Il celebre pittore fiammingo Antoon van Dyck, figura di spicco del Barocco, ha lasciato un'eredità artistica ricca di opere significative, tra cui spiccano numerosi "Crocifissi" e "Crocifissioni" eseguiti negli anni venti del Seicento. Queste opere, concepite spesso per la devozione privata, ebbero una notevole fortuna, tanto da richiedere all'artista e ai suoi seguaci l'esecuzione di numerose repliche. La produzione di Van Dyck riflette il mutato approccio all'arte sacra, influenzato dalla Riforma Cattolica, che promuoveva una rappresentazione più realistica e drammatica del Cristo in croce, evitando però gli eccessi sensazionalistici.

L'Analisi di un Bozzetto Preparatorio
Un interessante studio classifica un dipinto, che presenta la freschezza pittorica tipica degli studi preparatori, come un bozzetto dell'opera finita conservata al Museo Nazionale di Capodimonte (Napoli). L'impostazione di questo bozzetto è identica a quella del dipinto partenopeo, con la testa del Cristo morto, reclinata e sfuggente all'indietro, che non lascia dubbi sulla connessione compositiva tra le due opere. Similmente, il corpo è longilineo e affusolato, il torace stretto e ben tornito, e le gambe mostrano una muscolatura in cui la tensione ha ceduto il posto alla morbidezza della carne.
La rapidità esecutiva e la pennellata costruttiva, che scorre fluida sul supporto telare privo della consueta spessa base di imprimitura, rivelano la mano di Van Dyck in questo bozzetto preparatorio. A un'attenta osservazione, è persino possibile scorgere la trama della tela. L'ipotesi che si tratti di un bozzetto esclude che possa essere una replica dell'artista, poiché non possiede i requisiti tecnici necessari, come la pennellata lenta, il segno costruttivo, le velature morbide e i tonalismi provocati dalla luce. Si esclude anche che possa essere una copia di seguaci del maestro, poiché le copie di solito hanno dimensioni simili all'archetipo di riferimento e presentano un disegno, un colore, un'anatomia e una prospettiva che rispondono ai criteri della "bella copia", con ogni dettaglio perfettamente rifinito, cosa che non si riscontra nell'opera in esame.

Drammaticità Espressiva e Dettagli Compositi
La postura del Nazareno Crocifisso nel bozzetto risponde ai criteri di drammaticità espressiva tipici del Barocco. Cristo è il fulcro di un vortice dove il vento della terra e la tempesta del cielo chiudono il dramma della sua vicenda umana. La croce sembra affondare sul lato sinistro della tela, quasi inghiottita dalla luce che avanza dal fondo. Anche il cartiglio con le iniziali di Iesus Nazarenus Rex Iudeorum appare avvolgersi e strapparsi nel vortice della tempesta.
Il fondale cupo incornicia la figura esile e longilinea del Cristo, ritagliandone i contorni e conferendogli un maggiore senso di solitudine. In alto, uno squarcio di luce potenzia la forza espressiva dell'opera, invitando lo sguardo a cercare un luogo di speranza oltre la "parete" tetra del fondale. Oltre le nuvole, che sembrano ribollire in un sovrapporsi di forme dinamiche, un raggio luminoso proiettato dall'Empireo conforta il Cristo.
Il colore predominante del bozzetto è caldo; l'artista ha utilizzato le cromie della terra e del fuoco. Il corpo del Cristo tende all'olivastro, per una resa realistica della carne spenta dalla morte, una scelta cromatica derivata dai dipinti della maniera tardo rinascimentale. Il lenzuolo avvolgente e il cartiglio richiamano il bianco della purezza, "ferito" dalle pieghe o dallo strappo. Ogni dettaglio nel bozzetto è espressione di drammaticità, senza alcuna serenità.
