Il Crocifisso di Numana: Storia, Leggenda e Devozione

Introduzione al Crocifisso di Numana

Il Crocifisso che attualmente si trova presso l'omonimo Santuario cittadino di Numana, comune in provincia di Ancona, nasconde alle sue spalle una lunga ed interessante storia, intrisa di tradizione e leggenda. Conosciuto anche come il Crocifisso di Sirolo, è, insieme alla Madonna di Loreto, uno dei soggetti più importanti e usati nel tatuaggio lauretano. La sua vicenda è un misto di tradizione e leggenda, tramandataci da coloro che la vissero.

Santuario del Santissimo Crocifisso di Numana, facciata esterna

Descrizione del Simulacro

L'immagine di Gesù a rilievo è a grandezza naturale di una persona ed è confitto in croce con quattro chiodi, due alle mani e due ai piedi. Il corpo è ignudo e coperto soltanto da un drappo rosso, del medesimo legno, che scende da mezzo il corpo fino alle ginocchia. L'aspetto è giovanile e ha sembianze da uomo vivente e vigoroso. La fronte è senza corona di spine, il capo tiene alto e porta un diadema, e ha lunghi i capelli. Il petto è trafitto da cinque ferite (piccole e rotonde ora tassellate in legno diverso). Dal punto di vista stilistico, il Serra lo affianca al Crocifisso di Matelica e vi riscontra un certo influsso nordico; un altro raffronto possibile è quello con la scultura in legno raffigurante il Crocifisso trionfante, collocata nella chiesa di S. Pellegrino degli Scalzi di Ancona, dove si nota la stessa disposizione del Cristo, a occhi aperti, barbato, dal corpo in rigida simmetria, e lungo perizoma che dai fianchi scende fino alle ginocchia. Anche questa scultura è assegnata al secolo XI, ed è realizzata in legno di cedro, di buona fattura e restaurata di recente. Il viso è arricchito da una vera corona regale che soppianta la tradizionale corona di spine di evangelico riferimento, simbolo della sofferenza e di un peso salvifico che nell’abbandonarsi alla volontà del Padre trova il suo intimo significato.

Le Origini Leggendarie

Sulle origini molte sono le versioni piene di fede e tradizioni, che spesso si perdono in racconti immaginari e fantasiosi. Notizie attendibili le troviamo in alcuni scritti del secolo XII lasciateci da P. Antonio Lantucci, il quale ci precisa che furono San Luca Evangelista e Nicodemo, il capo dei Giudei, a togliere Gesù Cristo dalla croce. La tradizione attribuisce il miracoloso crocifisso all'Evangelista Luca, che assieme a Nicodemo l'avrebbe completato poco dopo la sepoltura di Cristo. Entrambi scolpirono il Crocifisso con le loro mani, adoperando per tale opera del legno di cedro. Come vuole la Tradizione, Nicodemo fu perseguitato dagli ebrei per la sua fede in Cristo, quindi nascose la scultura in una villa di proprietà di un suo parente.

Il Viaggio e i Primi Prodigi

Successivamente il Crocifisso passò in mani diverse fino a Zaccheo che nel 68 lo portò a Beirut (allora in Siria). Qui rimase a lungo custodito in un'abitazione privata di un ebreo. Non passò molto tempo che il nuovo custode fu scoperto e percosso dagli altri ebrei. Si narra che, offeso, avrebbe compiuto diversi miracoli e che il sangue, uscito copioso dalle ferite, veniva racchiuso in ampolle e spedito alle principali città. Tale evento portò alla conversione molti ebrei; il sangue fu racchiuso in diverse ampolle e inviato a Papa Adriano I il quale, nel 792, ne donò una al futuro imperatore Carlo Magno.

L'Arrivo a Numana

Carlo Magno, dopo l'incoronazione a Imperatore del Sacro Romano Impero, e venuto a conoscenza dei prodigi che scaturivano dal Crocifisso, decise di recarsi a Beirut per accertarsi di ciò che stava avvenendo. Sorpreso dalla raffinatezza artistica della scultura, ottenne dai custodi ebrei l'approvazione di farne dono al suo consacratore Papa Leone III. Però durante il trasporto l'imbarcazione rimase vittima di un violento temporale, tanto da costringere l'Imperatore all'approdo presso il porto di Numana. Durante il trasporto via nave, in prossimità delle coste italiche, una burrasca costrinse l'imperatore ad approdare presso Numana. Il Crocifisso fu deposto presso la Chiesa di San Giovanni Battista. Tuttavia, a causa della tempesta, l’imperatore fu costretto a sostare nella cittadina di Numana, dove abbandonò il simulacro che fu ritrovato in mare solo dopo un maremoto che fece franare parte della falesia su cui si estende il borgo antico. Lo stato di salute di Carlo Magno però peggiorava, difatti lasciò la spedizione e si diresse in Lombardia ed in Francia, dove morì due anni dopo. Il Crocifisso rimase allora a Numana ed i successori dell'Imperatore se ne dimenticarono.

