Il Monastero e la Chiesa di Santa Chiara a Foggia: Storia e Trasformazione

La Chiesa di Santa Chiara, sita a Foggia in Via Arpi, affaccia sulla piazzetta omonima, racchiusa da un fianco del bellissimo Palazzo Ricciardi e da un lato dell’ex edificio conventuale delle suore, da cui si accede al chiostro.

Veduta esterna della Chiesa di Santa Chiara con la piazza circostante a Foggia

Le Origini Leggendarie e le Prime Testimonianze

L’origine della chiesa risalirebbe al Trecento, con il nome di Beatrice Lollo di Assisi, sorella di Fino Lollo ed entrambi nipoti di Santa Chiara in persona. I due avrebbero chiesto ed ottenuto dal re di Napoli Roberto d’Angiò del denaro con cui procedere alla costruzione nel 1339 del monastero, di cui la stessa Beatrice fu la prima oblata.

Di queste origini leggendarie non rimane traccia documentata, mentre abbiamo due epigrafi interessanti murate nel chiostro, dedicate a due defunte badesse del monastero: Suor Giulia Frosa e Suor Giustina Delobrito, che recano rispettivamente la data 1546 e 1588. Anche uno stemma, raffigurante l’iconografia classica della santa che reca l’ostensorio in una mano, emblema monastico dell’Ordine delle Clarisse, sembrerebbe risalire a questo periodo.

Il Terremoto del 1731 e la Ricostruzione Barocca

La chiesa rinascimentale avrebbe continuato ad esistere se non fosse stata distrutta dal terribile terremoto del 1731. La Madre Badessa racconta che all’epoca del terremoto era confessore Ordinario al Monastero Padre Antonio Fattuolo da Celenza d’Abruzzo, dell’Ordine dei Minori Francescani e Lettore di Sacra Teologia nel Convento di Gesù e Maria, già Custode della Provincia di Sant’Angelo.

Padre Antonio, scampato dalla rovina del suo Convento, corse senza indugio in Città per sollievo delle povere Religiose, che senza dubbio credeva sepolte nelle pietre. Dopo aver superato "montagne di pietre, reliquie di rovinati edifizi" fra gli orrori della notte e la solitudine della Città, giunse finalmente al Monastero, fu dalle Religiose ravvisato come "stella mattutina, che portando loro l’alba della salvezza".

Le Suore furono radunate tutte nella parte interiore del Parlatorio e, con le lacrime agli occhi, prostrate a terra con atti di contrizione ricercavano da Lui il benefizio della Santa assoluzione, che poi a ciascuna in particolare dispensò, udendo dalla Grata la sacramentale loro confessione. Mentre confessava, verso le ore quattordici, vi fu un’altra scossa di terremoto. Di comune accordo con la Badessa, fu mandata una persona ad avvisare l’Arciprete Guglielmone, che in mancanza del Vescovo aveva l’obbligo di assistere le Suore. Fu deciso di trasferire altrove le Suore.

Nel frattempo il Mastro Giurato fece fare due piccole baracche: una per le Religiose di Santa Chiara e l’altra per quelle dell’Annunziata. In quei giorni c’era molta ristrettezza di vitto, infatti quasi tutti i numerosi forni erano crollati e funzionavano solo due. Dalle vicine città non arrivavano i viveri perché si temeva che al loro passaggio potessero crollare i muri e rimanere sepolti. Le Autorità Locali, nella distribuzione dei viveri, avevano dato una preferenza alle Suore che, dato il loro stato di Clausura, non potevano uscire per procurarsi il cibo.

La Badessa riferisce la "fatalità del povero Monastero di Santa Chiara", che, avendo pochi mesi prima in deposito quattromila e più ducati, somma che in quel frangente avrebbe potuto molto sollevare la sua bisogna, vide impiegare tale cifra, dal Protettore di quel tempo Sig. Canonico D. Domenico Scarafone, per la compera di nuova casa. Così in Deposito restarono quattrocento ducati, che servirono, con il consiglio del Vescovo, in questa urgente necessità per vitto alle Religiose in Baracca e per il necessario al Monastero per renderlo abitabile.