Il Barocco spiegato dal prof Alessandro Zuccari
Connessioni con altre Opere e Datazione
Il bozzetto in esame si inserisce nel vasto corpus di Crocifissi e Crocifissioni eseguiti da Van Dyck. Allo stesso gruppo appartiene anche il Crocifisso di Palazzo Alliata di Villafranca (1624-25), a Palermo, città in cui l'artista soggiornò tra la primavera del 1624 e il settembre dell'anno successivo. Anche l'opera della casa Alliata presenta molte affinità con il bozzetto. Lievi differenze nella postura della testa e nel modellato del torace suggeriscono che essa sia il risultato di un'ulteriore evoluzione compositiva raggiunta dall'artista (olio su tela, cm. 101×75).
L'autenticità del bozzetto è legata alla fluidità del colore, all'assenza di ripensamenti, alla mancanza del supporto di preparazione e alla genuinità espressiva. La datazione dell'opera è riconducibile al dipinto partenopeo, unanimemente assegnato agli anni 1621-25. L'opera di Van Dyck fu un capolavoro datato 1627, proveniente dal Museo di Palazzo Reale di Genova, riconosciuto dalla critica come una delle più prestigiose testimonianze della produzione italiana del celebre maestro di Anversa. Il dipinto fu acquistato da Carlo Felice nel 1821.
I Crocifissi che per struttura compositiva più si avvicinano al bozzetto, oltre a quello di Capodimonte e di Palermo, includono opere nelle Gallerie dell'Accademia a Venezia, presso Sotheby's a New York, nella Chiesa di Notre Dame a Bruges, e nella Collezione (già) Bentinck Thyssen, tra gli altri.
Il Cristo Crocifisso nel Barocco: Messaggio e Rappresentazione
Il momento raffigurato dall'autore è quello suggerito dal Vangelo di Luca (23, 44-46): "Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce disse 'Padre nelle tue mani consegno il mio spirito'. Detto questo spirò." Cristo è raffigurato proprio nel momento in cui rivolge lo sguardo al cielo per ricongiungersi all'Energia creativa dell'Universo.

La Riforma Cattolica ha determinato un cambiamento di rotta nei caratteri formali ed espressivi dell'arte sacra. Il "Discorso intorno alle immagini sacre" del Cardinale Gabriele Paleotti, maturato in seguito alle nuove disposizioni della Chiesa, ha inciso radicalmente in tutte le rappresentazioni riferibili al Nuovo e al Vecchio Testamento, nonché in quelle relative alla devozione per i santi. Pertanto, nel caso del Cristo Crocifisso, la croce non regge un Dio assente, estraneo al pianto del popolo.
Gli artisti del Seicento, pronti a seguire il dettato della Riforma Cattolica, popolarono gli altari con immagini terrene, utili a rappresentare in maniera realistica la quotidianità. La pittura abbandonò le forme ideali, il colore terso, la luminosità totale di Raffaello e scelse i propri modelli nel popolo, dando spazio ai chiaroscuri violenti dell'esistenza e al dinamismo delle passioni. Le forme non sono più statiche ma vorticose, il colore non è più pulito ma impresso di umanità, gli spazi non sono più luoghi ideali ma attraversamenti di sofferenza.
Il messaggio della Chiesa rinnovata fu compreso e accettato anche dagli artisti fiamminghi che operarono per lungo tempo in Italia. Peter Paul Rubens e Anton Van Dyck furono tra i maggiori artefici del nuovo indirizzo espressivo. Eliminando le ferite, i sanguinamenti e le tumefazioni tanto cari agli artisti di ispirazione francescana, senza rinunciare alla resa realistica, rappresentarono il dramma del Cristo evitando di eccedere nel sensazionalismo formale. Buona parte delle numerose versioni del suo Crocifisso fu destinata alla devozione domestica, agli spazi della preghiera dei nobili del tempo.
