosto affermare la sua identità di figlio del Padre che dava novità e profondità a quanto diceva. Questa, che è la verità centrale, è però fonte di sorpresa, anzi di un certo disagio, come se l’uomo non potesse afferrare la verità con le sole sue forze.
Aspetti Chiave del Racconto
Con R. Brown possiamo evidenziare nel racconto tre aspetti di importanza crescente:
- Per prima cosa Luca richiama l’attenzione sulla pietà di Gesù e della sua famiglia. Lungo tutto il vangelo dell’infanzia i genitori di Gesù appaiono obbedienti alla legge di Dio: realizzano il censimento pagano, impongono al bambino il nome dato da Dio, Gesù; compiono i riti prescritti nel Tempio; osservano il pellegrinaggio pasquale.
- Luca richiama l’attenzione sulla sapienza di Gesù. Si osservino i due ritornelli di crescita (2,40.52). Soprattutto lo dimostra lo stupore degli scribi del Tempio. Vi è l’anticipazione dello stupore che susciterà l’insegnamento di Gesù a Nazaret (4,22), nella sinagoga (4,36), davanti ai capi (19,47).
- Luca richiama infine il mistero di Gesù, la sua identità profonda, che come tale rompe schemi di appropriazione puramente logica, mondana, fosse anche sostenuta da ragioni plausibili, quale è la doverosa ricerca di un figlio perduto. Cosa che fanno Maria e Giuseppe: “Figlio, perché ci hai fatto questo?”. A cui però Gesù risponde appellandosi ad un mondo di pensieri diversi, quelli che gli provengono da una speciale, singolare, unica relazione con Dio che chiama Padre e da cui si sente chiamato figlio.
Video Vangeli - SACRO E PROFANO - Gesù al Tempio
L'Identità di Gesù e la Sua Vocazione
Al centro sta l’identità vera di Gesù, colta dentro la sua manifestazione umana di dodicenne. Secondo il testo, Gesù afferma di sé che “deve stare nella casa del Padre mio”, (od “occuparsi delle cose del Padre mio; ciò che riguarda il Padre mio”) dove il verbo “dovere” (18 volte in Luca) riflette la relazione intima e stabile di Gesù con Dio che esige obbedienza. “Gesù non è soltanto l’inviato del Padre, tutto dedito alla missione conferitagli, ma la sua intelligenza e sapienza sono la conseguenza del suo rapporto con Dio. La sua vita e il suo ministero non sono stabiliti o determinanti da volontà umane, ma unicamente dal rapporto con il Padre” (S. Grasso). È l’affermazione del primato del volere del Padre, che nel Padre Nostro viene detto come preghiera, e che ora Gesù preannuncia come regola della sua vita.
Chiaramente si propone la questione della coscienza messianica di Gesù, fin da ragazzo. A parte che non è questione centrale del racconto, rimane vero che Luca presenta Gesù, da bambino ad adulto, sempre in stretta relazione con il Padre, ma in maniera tale però da non farne un “mostro sacro”, che sa tutto prima del tempo! Ciò che Gesù è da sempre, cresce con lui che cresce, si configura come processo di maturazione secondo i tre parametri di “età” che significa lo sviluppo visibile, “sapienza” che indica la sintesi di sapere ed esperienza alla scuola della Scrittura nella sinagoga e della vita in famiglia e nella società nazaretana, “grazia” che esprime la stabile benevolenza di Dio per Gesù e la sua risposta filiale alla totalità della legge. Questa corrispondenza tra componente divina e umana di colui che è il Verbo incarnato, si manifesta in una composizione armonica nei riguardi di Maria e Giuseppe. Maria lo chiama “figlio” così come il Padre; Gesù ubbidisce al Padre e dunque si fa sottomesso ai suoi genitori per trent’anni.
Maria e Giuseppe si trovano di fronte ad una situazione che in linguaggio biblico si può chiamare, almeno allusivamente, vocazione del figlio, anche se non è una scena di chiamata come nei profeti, come potrebbe essere la scena del Battesimo (cf Lc 3,21-22). Questo figlio riafferma un proprio progetto di vita, svincolato dai familiari nella misura che questi non fossero capaci di riconoscerlo e accettarlo. Capiterà altre volte nel Vangelo. E in verità sono loro (Maria, Giuseppe, i “fratelli e sorelle”) che non riescono a comprenderlo, almeno da subito. Lui li aiuta a capire. Potremmo dire che con il manifestarsi della vocazione del figlio, anche i genitori vengono a riconoscere la propria: accettare Gesù fino in fondo, per quello che è, non per quello che si vorrebbe che fosse! Rimarchiamo due connotati di questa vocazione di Gesù in “bozza”: egli vive la sua totale intima ubbidienza al Padre nell’oscurità di una vita ordinaria, dimostrando però che l’ordinario non è banale e mediocre, quando è sotto la legge di Dio.
