La domanda: “ma ne vale la pena?” ha accompagnato tutto il cammino sinodale dai primi mesi del 2021, quando è iniziato. Fin dall’inizio è stato chiaro che donne e persone LGBTQ+ erano tra le questioni centrali, rispetto alle quali il Sinodo sarebbe stato giudicato. Va però detto anche che un cammino sinodale va giudicato nella sua interezza: non basta esaminare quello che dice il documento finale.
Le Prime Fasi del Cammino Sinodale e la Comunità Cristiana di Base
Nel 2024, il cardinale Matteo Zuppi ha voluto incontrare le Comunità cristiane di base, dopo più di cinquant’anni di emarginazione. Questo ha rappresentato un momento significativo per i partecipanti, che si sono presentati non da "pentiti", ma con la voglia di raccontare un cammino di cui sono orgogliosi. La prima Assemblea si è svolta nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, luogo dove è nata l'esperienza comunitaria intorno all'allora abate Giovanni Franzoni.
Ritrovandosi in quel luogo, i partecipanti hanno sentito forte il bisogno di portare in assemblea la propria storia e di riportare in quella Basilica la memoria di Giovanni Franzoni, un profeta scartato dalla sua Chiesa. L'emozione era palpabile: “Caro Giovanni, ci hai messo le ali perché potessimo far volare alto il sogno di una Chiesa davvero evangelica. Di quelle ali ci siamo fidati e abbiamo volato senza reti…” Dopo quell’intervento, in tanti si sono accorti che non si erano dimenticati di Giovanni Franzoni.
La Bocciatura del Primo Documento e la Nascita di un Nuovo Percorso
Questa Assemblea doveva concludere il cammino sinodale con la votazione del documento presentato dai vescovi, un documento che è stato percepito come povero e vuoto, generando sgomento e disorientamento. Tutti gli interventi in assemblea andavano nella stessa direzione: critiche costruttive, ma forti. Il documento è stato bocciato, un segnale che il cammino sinodale non era una finta. Anche se il Sinodo si fosse fermato lì, qualcosa di grande era già successo.
Era accaduto nella Chiesa italiana, tra persone che venivano da cammini diversi, ma che hanno trovato il modo di contribuire, ognuna con i propri argomenti, ad un risultato importante. Nonostante la contrapposizione, l'Assemblea non è stata vissuta come uno scontro tra base e vertici. Nell’intervento dell’ultimo giorno, mons. Erio Castellucci, Presidente del Cammino sinodale italiano, con grande onestà, ha riconosciuto apertamente quello che non aveva funzionato, risparmiando frasi di circostanza e prendendosi con serietà tutta la responsabilità dell’accaduto.

La Terza Assemblea e l'Approvazione di Nuove Proposte
Ad Ottobre del 2025 si è tenuta la 3° Assemblea e la votazione di un nuovo documento, non rivoluzionario, ma ben diverso dal precedente. Tutte le proposte sono passate a larga maggioranza, un risultato significativo considerando che l'assemblea dei votanti era la stessa che sei mesi prima aveva rimandato il documento al mittente.
Le Questioni Divisive: Donne e LGBTQ+
Andando più in dettaglio sulle singole proposte, quelle che hanno raccolto il maggior numero di voti non favorevoli, pur essendo passate come le altre, sono quelle che riguardano le questioni LGBTQ+ e donne. Ciò conferma che questi sono i temi più spinosi e la difficoltà a porre fine a una discriminazione, forse la più inaccettabile, che colpisce le persone per la loro identità, non per quello che fanno.
Il Diaconato Femminile
La proposta 71c, che prevedeva un approfondimento sulla questione del diaconato delle donne, ha ricevuto 188 voti contrari (il 23% dei votanti). È significativo notare che il "no" era all'approfondimento della questione, non direttamente al diaconato femminile. Sembra che alcuni di questi voti provenissero anche da posizioni "di sinistra". Sull’argomento del diaconato femminile, il Sinodo universale ha delegato la materia ad una commissione di studio, il cui documento prodotto a dicembre 2025 è stato definito "vergognoso e rozzo", con argomenti imbarazzanti.
Come Paolo scriveva nella lettera ai Romani (16,1): “Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre”. È paradossale che nel primo secolo Febe fosse diaconessa e per il diaconato alle donne non si sia ancora pronti dopo 20 secoli? Romano Penna, professore di Nuovo Testamento alla Pontificia Università Lateranense, sottolinea come nelle prime comunità cristiane i ministeri fossero intesi come "diakonìe" al servizio della comunità, e le donne avessero una funzione di rilievo. È difficile immaginare che, quando si spezzava il pane di casa in casa, non fossero le donne a servire e a portare il pane in tavola, ripetendo il gesto di Gesù nell'ultima cena.
Il cammino da fare è davvero lungo, e le donne mettono in crisi l’intero assetto. Esistono diverse posizioni tra le donne stesse riguardo al diaconato e al sacerdozio femminile, e questa differenziazione potrebbe contribuire alla difficoltà di scalfire la rigidità dell’Istituzione. Tuttavia, esiste anche una posizione di donne contrarie al sacerdozio ma disponibili ad appoggiare chi lo richiede. Un motivo di speranza può venire dall’iniziativa nata nel Sinodo italiano: Sorelle diocesi. Le delegate che la portano avanti sono tutte donne, e vi aderiscono già 13 diocesi, in continuo aumento.
L'Accoglienza delle Persone LGBTQ+
Sul fronte LGBTQ+ la situazione è apparsa migliore. Le proposte contenute nel documento sinodale costituiscono un passo avanti, a cominciare dalle parole usate. Ci si interroga però se sia la Chiesa ad aver fatto qualcosa per le persone LGBTQ+, o viceversa. A tal proposito, un'esperienza significativa è l'incontro tra un vescovo e una madre di un ragazzo gay. Inizialmente pronta a uno scambio di idee, la madre si è ritrovata in uno scambio di vissuti: il suo come madre e quello del vescovo, schiacciato tra ciò che doveva dire come pastore e il desiderio di dare una risposta alla sofferenza delle persone LGBTQ+. Questa riflessione ha portato al pensiero di "quanti danni ha fatto la Chiesa cattolica con il suo insegnamento!"
Il brano del Vangelo di Luca sull'incontro tra Zaccheo e Gesù, riletto con l'aiuto di Padre James Martin, gesuita statunitense attivo con la comunità LGBTQ+, offre una prospettiva illuminante. Zaccheo, capo dei pubblicani, viene accolto da Gesù con una richiesta di ospitalità gratuita, che non pone condizioni e precede il pentimento. Padre Martin propone di sostituire i personaggi: le persone LGBTQ+ al posto di Zaccheo e la Chiesa al posto di Gesù, per interrogarsi sull'accoglienza della Chiesa. Una proposta ancor più radicale è quella di un rovesciamento di ruoli: mettere la Chiesa, nella sua espressione gerarchica, al posto di Zaccheo, e le persone LGBTQ+ al posto di Gesù. Queste persone, talvolta definite "folli" per continuare a chiedere alla Chiesa di essere accolte nella sua casa, le chiedono ospitalità anche se è una Chiesa che umilia la loro sessualità e i loro amori, parlando di "gesti" invece che di relazioni e di "gesti intrinsecamente disordinati". È a questa Chiesa peccatrice che chiedono ospitalità, e così facendo, in un certo senso, la salvano. La salvezza può arrivare da dove non te l’aspetti.

