La Congregazione degli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona

L'Ordine Camaldolese, noto con il suo nome completo di Congregazione dei Monaci Eremiti di Camaldoli, fu fondato nel 1012, in Italia, da San Romualdo. Questo ordine è il frutto di una delle più severe riforme monastiche del X secolo. Esso promuove una forma di vita comune molto austera, caratterizzata da un rigoroso ascetismo ermetico. Fin dalle sue origini, l'Ordine Camaldolese si è distinto per la sua capacità di coniugare con successo aspetti della vita eremitica dei monaci orientali con la vita comunitaria del monachesimo occidentale. Sebbene i monaci vivano e preghino da soli, si uniscono per le preghiere comunitarie. La loro dieta quotidiana è piuttosto rigida: non mangiano mai carne e si astengono da tutto tranne pane e acqua il venerdì. Durante la Quaresima, prodotti come latte, formaggio, uova e burro sono proibiti.

Poiché San Romualdo non istituì mai una regola scritta, nei primi anni esistevano diverse varianti della vita camaldolese, ciascuna diversa dall'altra per organizzazione e tipologia. Ad esempio, alcuni monasteri vivevano più come comunità, mentre altri più come eremiti. Questa varietà portò alla necessità di una riforma.

Siamo Noi - Fonte Avellana, vita nel Monastero camaldolese

La Nascita della Congregazione di Monte Corona

Nel 1520, per iniziativa del Beato Paolo Giustiniani in Umbria, nacque un gruppo di riforma chiamato Congregazione degli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona. Questa congregazione si distinse per essere autonoma rispetto a quella di Camaldoli in Toscana, pur rimanendo nel solco del fondatore San Romualdo (ca. 953 - 1027). La Congregazione di Monte Corona rappresenta in pratica una riforma dell'Ordine dei Camaldolesi, con l'intento di recuperare la severità delle origini. I nuovi membri risiedono in un ambiente monastico austero, mentre i più avanzati vivono nell'eremo associato.

Stemma della Congregazione degli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona (Napoli, pavimento del refettorio)

Presenza nel Regno di Napoli: Eremi e Strutture di Supporto

Questo ramo dei monaci camaldolesi ha avuto una significativa presenza nel Regno di Napoli con ben sei comunità. Le fondazioni, in ordine cronologico, sono:

  • 1577: Eremo di Santa Maria dell'Incoronata a Sant'Angelo a Scala (AV)
  • 1585: Eremo del SS. Salvatore e Santa Maria in Scala Coeli a Napoli
  • 1602: Eremo di Santa Maria degli Angeli a Visciano (NA)
  • 1602: Eremo di San Michele Arcangelo a Torre del Greco (NA)
  • 1607: Eremo di Santa Maria in Gerusalemme a Vico Equense (NA)
  • 1687: Eremo di Santa Maria dell'Avvocata di Maiori (SA)
Mappa delle fondazioni camaldolesi nel Regno di Napoli nel Seicento

A Napoli, nei pressi di Porta San Gennaro, nel Seicento vi era anche un Hospitio. Qui risiedeva il Padre Procuratore generale di questi eremi presenti nel Regno di Napoli, insieme ad alcuni altri monaci, con il compito di procurare tutto ciò di cui avevano bisogno gli eremiti, come anche esercitare le riscossioni e sanare le liti. In questa struttura pernottavano e mangiavano gli eremiti quando per necessità dovevano recarsi a Napoli.

La Congregazione possedeva inoltre un'infermeria, con chiesetta e masseria, verso l'allora villaggio di Antignano a Napoli (zona che poi prese l'attuale nome di Camaldolilli), una masseria con oratorio tra Soccavo e il Vomero, una grangia ad Angri e una chiesa con foresteria, eretta dai camaldolesi di Napoli nel XVII secolo, a Campagna. Quest'ultimo complesso, dopo un lungo abbandono, è stato recentemente recuperato da una cooperativa sociale che ne ha fatto una struttura ricettiva e produttiva, in cui si pratica l'agricoltura sociale per favorire l'integrazione di persone svantaggiate.

Sviluppi Storici e Amministrativi

Il 13 maggio 1771, Papa Clemente XIV creò, con il breve Ea est, un'indipendente Congregazione Napoletana con i sei eremi campani. Tuttavia, questa ebbe vita temporanea prima di essere nuovamente annessa alla Congregazione di Monte Corona. I Monaci abbandonarono diversi eremi in occasione delle soppressioni napoleoniche (1810-15) e italiane (1873-96).

Va infine precisato che nel Regno di Napoli vi erano all'epoca anche altre due fondazioni camaldolesi in Abruzzo: l'Eremo di San Nicola di Corno ad Isola del Gran Sasso (TE) e il Monastero di Sant'Agostino di Basciano (TE). Tuttavia, esse non appartenevano alla Congregazione di Monte Corona, bensì a quella di Fonte Avellana e, alla soppressione di quest'ultima nel 1569, a quella di San Michele di Murano.

