L'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia è una sede metropolitana della Chiesa cattolica, parte integrante della Regione ecclesiastica Emilia-Romagna. Nel 2017, contava 211.500 battezzati su 234.500 abitanti. La sede arcivescovile è la città di Ravenna, dove sorge la Cattedrale della Resurrezione del Signore. Attualmente, l'Arcivescovo di Ravenna-Cervia è S.E.R. Mons. Lorenzo Ghizzoni.

Le Origini Antiche della Diocesi di Ravenna
L'origine della Diocesi di Ravenna è verosimilmente molto antica. Una tradizione storicamente non attendibile, risalente al VII secolo, attribuisce l'erezione della sede di Ravenna a San Pietro apostolo. Secondo questa tradizione, il primo Vescovo sarebbe stato Sant'Apollinare, martire sotto Nerone.
I riscontri archeologici di alcune iscrizioni cimiteriali forniscono evidenza della comunità cristiana ravennate già nel II secolo, epoca alla quale si data anche l'episcopato di Apollinare, martire probabilmente sotto Settimio Severo. I nomi dei primi Vescovi di Ravenna provengono da una cronotassi redatta dall'arcivescovo Agnello nel IX secolo, basata a sua volta su un elenco del Vescovo Mariano (VI secolo). Il Vescovo Severo, dodicesimo della serie, prese parte al Concilio di Sardica nel 343.
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L'Elevazione a Sede Metropolitana e i Rapporti con l'Impero Bizantino
Negli anni tra il 430 e il 440, il Vescovo Giovanni, detto Angelopte per aver avuto il privilegio di vedere il proprio Angelo custode, ottenne da Galla Placidia l'elevazione a sede metropolitana con giurisdizione su quattordici città.
Alla fine del VI secolo, l'intera Arcidiocesi di Ravenna fu recuperata al dominio romano d'Oriente, sottraendola al regno degli Ostrogoti. Da questo momento, Ravenna iniziò a stringere rapporti sempre più stretti con l'Impero romano d'Oriente, rivendicando una larga autonomia da Roma.
Alla metà del VII secolo, l'Arcivescovo Mauro, sostenuto dall'Imperatore bizantino Costante II, aderì all'eresia monotelita. Mauro esortò il suo clero a non sottomettersi all'autorità di Roma; il suo successore Reparato non si recò a Roma per la consacrazione. In seguito, forse lo stesso Reparato, o forse il suo successore Teodoro, ristabilirono rapporti formali con la Chiesa di Roma. In ogni caso, Ravenna e Costantinopoli continuarono ad avere stretti rapporti e a influenzarsi reciprocamente. Ravenna cercò anche di esercitare pressioni sulla sede imperiale.
All'inizio dell'VIII secolo, l'Arcivescovo Felice fu coinvolto in una congiura contro Giustiniano II che, tornato sul trono, lo fece accecare e deportare nel Ponto.
Il Tramonto dell'Esarcato e le Rivendicazioni Arcivescovili
L'Esarcato bizantino tramontò nel 751 con la conquista longobarda. Successivamente, papa Stefano II chiamò il re di Francia Pipino il Breve, che sconfisse i Longobardi. Pipino donò i territori riconquistati alla "Sede dell'Apostolo Pietro" con la Promissio Carisiaca. L'ex Esarcato passò così alla Chiesa di Roma, insieme ai possedimenti bizantini nell'Italia settentrionale e centrale. Tuttavia, l'Arcivescovo di Ravenna non riconobbe il dominio dell'Urbe sul suo territorio e si proclamò erede del potere esarcale.
Per tutto l'VIII secolo e fino alla metà del successivo, gli Arcivescovi cercarono appoggio presso gli Imperatori bizantini e successivamente anche in Francia, dove l'Arcivescovo Giorgio fu però imprigionato dall'esercito di Carlo Magno.
Dopo l'850, l'Arcivescovo Giovanni inasprì ancor più la politica autocefala e giunse al punto di vessare le Diocesi suffraganee (Modena, Reggio, Parma e Piacenza), imponendo loro pesanti tributi e vietando di comunicare direttamente con la Chiesa di Roma. La disputa fu risolta da papa Niccolò I (858-867), che convocò a Roma l'Arcivescovo. Visto il suo rifiuto, il Papa si recò a Ravenna dove constatò la generale avversione del clero e del popolo per Giovanni, il quale dovette comparire nell'861 davanti al Concilio che lo redarguì.
Nonostante questo incidente, gli Arcivescovi proseguirono la politica di affermazione delle proprie prerogative, rispetto a quelle dei Papi, operando scelte autonome in fatto di alleanze con i detentori del potere temporale.

