L'Opera: Contesto e Commissione
La Trasfigurazione di Raffaello Sanzio è uno dei più grandi capolavori della storia dell'arte, conservato nella prestigiosa Pinacoteca Vaticana. Quest'opera maestosa e potente, un dipinto a tempera grassa su tavola di 405x278 cm, databile tra il 1518 e il 1520, rappresenta l'ultima e più matura fatica dell'artista.
La tavola fu commissionata alla fine del 1516 dal cardinale Giulio de' Medici, futuro Papa Clemente VII, per la cattedrale di Narbona, sua sede vescovile in Francia. Il cardinale indisse una vera e propria competizione tra i due più grandi pittori attivi a Roma all'epoca: Raffaello Sanzio e Sebastiano del Piombo, alle cui spalle vi era anche Michelangelo Buonarroti, per realizzare una pala ciascuno. Raffaello lavorò piuttosto lentamente all'opera e, secondo alcuni, alla sua morte il capolavoro non era ancora del tutto concluso; su questo dato la critica non è unanime, così come non trova conferma la tesi di un subentrare di Giulio Romano, dopo la morte di Raffaello, per un intervento conclusivo nella parte inferiore della pala.
La Trasfigurazione non fu mai inviata oltralpe come previsto. Dopo la precoce morte di Raffaello, il cardinale volle che rimanesse a Roma e la donò successivamente alla chiesa di San Pietro in Montorio, dove fu posta sull'altare maggiore. La tavola fu confiscata e portata a Parigi da Napoleone il 27 e 28 luglio 1798, in seguito al Trattato di Tolentino, come oggetto delle spoliazioni napoleoniche. Fu sistemata nel posto d'onore nel Museo del Louvre, dove divenne una delle fonti d'ispirazione del neoclassicismo in Francia, per poi essere restituita e divenire parte della Pinacoteca Vaticana solo dopo il 1816, anno della caduta di Napoleone.

Il Racconto Evangelico e la Visione Artistica
La Narrazione Biblica
La festa della Trasfigurazione di Cristo, celebrata il 6 agosto, è un tema molto popolare nell'arte cristiana. L'episodio centrale è narrato nei Vangeli di Marco, Matteo e Luca. Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime, con un nitore che nessun lavandaio sulla terra avrebbe potuto rendere. Accanto a lui, apparvero Elia e Mosè, che conversavano con Gesù della sua imminente passione e morte. Lo splendore di Cristo è la sua Trascendenza, mentre la presenza di Mosè ed Elia rappresentano la legge e i profeti, simboleggiando l'avverarsi delle profezie dell'Antico Testamento. Una nube li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: "Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!". Improvvisamente, guardandosi attorno, i discepoli non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Arrivando presso gli altri discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. In questo contesto evangelico si inserisce l'episodio del fanciullo ossesso, portato da un padre disperato agli apostoli, i quali non riuscivano a guarirlo. Gesù, al ritorno dal Monte Tabor, avrebbe miracolosamente guarito il giovane indemoniato.
L'Interpretazione di Raffaello
Nell’interpretazione data da Raffaello, il tema della Trasfigurazione è descritto attraverso la raffigurazione di due episodi differenti, narrati consecutivamente nel Vangelo di Matteo (XVII, 1-13; 14-20) e interpretati dall'artista con estrema puntualità ma anche creatività. La pala accosta per la prima volta questi due eventi, raffigurandoli senza scarto temporale, quasi a comunicare ai fedeli il principio dell'Epifania del Sacro nella coscienza della potenza del Divino. Si presume che all’origine Raffaello non avesse previsto la scena della guarigione dell’ossesso, e l’abbia inclusa solo dopo avere appreso della commissione data a Sebastiano del Piombo, optando così per la compresenza dei due temi. Sull'asse verticale si consuma, infatti, il raccordo verso la straordinaria epifania del Salvatore, che scioglie tutto il dramma della metà inferiore in una contemplazione incondizionatamente ammirata che è anche stupore.
