Pochi sono a conoscenza che l'edificio situato in Piazza Europa a Caselle, adiacente alla chiesa di San Giovanni e che occupa l'intero isolato, suddiviso tra il Comune e la Parrocchia, era anticamente un convento fondato dai padri Servi di Maria, noti anche come Serviti.
A questo complesso conventuale è anche legata l'origine del prezioso quadro della Madonna del Popolo. Documenti attestano che l'allora parroco Don Alessandro Grisella, Rettore della Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Evangelista, rinunciò alla Parrocchia a favore dei Serviti, i quali ottennero la conferma del diritto da Papa Giulio III tramite lettera apostolica del 21 febbraio 1550.

Le Origini e il Contesto Storico
La famiglia Provana, potente dell'epoca e originaria di Carignano, a partire dalla fine del Quattrocento, estese il proprio potere sulla zona. Acquisì dal Duca di Savoia numerosi diritti feudali, grazie soprattutto ai crediti che vantava su di lui per i prestiti fatti nel secolo precedente, anche su paesi del Torinese e delle Valli di Lanzo. La famiglia non tralasciò di acquisire potere anche nel mondo ecclesiastico, acquistando il "patronato", con il diritto di eleggere i parroci, su chiese come quelle di Leinì, Caselle (insieme alla famiglia Marchisio) e Vigone.
A sostegno dell'ipotesi che il vero sponsor dell'arrivo dei Serviti e della realizzazione di questo quadro sia stata la famiglia Provana, vi è la presenza in zona di altri quadri del Defendente Ferrari, comunque legati alla famiglia Provana. Tra questi, l'Adorazione dei Magi nella chiesa Parrocchiale di Leinì, di cui i Provana detenevano il patronato, oltre a essere Signori di Leinì.
Tuttavia, il Cinquecento non fu affatto un periodo felice per Caselle. Nel 1536 il territorio venne occupato dai Francesi nell'ambito delle guerre d'Italia tra Francesi e Spagnoli, e nel 1542 Caselle subì un pesante assalto del comandante Cesare de Majo, napoletano al servizio degli imperiali, che provocò numerosi danni al paese e alla chiesa di San Giovanni.
La Struttura Originaria e le Prime Testimonianze
Mancano, per ora, documenti precisi sulla realizzazione di questo convento, che è giunto fino a noi sebbene frazionato e in parte demolito. Anche i testi di storia locale rendono confusa la sua origine costruttiva. In alcuni testi si afferma che fu costruito su progetto del 1689 del Padre Salvatore degli Agostiniani scalzi di Torino, mentre in altri si dice che il convento venne edificato su disegno di un architetto non specificato.
Successivamente, nel 1584, il vescovo Angelo Peruzzi, durante la sua visita apostolica alla parrocchia di San Giovanni, stabilì determinate condizioni da adempiere relative ai doveri inerenti alla chiesa. Al momento della visita, i muratori stavano lavorando all'interno della chiesa, che il Vescovo Peruzzi vide "tutta ingombra di ponti". L'altare maggiore aveva un tabernacolo di ferro che fu definito "indecente", e il fonte battesimale era in uno stato di "estrema indecenza", tanto che l'acqua era tenuta in un mortaio di pietra.
La dotazione della chiesa includeva una sacrestia, annessa all'altare maggiore e al Coro, "capace al servizio di detta chiesa con calici, ostensori, pisside, paramenti, cioè contraltari, pianete, piviali, baldachini et ogni altra sorte di paramenti necessari per detta chiesa e cimiterio attinente alla chiesa e convento cinto di muraglie, e detta chiesa con una porta grande, et una piccola."

Trasformazioni e Demolizioni Parziali
Sarebbe interessante poter conoscere se la facciata di Santa Maria del Popolo di Caselle, eseguita nel 1501, fosse come quella chivassese, tutta in terracotta, a pezzi facenti tessitura architettonica. Oggi, qualche statuetta si nota incastonata quale reperto archeologico sull'intonaco del municipio locale, adattato entro il convento dei Serviti, a testimonianza delle sue antiche vestigia.
Nel corso degli anni, l'edificio ha subito significative trasformazioni. La casa parrocchiale venne ricavata nella manica ovest dell'ex convento, che un tempo era un semplice porticato. Per questo, negli anni, si rivelò piccola e poco adatta all'uso, così nel 1906 l'Arciprete Giovanni Mussa decise di costruirne una nuova su progetto di un ingegnere.