Conflitto di Domande e il Cammino di Fede
“Perdita e ritrovamento di Gesù fra i dottori del tempio” è il modo con cui intoniamo un mistero del Rosario. Ma questo è il nostro linguaggio, il nostro punto di vista. Per Gesù e per Luca è esattamente il contrario. Quella che consideriamo perdita è in realtà per Gesù, e dunque per noi suoi discepoli, ritrovamento, il ritrovamento del Padre; e quello che consideriamo ritrovamento è sempre un trovare Gesù diverso da quello che ci attendiamo: egli appartiene al mondo di Dio che chiama Padre.
Questo episodio presenta infatti lo scontro di due interrogativi: di Maria, anche a nome di Giuseppe, a Gesù: “Figlio perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre e io angosciati ti cercavamo?”, e di Gesù ai genitori: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi della cose del Padre mio?”. Entrambi sono interrogativi legittimi, ma non di eguale valore, dove quello dei genitori non può essere cancellato (altrimenti sarebbero degli irresponsabili!), ma deve subordinarsi alla controdomanda di Gesù che non è automaticamente comprensibile. È il cammino della fede: siamo invitati a cercare colui che riconosciamo che ci sta cercando per primo.
È l’unico episodio che abbiamo di Gesù ragazzo, dodicenne, tra gli inizi dell’infanzia e l’età adulta della missione. Più esattamente registriamo la presa di posizione di Gesù adolescente nei confronti degli schemi dei suoi cari. M. Girard parla di “adolescente in cerca di autonomia… Egli prende una decisione molto personale: verosimilmente la sua prima decisione, una decisione conflittuale” e insieme vocazionale. Ma attenzione: non è fuga soggettivista, una libertà a capriccio o attratta da miraggi impossibili, come quando “le scelte dei giovani sono chiaramente cattive, dannose o suicide (fisicamente, psicologicamente, moralmente, spiritualmente). Gesù si è staccato da Giuseppe suo ‘padre’ e da Maria sua madre per potersi avvicinare meglio al suo ‘padre’ e ritrovare se stesso a livello della sua identità profonda”. In effetti egli non ricatta i suoi genitori e scappa da casa con il fisico, non con il cuore.
In termini moderni possiamo parlare di Gesù che dona alla sua vita la figura di progetto e, con linguaggio cristiano, la figura di vocazione. E lo fa andando direttamente alla fonte: il mistero stesso di Dio, che, riconosciuto come Padre, non può non fissare Lui stesso un cammino positivo per il figlio. Cammino che non è finzione, ma che si snoda nel complesso degli eventi quotidiani per lo più imprevedibili. Cammino vocazionale che, pur guidato dall’alto, si avvale di quel “sacramento” del Padre che sono i genitori, pur con la novità di impostazione che questa prima decisione ha introdotto in famiglia. Annota ancora Girard: “Il seguito del Vangelo di Luca (e degli altri tre) conferma l’assenza di ogni complesso di Edipo in Gesù diventato adulto. Dopo l’episodio dei dodici anni è chiaro che il cordone ombelicale è definitivamente tagliato.
La "Pagina di Rottura Evangelica"
Ci troviamo di fronte a quella che viene chiamata “pagina di rottura evangelica”, ossia un fatto o delle parole di Gesù che superano comprensioni ovvie (come è il rimprovero ad un figlio che abbandona la casa senza avvertire) e attese pur legittime (i genitori interpretano il volere di Dio cercando il figlio). Questo è frequente in Gesù: a riguardo dei beni terreni, della ricerca dei primi posti, della sicurezza umana, della logica del buon senso, della paura nella tempesta, dell’angoscia di fronte alla morte. Il suo punto di vista è diverso dal nostro, sovente in conflitto (cf Lc 13, 6-9; 16, 14-15, 18, 9-14; 18,18-27). Come si spiega questa differenza di prospettive? Perché è giusto ritenere che la contrarietà del Vangelo è garanzia di una pratica fedele?
Stare "Nelle Cose del Padre": Una Sfida Attuale
“Essere nelle cose o nella casa del Padre” è per Gesù decisione tale che provoca allontanamento, “perdizione” rispetto alle attese dei propri cari che pure Gesù ama. Come Gesù ha vissuto nella sua esistenza questa connessione al Padre? Si vedano testi significativi, nel racconto del Battesimo (Lc 3,21-22), nell’inno di lode di Gesù al Padre (Mc 11, 25-27), nei discorsi giovannei dell’ultima cena (c. 5; 13-17). Proviamo a riflettere insieme, alla scuola di Gesù, cosa comporta “stare nelle cose o casa del Padre” come ha fatto Lui.
“Il cammino di accesso a un ‘autonomia costruttiva’ (come quella di Gesù) costituisce per i giovani d’oggi una sfida assolutamente importante, in una società in cui l’integrazione di una persona attorno al polo spirituale non è più ovvia e in cui, spesso, manca il sostegno e la guida per tale percorso.
