Orani, un pittoresco paese sardo in provincia di Nuoro, situato a 540 metri sul livello del mare, è oggi riconosciuto come "paese d'arte". Questo appellativo deriva dalla profonda venerazione di diverse Muse ai piedi del Monte Gonare, che abbracciano pittura, scultura, architettura, politica, poesia e prosa, oltre all'uso sapiente delle mani nelle sartorie e nelle botteghe artigiane.

Orani: Culla di Artisti e Tradizioni
Un Paese Ricco di Storia e Cultura
Nelle pasticcerie locali si possono gustare numerosi dolci a base di mandorle e miele, mentre il Monte Gonare, secondo una leggenda, era la dimora delle sirene. Il centro del villaggio, in Piazza Santa Croce, è stato testimone di un evento storico significativo: nel 1388 vi fu firmata la pace tra la giudicessa Eleonora d'Arborea e gli Aragonesi.
Orani è facilmente raggiungibile sia dal Sud della Sardegna (Cagliari) che dal Nord (Alghero e Olbia), così come dal cuore della Barbagia, di cui Nuoro è capitale e da cui dista trenta chilometri. Da qualsiasi città si parta, la vetta di Gonare, una montagna a triangolo isoscele, funge da guida, una "vetta-cometa" che conduce ad Orani. Il suo nome è legato a Gonario II di Torres, giudice e in seguito monaco nell'abbazia cistercense di Clairvaux. Mille anni fa, rientrando in Francia dalla Terra Santa, si salvò da uno tsunami invocando la Madonna, e l'apparizione del sole nel cielo chiaro fu considerata un miracolo. Per questo fece costruire una chiesa sulla vetta più alta che aveva avvistato dal Mar Tirreno. Ogni anno, a settembre, si celebra una festa religiosa e laica con canti, inni e sfilate di costumi, in condominio annuale con il vicino paese di Sarule.
Figure Illustri di Orani: Nivola e Delitala
Per l'arte, Orani è indissolubilmente legata a due nomi universali, noti tra le Americhe e l'Africa: Costantino Nivola (1911-1988) e Mario Delitala (1877-1990). Entrambi sono un tutt'uno con il paese in cui sono nati e amati.
Costantino Nivola: Dalla Sardegna a New York
Prima di approdare a New York con la moglie ebrea Ruth Guggenheim, Nivola lavorò alla Olivetti di Ivrea. Divenne direttore artistico di "Interiors" e "Progressive Architecture", firmò la sua prima personale alla Nagy Gallery a New York, partecipò alla Quadriennale di Roma e ottenne una cattedra ad Harvard, continuando a scolpire e dipingere. Nel 1958 tornò a Orani, completando la facciata della chiesa dell'Itria. In un libro-amarcord, Nivola descrisse la sua nascita: «nato tutto rosso, come un coniglio appena spellato. Era mezzogiorno e mezzo, il 5 luglio 1911: dalla finestra della stanza entrava l'aria tiepida e con essa migliaia di suoni gradevoli, prodotti dagli uccelli, i grilli, le api e anche dagli scoppi dei piselli selvatici». Fu professore tra Harvard e la University of California di Berkeley e nel 1982 fu ammesso alla Reale Accademia di Belle Arti all'Aja. Tornato a Orani, descrisse «le due minuscole finestre delle due altrettanto minuscole stanze da letto della casa dove sono nato e che davano sull'orto di don Pietropaolo Meloni». Ritrovò Elias, «uno dei quattro manovali che lavoravano alla costruzione della villa Cusinu a Orotelli», e poté scrivere la poesia-epitaffio con sei versi che esprimono il suo legame con la terra natale e la malinconia del vivere in "terre straniere". Orani lo venera e gli dedica un museo.

