Diocesi Cattoliche in Ucraina: Storia, Struttura e Sfide

La storia della Chiesa in Ucraina è profondamente intrecciata con le vicissitudini del paese, trovandosi spesso divisa tra la comunione con Roma e quella con Costantinopoli prima, e poi con Mosca.

Mappa storica dell'Ucraina con le principali eparchie e l'espansione territoriale

Contesto Storico e Sviluppo delle Chiese in Ucraina

Le radici del cristianesimo nei territori dell'attuale Ucraina risalgono al II e III secolo, con fonti che attestano strutture ecclesiastiche e la presenza di vescovi nelle città-colonie greche della Crimea e della costa settentrionale del Mar Nero. Nel 957, la principessa Olga fu la prima battezzata della corte, ma spettò a Volodymyr, qualche decennio dopo, appoggiare il cristianesimo e unificare politicamente le sparse e inquiete tribù. Battezzato nel 988, fece erigere una metropolia per lo "stato della Rus'". Storicamente, la Chiesa ucraina ha sempre funzionato come una metropoli autonoma di Kiev sotto il Patriarca di Costantinopoli. Un fatto interessante è che la metropoli di Kiev non ha mai rotto ufficialmente la comunione con Roma con un atto o un documento solenne. Al Concilio di Firenze (1439) vi furono posizioni diverse, dopo una prima adesione, con il metropolita di Kiev, Isidoro, che partecipò e aderì alla comunione ecclesiale.

L'Unione di Brest e le sue Conseguenze

Nel contesto di queste dinamiche, fu concordata un'Unione, detta Unione di Brest, nel 1595 a Roma, poi ratificata a Brest Litovsk nel 1596. In quella occasione, oltre all'arcieparchia metropolitana di Kiev (dove si trova la famosa Chiesa di Santa Sofia fatta costruire da Jaroslav il saggio) e altre eparchie dette della Rutenia Bianca, si unirono delle terre rimaste in territorio ucraino e cioè le eparchie della Volinia. Tuttavia, nella regione di Kiev i Cosacchi, oltre a una loro rivendicazione politica di un'Ucraina libera e indipendente dalla Polonia e dalla Russia, vollero il ritorno della gerarchia ortodossa, considerando l'Unione con Roma una cosa polacca. Nonostante ciò, l'Unione fu ristabilita nel 1620 e il Metropolita si stabilì nella città di Kiev. Il più importante di questi Metropoliti fu Pietro Moghila (1633-1647), il quale fondò a Kiev una scuola di tipo occidentale, divenuta più tardi una celebre Accademia Teologica.

Sotto l'Influenza Russa

In base alla pace di Andrusiv (1667) tra la Polonia e Moscovia, che pose fine alle principali guerre cosacche, tutta la riva sinistra del Dnepr e anche la città di Kiev sulla riva destra passarono alla Moscovia, che da allora assunse definitivamente il nome ufficiale di Russia. Il Patriarcato di Mosca volle allora assoggettare il Metropolita di Kiev alla sua giurisdizione, anche in base a un decreto conciliare, emanato prima del 1054, che riconosceva al Patriarca di Costantinopoli il diritto di evangelizzazione delle terre d'oriente. Questo diritto, esercitato da Mosca per nome e per conto dell'ecumene ortodosso, fu applicato dopo una lunga resistenza nel 1685. Seguendo la tragica storia della nazione, la Chiesa greco-cattolica ucraina, caduta l'ultima illusione di indipendenza dalla Russia con la sconfitta di Napoleone I, fu posta sotto l'amministrazione dello Zar di tutte le Russie alle dipendenze del Patriarcato di Mosca.

Persecuzioni e Resilienza

La resistenza del clero e dei fedeli cattolici fu lunga ed eroica. Molti furono deportati in Siberia e non pochi preferirono morire pur di rimanere in comunione con Roma. Scomparsi i propri sacerdoti greco-cattolici e con il clero latino che aveva ricevuto ordini severissimi di non prestare ministero agli uniati per non avere ripercussioni politiche, alcuni gesuiti della provincia di Galizia (allora territorio dell'Impero Austro-Ungarico), provveduti di facoltà speciali, esercitarono presso di loro clandestinamente un apostolato pieno di difficoltà e di pericoli. Quando nel 1905 fu data la libertà religiosa (pur rimanendo in vigore il divieto di costituire comunità cattoliche di rito bizantino-slavo), un numero considerevole di fedeli si dichiararono pubblicamente cattolici di rito latino. Altri poterono tornare all'Unione nel periodo fra il 1918 e il 1938, conservando il proprio rito.

