Il Crocifisso di Frate Elia: Un'Opera Perduta di Giunta Pisano

Il Crocifisso di Frate Elia, opera di Giunta Pisano datata al 1236, era una croce sagomata e dipinta a tempera e oro su tavola. La sua importanza storica e artistica è notevole, rappresentando forse la prima croce monumentale dipinta dall'artista e commissionata direttamente da Frate Elia, allora generale dell'ordine francescano. L'opera, purtroppo, fu distrutta nel XVII secolo e oggi ne rimangono solo testimonianze documentarie e descrizioni.

Dettaglio di una croce dipinta medievale, simile per stile a Giunta Pisano

L'iscrizione presente sull'opera recitava: "Frater Elias fieri me fecit / Iesu Christe pie / miserere precantis Elias / Iuncta Pisanus me pinxit A.D. MCCXXXVI ind." Questa firma non solo attribuiva l'opera a Giunta Pisano, ma indicava anche il committente, Frate Elia, che vi appariva come piccolo committente. Si trattava inoltre dell'unica opera datata di Giunta e di una delle più antiche rappresentazioni, forse la prima in assoluto di un artista italiano, del Christus patiens su scala monumentale. Questa iconografia, promossa dai francescani, era già nota in opere di maestri bizantini, come la Croce n. 20 di Pisa.

Giunta Pisano: Un Maestro del Duecento

Giunta Pisano fu un pittore attivo in Italia centrale tra Toscana, Umbria e, forse, Roma nella prima metà del XIII secolo. La sua vicenda biografica è parzialmente ricostruibile attraverso testimonianze documentarie. Particolare interesse rivestono due pergamene datate 1239, conservate nell'Archivio di Stato di Rieti, che attestano la presenza a Roma del figlio del pittore, Leopardo, e di un suo famulus, Giovanni. Questi documenti rendono verosimile un soggiorno di Giunta nell'Urbe sullo scorcio del quarto decennio del secolo.

Le carte reatine permettono di ipotizzare la data di nascita di Giunta negli ultimi due decenni del XII secolo, considerando che il figlio Leopardo fosse circa venticinquenne nel 1239. Altre testimonianze, conservate nell'Archivio Arcivescovile di Pisa, attestano la sua attività come pittore tra il 1239 e il 1254, quando compare come "Iuncta Capitinus pictor".

Opere Firmate e Stile Artistico

Sono conservate tre opere recanti la firma di Giunta Pisano: il crocifisso dipinto presso il Museo della Basilica Patriarcale Santa Maria degli Angeli ad Assisi, quello della chiesa di San Domenico a Bologna e quello del Museo Nazionale e Civico di San Matteo a Pisa. Quest'ultimo, già nella chiesa del monastero di Sant'Anna, è solitamente noto come croce di San Ranierino.

Nel crocifisso di Santa Maria degli Angeli, l'iscrizione frammentaria, integrata da Bacci, reca il patronimico "Capitini", concordante con il documento del 1254. La croce perduta di Assisi, commissionata da Frate Elia e datata 1236, precedette di diciassette anni la consacrazione della basilica stessa, avvenuta nel 1253.

Ricostruzione grafica del Crocifisso di Frate Elia basata sulle descrizioni

La critica artistica ha dibattuto sulla ricostruzione del corpus autografo di Giunta e sulla successione cronologica delle sue opere. I primi fondamentali contributi alla definizione della sua personalità artistica furono offerti da Lazarev e Brandi. Lazarev ne sottolineò i caratteri di derivazione bizantina, riscontrando affinità tipologiche con affreschi serbi e miniature armene. Propose il crocifisso del Museo di San Matteo a Pisa come probabile modello per le successive tavole giuntesche.

Brandi, invece, ipotizzò una formazione del maestro nell'ambito della pittura lucchese, influenzato da Berlinghiero. Tuttavia, è ormai superato il luogo comune storiografico che attribuiva a Giunta la creazione dell'iconografia del Christus patiens, innovazione bizantina risalente alla metà del XII secolo. Piuttosto, la sua concezione di una resa più "umanizzata" della sofferenza del Cristo crocifisso aprì la strada a Cimabue e Giotto.

