Camaldoli, fondata oltre mille anni fa da San Romualdo, è una comunità di monaci benedettini situata nel Comune di Poppi, nel cuore del Parco delle Foreste Casentinesi. Questo luogo, immerso nella pace della foresta e un tempo conosciuto anche come Fontebuona per la qualità delle sue acque, si compone di due parti distinte: il Monastero, in Località Fontebona, e il Sacro Eremo, a circa quattro chilometri dal monastero stesso. Entrambe le strutture rappresentano due dimensioni fondamentali dell'esperienza monastica: la solitudine e la comunione, e sono da secoli un punto di riferimento per il dialogo ecumenico e interreligioso.
Le Origini e la Spiritualità Camaldolese
La storia di Camaldoli ha inizio pochi anni dopo il Mille ed è indissolubilmente legata alla figura di San Romualdo, un monaco ravennate che predicò la Regola di San Benedetto. Attorno al 1012, in viaggio verso la Badia di Santa Trinità, Romualdo fece sosta in una radura non lontana dal crinale appenninico. Affascinato dalla solitaria bellezza della foresta e stimolato dalla possibilità di edificare un ricovero per i pellegrini e i viandanti, decise di fondarvi un eremo. L’Eremo fu consacrato nel 1027.
Successivamente, verso il 1025, il monaco San Romualdo ricevette in dono dal vescovo di Arezzo Teodaldo di Canossa un appezzamento di terreno in un luogo molto solitario dell'Appennino Tosco-Romagnolo, dove fondò l'Eremo, facendo costruire la chiesa con le prime cinque celle eremitiche. Romualdo interpretò l'esigenza di una vita in solitudine organizzandola in una struttura di tipo comunitario, che prevedeva una comunità di fratelli guidati da una regola e da un priore, affiancando alla solitudine della cella anche alcuni momenti comuni. Questo modello si ispira all'architettura della Laura orientale, un agglomerato di celle eremitiche con una chiesa per la preghiera comune.
Nel 1080 l'ospizio originario divenne il Monastero. Fin dall'inizio della sua plurisecolare storia, Camaldoli divenne un esempio significativo di come la gestione monastica abbia contribuito alla conservazione e alla propagazione di valori ambientali e naturalistici. Già nel 1080, Rodolfo, quarto priore dell'Eremo, codificò le consuetudini di vita della comunità dei Monaci Eremiti di Benedetto e Romualdo nel primo di quei Codici Camaldolesi, che rivelano questi religiosi come solerti custodi e sensibili curatori del patrimonio forestale. Carichi di tensioni mistiche e spirituali, essi erano anche attenti ai numerosi problemi tecnici, economici e sociali che la conservazione di quel patrimonio comportava.
I Monaci camaldolesi professano la Regola di San Benedetto. Sia al Sacro Eremo che al Monastero si attende soprattutto alla vita contemplativa. Ogni monaco impegnato nel lavoro quotidiano e nella preghiera apre il suo cuore all’ascolto vigile e attento alla Parola di Dio, sostegno della fede, cibo dell’anima, sorgente di vita spirituale. La cura della foresta è stata da sempre una prerogativa dei monaci, con le regole camaldolesi che imponevano di creare foreste e accrescere quelle esistenti, collocando a dimora almeno tremila piantine ogni anno. Nel 1520 la tipografia del Monastero stampò la Regola di Vita Eremitica, considerata parte integrante della Regola di Vita, dove la conservazione e l'arricchimento della foresta erano vissuti come atto d'amore verso la natura e il suo Creatore.
Oggi, questa oasi di pace e silenzio, con oltre 1000 anni di storia, spiritualità, cultura e ospitalità, è ancora abitata da un gruppo di monaci che si dedicano alla preghiera, alla meditazione e all'accoglienza.

Il Monastero di Camaldoli: Arte e Architettura
Il Monastero di Camaldoli, immerso nel verde delle Foreste Casentinesi, è un complesso monastico che si trova nel comune di Poppi. L'aspetto attuale è frutto di un intervento condotto tra la seconda metà del Cinquecento e la prima metà del Seicento, che portò all'ampliamento del chiostro. Fondato a partire dal 1046, quando nei pressi del tempio i monaci costruirono un piccolo ospedale, il complesso architettonico è formato dall’antico Ospizio o Foresteria, dalla chiesa e dal monastero.
Arrivando al monastero meritano una visita il chiostro, la chiesa, l'antica farmacia e, a pochi passi, il museo ornitologico, nonché il Centro Visita del Parco.
La Chiesa dei Santi Donato e Ilariano
La chiesa del Monastero, dedicata ai Santi Donato ed Ilariano, sorge su un'area del monastero in cui dall’XI secolo si sono sovrapposti ben quattro luoghi di culto. Nel 1203 un incendio distrusse la prima chiesa, e al suo posto ne fu realizzata un'altra nel corso del XIII secolo, completamente ricostruita agli inizi del Cinquecento prendendo come modello quella del Monastero di San Michele a Venezia. Nel XVIII secolo si decise di modificare ancora l'edificio, accorciandolo e trasformandolo completamente al suo interno. I lavori si conclusero nel 1775, conferendo alla chiesa l'aspetto odierno.