Il Barocco spiegato dal prof Alessandro Zuccari
L'Opera di Van Dyck: Un Capolavoro a Palazzo Reale di Genova
Un nuovo "Ospite" a Palazzo Cini è stato il dipinto "Il Cristo crocifisso", capolavoro di Antoon van Dyck, datato 1627, proveniente dal Museo di Palazzo Reale di Genova. In quest'opera di sublime grandezza, riconosciuta dalla critica come fra le più prestigiose testimonianze della produzione italiana del celebre maestro di Anversa, il vigoroso corpo di Cristo inchiodato sulla croce si staglia contro un cielo cupo addensato di nubi livide, sottolineando la solitudine desolata del dramma della sua esecuzione e morte. Cristo è ancora vivo, il volto sofferente, rigato di sangue, è rivolto verso il cielo. Sangue scorre anche dalle ferite dei polsi e dei piedi. Bagliori di luce circondano il capo coronato di spine. Nel cielo si intravede l'eclissi di sole descritta da Luca nel suo Vangelo.
Il paesaggio roccioso e spoglio che circonda la croce, perdendosi nell'oscurità del fondo, esprime la dimensione drammatica entro cui si rifrange la dolente emotività del Cristo. Non si sono ad oggi rintracciate notizie precedenti al 1821 per quest'opera. Venne acquistato da Carlo Felice insieme ai dipinti di Andrea Caerlo Gabaldoni nel 1821 ed entrò nella dimora di via Balbi nel 1822, pagato mille lire, contro le duemila che pretendeva l'antico proprietario. È registrato, per la prima volta, nell'inventario del 1836 come opera di Van Dyck, posto a impreziosire uno dei salotti dell'Appartamento del Gran Ciambellano del re al primo piano nobile, ala di ponente. Tra il 1844 e il 1854 lo si ritrova esposto nel Salotto dell'Aurora e dal 1877 nel Salotto di Diana da dove, nel 1994, è stato trasferito alla sua attuale collocazione.

Autografia e Influente Stile
L'autografia dell'opera non è mai stata messa in discussione. In particolare, sono state già a dovere sottolineate le prerogative rubensiane, evidenti tanto nella costruzione in scorcio quanto nella resa vigorosa del panneggio. Si sente inoltre l'assimilazione di moduli compositivi tipicamente italiani, in particolare propri della scuola emiliana, veneta e dell'esperienza tizianesca. In virtù delle qualità pittoriche qui espresse, la critica lo ritiene cronologicamente prossimo alla pala con la Crocifissione e i santi Francesco e Bernardo e un donatore che il maestro fiammingo realizzò per la chiesa di San Michele di Pagana nel 1627.
Il "Cristo in croce" di Anton Van Dyck è stato il primo protagonista de "L'opera si racconta", ciclo di mostre finalizzate a mettere in risalto singoli capolavori delle collezioni permanenti - dipinti, sculture e oggetti d'arte conosciuti, poco noti o provenienti dai depositi - raccontati in una chiave nuova e in dialogo con altre opere, per svelarne la complessità e il contesto di origine. La visita si sofferma non solo sul dipinto sacro di Van Dyck, grande pittore fiammingo giunto in Italia nel 1621 su consiglio del maestro Rubens, ma anche sui disegni, le incisioni e l'acquaforte che con esso dialogano nell'esposizione.
Un Cristo Drammaticamente Vivo
Il dipinto raffigura Gesù sulla croce, ritratto ancora vivo, nudo fino alla vita, inchiodato ai due pali di legno con quattro chiodi (due alle mani e due ai piedi) - un dettaglio molto in voga nei Paesi Bassi, dove diversi pittori furono più restii ad adottare un unico chiodo per entrambi i piedi, forse pensando in tal modo di infondere maggior drammaticità e pathos alla scena. Una luce fredda, livida, colpisce il corpo nudo e lo svolazzante perizoma bianco. Il Cristo è ancora vivo, con il viso solcato da gocce di sangue e uno sguardo drammaticamente lanciato al cielo dove, in accordo con il Vangelo di Luca, sta avvenendo un'eclissi di sole. Il volto e il corpo mostrano gli spasmi dell'agonia e si contraggono irrigidendo tutti i muscoli in un ultimo, inutile tentativo di resistenza all'ineluttabile destino prima dell'abbandono definitivo. Dai chiodi conficcati nelle mani e nei piedi, il sangue cola copiosamente lungo le braccia tese mentre le dita si accartocciano come artigli, la testa scivola all'indietro e gli occhi si rivolgono al cielo imploranti a cercare l'aiuto divino.