Focus su Eremi e Benefattori

L'Eremo di Napoli (SS. Salvatore e Santa Maria in Scala Coeli)

L'Eremo di Napoli, situato nei pressi di Porta San Gennaro, era considerato nel XVII secolo "una bellissima, e nobilissima Chiesa, ampla, et magnifica con sei belle Capelle, tutte regiamente fornite adornate, et addobbate". Una di queste cappelle fu fatta da Donna Giovanna Rossa, che la dotò "liberalissimamente" con un'eredità di forse 20 mila ducati in beni stabili, tra i quali la Masseria di Posillipo, con l'obbligo di una Messa al giorno. Nel 1613, la Signora Giovanna Rossa domandò e ottenne il patrocinio di una cappella nella chiesa dell'eremo di Napoli, ove poter essere sepolta lei e il figlio Bernardino Galimio, in considerazione dei suoi grandi meriti verso la Congregazione. Le spoglie della generosa Giovanna e dell'amato figlio Bernardino riposano, dunque, in questa cappella.

Il testo di un'iscrizione sepolcrale dedicata a Bernardino Galimio, scomparso prematuramente il 1 gennaio 1612, esprime il dramma sconvolgente della madre per la perdita del figlio. I generosi lasciti e il patrocinio di Giovanna Rossa sono attestati da manoscritti di monaci come Giovanni Azzi degli Avogari e di un autore anonimo del XVIII secolo.

L'eremo di Napoli passò poi alla Congregazione di Camaldoli (AR) nel 1962, la quale, nel 1984, lo costituiva come "Casa semidipendente con Priore amministrativo". L'eremo è stato lasciato dai monaci nel 1998 e attualmente è gestito dalle suore brigidine (Ordine del SS. Salvatore).

L'Eremo di Torre del Greco (San Michele Arcangelo)

L'eremo di Torre del Greco fu costruito grazie a un consistente lascito di un notabile di Messina, Cesare Zaffarana, sul luogo dove preesisteva una chiesa dedicata a San Michele Arcangelo. La chiesa e il terreno erano stati affidati ai camaldolesi in censo enfiteutico dal Cardinale di Napoli Alfonso Gesualdo, con suo decreto del 1 marzo 1602. Giovanna Rossa fece anch'essa generose offerte per l’ampliamento di questo eremo. Gli eremiti vi furono espulsi nel 1866, a seguito delle soppressioni dei monasteri perpetrate dal neonato Regno d’Italia. Il complesso fu acquistato da un privato che abbatté le celle, e i camaldolesi non vi fecero mai più ritorno. Oggi sopravvivono la chiesa e parte della foresteria, con una struttura moderna realizzata dai Padri Redentoristi.

Eremo di San Michele Arcangelo a Torre del Greco nel XVII secolo

L'Eremo di Vico Equense (Santa Maria in Gerusalemme)

Anche l'eremo camaldolese di Vico Equense, sito nella frazione Arola, fu edificato grazie al lascito di Cesare Zaffarana. Giovanna Rossa, inoltre, lasciò in eredità 500 scudi a questo eremo. Attualmente, l'eremo esiste parzialmente ed è conosciuto come Masseria Villa Giusso Astapiana, che opera come agriturismo.

L'Eremo di Visciano (Santa Maria degli Angeli)

L'eremo di Visciano è stato l'ultimo eremo campano abitato da monaci della Congregazione di Monte Corona.

Chiesa dell'Eremo di Santa Maria degli Angeli a Visciano

L'Eremo di Frascati

L'Eremo di Frascati fu edificato nel 1608 e tutti i lavori furono conclusi nel 1660. Nel 1738, il Cardinale Passionei ne fece un centro di cultura e di vita mondana, aggiungendovi una residenza di campagna per sé e per i suoi familiari, facendo perdere all'eremo la sua originale impostazione di romitorio. Morto il Cardinale, tutte le costruzioni da lui realizzate furono abbattute.

I Monaci abbandonarono l'Eremo in occasione delle soppressioni napoleoniche (1810-15) e italiane (1873-96). Dopo la soppressione della Congregazione degli Eremiti, l'Eremo di Frascati divenne Casa Generalizia della Congregazione degli Eremiti Camaldolesi di Monte Corona e sede di noviziato.

L'ingresso dell'Eremo è preceduto da un ampio e solenne viale che porta alle scale di accesso al sagrato della Chiesa di San Romualdo, dove sono custoditi alcuni affreschi del Seicento. Le celle sono 14, disposte in 4 file parallele. La foresteria accoglie solo ospiti (uomini) individuali, in misura limitata, che siano interessati a un'esperienza di ricerca eremitica.

Vista panoramica dell'Eremo di Frascati

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