La chiesa che ammiriamo oggi è quella riedificata e consacrata nel 1742, in un bellissimo stile barocco, tipicamente locale. Questo stile si è più volte ripetuto a Foggia, tanto da creare un percorso denominato “le sette chiese barocche del centro storico”, che include quelle chiese costruite o ri-costruite in quel breve periodo a ridosso del terremoto e tutte a loro modo simili e diverse.

Un'antica epigrafe ricollocata nell’abside, ricordando il terremoto del 1731 (“inter luctuosas Apuliae ruinas”), documenta la ricostruzione “a fundamentis” del tempio in un “aspetto più elegante”, avvenuta nel 1742 sotto la badessa Maria Celestina De Angelis e con la protezione di un certo Giovanni.

Architettura della Chiesa

La Facciata

La facciata si caratterizza per una accentuata verticalità e l’introflessione delle ali laterali, abbellite con una coppia di bifore e due oculi. La fascia centrale, delimitata da un doppio ordine di paraste binate, presenta dal basso verso l’alto, la cornice con stemma centrale del portale d’ingresso, un finestrone rettangolare con fastigio sagomato e una finestra con terminazione a bifora. A coronamento del tutto, un’alta e molto modanata cornice marcapiano e la classica cimasa centrale con oculo e volute apicali.

Dettaglio della facciata barocca della Chiesa di Santa Chiara a Foggia

L'Interno

L’interno è a pianta ellittica, una soluzione tipicamente barocca, con soffitto a volta. Lungo il perimetro si aprono quattro arcate: quella d’ingresso, l’arcata “absidale” con l’altare dedicato a Santa Chiara in direzione opposta, e le due laterali con gli altari dedicati all’Immacolata e a San Francesco Saverio.

Nella chiesa sono sopravvissuti quattro medaglioni barocchi, posizionati al centro delle arcate, recanti bassorilievi monocromi dedicati a personaggi femminili dell’Antico Testamento, adornati con putti reggenti dalle pose azzardate.

Interno della Chiesa di Santa Chiara, evidenziando la pianta ellittica e gli affreschi

La Soppressione e il Patrimonio Disperso

Delle antiche suppellettili religiose nulla rimane in seguito allo spoglio della Chiesa che avvenne nel 1866, a causa delle leggi eversive e della conseguente espulsione delle suore. Furono incamerati i beni ecclesiastici, in questo caso arredi sacri e argenterie; gli altari furono distrutti e le opere d’arte disperse.

Fortunatamente qualcosa scampò: l’altare maggiore fu demolito e ricostruito seppure in versione ridotta nella Chiesa di San Luigi Gonzaga; la notevole pala d’altare con una Santa Chiara della scuola di Francesco Solimena, uno dei protagonisti del Barocco napoletano, è conservata nel Museo Civico di Foggia; infine una statua in legno dell’Immacolata nella tipica iconografia settecentesca con nuvole e putti, sempre di scuola napoletana, attribuibile al famoso scultore Giacomo Colombo o ad un suo seguace, si trova nella sagrestia della Chiesa dell’Addolorata.

La storia del Monastero è anch’essa importante: nel 1866 avvenne l’espulsione delle sorelle, non senza lamenti e proteste che ebbero anche forma scritta a nome dei monasteri riuniti di Santa Chiara e della SS.ma Annunziata di Foggia.

Il Monastero: Usi Successivi e Struttura

Dopo l'espulsione delle suore, nel 1898 l’edificio del monastero divenne sede municipale, quando un incendio scoppiato a seguito di rivolte distrusse il Municipio cittadino. Infine, nel 1954, fu adibito ad uso scolastico, diventando una Scuola elementare intitolata naturalmente a Santa Chiara, poi Circolo didattico e attualmente Istituto Comprensivo Santa Chiara-Pascoli-Altamura.

Il monastero si articola su tre livelli e presenta pianta quadrangolare caratterizzata dalla presenza di un chiostro interno. Il prospetto principale, prospiciente la piccola piazza che si affaccia su via Arpi, è in muratura intonacata ed è caratterizzato dal portale di accesso architravato, definito da cornice in pietra, con una decorazione a volute in corrispondenza dell'angolo superiore sinistro.