Bruges: Un Contesto Artistico Ricco
La città di Bruges, nelle Fiandre, ha detenuto per secoli una posizione di rilievo tra i centri più significativi d'Europa. La sua straordinaria ricchezza storica si riflette eloquentemente nelle numerose opere d'arte create dagli artisti che hanno scelto questa città come casa e fonte d'ispirazione. Un itinerario, percorribile comodamente a piedi utilizzando l'app gratuita Visit Bruges, porta i visitatori alla scoperta dei luoghi dove i Maestri Fiamminghi hanno lasciato il segno.
Museo dell'Ospedale di San Giovanni (Sint-Janshospitaal)
Il viaggio può iniziare al Museo dell'Ospedale di San Giovanni (Sint-Janshospitaal Museum), un complesso che conserva l'architettura di un ospedale medievale. Questo contesto storico ospita quattro opere essenziali di Hans Memling, tutte incluse nella prestigiosa lista dei capolavori fiamminghi. Cinquecento anni dopo la loro creazione, queste opere continuano a risplendere nelle loro sedi originali. La collezione include il monumentale "Trittico di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista", che ancora oggi ispira profonda ammirazione. Si trovano anche l'imponente "Reliquiario di Sant'Orsola", considerato un pezzo unico nella produzione di Memling, e il sofisticato "Trittico con l'Adorazione dei Magi", che illustra la giovinezza di Cristo, affiancato dalla toccante "Lamentazione di Cristo", notevole per la sua intensa espressione di umanità. La collezione include il "Trittico del Matrimonio Mistico di Santa Caterina" di Hans Memling.
L'esperienza interattiva "Closer to Memling", sponsorizzata da Musea Brugge, si svolge nell'attico del Sint-Janshospitaal Museum. Questa installazione audiovisiva interattiva è progettata per rendere le opere del maestro accessibili in modo giocoso, avvicinando il celebre artista a bambini e adulti. Entrando nell'attico, i visitatori hanno la sensazione di entrare in una dimensione parallela. L'esperienza è accompagnata da suoni ispirati alla musica polifonica in voga ai tempi di Memling. I partecipanti sono invitati a sedersi a un tavolo interattivo, immergendosi così nell'universo pittorico del maestro. Utilizzando la propria creatività, si possono elaborare versioni personali dei dipinti, creando una vera e propria "resurrezione" figurativa di Memling. I visitatori possono anche esplorare la vecchia farmacia situata nell'ex chiostro della confraternita, dove le suore producevano medicine dal 1653 al 1972.

Museo Groeninge e Tenuta Adorno
Un suggerimento aggiuntivo per gli appassionati d'arte è una visita al Museo Groeninge, che vanta una delle più belle collezioni al mondo dedicate ai Primitivi Fiamminghi, e alla Tenuta Adorno del XV secolo, un gioiello culturale nel cuore di Bruges. La sua storia è raccontata dal maestoso palazzo, dal tranquillo giardino e dalla rinomata Cappella di Gerusalemme. La tenuta era di proprietà della ricca famiglia genovese Adorno: Pietro II Adorno costruì la cappella originale con il permesso papale, e in seguito suo figlio Anselmo la sostituì con una fedele riproduzione della Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, aggiungendo anche delle casette di beneficenza. La cappella ospita il mausoleo di Anselmo e Margherita, un notevole capolavoro dell'arte borgognona.