Il Documento di Sintesi del Cammino Sinodale Italiano
Franco Ferrari, del gruppo redazionale di “Missione Oggi”, ha seguito tutto il processo sinodale, fornendo una sintesi nel numero di gennaio/febbraio 2026 di MO. Il titolo del Documento di sintesi del Cammino sinodale è “Lievito di pace e di speranza”, approvato dalla Terza Assemblea Sinodale il 25 ottobre 2025. Con il successivo recepimento del testo da parte dell’Assemblea generale della CEI (Assisi 17-20 novembre 2025), il Cammino sinodale deve ritenersi concluso.
La Visione di Papa Francesco e l'Ascolto del Popolo di Dio
Nel maggio 2021, introducendo l’Assemblea della CEI che avrebbe approvato l’avvio del Cammino sinodale, papa Francesco perorava la causa sinodale, affermando: “Il Sinodo deve incominciare dal basso, dalle piccole comunità, dalle piccole parrocchie e questo ci chiederà pazienza, lavoro, far parlare la gente, che esca la saggezza del popolo di Dio”. Questa saggezza, ascoltata in libertà durante la consultazione iniziale, ha dissodato il terreno delle “comunità, a volte stanche e ripiegate su sé stesse”, consentendo di “registrare con lucidità alcune annose questioni che affaticano il passo”.
Struttura e Contenuti del Documento Finale
Un catalogo di questioni impegnative è stato raccolto attorno a tre aree tematiche: missione, formazione e corresponsabilità. Su queste hanno lavorato le Diocesi, il Comitato nazionale e le tre assemblee sinodali per giungere infine al Documento di sintesi. Questi passaggi hanno dimostrato come la processualità sinodale, impostata da Francesco con la riforma del Sinodo, liberi le energie positive presenti nella Chiesa e consenta un reale confronto.
Il Documento di sintesi, che può essere considerato il piano regolatore dell’attività pastorale dei prossimi anni, è suddiviso in tre parti che riprendono le aree tematiche menzionate. Il testo è articolato in 75 numeri che presentano e motivano ben 124 proposte operative. Avendo superato il vaglio di quattro livelli di votazione (singole proposte, singole parti, intero documento, 81ª Assemblea dei vescovi), è da ritenersi un documento molto autorevole, frutto di “autentiche convergenze maturate attraverso l’ascolto”.

Decentramento e Corresponsabilità
Tra le linee di tendenza del Documento di sintesi, spicca un positivo orientamento al decentramento. La quasi totalità delle indicazioni è rivolta alla Chiesa locale e alle Conferenze episcopali regionali. La maggiore responsabilità per l’attuazione delle proposte operative riguarda, perciò, i vescovi, i presbiteri e i battezzati-laici delle singole diocesi. Il tema della corresponsabilità e partecipazione, al quale è dedicata tutta la parte terza, è affrontato in modo organico e si caratterizza per gli accenti posti alla trasparenza amministrativa, all’uso dei beni e al coinvolgimento dei laici nella guida pastorale delle comunità e nelle Commissioni episcopali della CEI.
Resistenze e Prospettive Future
La diversa intensità di consenso con la quale sono state accolte le singole proposte è un interessante indicatore. Alcune hanno ottenuto un elevato numero di voti contrari, senza metterne in pericolo l’approvazione, ma segnalando difficoltà e ritardi culturali della comunità ecclesiale. Questi temi sono quelli già menzionati come divisivi: “incentivare la corresponsabilità ecclesiale” delle donne, il diaconato femminile, e l’educazione affettiva e l’orientamento sessuale (“riconoscimento e accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender”).
Ora si attende che venga data concretezza alle proposte del Documento. Tempi e modi sono stati affidati dalla CEI ad un gruppo di lavoro composto da alcuni vescovi. Sorprende l’amnesia sulla proposta 69d: “la CEI valuti la modalità per inserire nelle sue Commissioni, insieme ai vescovi, anche laici/che, presbiteri e diaconi, e consacrati/te”.
Il Sinodo si è concluso, ma il cammino sinodale no.