La Diocesi di Sarh, situata nel sud del Ciad, è una realtà ecclesiale che affronta complesse sfide legate alla sua posizione geografica, alle dinamiche regionali e alle emergenze umanitarie e sanitarie. La città di Sarh si trova, infatti, a soli 136 chilometri dalla frontiera della Repubblica Centroafricana (Rca), una vicinanza che ha profondamente influenzato la vita della diocesi.
Legami Storici e L'Evangelizzazione nel Ciad
La Chiesa-Famiglia di Dio di Sarh è strettamente legata alla Chiesa del Centrafrica per la storia dell’evangelizzazione. I primi missionari, i Padri spiritani, provenivano dall’Oubangui, creando così una "parentela" di origine apostolica che ha favorito relazioni fraterne e di solidarietà.
La storia della Chiesa cattolica nel Ciad inizia con tentativi falliti nella seconda metà del XVII secolo. Successivamente, nel 1846, il Ciad entrò a far parte del vicariato apostolico dell'Africa centrale. Tuttavia, la prima missione fu fondata solo nel 1929 a Kou e nel 1935 a Moundou. Con l'arrivo dei gesuiti e di alcuni frati cappuccini, espulsi dall'Etiopia, l'evangelizzazione si fece più incisiva, portando all'erezione del Vicariato apostolico di Fort-Lamy nel 1947 e all'ordinazione del primo sacerdote autoctono nel 1957.
La Crisi dei Rifugiati e L'Impegno della Chiesa a Sarh
La vicinanza alla Repubblica Centroafricana ha reso la diocesi di Sarh un punto nevralgico durante i periodi di instabilità nella Rca. Un primo gruppo di ribelli, rifugiatosi nel Sud del Ciad, ha conquistato il potere nel 2003 con l'appoggio di un contingente dell’esercito ciadiano. Questo ha provocato, a ondate successive, l’arrivo di profughi nelle diocesi di Sarh e Goré, al confine con l’Rca. Nel dicembre 2012, diversi gruppi armati, composti da centroafricani ed elementi reclutati in Ciad e in Sudan, si sono coalizzati e hanno occupato Bangui, la capitale, nell’aprile del 2013, intensificando ulteriormente la crisi.
Di fronte a queste emergenze umanitarie, la diocesi di Sarh ha dimostrato una notevole capacità di risposta. Nel 2005, la diocesi ha organizzato l’accoglienza della prima ondata di rifugiati, grazie a una rimanenza dei fondi di aiuto per il ritorno dei rifugiati e al puntuale appoggio del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS). Il comitato “Giustizia e pace” della parrocchia di Maro, vicina alla frontiera, ha potuto così fornire viveri a circa 3mila rifugiati.
Inizialmente, vi era il timore di una grande catastrofe umanitaria a causa del numero crescente di rifugiati e dell'imminente stagione delle piogge. Quando l'Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) è finalmente arrivato, ha creato un primo campo a Yaroungou e poi un secondo a Moula. In questa fase, il ruolo della Chiesa si è concentrato sull'assistenza pastorale all'interno dei campi.

Preoccupazioni della Conferenza Episcopale e L'Appello Internazionale
I recenti sviluppi della situazione, l’ambiguità dei governi dei paesi confinanti e le pressioni di cui è fatta particolarmente oggetto la Chiesa cattolica, sono causa di preoccupazione per la Conferenza Episcopale del Ciad. La mancanza di un’informazione oggettiva e l'assenza di mezzi per fare pressione sul governo ciadiano, affinché arresti le manovre di indebolimento della Rca, fanno assistere impotenti alla situazione di sofferenza della Chiesa sorella.
La Conferenza Episcopale del Ciad da tempo esita a prendere una posizione chiara di denuncia di questa situazione di precarietà. La situazione centrafricana è poco conosciuta dall’opinione pubblica internazionale, poiché la stampa ne parla raramente. La Chiesa locale cerca, attraverso diversi incontri e conferenze internazionali, di prestare la propria voce ai vescovi del Centrafrica, invitando i cristiani cattolici del mondo intero a non dimenticare questa Chiesa.
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L'Impatto della Pandemia di COVID-19 sulla Diocesi di Sarh
Anche la Diocesi di Sarh ha dovuto affrontare le conseguenze della pandemia di COVID-19. La maggior parte degli abitanti della diocesi trae il suo sostentamento dall’agricoltura, rendendola vulnerabile a shock economici e sanitari. Il Fondo di emergenza istituito da Papa Francesco presso le Pontificie Opere Missionarie (POM) per sostenere le Chiese dei paesi di missione che si trovano ad affrontare la pandemia, ha preso in esame le numerose richieste e ha inviato aiuti a diverse diocesi africane, tra cui Sarh.
Dal 21 marzo, le attività liturgiche e pastorali della diocesi sono state sospese a causa della pandemia da coronavirus e delle severe norme emanate dal governo per fronteggiarla. Anche le scuole sono state chiuse, inclusi i due seminari esistenti a Sarh. La Caritas diocesana e quelle parrocchiali si trovano ad affrontare difficoltà enormi, coordinando anche i centri sanitari e svolgendo un ruolo cruciale nella risposta all'emergenza. Attraverso programmi radiofonici, la Chiesa informa attivamente sul coronavirus e sulle norme precauzionali da seguire, contribuendo a diffondere consapevolezza tra la popolazione.

Il Ruolo Sociale e Formativo della Chiesa in Ciad
I servizi sociali offerti dalla Chiesa Cattolica nel Ciad l'hanno resa un'istituzione importante nel Paese. Nel 1970, insieme ai presbiteri, arrivò personale che includeva frati e suore, operativi nelle aree della salute, dell'istruzione e dello sviluppo. Molte delle suore erano personale medico addestrato che ha servito in ospedali del governo e in cliniche.
L'istruzione è un pilastro dell'azione della Chiesa: si stima che nel 1980 circa 20.000 giovani ciadiani seguissero corsi nelle scuole cattoliche, dove venivano impartite anche lezioni di alfabetizzazione per adulti. La diocesi di Sarh è un importante centro di formazione religiosa, ospitando uno dei Seminari Maggiori Interdiocesani di Filosofia del Paese, contribuendo significativamente alla formazione del clero ciadiano.
