Si diffonde il programma del Convegno internazionale "The Early Discovery of Medieval Art by Travellers Looking for Classical Antiquity in Southern Europe (from the 17th Century to the Beginning of the 19th Century)", a cura di Vinni Lucherini e Stefano D'Ovidio. Questo convegno è organizzato nell'ambito del progetto STAR 2021-2023 "DIOMEDA - The Discovery of Medieval Art while Looking for Antiquity. Perception of Medieval Heritage by European Travellers to Southern Italy and Central Mediterranean Countries (17th - 19th Centuries)".

Il Contesto di Ricerca: DIOMEDA e l'Approccio SCABEC
Il progetto DIOMEDA si inserisce in un più ampio scenario di ricerca. La struttura della ricerca SCABEC, in questo scenario, appare muoversi su due livelli, i quali costituiscono i particolari nuclei concettuali intorno cui le ricerche devono svilupparsi: il primo è quello del ‘contenuto’ da selezionare criticamente e da comunicare; il secondo è quello delle modalità della sua comunicazione. L’ambito di ricerca prevista dalla Convenzione DiARC-SCABEC si relaziona, in tal modo, al diffuso e crescente utilizzo degli strumenti digitali, costituendo nel contempo un campo di sperimentazione che da anni vede impegnate diverse strutture museali.
L'Innovazione Digitale nella Gestione Museale
Questa sperimentazione riguarda sia l’operazione di data collecting, ovvero la raccolta di una notevole serie di dati, ma anche di contenuti e di informazioni riguardanti svariati campi di applicazione, dalla documentazione storica tradizionale fino a quella inerente al controllo e alla gestione della struttura museale globalmente intesa. L’ambizioso programma della ricerca in oggetto, proprio per la sua vocazione di interconnessione tra dati storici conoscitivi, si potrebbe arricchire di una visione multidimensionale che veda, nella sua interazione con il tessuto urbano (e sociale) della città ‘presidiata’ dalle sue strutture museali (e da altre risorse scientifico-culturali), un proficuo campo di azione.
In altre parole, appare opportuna la presa in considerazione di ulteriori potenzialità, legate proprio alle specificità urbane che disegnano, lasciano vedere e rivelano un allineamento e una consustanzialità con altri poli culturali ed urbani. Ulteriore considerazione riguarda l’utilizzo dei dispositivi digitali. Si deve aggiungere pure che il perfezionamento dei dispositivi informatici ha posto le condizioni per prevedere nuove applicazioni e diverse sperimentazioni: esigenze di tutela, controllo e nuovi esiti sul fronte della comunicazione si sono incrociate, per fare solo qualche esempio, nel caso del Museo Egizio di Torino.

Metodologie Avanzate: BIM e GIS per il Patrimonio
La metodologia BIM (Building Information Model), in particolare, nella ricerca focalizzata sulle collezioni del museo torinese, con l’obiettivo di ulteriori sviluppi per un modello di dialogo serrato con gli ambienti dove esse sono esposte, consente di implementare la capacità di divulgazione culturale dell’Istituzione per migliorare la gestione delle collezioni attraverso la catalogazione digitale, lo sviluppo della pubblicazione di metadati per la diffusione della conoscenza e di adeguamento dei portali di gestione del patrimonio conservato. Una serrata integrazione invece tra metodologie di conoscenza tipo BIM e strumenti di geolocalizzazione attraverso il GIS è stata testata per la cinquecentesca Gran Torre di Oristano. Il lavoro ha inteso stabilire un dialogo tra le due metodologie affinché venga implementato il BIM attraverso la geolocalizzazione delle ontologie, con il precipuo obiettivo di ottenere un maggiore controllo sui fenomeni ambientali che si ripercuotono sul sistema architettonico.
Il Paesaggio Urbano e la "Memoria Interna" degli Edifici Museali
Si apre a questo punto, partendo dalla specificità del paesaggio urbano in cui le strutture museali sono inserite, l'opportunità di dare rilievo, proprio ai fini di un blow-up del nucleo critico concettuale presente della Convenzione, alla trama ottocentesca che contraddistingue il tessuto urbano storico che parte da un cardine del centro antico - oggi la via Duomo - per includere ciò che c’è ai ‘margini’ di esso e che proprio la cultura storica e tecnica ottocentesca ha segnato, con il suo imprinting alla città contemporanea: via Foria fino all’incrocio di un altro asse ottocentesco (che porta a Capodimonte) è un legittimo e cogente terreno su cui lavorare.
