La Preghiera del Clown

Origine e Contenuto

La "Preghiera del Clown", attribuita al celebre artista Totò, è un testo di grande attualità e profonda riflessione sulla condizione umana e artistica.

Una versione particolarmente apprezzata di questa preghiera è stata recitata da Totò stesso ed è tratta dal film Il più comico spettacolo del mondo, rendendola un pezzo iconico del suo repertorio.

Il Testo Completo della Preghiera

Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa’ che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi.

Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa’ che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.

Ritratto di Totò, l'autore della preghiera, in veste di clown

Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l’unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa’ che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore.

Guardaci dalle unghie delle nostre donne, che da quelle delle tigri ci guardiamo noi, dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamente le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici.

Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un po’ perché essi non sanno, un po’ per amor Tuo, e un po’ perché hanno pagato il biglietto.

Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.

C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.

Il Mestiere del Clown e l'Anima dell'Artista

Questa preghiera descrive in modo crudo e spietato il mestiere del clown da circo e, più in generale, di chiunque reciti nel vasto mondo dello spettacolo.

L'attore teatrale, come il clown, deve portare in fondo la sua parte, essere ogni sera sul palcoscenico davanti al pubblico, sperando di farlo divertire, commuovere o pensare.

L'artista è sempre pronto ad accoglierne gli applausi o le stroncature, in uno scambio di energia continuo che può esaltarlo o travolgerlo, se non è in grado di gestirlo. In questa professione, la gioia e il dolore spesso si intrecciano, celati dietro una maschera di allegria.

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Il Clown come Metafora della Testimonianza

L'immagine del clown proposta dalla preghiera di Totò ha una grandissima attualità, specialmente se applicata a contesti che richiedono una testimonianza profonda, ma spesso inascoltata.

Il pagliaccio, infatti, non viene quasi mai preso sul serio. Può dire quello che vuole, ma è come se avesse appiccicata addosso un'etichetta, come fosse inquadrato nella sua parte di commediante.

Comunque si comporti, qualsiasi gesto faccia per presentare la serietà del caso, tutti sanno già in partenza che egli è appunto solo un povero clown.

Si sa già di che cosa parli, si conosce già in partenza che offre solo una rappresentazione fantastica, la quale ha poco o nulla da spartire con la realtà. Lo si può quindi ascoltare con animo sollevato, senza essere obbligati ad inquietarsi seriamente per quello che dice.

Analogamente, anche il cristiano, chiamato a testimoniare il Vangelo di Cristo, rimane spesso inascoltato perché, agli occhi del mondo, risulta "incapace di portare il suo messaggio ad essere veramente ascoltato dagli uomini", proprio come il clown, la cui figura, pur portando un messaggio, viene spesso filtrata attraverso la lente della sua "parte" prestabilita.

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