Il senso della confessione: tra Dio e i testimoni
Nel decimo libro delle Confessioni, Agostino si rivolge a Dio, la «bellezza tanto antica e tanto nuova» che gli ha catturato l’anima, domandando se valga la pena confessarsi a chi, di lui, sa già tutto. Il sommo pensatore di Tagaste si chiede, quasi al termine della sua opera, che senso abbia rivelarsi a un Onnisciente. La conclusione è affermativa: ne vale la pena.
Maurizio Ferraris, docente di Filosofia teoretica, individua in questo passaggio una feritoia per penetrare il messaggio agostiniano: «Io la farò nel mio cuore davanti a te in questa confessione: e anche su queste pagine, però, davanti a molti testimoni». Agostino non vuole solo rendere conto a Dio, ma desidera fare la verità. Questo atto non è rivolto a un essere che già conosce ogni segreto, bensì è un esercizio a vantaggio della propria coscienza e di una moltitudine di testimoni, fissato in modo indelebile per iscritto.

L'arte di «fare la verità» e la parresia
Il concetto di «fare la verità» implica un impegno personale e pubblico. Ai tempi del vescovo di Ippona, le confessioni avvenivano spesso davanti a un'assemblea, con lo scopo di far subire al penitente, attraverso il sacrificio dell'amor proprio, una forma addomesticata di martirio. Ferraris inquadra questo processo nel concetto di parresia, ovvero il dire la verità al prezzo non della vita, ma della propria immagine pubblica.
Il filosofo torinese rilegge Agostino incrociandolo con pensatori e figure eterogenee: da Strawson a Churchill, passando per Kant, Simondon e Simenon. Attraverso questo confronto, Ferraris elabora una teoria della verità che, pur rispettando il rigore scientifico, restituisce dignità alla storia, alla letteratura e alla tecnica.
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Dall'autobiografia all'autocalunnia
Ferraris propone un'interessante riflessione sul genere autobiografico, mettendolo in relazione con le dinamiche contemporanee. Nell'Ottocento, l'autobiografia era considerata la forma più perfetta di conoscenza storica, poiché presupponeva la coincidenza tra soggetto e oggetto. Tuttavia, questa convinzione si è rivelata ingenua: le persone spesso si conoscono così poco da necessitare di uno sguardo esterno o di un'analisi psicoanalitica per comprendere la propria identità.
Nel caso dell'autobiografia moderna, il filosofo individua la fattispecie dell'autocalunnia. Qui, il dire la verità su sé stessi - anche nelle sue forme più brutali o imbarazzanti - funge da assoluzione morale: la sincerità fa premio su tutto. Questo meccanismo, che spinge il soggetto a esporsi pubblicamente, trasforma la confessione in un atto che oscilla tra il desiderio di umiliazione e la ricerca di una verità performativa.
La struttura dell'analisi di Ferraris
Per esplorare il tema della verità, Maurizio Ferraris articola il suo saggio, Agostino. Fare la verità, in un percorso strutturato in sei capitoli, preceduti da un prologo e seguiti da un epilogo:
- Prologo
- I. Omelia
- II. Parresia
- III. Monadologia
- IV. Aleturgia
- V. Aletologia
- VI. Escatologia
- Epilogo
Attraverso questo metodo, l'autore dimostra come i grandi classici non esauriscano mai la loro capacità di interpretare il presente, mantenendo inalterata la loro forza di anticipazione rispetto alle questioni contemporanee.
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