Il Salmo 129, conosciuto nella tradizione cristiana come De profundis dal suo avvio nella versione latina, è uno dei Salmi più celebri e amati. Pur essendo spesso associato alle applicazioni funebri, il suo testo è principalmente un canto alla misericordia divina e alla riconciliazione tra il peccatore e il Signore.
Questo Salmo rivela un Dio giusto ma sempre pronto a manifestarsi «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato» (Es 34,6-7).
Contesto e Tradizione
Il Salmo 129 (130) appartiene al piccolo gruppo di quindici salmi di pellegrinaggio del Salterio (o canti delle salite; dal 119/120 al 133/134). Probabilmente questi salmi accompagnavano il pellegrinaggio degli israeliti verso Gerusalemme e l’incontro con Dio nel tempio. La tradizione cristiana lo ha inserito nel novero dei sette salmi penitenziali, utilizzandolo in particolare nel tempo quaresimale per illuminare il cammino di conversione verso la Pasqua.

La Struttura del Salmo: Un Dialogo con Dio
La costruzione poetica del Salmo 129 è molto accurata ed esprime in modo sapiente la dinamica del dialogo e dell'incontro tra l'orante e Dio. Il Salmo si sviluppa in tre momenti principali, o quattro strofe, dedicati al tema del peccato e del perdono.
Il Grido dall'Angoscia (vv. 1-2)
Il Salmo 129 si apre con una voce che sale dalle profondità del male e della colpa. L'io dell'orante si rivolge al Signore dicendo: «A te grido, o Signore». Il testo ebraico ha un plurale, come traduce il testo latino della Vulgata: 'dalle profondità', de profundis. Questo grido dell'angoscia è l'espressione di una condizione umana fragilissima, continuamente soggetta a soccombere sotto il peso del peccato, che sprofonda nel baratro della sofferenza e dell'angoscia, causando dolore e disperazione. È un'angustia determinata dal totale allontanamento da Dio, dalla grazia e dall'amore, sperimentando l'isolamento e la solitudine.
La Rivelazione del Perdono Divino (vv. 3-4)
Il secondo momento è un diretto richiamo a Dio, interpellato con il «Tu»: «Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono; perciò avremo il tuo timore». È significativo che a generare il timore, inteso come atteggiamento di rispetto misto ad amore, non sia il castigo ma il perdono. Più che la collera di Dio, è la sua magnanimità generosa e disarmante a dover provocare in noi un santo timore. Questa sezione costituisce la rivelazione e la conoscenza del vero volto di Dio.
La Speranza e l'Attesa (vv. 5-6)
Al centro del terzo momento c'è l'«io» dell'orante che, non rivolgendosi più direttamente al Signore, parla di lui: «Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola. L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora». Questo è il grido della speranza, che nasce nel cuore dell'uomo come una nuova alba, l'alba del perdono di Dio. L'attesa di questa nuova alba è descritta con l'immagine della sentinella che, impegnata nel turno di guardia notturno, attende i primi raggi di sole.
Dietro l'immagine della sentinella si intravedono due tratti del perdono di Dio:
- La certezza: Dio perdonerà sicuramente, così come la sentinella è certa che presto una nuova aurora sorgerà.
- La gratuità: la sentinella non può meritare l'aurora, ma può solo attenderla. L'attesa è decisiva affinché l'aurora non sorga inutilmente.