Con l'avvento del comunismo, nel 1917, Mosca cercò di sopprimere la Chiesa ucraina unita al papa, e riuscì a far morire tutti i vescovi. Rimase in vita, in prigione, soltanto il metropolita Josyf Slipyi (1892-1984), che papa San Giovanni XXIII ottenne di portare a Roma nel febbraio 1963, promuovendolo cardinale, benché egli manifestasse una profonda nostalgia per la sua amata Ucraina. Iniziata la "guerra fredda", dopo la fine della seconda guerra mondiale, il regime comunista, a partire da Stalin che considerava la religione e la Chiesa di Roma nemici del comunismo, perseguitò in diversi modi le Chiese fedeli a Roma come pure l'Ortodossia. La ripresa della Chiesa, resa feconda da tanti martiri, conosciuti e sconosciuti, data dunque da appena trent'anni: una Chiesa di antiche tradizioni, dinamica, generosa.

L'Ucraina Contemporanea: Contesto Geopolitico e Demografico

L'Ucraina è una grande nazione: per superficie è il doppio dell’Italia e la popolazione è di circa 50 milioni, con un elevato tasso di istruzione (l’analfabetismo è sotto lo 0,2%). Nei tre decenni trascorsi dalla sua indipendenza (agosto 1991), l'Ucraina ha visto crescere la coscienza dell’identità nazionale, anche in reazione contraria a Mosca e con il desiderio di appartenere all’Unione Europea. È sempre stata considerata il granaio d’Europa, con il 58% del suolo che è arativo, in gran parte "terre nere" fertili e ricche di minerali. È dotata di riserve ampie di carbone e ferro, ma non di gas e petrolio, dei quali invece assicura un transito rilevante.

Il paese ha conosciuto un alternarsi di forze filo-occidentali, che hanno portato anche a un accordo di associazione all’UE nel 2017, e forze filo-russe, pur minoritarie, che hanno favorito l’annessione della Crimea alla Russia e il loro predominio nelle regioni orientali del Donbass. Etnicamente, l’Ucraina si pone tra due colossi culturali: l'umanesimo occidentale e la tradizione della Grande Russia, che hanno molto in comune, ma anche identità proprie.

Composizione Religiosa Attuale

Sotto l’aspetto religioso, il 65% degli ucraini sono ortodossi, l’11% cattolici (includendo greco-cattolici e latini), il 2% protestanti e un 8% sono cristiani di altre confessioni. Quanti si dichiarano non-religiosi sono circa il 13%.

Infografica sulla distribuzione religiosa in Ucraina

Le Chiese Cattoliche in Ucraina: Rito Bizantino e Latino

In Ucraina si sono stabilite comunità cattoliche di rito sia bizantino sia latino. Nel complesso, i vescovi cattolici sono 46, i presbiteri diocesani 3.408 e i religiosi 622.

La Chiesa Greco-Cattolica Ucraina (UGCC)

La Chiesa greco-cattolica ucraina (UGCC) è la più grande Chiesa cattolica orientale del mondo per numero assoluto di fedeli, con più di 6,5 milioni di credenti. È una delle Chiese orientali legate alla Chiesa cattolica e a Roma attraverso la Congregazione per le Chiese Orientali. Circa 5 milioni di cittadini fanno parte della Chiesa greco-cattolica di Ucraina, di rito bizantino, cui presiede l’Arcivescovo Maggiore di Kiev. La UGCC conta in Ucraina con circa 3.400 parrocchie, circa 3.000 sacerdoti (su un totale di 4.800, includendo i religiosi), e circa 1.100 religiosi e religiose (1.300 in totale), secondo dati del novembre 2021.