L'Alleanza con i Re Germanici e l'Aumento del Potere Temporale
Nel corso del IX-X secolo, la Chiesa di Ravenna si avvicinò ai re germanici, divenendo la "capitale morale" del loro regno. Nell'892, infatti, Lamberto da Spoleto fu incoronato a Ravenna Sacro Romano Imperatore da papa Formoso.
I titoli giuridici degli Arcivescovi di Ravenna ebbero origine alla fine del X secolo, regnanti l'Imperatore Ottone III e il cugino papa Gregorio V, e furono confermati dai Papi e dagli Imperatori successivi. Nel 997, venne nominato a Ravenna il primo Vescovo straniero, il francese Gerberto di Aurillac, già precettore di Ottone III. Il Papa conferì al presule la giurisdizione civile sulla città e sul portum Volanae usque ad locum qui dicitur Cervia, ovvero tutta la fascia litoranea dalla foce del Po di Primaro fino a Cervia, comprendente le contee (comitatus) di Ferrara, Comacchio, Cervia, Decimano e Trasversara. Le donazioni sarebbero diventate esecutive solo dopo la morte dell'imperatrice Adelaide (vedova di Ottone I).
Nel 999, Gerberto ricevette anche le contee di Forlì, Forlimpopoli, Cesena, Sarsina e Montefeltro, così il dominio dell'arcivescovo di Ravenna venne a comprendere tutto il territorio a mari usque ad Alpes, a fluvio Rheno usque ad Foliam (dal mare alle alture, dal fiume Reno al fiume Foglia), escludendo solo l'enclave di Bertinoro, ancora indipendente. Nello stesso anno, Ottone III, in base al Privilegium imperiale, lo scelse come nuovo papa. Egli lasciò quindi Ravenna e salì al soglio pontificio con il nome di Silvestro II.
All'inizio dell'XI secolo, l'Arcivescovo Arnoldo di Sassonia ottenne il potere temporale su Ravenna, Cervia, Faenza e Imola. Dopo la seconda metà del secolo, l'Arcivescovo Enrico sostenne l'antipapa Onorio II, riportandone però la scomunica da papa Gregorio VII. Il suo successore Guiberto fu eletto antipapa con il nome di Clemente III.
A conferma del prestigio della sede ravennate, sta il fatto che il Vescovo Gualtiero († 1144) si firmasse con una formula simile a quella usata da papa Onorio II: "servo dei Servi di Dio, per grazia di Dio Arcivescovo della ravennate Chiesa", mentre il Vescovo di Roma compariva negli atti ufficiali come "Servo dei Servi di Dio, per grazia divina Papa di Santa Romana Chiesa".
Il Lento Declino e i Conflitti Successivi
Nel XII secolo, la sede di Ravenna si avviò verso un lento declino, causato prima dalle incursioni saracene e che si aggravò in seguito con il progressivo insabbiamento del porto. Tuttavia, continuò a esercitare un ruolo politico importante, che la vide opporsi nuovamente al papato in occasione dello scisma di Federico Barbarossa.
Nei secoli successivi, l'orizzonte degli Arcivescovi ravennati si restrinse alle lotte fra i signori feudali della Romagna. Nel 1357, con il passaggio della Romagna sotto la sovranità pontificia, venne creata la Provincia Romandiolæ et Exarchatus Ravennæ. La capitale fu posta a Bologna, mentre Ravenna fu sede della seconda carica, quella di Presidente della Provincia.
Benedetto Accolti, nel XVI secolo, fu l'ultimo Arcivescovo ad avere rapporti tormentati con i papi, tanto che papa Clemente VII lo fece imprigionare per la sua amministrazione della Marca d'Ancona. Il Cardinale Giulio della Rovere istituì nel 1568 il seminario arcivescovile.
Intanto, il declino dell'Arcidiocesi di Ravenna fu accelerato dall'elevazione della sede di Bologna, fino ad allora suffraganea di Ravenna, al rango di Arcidiocesi metropolitana. Nel 1779, l'Arcivescovo Cantoni trasferì il seminario in un nuovo edificio.
La Diocesi di Cervia e l'Unione con Ravenna
La Diocesi di Cervia fu eretta all'inizio del VI secolo o forse negli ultimi anni del secolo precedente. Il primo Vescovo, Geronzio, secondo la tradizione, avrebbe subito il martirio di ritorno dal Concilio romano del 501. La chiesa di Santa Maria Assunta è il duomo di Cervia e concattedrale dell'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia.
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