In particolare, la ricerca, attraverso l’integrazione dei dati conoscitivi materiali ed immateriali, oltre alle strategie di conservazione e di valorizzazione compatibili con le valenze storico-architettoniche del complesso museale, prevede il potenziamento di forme di autonarrazione ed eventuali specifiche forme di comunicazione innovativa interagendo eventualmente con la tecnologia GIS. La ricerca in questione, dunque, con le possibilità offerte dall’archiviazione di una moltitudine complessa di dati storici, e non solo, fa convergere nel sistema cognitivo una stratificazione di dati documentali multidimensionali tali da individuare nuovi orizzonti di ricerca.
L’esame dell’iconografia storica ha supportato le operazioni investigative con dati relativi alla sua evoluzione, con pure interessanti ed ulteriori strade di indagine riguardo alle modalità con cui le diverse personalità, avvicendatesi nel corso dei secoli, hanno contribuito alle trasformazioni materiali dell’edificio. I dati archivistici e le indagini conoscitive strumentali, che l’incrocio con la documentazione storica concorre a pianificare in modo mirato, contribuiscono a definire e a rendere visibile una sorta di ‘memoria interna’ dell’edificio. Questa, non solo costituisce di per sé un materiale di arricchimento alla funzione comunicativa del museo di contenuti culturali, ma potenzialmente anche un orientamento tematico per la gestione degli interventi che in prospettiva interesseranno la fabbrica nell’esercizio delle sue funzioni espositive.
Progettualità Museale Ampliata e Quadro Normativo
Il tema riguarda l’idea di una progettualità, per così dire, ampliata e sensibile alle peculiarità storico-architettoniche e in un’ottica di una più specifica gestione delle trasformazioni di edifici museali, necessarie per l’adeguamento alle nuove esigenze culturali espresse anche dagli ultimi provvedimenti legislativi in materia. Tra questi, il D.M. 23/12/2014, per l’Organizzazione e funzionamento dei musei statali, stabilisce che questi compiono ricerche che riguardino le «testimonianze materiali e immateriali dell'umanità e del suo ambiente» e «le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone a fini di studio». Seguono i DM 28/01/2020 e il DM del 22/04/2022, in cui, com’è noto, l’aspetto della comunicazione dei contenuti culturali ha un significativo ruolo nella contemporanea attività museale.
Le storie perciò legate ai diversi passaggi, da quelli più macroscopici inerenti alle politiche che si sono intrecciate con la vita dei Borbone, fino a quelli che, passando per l’Unità, hanno dato luogo alla storia del Novecento - con interessanti e inediti risvolti per la comprensione dell’edificio - si stratificano sulla storia già densa che si esprime attraverso le sue forme architettoniche, frutto delle già richiamate addizioni successive al primo nucleo del XVI secolo. In tal senso, progetti, le vedute, le rappresentazioni, il materiale fotografico e cinematografico che costituiscono testimonianze di intenzionalità storiche e suggeriscono letture diverse dell’edificio nel suo contesto urbano, unitamente alla comprensione che le scienze sociali coinvolte nello studio possono delineare relativamente alla fenomenologia storico-sociale che ha intessuto relazioni con l’edificio/istituzione del MANN, appartengono e definiscono uno status della fabbrica che continua a relazionarsi con i modi contemporanei di produrre cultura e di rapportarsi con il territorio dei suoi plurali significati.
Analogamente, si fa strada una metodologia operativa che porta ad una cogente interrelazione dei diversi contenuti valoriali per arricchirne la progettualità, in tutte le sue forme e declinazioni interscalari. In tale prospettiva, l’approccio conservativo si rivela un particolare filtro interpretativo, incline a cogliere la multidimensionalità di cui la preesistenza architettonica è sede materiale, nonché parte attiva di un processo di trasformazione della stessa realtà architettonica, con la possibilità di muoversi all’interno di una consapevolezza critica degli assetti valoriali e delle cosiddette ontologie.
L'Ecosistema Federato della "Strada dei Musei" di Via Duomo
Relativamente alla Convenzione SCABEC per l’attività di consulenza tecnico-scientifica, il citato «ecosistema federato» dell’area di via Duomo, denominata la ‘Strada dei Musei’, comprende le seguenti strutture museali:
- Museo d’Arte contemporanea MADRE
- Complesso Monumentale Donnaregina Museo Diocesano
- Complesso Monumentale dei Girolamini
- Museo del Tesoro di San Gennaro
- Pio Monte della Misericordia
- Complesso Museale San Severo al Pendino
- Museo Civico Gaetano Filangieri
- il Cartastorie - Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli
In particolare, la Convenzione prevede lo sviluppo di specifici punti di intervento e ricerca per queste istituzioni.