Mario Delitala: Il Maestro della Pittura e Incisione
Anche Mario Delitala viaggiò in terre straniere, un nome già affermato quando Nivola nacque. Artista sin da bambino, manifestava una "certa tendenza alla pittura" disegnando caricature o dipingendo cartelli pubblicitari. Iniziò con le scene per una commedia di Terenzio, per poi dedicarsi alla vita paesana, alle case e ai cortili, all'asino alla mola e ai ritratti di Ziu Predu Costanza. Con gli anni, emerse la sua "predisposizione alla resa somatica dei volti", ponendo le basi per i suoi futuri successi. Alla fine degli anni '20, Delitala decorò il Duomo di Lanusei con disegni geometrici, le quattro lunette delle Maddalene nella "cappella Sistina dell'Ogliastra" e le grandi tele della Crocifissione, della Natività e della Deposizione. Le forme geometriche della chiesa e, soprattutto, le espressioni dei volti e dei corpi delle quattro Maddalene, dipinte in quasi tutte le gamme dell'azzurro, sono di particolare rilevanza: la fisicità della Maddalena peccatrice, la dolcezza della Maddalena orante, la compostezza della Maddalena penitente e la grazia celestiale della Maddalena santa. Delitala si spostò dalla Sardegna a Venezia e Roma, arrivando a dirigere la Scuola del libro di Urbino, apportando un valore aggiunto moderno alla città di Raffaello, con la stilistica come una delle sue materie preferite. I suoi viaggi lo portarono anche in Africa, per "avvicinare - come scrive la critica d'arte Maria Luisa Frongia - nuove culture, paesaggi, abitudini e volti inconsueti". Capolavori come "La donna di Bengasi", "I cammelli di Agedabia", "La moschea" e "Le spiagge con palme" sono testimonianza di questo periodo. Tornato in Italia, trionfò alla Mostra internazionale del libro d'arte alla ventesima Biennale veneziana con "La cacciata dell'Arrendadore". Continuò a lavorare a Palermo, Pesaro, e in Sardegna a Nuoro, decorando l'aula magna dell'università di Sassari, e ad Alghero, Castiadas, e altre città.
Altre Personalità e il Retaggio Letterario di Orani
Oltre a scrittori e artisti, Orani ha dato i natali ad altre figure significative, come Pietro Borròtzu (1921-1944), eroe della Seconda Guerra Mondiale, comandante partigiano torturato e fucilato a Chiusola di La Spezia dai nazifascisti. E poi Marianna Bussalài (1904-1947), la prima femminista del Partito Sardo d'Azione. Piccola di statura e di salute cagionevole, era chiamata "Marianedda de sos Battor Moros", in riferimento al simbolo-bandiera del partito. Lettura instancabile dei classici, fu una donna di valore che, pur con la quarta elementare, si formò una cultura da autodidatta, diventando scrittrice, poetessa e leader politica. Tra i suoi amici si annoverano Montanaru e i grandi dirigenti sardisti, come i senatori-costituenti Luigi Oggiànu e Pietro Mastìno, i fratelli Melis, Emilio Lussu e Dino Giacòbbe. Lo storico Francesco Casùla la ricorda come una donna che, malaticcia, con la quarta elementare, da autodidatta si fece una cultura non solo letteraria ma anche filosofica e politica, diventando scrittrice, poetessa, leader politica. Il suo sardismo nacque prima del Partito sardo, già sui banchi delle scuole elementari, dove si chiedeva umiliata perché nella storia d'Italia non si parlasse mai della Sardegna.
La tradizione letteraria di Orani continua anche con poeti dialettali. Lo scrittore Salvatore Niffòi e la raffinata scrittrice Bastiana Madàu, direttrice-mito della biblioteca di Orgòsolo, sono entrambi originari di Orani. La Madàu oggi organizza pomeriggi letterari in una casa padronale dell'Ottocento, Casa Maninchèdda, e ha scritto "Nascar" e più recentemente "Simone. Le Castor, La costruzione di una morale", dove emerge una modernissima Simone De Beauvoir. Nel saggio "L'antifascismo di madre in madre", la Madau ricorda la Bussalài e il suo funerale, dove la bara fu trasportata dagli amici, giunti da Sassari, Cagliari, Nuoro e da ogni paese della Barbagia, dell'Ogliastra e del Campidano. Orani è anche la patria di Ignazio Camàrda, botanico scrupoloso, e di Angelo Zirànu, l'architetto che dirige i lavori di restauro della Sagrada Familia di Gaudì a Barcellona.

Il Contesto Naturale e Archeologico di Orani
Le campagne di Orani, pur essendo assetate, sono belle, con querce secolari e roverelle, e qualche agrifoglio con foglie verdissime e drupe rosse. Nomi di campagna e aziende agropastorali come Talèri, Baraùle, Istalài, Lòsore, Monte Nule, Ohto (zona abitata dai prenuragici e nuragici) costellano il paesaggio. All'ingresso del paese, l'insegna di Zichi Graniti e un cartello indicano i gioielli del paese: le chiese di Gonàre, la torre pisana di Sant'Andrea, Sa Itria, San Giovanni, i santuari di San Giorgio, Sant'Elia e Santo Spirito, il galoppatoio comunale, numerosi nuraghi, le domus de janas di San Salvatore, le tombe dei giganti, la zona termale e il Museo Nivola. Per le strade, insegne di botteghe artigianali dove si lavora il ferro.