Hof Bladelin e Chiesa di Nostra Signora
Il tour prosegue con l'Hof Bladelin, un palazzo medievale con una storia articolata che affonda le sue radici nella figura di Lorenzo il Magnifico e sua moglie Clarice Orsini (i loro medaglioni sono ancora ammirabili nella sala della banca del palazzo): fu infatti la sede del Banco Mediceo alla fine del XV secolo. L'Hof Bladelin conserva l'atmosfera della grandezza passata: particolarmente degne di nota sono le sei vetrate policrome sulle facciate, opera dello studio di Jules Dobbelaere di Bruges. Di grande interesse sono anche le chiavi di volta del XV secolo, che simboleggiano il potere artistico e politico dell'epoca.
Il patrimonio religioso della città è simboleggiato dalla Chiesa di Nostra Signora (Onze-Lieve-Vrouwekerk), considerata un capolavoro architettonico che custodisce importanti opere d'arte, tra cui la "Madonna con Bambino" di Michelangelo. La sua torre in mattoni alta 115,5 metri è la seconda più alta del mondo. Un elemento architettonico unico in Europa è il magnifico oratorio di Lodewijk van Gruuthuse: un corridoio collega direttamente la cappella all'adiacente Palazzo Gruuthuse, un evidente simbolo di ricchezza e status sociale all'epoca. Tra le opere d'arte riconosciute come capolavori fiamminghi figura il "Trittico della Passione", attribuito a Bernard van Orley e Marcus Gheeraerts: il pannello centrale raffigura la crocifissione di Cristo, mentre i pannelli laterali illustrano episodi come la flagellazione, la via crucis, la discesa agli inferi e il compianto. Nelle immediate vicinanze si trova il Museo Gruuthuse, un imponente palazzo comunale che espone una raffinata selezione di arti e mestieri, tra cui intagli in legno, manoscritti borgognoni, pizzi e porcellane cinesi. Il motto di Lodewijk van Gruuthuse, "Plus est en vous" (C'è di più in te), accoglie i visitatori all'ingresso.

Complesso dei Carmelitani Scalzi e Historium
Merita una visita anche il Complesso dei Carmelitani Scalzi, un gioiello storico sia all'interno che all'esterno, iniziato con la nobile residenza conosciuta come "Hof van Uytkerke", caratterizzata da una facciata a gradoni. Poi, nel XVII secolo, i Carmelitani trasformarono l'edificio in un centro di spiritualità. Il punto focale dell'interno è l'altare maggiore in marmo, opera di Jacob de Coster, scultore di Bruges che ha lasciato il segno in diverse parti di questo monumento protetto.
Sebbene l'intero centro di Bruges offra l'impressione di un viaggio nel tempo, l'Historium offre l'esplorazione più intensa della città nel XV secolo, un periodo in cui Bruges era uno dei centri economici e culturali più influenti d'Europa. Attraverso l'uso innovativo della realtà aumentata, il Secolo d'Oro prende vita in diversi modi: i visitatori possono seguire l'avvincente storia dell'apprendista di Jan van Eyck, sperimentare un volo virtuale attraverso l'architettura medievale e godere di una prospettiva a 360 gradi su Bruges.
Oltre il Centro Storico: Castello di Loppem e Museo Permeke
L'esperienza artistica e storica di Bruges si espande anche al di fuori del percorso principale. Ad esempio, il Castello di Loppem, un castello neogotico conservato nel suo stato originale dal 1860, che ospitò il quartier generale dell'esercito belga durante la Prima Guerra Mondiale: L'edificio conserva una vetrata con una Pietà risalente al 1460, probabilmente da attribuire a un allievo di Rogier van der Weyden. Il castello, circondato da un romantico parco all'inglese, è facilmente raggiungibile in bicicletta da Bruges.
Per chi cerca l'arte moderna, il Museo Permeke a Jabbeke, sebbene più distante, offre l'opportunità di scoprire le opere sfaccettate di Constant Permeke, con una mostra permanente allestita nella sua ex residenza.
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