In Ucraina la UGCC ha tre metropolie (province ecclesiastiche): Ivano-Frankivsk (con due suffraganee), Leopoli (con tre suffraganee), Ternopil-Zboriv (con due suffraganee) e l’esarcato di Doneck-Odessa. Vi sono poi eparchie e metropolie negli USA, Canada e Australia, testimonianza di una vasta diaspora. Nel periodo 1989-2011 si sono svolte cinque sessioni del Consiglio patriarcale della Chiesa greco-cattolica ucraina, affrontando temi come la nuova evangelizzazione (1996), il ruolo dei laici (1998), i problemi sociali (2002), i giovani (2007) e il monachesimo (2011). Secondo Sua Beatitudine Svyatoslav, la Chiesa procede in modo deciso alla costruzione delle strutture necessarie al passaggio al patriarcato, un riconoscimento che è solo una questione di tempo da parte del Santo Padre.

Foto dell'Arcivescovo Maggiore di Kiev o di una cattedrale greco-cattolica

La Chiesa Cattolica di Rito Latino

A Leopoli vi è un arcivescovo ucraino di rito latino con cinque diocesi suffraganee, per un totale di circa un milione di fedeli. Si pensa che essi siano latini perché raggiunti nella loro adesione alla fede cristiana da polacchi e ungheresi.

La Diocesi di Luc'k: Un Caso Esemplare

La Diocesi di Luc'k (in latino: Dioecesis Luceoriensis) è una sede della Chiesa cattolica in Ucraina, suffraganea dell'arcidiocesi di Leopoli. Nel 2018 contava 30.000 battezzati su 2.192.608 abitanti ed è retta dal vescovo Vitalij Skomarovs'kyj. Secondo alcune fonti, la Chiesa Cattolica di Rito Latino a Volyn si costituì nell'XI secolo, ma già nel X secolo la Diocesi di Praga si estendeva fino ai fiumi Bug e Styr. Il primo vescovo noto di Volyn fu il monaco domenicano "Pietro", di origine tedesca, consacrato a Salisburgo nell'anno 1356.

Nel 1428, il Granduca Vitovt trasferì la sede episcopale in un nuovo centro in rapida crescita, Volyn-Luc'k; la nuova diocesi fu chiamata in latino "luceoriensis". Il primo vescovo fu "Andriy di Plavka" (Splavskyi), già sesto vescovo di Volodymyr. La diocesi comprendeva l'intera Volyn, la Polissia occidentale, la Pidliashia meridionale e centrale. A quel tempo la sede episcopale si chiamava Luc'k-Brest e dal 1797 Luc'k-Zytomierz. Luc'k, il più grande centro dello Stato russo-polacco-lituano, svolse un ruolo importante nella vita sociale e religiosa, tanto da essere chiamata "Roma d'Oriente". I vescovi di Luc'k si sedettero al Senato del Grande Principato lituano e, dopo l'Unione di Lublino nel 1569, presero posto nel Senato della Repubblica, avendo anche il privilegio di mantenere il timbro della corona di stato.

Nel 1795 l'imperatrice Caterina II cancellò tutte le diocesi, cedendo la maggior parte del territorio alla diocesi di Pinsk e una minima parte al distretto di Letyčiv. Nel 1798, le diocesi di Lutsk e Zhytomyr furono unite e, in forza della bolla Maximis undique di papa Pio VI, rese suffraganee dell'arcidiocesi di Mahilëŭ. Con l'accordo del 3 agosto 1847 tra la Santa Sede e la Russia, il territorio della diocesi fu ampliato grazie alle terre della regione di Kiev. In seguito alla soppressione della diocesi di Camienec nel 1866, questa fu affidata in amministrazione ai vescovi di Luc'k e Žytomyr nel 1867.