Significato dei simboli nella Trasfigurazione - Raffaello - I SIMBOLI NELL'ARTE
Analisi della Composizione e Dettagli Stilistici
L'opera di Raffaello è divisa in due scene, che pur nella loro diversità, contribuiscono all'armonia dell'insieme, rendendola "un assoluto capolavoro di movimento e organizzazione delle masse, in cui figure singole e gruppi d'eccellente fattura si combinano con grandi moltitudini in un mobile insieme di grande vitalità", come scrisse Giorgio Vasari.
La Scena Superiore: Il Divino in Splendore
In alto, troviamo la raffigurazione della Trasfigurazione di Gesù, in prossimità di un promontorio. Gesù Cristo trasfigurato, sospeso nel cielo e avvolto in una luce abbacinante, rivela la sua natura divina. Il bianco delle sue vesti è quasi accecante e ha il nitore, la trasparenza e la bellezza della luce, stagliandosi bianco su bianco entro una nube luminosa che abbaglia gli astanti. La sua figura è il centro di tutta la struttura compositiva, l'inizio e la fine d'ogni cosa, con un'inquadratura frontale e le braccia aperte, la cui disposizione imita e preannuncia la croce.
Accanto a Cristo, compaiono Mosè ed Elia, i grandi veggenti dell'Antico Testamento che sul Sinai e sul Monte Carmelo ebbero la visione di Dio. La nube che circonda Cristo sembra spirare un forte vento che agita le candide vesti del Redentore e quelle dei profeti. Le tre presenze si offrono agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, prostrati sulla collina, abbagliati dalla gloria divina e sopraffatti dallo stupore, quasi schiacciati dalla potenza della manifestazione divina.
In alto a sinistra si affacciano inoltre i volti e parte dei corpi dei santi Felicissimo e Agapito, la cui festa si celebrava il 6 agosto, stesso giorno della Solennità della Trasfigurazione. Si tratta di un inserto legato a un significato liturgico, sebbene vi siano teorie che sostengono come in questi due personaggi si debbano riconoscere piuttosto i Santi Giusto e Pastore, protettori di Narbona e anch'essi festeggiati dalla Chiesa il 6 agosto.

La Scena Inferiore: Il Dramma Umano
Nella parte inferiore, al contrario, si consuma il dramma dell'umanità. Qui una luce cruda e incidente, alternata a ombre profonde, rivela un concitato protendersi di braccia e mani. Il fulcro visivo è spostato a destra, sulla figura del fanciullo ossesso, dagli occhi sbiechi che riflettono lo stato di possessione, circondato dai parenti in grave apprensione.
Un padre disperato porta il figlio indemoniato ai discepoli, ma loro non riescono a guarirlo. La scena si infittisce di personaggi: gli apostoli appaiono raggruppati e distinti dai familiari che sorreggono il giovane sofferente e implorano la sua liberazione dal male. Gli apostoli indicano nella figura del Cristo l’unico Salvatore, e l'evangelista Matteo, effigiato in primo piano a sinistra con il libro aperto, appare quale immagine sapienziale.
Con questa esplorazione si colgono le espressioni drammatiche dei singoli volti dei nove apostoli che si trovano a sinistra del lettore, e i dettagli fisionomici e i gesti concitati dei familiari e del ragazzo posseduto, sempre nel numero di nove, che si leggono a destra del lettore. Il caos, la sofferenza e la fragilità dell'uomo sono palpabili in questa sezione dell'opera, bilanciata dai numerosi rimandi gestuali verso la miracolosa apparizione superiore. La figura femminile, statuaria, in primo piano, mette in relazione i personaggi e appare come un monito, un invito alla Fede: forse ne è personificazione.