La chiesa custodisce importanti tavole di Giorgio Vasari eseguite tra il 1537 e il 1540. Tra queste spiccano la “Deposizione dalla Croce”, “San Donato e San Ilariano”, “San Pier Damiani e San Romualdo”, la “Natività” e la “Vergine in trono con il Bambino tra San Giovanni Battista e San Girolamo”. Le prime tre in origine formavano un trittico, di cui nella chiesa sono presenti ma staccate alcune delle predelle che lo corredavano, raffiguranti scene come la “Cena degli ebrei”, la “Caduta della manna”, il “Sacrificio di Isacco” e la “Creazione di Adamo”, oltre a “Ultima cena”, “Abramo incontra Melchisedec”, “Elia e l’angelo” e “Abele offre un sacrificio”. Nel 1571 Vasari dipinse per Camaldoli anche un “Cristo nell’orto”, collocato nella Cappella dell’infermeria del monastero benedettino. La “Natività” di Giorgio Vasari fu eseguita nel 1538, con la luce divina del Bambino che illumina la scena notturna. Sull’altare maggiore è situata la pala maggiore raffigurante la Deposizione dalla Croce, mentre sotto le grate a balcone da cui si affaccia il coro monastico ci sono altre sue due piccole tavole, raffiguranti San Donato e San Ilariano. Altre due pale vasariane sono poste nelle cappelle vicino al presbiterio.

GLI OCCHI DI VASARI - Introduzione alle Vite
Il coro ligneo della Chiesa dei SS. Donato e Ilariano è arricchito in alto da un dipinto di Santi Pacini del 1774, che raffigura “San Romualdo insegna ai discepoli la visione della Scala”.
Altri Ambienti del Monastero
Il complesso comprende anche il Refettorio con il soffitto a cassettoni completato nel 1609 e la Foresteria, nata assieme al cenobio per accogliere coloro che si volevano dedicare alla vita monastica e trasformata nel corso del Quattrocento. Nella seconda metà di quel secolo ospitò Lorenzo il Magnifico e la sua corte di letterati composta da Marsilio Ficino, Cristoforo Landino, Leon Battista Alberti e altri, giunti a Camaldoli per avviare un confronto con i monaci sugli interrogativi che la nuova cultura rinascimentale si poneva. La Foresteria rappresenta ancora oggi uno spazio di accoglienza per gli ospiti del cenobio.

La Farmacia nacque come laboratorio galenico a uso dei monaci, per preparare le medicine per i ricoverati nel loro antico ospedale, che rimase attivo fino al 1810. Vi si conservano libri e prontuari, oltre agli strumenti come alambicchi, mortai e fornelli.

Nel seminterrato del monastero è stata inaugurata nel 2021 la Biblioteca Moderna, con sale pubbliche per la consultazione e la lettura. Questa biblioteca, progettata dallo studio Menichetti + Caldarelli, è provvista di ambienti per la consultazione e la lettura aperti al pubblico.

Il Sacro Eremo di Camaldoli: Solitudine e Contemplazione
Salendo dal monastero per circa tre chilometri, a 1.100 metri di quota si trova il Sacro Eremo di Camaldoli, circondato da una riserva biogenetica gestita dal Corpo Forestale dello Stato. L'Eremo è il nucleo più suggestivo e, come il Monastero, risale al Medioevo, ma è stato ingrandito e ristrutturato nei secoli. Fondato da San Romualdo nell’XI secolo, è la casa della Congregazione benedettina dei camaldolesi. Eremo è parola greca che significa deserto. All’inizio le celle erano cinque, ora le celle del Sacro Eremo di Camaldoli sono venti e sono distribuite su cinque file che si snodano oltre il cancello della clausura. La cella più recente risale al 1743. Nelle celle dell'Eremo di Camaldoli i monaci vivono ancora oggi in silenzio, preghiera e meditazione. L’eremo camaldolese si colloca tra il modo di vivere solitario (nella cella) e quello della vita comune (la preghiera corale e i pasti). L'eremita, rimanendo fedele ai fratelli e sotto il giogo dell’obbedienza, nella quiete solitaria, si adopera per pervenire alla purezza del cuore e all'intima unione con Dio.

