L’essenza del ribelle: chi era Brendan Behan
Brendan Behan (1923-1964) è stato una delle figure più poliedriche e turbolente della letteratura irlandese del Novecento. Drammaturgo, giornalista, imbianchino e militante dell’IRA (Esercito Repubblicano Irlandese), Behan ha saputo incarnare lo spirito di una generazione segnata dal fervore politico e sociale. La sua vita, breve ma intensamente vissuta, è stata caratterizzata da un conflitto perenne tra l'impegno rivoluzionario e una profonda passione per la scrittura, il tutto innaffiato da un rapporto problematico con l'alcol, che lui stesso definiva con ironia: "un bevitore con problemi di scrittura".

L'impegno politico e l'esperienza carceraria
La politica era nel DNA della famiglia Behan: il padre Stephen aveva combattuto nella guerra d’Indipendenza, la madre Kathleen era una convinta socialista e lo zio Peadar Kearney aveva scritto l'inno nazionale, The Soldier’s Song. A soli quattordici anni, Brendan si affiliò ai Fianna Éireann, l’organizzazione giovanile dell’IRA.
Nel 1939, ancora minorenne, tentò una missione solitaria in Inghilterra per compiere attentati a Liverpool, ma fu arrestato dalla polizia britannica. Fu recluso per tre anni nel carcere minorile di Borstal, un'esperienza che segnò profondamente la sua formazione umana e letteraria. Tornato in Irlanda, nel 1942, fu nuovamente arrestato per aver sparato contro la polizia durante la parata di commemorazione della Rivolta di Pasqua, venendo condannato a quattordici anni di carcere. Come ironizzò qualcuno all'epoca: "chiunque spari a un poliziotto da quattordici metri e lo manchi, si merita un anno di galera per ogni metro di distanza".
Il successo letterario: da Borstal Boy alle Confessioni
L'esperienza carceraria divenne il cuore del suo capolavoro autobiografico, Borstal Boy (pubblicato nel 1958 e tradotto in Italia nel 1960 da Luciano Bianciardi). Grazie al successo di quest'opera e delle sue commedie teatrali come L'ostaggio, Behan riuscì a dedicarsi pienamente alla scrittura.
Confessioni di un ribelle irlandese rappresenta l'ultima testimonianza di questo autore. Il libro, registrato al magnetofono negli anni sessanta a causa delle sue precarie condizioni di salute, conserva tutta la vivacità dell'oralità. Il flusso discontinuo di ricordi spazia tra:
- L'attività politica e la militanza nell'IRA.
- La vita quotidiana in carcere e il rapporto con i secondini.
- Il periodo parigino come corrispondente dell'Irish Times.
- Il profondo legame di amore e odio verso Dublino.
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L’eredità di un "cuore grande"
Brendan Behan morì il 20 marzo 1964, a soli 41 anni, per collasso epatico. Nonostante le sue dipendenze e la sua natura irriverente, fu ricordato come "il proprietario del cuore più grande che abbia battuto in Irlanda negli ultimi quarant’anni". La sua scrittura, capace di unire la saggezza popolare alla potenza tragica del vissuto, continua a essere un punto di riferimento per chiunque voglia comprendere il secolo scorso attraverso la lente della ribellione.
Il suo percorso non fu solo quello di un rivoluzionario, ma di un uomo che, fin da bambino, raccoglieva pezzi di carta per la strada pur di leggere, dimostrando che, oltre la maschera del provocatore, risiedeva un'anima profondamente dedita alla parola e all'umanità.
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