Nel cortile interno, di forma pressoché quadrangolare, sono presenti, sul lato sinistro, un portale a tutto sesto inquadrato da semicolonne e affiancato da finestre e da un secondo portale, con apertura di forma rettangolare, con le stesse caratteristiche. Al livello superiore è presente un porticato a sei fornici intervallati da colonne e con balaustra in muratura costituita da pilastrini. Sono inoltre presenti alcuni stemmi in pietra, oltre alle già menzionate lapidi dedicate alle badesse Suor Giulia Frosa (1546) e Suor Giustina Delobrito (1580).

Il lascito delle suore non finirebbe qui: l’attuale Biblioteca provinciale di Foggia dovrebbe ancora conservare centinaia di preziosi volumi, tra cui alcune cinquecentine originali, qui confluite dalla Biblioteca comunale dove trovarono sistemazione nel 1833 i beni librari dei conventi soppressi a causa delle leggi eversive.

Dettaglio del chiostro interno del Monastero di Santa Chiara a Foggia

Elementi Caratteristici Esterni

La Ruota degli Esposti

All’esterno della Chiesa, in Via Catalano (alle spalle della piazza Santa Chiara) di fianco all’entrata di un locale ad uso abitativo, tra i fili di uno stendi-panni, si trovano la famosa Ruota degli esposti, lo stemma comunale e un’Annunciazione scolpita a bassorilievo in un medaglione ovale. Questi elementi rappresentano l’ultima testimonianza affascinante del periodo in cui le suore accoglievano i neonati abbandonati dalle povere mamme che non potevano crescerli o li avevano concepiti in modo illegittimo.

Il Campanile e il Tetto

Il vecchio campanile dovrebbe avere ancora le tre campane originali dedicate sempre a Santa Chiara, all’Immacolata e a San Francesco Saverio. Il tetto reca una lanterna centrale e sui tre lati perimetrali dei caratteristici pinnacoli, che si possono ammirare dalla piazza retrostante il comune.

La Trasformazione in Auditorium e Polo Culturale

Nel 1932 si ebbe la chiusura al culto della Chiesa, che nel 1943 venne dichiarata inagibile in seguito al crollo del tetto, causato dalle incursioni aeree subite dalla città durante la Seconda Guerra Mondiale. Diventata di proprietà diocesana, venne data in concessione al Comune, che ne provvide al restauro e, attraverso la stipula di un contratto, ne fu affidata la gestione alla Fondazione “Apulia Felix”, presieduta dall’archeologo Giuliano Volpe.

Arriviamo così ai giorni nostri, quando vengono realizzati una serie di interventi di valorizzazione e miglioramento per riaprire al pubblico la Chiesa, questa volta nella veste del tutto nuova di Auditorium Santa Chiara, dedicato ad eventi culturali, manifestazioni e conferenze. Nel 2014 è stata inaugurata la nuova struttura, che ha il merito di aver trasformato l’edificio in un piccolo polo culturale attrattivo nel cuore del centro storico.

Un’altra sessione di lavori di ristrutturazione si è conclusa recentemente con il recupero di altri ambienti afferenti la Chiesa, come la cripta e il deambulatorio a piano terra e al piano superiore, ampliando l’offerta degli spazi disponibili per le mostre temporanee o le riunioni associative. Anche l’ex-monastero/scuola elementare è temporaneamente chiuso per adeguamenti strutturali che renderanno più fruibili e moderne le aule scolastiche e riporteranno all’antico splendore il chiostro secentesco, con sopraelevazioni settecentesche, adornato di due bei portali architravati con colonne e capitelli corinzi, in cui in passato è stato già possibile assistere a magnifici concerti all’interno di una cornice architettonica di tutto rispetto.

La riapertura, ufficializzata con una recente solenne celebrazione, prepara la chiesa a diventare un punto di riferimento per la comunità universitaria, non solo come luogo di culto, ma anche come spazio per iniziative culturali e solidali.

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