La Chiesa di San Salvatore Trasfigurato
La Chiesa di San Salvatore Trasfigurato si trova al centro dell’Eremo. Fu inaugurata dal vescovo di Arezzo Teodaldo nel 1027, ma l'aspetto attuale deriva dai successivi rimaneggiamenti e trasformazioni. L’intervento della seconda metà del Seicento le diede l’attuale stile barocco all’interno, unico in Casentino. L'interno barocco della chiesa dell'Eremo di Camaldoli, inaugurata nel 1027 ma trasformata a metà Seicento, è un esempio di stile barocco napoletano. L’intervento condotto tra il 1713 e il 1714 le donò la facciata incorniciata da due campanili simmetrici. Nelle nicchie della facciata si trovano le statue del S. Salvatore, S. Benedetto e S. Romualdo. Sulla porta di ingresso alla chiesa un prezioso bassorilievo della Madonna con Bambino di Gregorio di Lorenzo (1460).

Nel transetto della chiesa, ai lati, si trovano due Cappelle laterali. A sinistra, la Cappella di S. Antonio del deserto, dove spicca uno splendido altorilievo in ceramica di Andrea della Robbia (fine '400), raffigurante al centro la Madonna con Bambino e, da sinistra verso destra, S. Romualdo, S. Maria Maddalena, S. Giovanni Battista e S. Antonio del Deserto. Tra le opere custodite si ricorda la “Madonna in trono con il Bambino tra i santi Romualdo, Maria Maddalena, San Giovanni Battista e Antonio Abate” dello stesso artista. Nella cappella di destra, dedicata a S. Giuseppe, è presente un dipinto di Venanzio l'Eremita (1659).
Il dipinto in fondo alla navata, nell'abside, rappresenta la Trasfigurazione del Signore con Mosè, Elia e i tre discepoli Pietro, Giovanni e Giacomo di Ezio Giovannozzi (1937). Al centro si trova una Pala di scuola toscana (1593) raffigurante il Crocifisso fra i Santi Pietro e Paolo, Romualdo e Francesco. Ai lati dell'abside due preziosi tabernacoli: quello di destra di Gregorio di Lorenzo (1463), quello di sinistra di Gino da Settignano (1531). Sulle pareti del coro sono presenti dipinti di Giovanni Drago e di Francesco Franci (XVII secolo) raffiguranti scene della vita di S. Romualdo.

La Cella di San Romualdo e Altri Luoghi dell'Eremo
La Cella di San Romualdo, in cui il monaco visse due anni, è l'unica visitabile tra quelle presenti nell'Eremo. Si accede alla cella dal piazzale della chiesa. Nel XVII secolo fu incorporata nell'edificio che costituì il nuovo ambiente della Biblioteca. La cella di San Romualdo è il modello di tutte le celle del Sacro Eremo. La struttura rimanda alla spiritualità dei monaci che la abitano. È una piccola abitazione con antistante giardino circondato da mura. L'interno si sviluppa a spirale, costituito dal corridoio dove poter passeggiare e pregare, dal quale si accede all’interno della stanza dove abita il monaco, che a sua volta si apre su altri due ambienti: lo studio e la piccola cappella. La stanza centrale contiene quanto di più immediato possa servire all’eremita, cioè il letto ad alcova e un piccolo armadio a muro. Il visitatore può però ammirare anche la Sagrestia del XVI secolo e il Refettorio del 1679.

La sala capitolare ospita un dipinto di Augusto Mussini che raffigura San Romualdo con i suoi primi cinque discepoli.
Al termine del viale centrale delle celle si osserva la Cappella del Papa, una piccola chiesa in stile romanico fatta costruire nel 1220 dal futuro Papa Gregorio IX. Aperta come cappella per la preghiera una ventina di anni fa, era in precedenza il locale adibito a ghiacciaia. Ora è diventata la Cappella “del Vaso di Creta”, così chiamata perché il Santissimo Sacramento è deposto in un Vaso di creta in funzione di tabernacolo, ispirata al versetto della Seconda Lettera ai Corinzi di San Paolo: “Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia chiaramente che questa straordinaria potenza viene da Dio e non da noi” (2 Cor 4,7).

Della Biblioteca Antica dell'eremo, già attiva dall’XI secolo, rimane purtroppo una minima parte a causa delle soppressioni napoleoniche e sabaude dell'Ottocento, che la smembrarono. Oggi gran parte di quell'immenso patrimonio, che la rendeva una delle biblioteche più importanti d'Italia, è suddivisa tra l'Archivio di Stato di Firenze e le biblioteche di Firenze, Arezzo e Poppi. La prima testimonianza di raccolta libraria risale al XIII secolo.
Come Raggiungere Camaldoli
Camaldoli si trova nel territorio del comune di Poppi, in provincia di Arezzo. Per raggiungere l'Eremo e il Monastero in auto:
- Da nord: Uscita Cesena nord dell’autostrada A14 Bologna - Ancona; prendere la E-45 per Roma, uscire a Bagno di Romagna; sulla Statale n. 71 seguire le indicazioni per Bibbiena/Arezzo; attraversare il passo dei Mandrioli.
- Da sud: Uscita Arezzo dell’autostrada del sole A1; proseguire per Casentino-Bibbiena-Cesena sulla Statale n. 71.
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