La Barbagia e l'Ogliastra: Cuore Selvaggio della Sardegna
La Barbagia e l'Ogliastra, due delle più rinomate subregioni storiche del centro Sardegna, sono prevalentemente montuose e si distinguono per un'altissima concentrazione di attrazioni e monumenti naturali. Qui si ergono il massiccio del Gennargentu e l'altopiano calcareo del Supramonte, che ha visto la formazione di grotte, doline, gole e sorgenti carsiche di inestimabile valore naturalistico. Il territorio presenta valli incantate e declivi montani con una vegetazione fitta e rigogliosa, alimentata da numerose falde acquifere. L'Ogliastra, in particolare, è arricchita da suggestive codule che si aprono sul mare, creando spiagge bianchissime tra falesie e pinnacoli. I monumentali tacchi, come il Tacco di Perda 'e Liana e la Scala di San Giorgio a Osini, offrono panorami spettacolari. Queste subregioni sono profondamente legate alle tradizioni, dove la fusione tra riti religiosi e pagani raggiunge l'apice della sacralità, e molti paesi aderiscono a eventi come Cortes Apertas e Primavera nel Cuore della Sardegna. Archeologicamente, nonostante la natura aspra, sia la Barbagia che l'Ogliastra presentano interessanti testimonianze di insediamenti umani che si perdono nella notte dei tempi.
Il Cristo Redentore sul Monte Ortobene: Simbolo di Fede e Tradizione
La Statua del Cristo Redentore a Nuoro
La statua del Cristo Redentore sul Monte Ortobene a Nuoro è un'opera in bronzo situata a 925 metri sul livello del mare. Raffigura Cristo che sembra fluttuare sopra la montagna, con la croce in una mano a simboleggiare il superamento del peccato e della morte.
Il celebre Cristo Redentore di Rio de Janeiro, che da 83 anni veglia sulla città sfidando uragani e orde di turisti, è stato annoverato nel 2007 tra le sette meraviglie del mondo. La storia del Cristo Redentore di Nuoro ha radici profonde, risalenti alla fine dell'Ottocento.

La Nascita del Progetto: Un Omaggio al Cristianesimo
Per celebrare diciannove secoli di cristianità e il Giubileo sacerdotale di Papa Leone XIII, negli ultimi anni dell'Ottocento venne costituita una speciale commissione presieduta dal conte Giovanni Acquaderni di Bologna. Tra le varie opere decise per commemorare l'inizio del XX secolo, si deliberò di erigere venti monumenti al Cristo Redentore su altrettante montagne d'Italia, uno per ogni secolo di cristianità e il ventesimo in onore di Leone XIII.
Le vette prescelte furono:
- Mombarone, Graglia (BL)
- Monviso, Crissolo (CN)
- Monte Saccarello, Triora (IM)
- Monte Guglielmo, Zone (BS)
- Monte Matajur, Savogna (UD)
- Monte Maggio, Bertinoro (FO)
- Monte Albano, Serravalle (PT)
- Monte Amiata, Abadia San Salvatore (SI)
- Monte Vettore, Montegallo (AP)
- Monte Catria, Pergola (PS)
- Monte Cimino, Siriano nel Cimino (VT)
- Monte Guadagnolo, Caprarica (Roma)
- Monte Gran Sasso, Pietra Camela (AQ)
- Monte La Maiella, Santa Eufemia (AQ)
- Monte Capreo, Carpineto Romano (Roma)
- Monte Altino, Formia (LT)
- Zona Belvedere, Martina Franca (TA)
- Montalto di Aspromonte, Santo Stefano Aspromonte (RC)
- Monte San Giuliano, Caltanissetta
- Monte Ortobene, Nuoro
Alla fine del luglio 1899, il presidente del Comitato vaticano cardinale Domenico Jacobini comunicò la scelta della diocesi di Nuoro direttamente al Vescovo Monsignor Salvatorangelo Demartis. Un comitato esecutivo locale, composto da quaranta membri e presieduto onorariamente dallo stesso vescovo, con l'organizzazione generale affidata al canonico Pasquale Lutzu, si occupò di definire le caratteristiche dell'opera e di reperire i fondi necessari.