Contrasto e Armonia
Nell'opera, si avverte chiaramente come Raffaello abbia distinto i due momenti narrativi: in basso la scena è concitata e nervosa, mentre quella superiore è ordinata e simmetrica. La diversità tra le due metà, simmetrica e astrattamente divina quella superiore, convulsa e irregolare quella inferiore, non compromettono però l'armonia dell'insieme. L'uso della luce, proveniente da fonti diverse e con differenti graduazioni, è particolarmente scenografico, così come l'estremo dinamismo e la forza che scaturisce dalla contrapposizione tra le due scene. Il paesaggio al tramonto e la tecnica, a pennellate rapide, quasi “impressionistiche”, con la quale Raffaello rappresenta la luce proveniente da fonti diverse, con diverse graduazioni e intensità, contribuiscono alla straordinaria resa visiva.
In definitiva si tratta di due composizioni circolari, una parallela al piano dell'osservatore in alto, e una scorciata nell'emiciclo di personaggi in basso. Il gesto di Cristo che si libra in volo sollevando le braccia, estrema sintesi personale dell'energia michelangiolesca, acquista qui una vitalità e un'eloquenza del tutto inedita, dando il via a reazioni a catena che animano tutta la pala. Lo stesso Giorgio Vasari ricordò l'opera come "la più celebrata, la più bella e la più divina" dell'artista, e in un altro passaggio affermò che "...questa opera, fra tante quant'egli ne fece, sia la più celebrata, la più bella, la più divina."
La Morte di Raffaello e l'Eredità dell'Opera
Raffaello Sanzio nacque a Urbino il 28 marzo 1483. Allievo del Perugino, fu uno degli esponenti più significativi del Rinascimento, incarnando un ideale supremo di serenità e bellezza. Morì a Roma il 6 aprile 1520, a soli 37 anni, un Venerdì Santo, all'apice della sua gloria, mentre stava ultimando questa tela. Secondo la tradizione, il suo corpo venne esposto proprio sotto il dipinto, come un ultimo tributo al suo genio. Vasari racconta che "tutta Roma pianse", e i suoi contemporanei attribuirono alla sua dipartita segni celesti, come un cielo oscurato e un terremoto, al punto da considerarlo quasi una reincarnazione del Cristo. Il suo corpo, come da lui richiesto, venne sepolto nel Pantheon.
La Trasfigurazione è l'ultimo e più maturo capolavoro di Raffaello, un'opera che unisce il divino e l'umano, la luce e l'ombra, il Cielo e la Terra. Con quest'opera, Raffaello ci lascia il suo testamento spirituale: come il racconto evangelico della Trasfigurazione ci dice che, alla fine, i discepoli non videro più nessuno, se non Gesù, così Raffaello ci ricorda che alla fine tutto passa: la gloria, il successo, l'onore... Quest'opera rimase incompiuta alla sua morte e fu poi completata nella parte inferiore dal suo allievo Giulio Romano.
Un'Opera Accessibile: Il Bassorilievo Tattile
Per rendere tangibile la componente prospettica delle due scene narrate e quindi rendere percepibile la progressione dei piani di posa, è stata realizzata una traduzione tridimensionale in bassorilievo di questo capolavoro di Raffaello. Questa iniziativa ha richiesto l'adozione di volumetrie consistenti, allo scopo di offrire, alle persone non vedenti e ipovedenti, un’efficace visione d’insieme dei soggetti distribuiti idealmente, in alto e in basso, su due piani distinti, pur in relazione tra loro.
Con un complesso lavoro di traduzione dei valori pittorici in valori plastici, la trasposizione in bassorilievo comprende componenti estetiche legate a segno, volume, forma, geometria compositiva e spazialità. Il manufatto, realizzato in scala ridotta rispetto all’originale, permette una lettura tattile dell’opera secondo movimenti aptici sincronici e bimanuali, partendo dalla sezione superiore per poi procedere nella lettura tattile della sezione inferiore, che accosta per la prima volta i due episodi trattati in successione nel Vangelo secondo Matteo.
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