Il Cinquecento fu un periodo di grande fervore artistico e religioso in Italia, durante il quale la terracotta emerse come materiale prediletto per la creazione di sculture devozionali. La sua versatilità e la capacità di catturare dettagli espressivi la resero particolarmente adatta a rappresentazioni sacre, spesso inserite in contesti liturgici e di forte impatto emotivo.
Esempi Specifici di Sculture in Terracotta del primo Cinquecento
All'interno della Chiesa di San Pietro Apostolo, ad esempio, a lato del celebre Crocifisso miracoloso in legno della prima metà del Trecento, si trovano due significative opere in terracotta. Si tratta di due statue in terracotta dipinta risalenti ai primi del Cinquecento che raffigurano la Vergine e San Giovanni. Queste sculture sono attribuite alla scuola dei Buglioni, collaboratori dei Della Robbia di Pistoia, noti per i fregi dell’Ospedale del Ceppo.

Baccio da Montelupo e l'Uso della Terracotta nel primo Cinquecento
Tra la fine del Quattrocento e la metà del Cinquecento, artisti come Baccio da Montelupo (Bartolomeo Sinibaldi), insieme a figure del calibro di Leonardo da Vinci e Jacopo Carucci detto il Pontormo, si distinsero nel panorama artistico fiorentino. Nato a Montelupo Fiorentino nel 1469, Baccio trascorse la sua giovinezza appassionandosi all'arte della lavorazione della ceramica, che aveva reso celebre la sua città natale in quegli anni. Successivamente, si formò nel Giardino di San Marco a Firenze, dove incontrò Michelangelo Buonarroti. La sua produzione artistica, influenzata dalla visione spirituale e politica di Savonarola dopo la caduta dei Medici, lo vide concentrarsi su materie prime quali la terracotta e il legno.
A Firenze, Baccio da Montelupo realizzò nei primissimi anni del Cinquecento almeno due crocifissi, stilisticamente influenzati dal Crocifisso di San Marco del 1496. In particolare, nel 1501, creò un crocifisso animato per la Compagnia di Gesù Pellegrino, una confraternita attiva a Santa Maria Novella. Data la sua altezza di 94 cm, si ipotizza che non fosse utilizzato solo durante la Settimana Santa, ma anche durante tutto l’anno liturgico come crocifisso processionale, in quanto né troppo largo né troppo pesante. I documenti della Compagnia, infatti, parlano di un crocifisso "daportarfuorj", e gli statuti e inventari indicano che trovava sede stabile sull’altare della Compagnia stessa. Questo testimonia la natura multifunzionale delle sculture animate, capaci di essere oggetti di culto portatili e fulcro di rappresentazioni ritualistiche.

I Crocifissi Mobili e la Devozione Popolare tra Quattrocento e Cinquecento
La diffusione dei crocifissi mobili in epoca tardogotica e nel primo Rinascimento è strettamente legata ai riti drammatici del triduo pasquale e alla devozione popolare medievale. Queste sculture, spesso polimateriche, erano il risultato della specializzazione di botteghe che utilizzavano tecniche seriali come calchi, pastiglia e Pressbrokat. L'obiettivo era un efficace mimetismo, spesso attraverso l'impiego di vesti reali e crini per barba e capelli, al fine di stimolare un coinvolgimento emotivo sempre più intenso da parte dello spettatore.
La tipologia del crocifisso con braccia mobili, che permetteva di "schiodare" Cristo dalla croce per poi deporlo sul cataletto e chiuderlo nel sepolcro, si sviluppò ampiamente. Se il simulacro era dotato anche di bacino mobile, poteva essere impiegato per il planctus Mariae, dove la scultura giaceva accasciata tra le braccia della donna che interpretava la Madonna.
Per quanto riguarda l'area fiorentina, gli studi di Margrit Lisner (Holzkruzifixe in Florenz und in der Toskana von der Zeit um 1300 bis zum frühen Cinquecento, 1970) rivelano la popolarità di questi manufatti. Sebbene il crocifisso mobile più antico conosciuto (quello del Battistero di San Giovanni, attribuito a Giovanni di Balduccio) risalga al Trecento, la maggior parte dei crocifissi sopravvissuti, anche nelle aree limitrofe, si attesta tra il 1490 e il 1530. Questo periodo è cruciale per comprendere l'evoluzione e la diffusione di tali opere, sebbene molti di questi esemplari fossero prevalentemente lignei.
L'affermazione del Cristo sofferente (Christus Patiens), in opposizione al Christus Triumphans, fu incoraggiata dalla predicazione degli ordini mendicanti, in particolare dei francescani, che promuovevano una partecipazione emotiva ai dolori della Passione. L'arrivo in Occidente di numerose reliquie cristologiche dopo l'assalto di Costantinopoli nel 1204 contribuì a rafforzare questa tendenza, attirando l'attenzione dei fedeli con nuove immagini sacre.
La tipologia del crocifisso mobile ha rappresentato un'operazione di stile unica per l'accentuazione dei caratteri patetici. Questa enfasi si ritroverà in seguito nel fiorire dei gruppi scultorei in terracotta, gesso e cartapesta delle stazioni dei Sacri Monti, soprattutto nell’Italia del Nord e in Umbria, dove la terracotta, con la sua plasticità e capacità espressiva, divenne il materiale ideale per narrare in modo vivido le scene della Passione.

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