Dopo la guerra e la rivoluzione di ottobre, nel 1921 vasti territori della diocesi di Lutsk-Zhytomyr furono divisi tra Polonia e Russia sovietica. All'inizio del XX secolo la diocesi contava 94 parrocchie. Nel 1939, l'Unione Sovietica occupò Volyn, iniziando la repressione di clero e laici. Dopo l'occupazione nazista e gli eventi tragici del 1943, molti cattolici furono assassinati e, dopo la fuga in Polonia, rimasero solo piccole enclave cattoliche. I sacerdoti condivisero la sorte dei loro fedeli laici; l'ultimo vescovo cattolico romano a Luc'k, Adolf Szelążek, fu arrestato e condannato alla prigionia nel 1946, poi si rifugiò in Polonia. La sede episcopale di Luc'k rimase senza guida; tutte le chiese furono sconsacrate o distrutte, con la cattedrale trasformata in "Planetario" e "Museo dell'Ateismo". Nonostante le repressioni, presbiteri come Serafin Kaszuba, Andrzej Gladusiewicz, Józef Kuczynski, Władysław Bukowiński svolsero un'eroica attività in clandestinità.

Nel 1991 venne ripristinata la gerarchia ecclesiastica in Ucraina, e la Diocesi di Luc'k fu ristabilita il 18 maggio 1996. L'arcivescovo di Leopoli Rafal Wladyslaw Kiernicki divenne amministratore apostolico, e il 26 marzo 1998 Giovanni Paolo II nominò Markijan Trofym'yak vescovo ordinario di Luc'k. La solenne intronizzazione del vescovo Markian Trofymiak nella cattedrale di Luc'k ebbe luogo il 16 maggio 1998. Dall'agosto 2012 Markian Trofymiak è diventato vescovo emerito. La diocesi nel 2016 su una popolazione di 2.204.541 persone contava 25.000 battezzati, corrispondenti all'1,1% del totale.

Foto della Cattedrale di Luc'k restaurata

Attività e Servizi della Chiesa Cattolica in Ucraina

La Chiesa cattolica ucraina, pur essendosi potuta ricostruire da poco, sostiene 48 scuole materne, 16 elementari e 5 medie-superiori. Esistono poi due Caritas, una per le Chiese di rito bizantino (Caritas Ucraina) e l'altra per le diocesi di rito latino (Caritas Spes). Fin dall’inizio del conflitto, queste si sono impegnate ad assistere sia gli sfollati interni sia chi decide di espatriare, provvedendo cibo, generi di prima necessità e alloggi provvisori. Sono sostenute da molti volontari e da convogli di materiale umanitario che arrivano dall’estero.

Il Centro Mediale Cattolico: Voce della Chiesa in Tempo di Guerra

Suor Alina Petrauskaite, della Congregazione delle piccole sorelle del Cuore Immacolato di Maria (Honoratki), dal 2014 è legata al Centro mediatico cattolico e da cinque anni gestisce il portale e i social media rkc.org.ua, un portale della Chiesa cattolica romana in Ucraina. Durante la guerra su vasta scala, il portale è diventato uno strumento particolarmente importante per raggiungere i fedeli, con l'obiettivo di trasmettere la voce dei vescovi, evangelizzare e raggiungere chi è nel bisogno.

Il Centro lavora per le persone ferite, per i veterani, per le famiglie di militari, le donne e le vedove di tutte le diocesi, con un servizio di informazione fornito da Suor Alina, Maksym Zheleznytskyi e Tetiana Reshetar. Il portale funziona sette giorni su sette, pubblicando nuove informazioni quotidianamente e supportando i feriti attraverso incontri per madri o vedove di soldati morti al fronte, condividendo testimonianze di resilienza e fede. Ricevono anche testimonianze di soldati o cappellani del fronte che hanno sperimentato l’azione della Divina Provvidenza, rafforzando la fede e mostrando che Dio opera.

La guerra ha cambiato la percezione della vita per Suor Alina, come per tutti gli ucraini, portandola a una maggiore fiducia in Dio di fronte al pericolo costante. L'attività del Centro mediatico cattolico è spesso una porta d’accesso alla Chiesa per chi vuole ricevere i sacramenti o prepararsi al battesimo, mettendo in contatto le persone con le parrocchie e i sacerdoti. Nel 2024, il Centro ha ampiamente fornito informazioni sugli eventi nella Chiesa ucraina relativi all’anno di san Michele Arcangelo, patrono della Chiesa, di Kyiv e dell’Ucraina, e pubblica un calendario liturgico con testi e informazioni sul santo del giorno. Il Centro si occupa anche della pastorale per gli ucraini che vivono in Polonia, considerando il milione circa di rifugiati di guerra presenti.