Mappa del viaggio del Crocifisso da Beirut a Numana

Oblio, Ritrovamento e la Nascita del Santuario

Nell’anno 846 d.C. Numana fu funestata da movimenti tellurici di notevole entità, che distrussero gran parte delle abitazioni ed anche la Chiesa di San Giovanni Battista. Il Crocifisso rimase a Numana dimenticato dai suoi successori. Un nuovo lungo oblio avvolge la storia del Crocifisso finché, tre secoli dopo, nel 1294 (o 1296), alcuni pescatori locali videro in mare un Crocifisso, lo liberarono dai detriti e lo portarono a riva, portandolo in una piccola cappella vicino alle mura di cinta. Qui rimase fino alla seconda metà del 16esimo secolo, quando venne costruito un Santuario dedicato. Tra il 1561 e il 1566 fu costruito un nuovo santuario per il simulacro del Salvatore, precisamente in un'area di proprietà del Vescovo di Ancona e Numana Vincenzo Luchi. Il 13 ottobre 1566 il Crocifisso fu trasferito nella cappella del nuovo edificio, ma col passare degli anni il luogo di culto subì degli ammaloramenti strutturali che indussero il clero a ricostruire il tempio sacro. Trascorrono altri secoli ed ecco che la costruzione comincia a manifestare problemi di staticità tali da richiederne la demolizione e così al suo posto, sempre nella piazza principale di Numana di fronte alla sede comunale, si passa alla realizzazione di un nuovo santuario che viene ufficialmente consacrato il 6 Luglio 1969.

Il Legame con Sirolo e la Controversia

La situazione nelle due città divergeva a causa delle sventure di Numana colpita dalle intemperie, mentre Sirolo, più fortunata e florida, poteva offrire alloggio e ospitalità ai pellegrini che raggiungevano la Riviera del Conero per venerare il Crocifisso. In alcuni membri della popolazione di Sirolo nacque un sentimento di rivalità con Numana, tanto che il 15 maggio 1577 un gruppo di fanatici tentò di impossessarsi della scultura, ma senza riuscirci. Non c’è dubbio quindi che questo oggetto sacro continui a essere custodito con legittimo orgoglio dalla comunità numanese quale prezioso riferimento di venerazione nonché espressione artistica ricca di significati. La singolare composizione geometrica dell’edificio attuale che, nonostante le dimensioni, restituisce comunque un senso di leggerezza e nello stesso tempo orienta lo sguardo verso l’alto, denota una edificazione recente ma non interrompe il legame di fede che nei secoli si è mantenuto vivo tra Numana ed il “suo” crocifisso dalla lunga e avventurosa storia. D’altra parte, qui è sempre stato negando così ogni pretesa della vicina Sirolo, cui peraltro il detto popolare fa riferimento seppure privo di riscontri storici; il disguido nasce probabilmente dal fatto che quando la croce fu rinvenuta dal mare l’abitato numanese era fortemente in decadenza e quindi il riferimento "sicuro" per i pellegrini era allora il castello di Sirolo. Il detto popolare recita: "Chi va a Loreto e non passa a Sirolo, vede la madre ma non il figliolo!"

Analisi Artistica e Significato Teologico

Seppure raffigurato ancora in croce, il Crocifisso di Numana sottolinea così che da quel sacrificio deriva la vittoria finale sulla morte con una concreta possibilità di salvezza che ora viene donata a tutti perché Cristo è Signore dell’universo. E il viso esprime la serenità di chi, seppure lungo una via dolorosa, ha finalmente restituito la vera pace ad ogni uomo perché nel regno di Dio è questo che si annuncia, si vive e si contempla. Basta osservarlo nel silenzioso gioco di ombre e luci nel sobrio interno del nuovo santuario per percepirne la singolare intensità espressiva. Storia, arte popolare e fede si intrecciano nel nome del Crocifisso esprimendo gratitudine per guarigioni impossibili oppure narrando eventi di burrasche od infortuni che per la divina intercessione non hanno mietuto vittime. Sono preghiere che si uniscono al silenzio del visitatore, quasi per aiutarlo a guardare con occhi diversi quel giovane appeso ad una croce innalzata dietro l’altare, unendo la concretezza dei fatti vissuti ad un mistero trascendente. Il mistero di quell'abbraccio proteso verso ogni persona da chi con quel gesto continua a donare un respiro di pace nel segreto di un breve incontro, accomunando pellegrini di fede con chi fatica a credere nel suo cammino chiamato vita.

La Vera Croce Focus TV 2007

La Devozione e le Celebrazioni

I numerosi segni e la costruzione del nuovo santuario fecero in modo che i devoti che si recavano alla Santa Casa di Loreto, prolungassero il pellegrinaggio a Numana. Ecco perché l’appuntamento religioso più importante per la cittadina rivierasca giunge nel tardo autunno ed è proprio la festa di Cristo Re che cade nell’ultima domenica di ottobre a conclusione dell’anno liturgico. Che sia una presenza importante per la comunità lo testimoniano anche i numerosi ex voto posti all’ingresso del moderno santuario: disegni, piccoli cimeli e oggetti che con semplicità esprimono la gratitudine per la grazia ricevuta.

Il Santuario del Santissimo Crocifisso oggi

Situato nella parte alta del borgo di Numana, il Santuario rappresenta un importante luogo di culto e un significativo punto di interesse storico-artistico. Al suo interno è conservato un prezioso Crocifisso ligneo di origine bizantina, secondo la tradizione un dono di Carlo Magno. La struttura del Santuario testimonia, con architettura e decorazioni, secoli di storia e interventi architettonici nel tempo hanno arricchito il complesso. L’ingresso principale è situato dinnanzi al Palazzo dei Vescovi, sede del comune di Numana. Ai lati dell’entrata, due tele di Domenico Simonetti: “Mosè riceve le tavole della Legge” e “Mosè fa scaturire l’acqua”, seguono due affreschi attribuiti ad Andrea Lilli tra cui una tela con l’Assunta. Il Santuario del Santissimo Crocifisso è aperto al pubblico e offre la possibilità di visite guidate, per approfondirne la storia, le opere d’arte e la sua importanza per la comunità di Numana. Un’occasione per scoprire un prezioso esempio di patrimonio culturale e religioso, immerso nel suggestivo contesto del borgo marchigiano.

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