La Salvezza per Tutto Israele (vv. 7-8)
La terza ed ultima tappa nello svolgimento del Salmo, che corrisponde alla quarta strofa, si allarga a tutto Israele, al popolo spesso peccatore e consapevole della necessità della grazia salvifica di Dio: «Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe». La salvezza personale, prima implorata dall'orante, è ora estesa a tutta la comunità. L'immagine di totalità è pregnante: c'è tutto il popolo con tutte le sue colpe. La misericordia di Dio è talmente ampia che nessuno ne rimane escluso; grande è infatti presso di lui la redenzione: grande, larga, per tutti e per ogni peccato, anche il più grave. Il pellegrino, dopo aver fatto l'esperienza personale del perdono, ne diviene annunciatore e testimone per altri, anzi per tutti. Il suo rapporto così personale e intimo con Dio non è esclusivo, ma inclusivo: lo conduce in una più profonda comunione e solidarietà con tutto il suo popolo.
Il Nome di Dio e la Sua Presenza
Un aspetto peculiare di questa preghiera è che il Nome santo di Dio ricorre ben otto volte in questo salmo (quattro volte con il tetragramma sacro impronunciabile - IHWH - e quattro volte con il termine Adonai; otto volte: 7+1, simbolo di assoluta pienezza); ricorre inoltre in modo regolare in tutto il salmo, due volte in ognuna delle quattro strofe. Questo è un modo poetico molto efficace con cui il salmo ci annuncia la presenza rassicurante di Dio. Come il suo Nome pervade tutto il salmo ed è presente in ogni sua strofa e versetto, così la sua misericordia pervade l’intera nostra esistenza e la più ampia storia degli uomini. Anche quando siamo nelle profondità di un abisso o prigionieri delle tenebre del nostro peccato, il nome di Dio può comunque essere invocato, perché Egli è presente con la sua misericordia. Affiorano allora alla memoria le immagini bellissime di un altro salmo, il 138 (139): «Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti» (vv. 7-8).
La Dimensione Profetica della Speranza
In quest'ultima strofa, il credente diventa davvero 'sentinella'. Lo è perché spia e riconosce la venuta del Signore come una nuova aurora che libera dalle tenebre del peccato; lo è a maggior ragione perché è in grado di rincuorare l’intero popolo annunciando che il giorno della liberazione è vicino. Questa è la dimensione profetica che dovrebbe vivere ogni cristiano verso tutti i suoi fratelli e sorelle e verso l’intera storia. Essere profeti significa che la propria speranza può e deve diventare la speranza di tutti. Che la nostra attesa può e deve diventare l’attesa di tutti. La sentinella è questo: un credente che, a motivo dell’esperienza profonda di Dio che ha personalmente vissuto, diventa capace, anche nella notte, di sostenere insieme a tutti, con legami profondi di fraternità, l’attesa del giorno che viene. Si tratta non di predicare in qualche modo una speranza, ma di sostenere l'attesa di tutti, e soprattutto l'attesa di chi da solo non ce la fa; occorre farlo con legami di fraternità, di prossimità, di solidarietà.
Il Perdono di Dio e la Redenzione in Cristo
Nonostante tutti i nostri rifiuti e la condizione in cui volontariamente cadiamo, Dio continua a starci vicino, spronandoci a tornare da Lui. Il suo desiderio non è infatti che il peccatore muoia, ma che si converta e viva. Questo fiotto di speranza, inviato da Dio per ridestarci dal peccato, emerge sul dolore della caduta, riconsegnandoci la possibilità della salvezza. È a questo punto che dalle profondità del nostro cuore un grido di aiuto sale forte e repentino verso Dio.
La gioia del perdono e della riconciliazione è stata realizzata, consolidata e confermata da Cristo, che con il mistero della sua passione, morte e risurrezione, ha scaricato l’uomo del peso del peccato per portarlo sulle sue spalle, sollevarlo e inchiodarlo sulla croce, dove lo ha sconfitto con l’amore, adempiendo per noi al “regolamento di conti” della giustizia divina. Grazie a Cristo e all’offerta d’amore della sua vita presentata a Dio per noi, possiamo attingere alle sorgenti della misericordia divina, affidate alla Chiesa, e sperare nella salvezza della nostra vita nonostante le colpe commesse. Grazie a Cristo possiamo non solo “sussistere”, ma esistere vivendo una vita piena nella comunione con Dio. Questa gioia del perdono ci spinge ad allontanarci sempre più dall’errore, dall’infedeltà e dal male, fortificandoci di fronte alle tentazioni e spronandoci a dare testimonianza al mondo intero dei suoi benefici effetti.

L'esempio di Zaccaria
Come osserva Sant’Ambrogio riguardo a Zaccaria, padre di Giovanni Battista, che era rimasto muto per non aver creduto all’angelo: «Colui che poco prima era muto, ora già profetizza». Sant'Ambrogio prosegue: «È una delle più grandi grazie del Signore, che proprio quelli che l’hanno rinnegato lo confessino. Nessuno pertanto si perda di fiducia, nessuno disperi delle divine ricompense, anche se lo rimordono antichi peccati. Dio sa mutar parere, se tu sai emendare la colpa». Questo episodio biblico rafforza il messaggio del Salmo 129: la possibilità del perdono e della redenzione è sempre aperta per chi si pente e cerca Dio.