Nel centro (abusivo) del prete scomunicato: la piccola Nazareth - Ore 14 del 31/05/2023

Rapporti Ecumenici e Diaspora

Le Relazioni con l'Ortodossia

Per quanto riguarda la vita dei cristiani ucraini, è necessario anzitutto considerare quella della vicina Grande Russia. Nella seconda metà del XX secolo, sotto l’impulso del Concilio Vaticano II, vi sono stati importanti avvicinamenti ecumenici del movimento sostenuto dal Consiglio mondiale delle Chiese. Non fu mai possibile un incontro con il papa, sia per una certa opposizione dell’ambiente conservatore che circondava il patriarca, sia per ostacoli frapposti dal governo sovietico. Un incontro è avvenuto a Cuba con papa Francesco nel 2016 e un secondo era in programma, ma ora non pare attuabile. Recentemente, il 16 marzo, vi è stata una conversazione telefonica tra il Papa e il Patriarca Kirill, terminata con un comunicato congiunto che sostiene i negoziati di pace.

Attualmente, lo slancio del Consiglio Ecumenico mondiale si è affievolito e l’ortodossia, non più oppressa dal bolscevismo, ha cercato una sua autonomia anche rispetto al COE, portando a divisioni tra le Chiese che si rapportavano a Mosca e quelle che guardavano al patriarca ecumenico del Fanar. Sono noti i contrasti tra autorità cristiane di Roma e di Costantinopoli: mentre i primi insistevano sulla successione apostolica, gli altri sull’importanza politica delle strutture imperiali. Nel novembre del 2010 il patriarca Kirill compì una solenne visita a Kiev "invocando la benedizione di Dio per l’Ucraina e il suo santo popolo". Tuttavia, nel 2014 scoppiarono i conflitti nella parte orientale e, nel 2019, ben 7.000 parrocchie ortodosse (più di un terzo) si costituirono in Chiesa autocefala (CAOU), con un loro primate, riconosciuta come tale dai patriarchi di Costantinopoli e di Alessandria: fu la rottura completa con Mosca. Come risposta, il patriarca russo Kirill con il suo Sinodo tolse la comunione eucaristica ai patriarcati di Costantinopoli e di Alessandria. Varie decine di parroci hanno poi chiesto a Onufry (Onofrio), primate della COU, di convocare un "Concilio locale" per rompere la dipendenza da Mosca.

Il Padre Constantin, Ucraino ortodosso, ha affermato che le Chiese in Ucraina hanno una posizione comune sull'intervento russo, pur con le differenze dovute alla Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca che sostiene Putin. A suo avviso, qualsiasi tipo di negoziato non soddisferà la Russia, perché ciò che vuole è il territorio ucraino; per i sacerdoti, la cosa principale è raggiungere con la preghiera la gente, per rassicurare i loro cuori e i loro pensieri.

Foto dell'incontro tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill a Cuba

La Diaspora Ucraina e l'Assistenza Ecclesiastica

L’emigrazione dall’Ucraina iniziò alla fine del 1800 diretta soprattutto verso l’America del nord (USA e Canada), il Brasile, l’Argentina e l’Australia. Altri fuggirono dopo la rivoluzione del 1917 e quanti poterono sopravvissero alle purghe staliniane. Nel frattempo, in Europa occidentale era richiesta manodopera e, soprattutto, l’assistenza ad anziani e infermi, portando moltissime donne ucraine a giungere per dare un aiuto altrimenti non disponibile. Gli ucraini registrati in Italia sono 240.000; oltre 20.000 sono studenti, e un numero significativo potrebbe essere presente senza adeguata documentazione.

Nel 2019 la Conferenza episcopale italiana ha dato il consenso all’istituzione di un’eparchia (diocesi personale), poi formalmente stabilita e confermata dalla Santa Sede per tutta l’Italia, nominando esarca il card. Angelo de Donatis, e ora il vescovo Paulo Dionisio Lachowicz con sede a Roma. Questi eventi testimoniano la vicinanza della Chiesa alla comunità ucraina anche nella tragedia inattesa e dolorosa che semina sgomento e sofferenze.

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