La Realizzazione della Statua e la Figura di Vincenzo Ierace
L'attività del comitato è ricordata in un articolo del canonico Pasquale Lutzu del 1934, apparso sull'"Ortobene". Si discusse sulla natura del ricordo, se dovesse essere una croce di ferro o una statua, e sul luogo. Il canonico Lutzu fece notare che il Comitato Centrale designava le vette più alte, e l'unica sede adatta era l'Ortobene. La proposta fu accolta all'unanimità e fu nominata una commissione per la scelta del punto più alto sull'Ortobene. La commissione, composta dall'ingegnere Mura, dall'avv. Mura Francesco, dai Canonici Solinas e Mura e da Debernardi Eugenio, fece una scelta eccellente. L'avv. Mura, ricordando l'amicizia con gli scultori Vincenzo e Francesco Ierace, propose che il ricordo fosse un'opera d'arte. Vincenzo Ierace accettò l'offerta con entusiasmo.
Vincenzo Ierace, attraversando un periodo difficile per la perdita della figlia e la grave malattia della moglie Luisa, accettò di lavorare senza compenso, chiedendo solo il rimborso del materiale, il pagamento delle maestranze e il trasporto della scultura, per un totale di 14.671 lire. Nell'aprile del 1901 l'opera, composta da diversi pezzi da saldare in loco, era pronta per la fusione. Intanto Luisa Ierace morì, ma la statua fu ultimata e l'inaugurazione prevista per agosto. Nonostante il vescovo non avesse ancora raccolto la somma necessaria, Grazia Deledda si attivò, proponendo una sottoscrizione popolare e invitando le donne sarde a inviare oggetti per una lotteria.
L'Inaugurazione e il Significato della Festa
Attraverso sottoscrizioni sostenute dalla stampa sarda, in particolare da "La Sardegna Cattolica" di Cagliari, fu raccolta la somma di L. 13.825,55. La scrittrice Grazia Deledda partecipò alla campagna di sensibilizzazione, scrivendo una lettera a "L'Unione Sarda" nel luglio 1901, esortando le donne sarde a contribuire. La statua, del peso di 18 quintali e alta 7 metri, fu fusa a Napoli, divisa in tre parti e trasportata a Cagliari a bordo del piroscafo "Tirso", quindi a Nuoro con il treno, dove giunse il 19 agosto 1901. Il trasporto sul Monte Ortobene fu reso possibile grazie a robusti carri a buoi forniti dai contadini nuoresi. Fu necessaria una lunga variante alla strada per evitare il ripido pendio iniziale. I lavori si conclusero la mattina del 29 agosto, quando una folla di 8.000 fedeli risaliva il Monte per la cerimonia inaugurale.
Lo straordinario evento fu descritto dal sacerdote e scrittore di Bono Giovanni Antonio Mura. Nonostante l'assenza dello scultore Vincenzo Ierace, colpito dalla morte della moglie Luisa, nel 1905 fu posta una lapide in sua memoria, con un'iscrizione di Grazia Deledda del 1902. Così nacque la festa del Redentore, destinata a diventare una delle più importanti manifestazioni religiose e turistiche della Sardegna.

Evoluzione della Festa del Redentore e la Trasformazione di Nuoro
Nuoro, da piccolo borgo di pastori e contadini, si trasformò in capoluogo della terza provincia dell'Isola istituita dal regime fascista nel 1926. Questo portò a un profondo cambiamento sociale, con un nuovo ceto impiegatizio che occupava gli uffici e le nuove strutture burocratiche. Lo stato fascista intervenne nell'organizzazione del tempo libero e festivo attraverso l'Opera Nazionale Dopolavoro (O.N.D.), assumendo la festa del Redentore come la ricorrenza più rappresentativa della nuova provincia. Negli anni '30, i festeggiamenti civili includevano manifestazioni tradizionali e nuove iniziative, come proiezioni cinematografiche e gare sportive. Fu istituita la Sagra del Costume e la sfilata dei costumi regionali. Si offrivano anche ribassi del 50% sulle tariffe ferroviarie per coloro che avessero raggiunto Nuoro durante i festeggiamenti.
Negli anni '50, la festa del Redentore si inserì nel mercato turistico, diventando, insieme alla Sagra di Sant'Efisio di Cagliari e alla Cavalcata Sarda di Sassari, uno degli appuntamenti più importanti del folklore sardo. L'Ente Provinciale per il Turismo (ETP) associò all'evento manifestazioni culturali come il "Premio Grazia Deledda" e la Mostra Etnografica Sarda nel Museo del Costume. La trasformazione della processione in un evento turistico generò preoccupazioni tra le autorità ecclesiastiche, che nel 1964 decisero di abolire la processione in città, trasformandola in un corteo di gruppi folkloristici con finalità esclusivamente turistiche. Si raggiunse un compromesso invitando i gruppi in costume a partecipare a una breve processione sul Monte Ortobene dopo la Messa all'aperto del 29 agosto, eliminando l'imbarazzante confusione tra sacro e profano.