Domande per i Giovani sulla Vocazione e il Vangelo di Luca
Molti giovani si trovano disorientati da mille domande riguardo la propria vita e la propria vocazione. Quali sono gli interrogativi che in qualche modo costituiscono un terreno fertile per la vocazione consacrata? Quali sono le domande su cui un giovane aspirante francescano dovrebbe sostare e riflettere? Qui ne elenchiamo alcune, ma ciascuno è chiamato a verificare le proprie:
- Desidero conoscere sempre di più il Signore Gesù?
- Come mi riguarda e coinvolge l’Amore del Signore?
- Il Vangelo mi interroga, mi provoca?
- Sono interessato alla vita della Chiesa?
- Mi incuriosisce o attira la vita religiosa francescana?
Signore, ci parlano di progetto di vita, ci dicono che è un fattore essenziale per la nostra riuscita. Ma è difficile capire di cosa si tratta e come si fa a riconoscerlo. In particolare che ruolo devono avere i genitori… E poi vale la spesa impegnarsi per realizzarlo, quando sembra che manchino opportunità elementari di lavoro, di sicurezza, di fiducia? Ad essere sinceri fino in fondo, per molti farsi un progetto non interessa molto, dato che si può vivere alla giornata, con piccoli aggiustamenti. Tu, hai avuto un progetto? Come lo hai capito? I tuoi familiari ti hanno aiutato? Cosa apporta un progetto come il tuo, comunemente detto “evangelico”, nella vita di una persona?
Risorse per Approfondire il Vangelo di Luca con i Giovani
Per aiutare i giovani a esplorare il Vangelo di Luca e a rispondere a queste domande, sono disponibili diverse risorse:
- Vangelo di Luca adattato a bambini di 8-10 anni con immagini, giochi, collegamenti ipertestuali per approfondire determinati argomenti.
- Itinerari di Avvento e Quaresima con attività per bambini e genitori, incentrati sulla lettura e l'esplorazione dei Vangeli domenicali, come la ricerca della "password" (parola-chiave).
- Schede con disegni da completare e spunti per la riflessione, basate su brani come quello di Zaccheo (Lc 19,1-10), utili per la preparazione alla riconciliazione.
- Libretti ricordo per la Prima Confessione sul Vangelo del Padre Misericordioso (Luca 15,11-24), con letture, cruciverba e canti.
- Tracce di incontro conclusivo dell'anno pastorale-catechistico, focalizzate sui luoghi percorsi da Gesù e citati da San Luca.
- Schede per il catechismo sulla III Domenica di Pasqua (Anno A), con domande e frasi da completare per preparare i bambini alla Messa.
- Cruciverba sui testi del Vangelo di Luca e Giovanni sulla risurrezione di Gesù.
- Percorsi di Catechesi per il quarto anno sul tema della Messa, con preghiere, riflessioni e canti.
- Presentazioni Power Point per la catechesi biblica a ragazzi della quinta elementare e della prima media.
- Schede operative in forma di gioco sul brano di Vangelo di Mc 10,13-16 per bambini di 2^ elementare.
- Schemi per itinerari di Avvento, ideati per fanciulli e ragazzi della catechesi con le loro famiglie.
- Spunti per una catechesi con i ragazzi di 5a elementare-medie sul vangelo della quarta domenica di Avvento C (Lc 1,39-45), ambientata in una redazione giornalistica.
- Incontri ludici per ragazzi di seconda media per scoprire il brano della nascita di Gesù (Lc 2,6-15), con giochi di squadra e prove.
- Gioco del memory sul brano di Vangelo della Presentazione di Gesù al Tempio (Lc 2,21-38).
- Lectio Divina e presentazioni del racconto evangelico di Luca per catechisti, operatori pastorali e adulti.
- Brevi incontri di preghiera per il tempo di Quaresima, contemplando il cammino di Gesù carico della croce.
- Via Crucis animate dai giovanissimi, con brani dal Vangelo di Luca e meditazioni.
- Documentate catechesi introduttive e di approfondimento sul Vangelo di Luca, anche in relazione al Cammino Sinodale della Chiesa Italiana.
- Lectio incentrate sugli incontri di Gesù con alcuni "personaggi" nella loro vita quotidiana, narrati nel Vangelo di Luca, come Zaccheo (Lc 19,1-10) e Simone il pescatore.
- Attività in preparazione al Giovedì Santo per i bambini del Catechismo, per evidenziare il legame tra la Redenzione e l'Eucaristia (Luca 22,13-20).
- Scheda sull'Ascensione di Gesù (Luca 24,46-53) per i bambini del primo anno di comunione.
- Un incontro dedicato ai ragazzi di seconda media, prevalentemente giocato, per scoprire il brano della nascita di Gesù (Lc 2,6-15).
- Incontri di catechesi basati su testimonianze di vita e riflessioni sul Vangelo, come il racconto del buon Samaritano.