Il suo stile è caratterizzato da un ductus improntato a un serrato e coerente calligrafismo, attento all'espressività dei volti e alla verosimiglianza. Il capo del Cristo appare reclinato sulla spalla destra, mentre il corpo, fortemente arcuato, esprime intensamente la sofferenza e la morte. Questa resa formale suggerì a Roberto Longhi la celebre definizione del Cristo del crocifisso di San Domenico a Bologna come "uno squalo immane e untuoso inchiodato sull'ultimo strattone", definendo la pittura giuntesca come caratterizzata da una "fredda ferocia grafica".

Evoluzione Stilistica e Rapporto con l'Ordine Francescano

La vibrante attenzione al dramma della morte sacra presente nei crocifissi firmati da Giunta mostra un percorso di approfondimento verso un sempre più accentuato espressionismo. Secondo l'ipotesi di Boskovits, la successione cronologica delle tre opere vede al primo posto la croce di Santa Maria degli Angeli ad Assisi, seguita da quella di Bologna e infine da quella di San Ranierino a Pisa. Tartuferi, invece, ritiene la croce di San Domenico la più antica. Altri studiosi collocano il crocifisso bolognese nella tarda maturità dell'artista, intorno alla metà del Duecento.

La croce di Assisi si distingue per un tono drammatico più sommesso e per una costruzione dell'immagine con evidenti influssi dell'eleganza e fluidità lineare bizantina tardocomnena. Il pathos drammatico sembra accentuarsi nella croce di San Domenico a Bologna, con un più deciso inarcarsi del corpo del Cristo, ombreggiature più intense e nervose lumeggiature del perizoma. Nella croce di San Ranierino, un cromatismo più fuso e un maggiore equilibrio proporzionale della figura umana testimoniano un avvicinamento di Giunta a modelli neoellenistici.

Lo stretto rapporto tra Giunta Pisano e l'Ordine francescano è attestato dalla committenza da parte di Frate Elia della perduta croce dipinta per la basilica di San Francesco ad Assisi. Da questa vicinanza trae origine anche un'altra opera frequentemente riferita alla mano di Giunta: il dossale raffigurante San Francesco e sei Storie della sua vita, conservato al Museo Nazionale e Civico di San Matteo a Pisa. Sebbene di grande intensità emotiva, l'autografia di quest'opera non è certa, data una certa secchezza di tratto e un accentuato convenzionalismo grafico assenti nelle croci firmate.

Altre opere sono state attribuite a Giunta, come due tavole con quattro episodi della vita di San Francesco, una conservata ad Assisi e l'altra a Roma. La tavola romana è ritenuta opera di un ignoto pittore pisano, seguace di Giunta. Vanno inoltre ricordate altre opere con scarso fondamento attribuite al maestro, tra cui una croce a due facce conservata in Massachusetts e un crocifisso di Venezia.

Influenza e Contesto Storico-Artistico

Grande fu l'influenza di Giunta Pisano sulla pittura centroitaliana, in particolare umbro-toscana. La sua opera segnò un fondamentale momento di viraggio verso una resa maggiormente realistica e intrisa di pathos dell'immagine sacra. Attraverso il suo stile, Giunta aprì la strada magistralmente percorsa, nei decenni successivi, da Cimabue e Giotto.

Il contesto storico-artistico del Duecento vide un'intensa circolazione di modelli e influenze, con un dialogo costante tra la tradizione bizantina e le nuove istanze espressive che emergevano in Italia centrale. Le croci dipinte monumentali, come quella di Frate Elia, rappresentavano un fulcro della devozione religiosa e un campo di sperimentazione per gli artisti. Queste opere, poste spesso in posizioni prominenti nelle chiese, avevano una forte valenza didattica e spirituale.

La figura di Frate Elia, generale dell'ordine francescano, fu determinante nel promuovere un'arte che riflettesse la spiritualità francescana, caratterizzata da un'enfasi sulla passione di Cristo e sull'umanità del Salvatore. La committenza di un'opera così significativa testimonia il ruolo attivo dei francescani nel panorama artistico del tempo.

Alle fonti di Giunta Pisano: un’analisi del dossale di San Francesco ad Assisi - Andrea De Marchi

La perdita del Crocifisso di Frate Elia rappresenta un'importante lacuna nella conoscenza dell'opera di Giunta Pisano e dell'arte del Duecento. Tuttavia, le testimonianze scritte e le opere superstiti permettono di apprezzare la sua innovativa interpretazione dell'iconografia della Passione e il suo ruolo cruciale nel rinnovamento della pittura italiana.

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