Il pellegrinaggio, l'atto più antico di devozione dei nuoresi verso il Redentore, segue oggi un percorso diverso da quello adottato fino agli anni '40, prima che fosse tracciata l'attuale strada. L'antico tragitto si snodava attraverso località ricche di storia, a cui sono legate leggende della Nuoro del passato, come sas Ladas, sa' e Mariolina, Murrone, sa 'e Corbedda, s'Iscala ' e s'impredau (antica carreggiata dei carbonai), sa Preda Pintada, s'Elicheddu 'e sas oras, sa 'e sos Frores, s'Iscala de sas Lonzas, sa Conca 'e sos Prades, sa 'e Cuai, su Badu de sa 'e Sos Frores, Ribu 'e Seuna (dove sorse il primo villaggio) e sa Preda Tunda.
Nuoro, 24 Agosto 2025: Festa del Redentore - sfilata dei costumi [prima parte]
Attrazioni Turistiche e Attività nei Dintorni di Orani e Orune
Siti Storici e Culturali
Orani e i suoi dintorni sono ricchi di storia e cultura. Oltre al Museo Nivola, è possibile visitare edifici religiosi come la Chiesa Parrocchiale di Sant'Andrea Apostolo e la Chiesa del Rosario. Nelle vicinanze, i Murales di Orgosolo, iniziati nel 1968, sono una galleria d'arte all'aperto unica che esprime spesso proteste sociali e politiche o raffigura la vita di pastori e paesani, molti influenzati stilisticamente dal cubismo. Il Santuario di Nostra Signora delle Grazie offre uno spaccato del patrimonio religioso regionale. A Orune, si trova il Pozzo Sacro di Su Tempiesu, un santuario nuragico unico dell'Età del Bronzo Tardo dedicato alle divinità dell'acqua, la Tomba dei Giganti S'Ena e Thomes, e il Villaggio di Sant'Efis, che offre uno sguardo sugli antichi insediamenti nuragici e romani. La Chiesa di Santa Maria della Neve a Orune, spesso chiamata "La Cappella Sistina della Barbagia", è rinomata per i suoi affreschi del XIX secolo.
Siti Archeologici Antichi
L'area intorno a Orani è costellata di significative testimonianze archeologiche dell'età nuragica, con circa 30 nuraghi e diverse tombe dei giganti. Tra i siti degni di nota figurano il Nuraghe Nurdole, il Nuraghe Miuddu, le Tombe dei Giganti di Istelenneru e Brodu e la Necropoli Sas Concas. Orune è profondamente legata alla civiltà nuragica, con numerosi nuraghi, sorgenti sacre e pozzi come Su Lidone, Su Pradu e Lorana, tutti dedicati all'antico culto dell'acqua.
Attrazioni Naturali e Punti Panoramici
Per viste mozzafiato e bellezze naturali, ci si può dirigere verso il Monte Gonare, che offre panorami straordinari ed è sede del Santuario di Nostra Signora di Gonare del XVII secolo. Un altro importante punto di riferimento naturale è il Monte Ortobene, un'antica collina granitica vicino a Nuoro, dove si trova la statua del Cristo Redentore, offrendo ampie vedute. Orune stessa è conosciuta come un "balcone naturale", con ampie vedute sulla valle del Rio Isalle, sui Monti della Barbagia e verso la Gallura. Tra le caratteristiche naturali uniche, si annoverano la Gola di Gorroppu, uno dei canyon più profondi d'Europa, e il Parco Naturale S'Abba Frisca.
Attività all'Aperto e per Famiglie
La regione offre varie attività all'aperto. Numerosi sentieri escursionistici, come il Giro del Monte Ortobene o il Tour ad anello Monte Gonare, sono disponibili. Per gli appassionati di mountain bike, ci sono percorsi come il Giro del Lago Gusana. I runner possono godersi sentieri come il Giro della Pineta di Ugolio. La pittoresca campagna intorno a Orune offre anche opportunità per passeggiate tranquille e per godere della natura, adatte alle famiglie. I Murales di Orgosolo e il Santuario di Nostra Signora delle Grazie sono classificati come adatti alle famiglie. L'esplorazione di siti antichi come il Pozzo Sacro di Su Tempiesu può essere un'esperienza educativa per i bambini più grandi. Il periodo migliore per visitare Orani e Orune e godere delle sue attrazioni è tipicamente la primavera (da aprile a giugno) e l'autunno (da settembre a ottobre), quando il clima è mite e piacevole.