La Diocesi di Avellino (in latino Dioecesis Abellinensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia, suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento e parte della regione ecclesiastica Campania. Secondo i dati del 2022, contava 156.000 battezzati su 160.000 abitanti totali.
Storia della Diocesi di Avellino
I Primi Secoli del Cristianesimo
La storia della Chiesa avellinese ebbe inizio con la diffusione del cristianesimo nel territorio del municipium di Abellinum, corrispondente all'odierno quartiere "Capo la Torre" di Atripalda. Questa diffusione fu favorita dalla presenza di diverse strade consolari, vere e proprie "reti" per la propagazione del Vangelo. La vitalità e la nascita della Chiesa locale sono testimoniate dai fedeli martirizzati, probabilmente durante la persecuzione di Diocleziano.
La datazione dell'erezione della diocesi è problematica, ma sembra risalire al V secolo, un'epoca da cui sono noti due vescovi certi. Dopo questi riferimenti storici, delle vicende della Chiesa avellinese non si conosce più nulla a causa della guerra tra Goti e Bizantini che devastò la regione.
Periodo Longobardo e la Ricostituzione
Successivamente, il territorio avellinese, conquistato dai Longobardi, venne annesso al ducato di Benevento. Dal VII-VIII secolo, per maggiore sicurezza e difendibilità, fu costruita una nuova città sulla collina de "la Terra", dove gli abitanti si radicarono. La città longobarda era racchiusa fra le mura, quasi un castello, con uno sviluppo urbanistico concentrico intorno alla prima chiesa di Santa Maria.

La diocesi avellinese venne ricostituita nel X secolo. È menzionata per la prima volta nella bolla che papa Giovanni XIII scrisse al metropolita beneventano Landolfo I nel 969, con la quale concedette al prelato la facoltà di consacrare i suoi vescovi suffraganei, fra cui anche quello di Avellino. Tuttavia, non si conoscono nomi di vescovi se non a partire dalla metà dell'XI secolo, con il vescovo Truppualdo, menzionato in un atto notarile del 1053 conservato nell'archivio dell'abbazia di Montevergine.
La Cattedrale di Avellino
Nel corso del XII secolo, con materiale di spoglio proveniente dai numerosi edifici romani presenti nel territorio, fu avviata l'edificazione della fabrica nova della Cattedrale, in stile romanico, nel 1132. I lavori richiesero circa vent'anni e la Chiesa fu inaugurata e aperta al culto dal vescovo Guglielmo nel 1167. La sua dedizione è testimoniata da un'iscrizione sulla porta della cattedrale: «Voi che entrate attraverso questa porta per piangere i vostri peccati, dovete passare per me (dice Cristo) poiché io sono la porta della vita. Guglielmo, divenuto vescovo, ha ampliato questa porta per dare a tutti la possibilità di entrarvi per espiare i propri peccati.»

Fu proprio nell'instancabile ricerca di materiale da riutilizzare per la costruzione della Cattedrale che il vescovo Guglielmo, nello scavo di un'antica colonna, rinvenne "per celeste ispirazione" le spoglie di San Modestino e dei suoi compagni martiri, San Fiorentino e San Flaviano. Questi santi furono poi proclamati patroni della città e della diocesi avellinese. L'entusiasmo della popolazione per il ritrovamento delle reliquie è descritto così: «a schiere vedevansi le persone uscite incontro alli corpi de' Santi Martiri. Li fanciulli svellendo li rami dall'alberi adornavano le strade, et ogni canto era ripieno di soavissimi odori...»
Unione con Frigento e Riforme Successive
Il 9 maggio 1466, in forza della bolla Ex supernae maiestatis di papa Paolo II, il vescovo di Frigento Giovanni Battista di Ventura fu nominato anche vescovo di Avellino, e le due sedi furono unite aeque principaliter. Tuttavia, nel corso del XVI secolo, due vescovi rinunciarono alla sede di Avellino per mantenere unicamente quella di Frigento. Nell'Ottocento, l'antica cattedrale romanica fu oggetto di importanti restauri, che la conformarono al gusto neoclassico.
Vescovi di Avellino (Selezione)
Di seguito un elenco di alcuni dei vescovi che hanno guidato la Diocesi di Avellino nel corso della storia:
- Pietro
- Giacomo
- Leonardo
- Francesco, O.F.M.
- Nicola I, O.P.
- Natimbene, O.E.S.A.
- Nicola II, O.P.
- Raimondo, O.F.M.
- Nicola III, O.F.M.
- Silvio Messaglia, O.Cist.
- Giovanni Battista Lanfranchi, C.R.
- Cherubino Tommaso Nobilione, O.P.
- Giovanni Paolo Torti Rogadei, O.S.B.
- Antonio Maria Carafa, C.R.
- Felice Leone, O.S.A.
- Benedetto Latilla, C.R.L.
- Giuseppe Palma, O.Carm.
- Giuseppe Maria Maniscalco, O.F.M.
- Guido Luigi Bentivoglio, O.C.S.O.
- Antonio Forte, O.F.M.
La Chiesa di San Giuseppe a Paternò
La Chiesa di San Giuseppe è un edificio religioso di piccole dimensioni, edificato nel 1534. La sua costruzione era legata all'esigenza di prestigio delle famiglie emergenti, che destinavano un proprio esponente alla carriera ecclesiastica e promuovevano l'aggregazione di confratelli, mobilitando risorse per la creazione di nuovi luoghi di culto.

La chiesa è situata in posizione isolata, all'incrocio di tre strade, e faceva parte di un casale rurale. Si presenta con una semplice facciata a capanna e un portale in pietra, posizionato centralmente, che reca un'iscrizione latina. L'iscrizione, leggibile solo nelle sue ultime parole, riporta: "HOC OPUS F.F ET A/ FUNDAMENTIS EREX/UNIVERSITAS PATERNI 1534", un riferimento all'attività dei confratelli nella realizzazione della chiesa. Superiormente al portale, in allineamento verticale, si trovano una nicchia e un semplice rosone ad oculo. La facciata è inoltre caratterizzata da lesene decorative ed è percorsa da un disegno realizzato con intonaci a rilievo.
L'interno della chiesa, a pianta rettangolare, è a navata unica ed è coperto da capriate in legno e tetto a falde rivestito in coppi. Al suo interno, la chiesa conserva un prezioso altare in marmo policromo, un coro ligneo del Settecento decorato a mano, statue lignee dell'Ottocento e alcune tele settecentesche. In particolare, la tela raffigurante la "Madonna con Bambino" reca la scritta: "A DIVOZIONE DELLO ILLUSTRISSIMO SIGNOR CARLO ROSSI DELLA TERRA DI PATERNO".